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A SINISTRA GLI SQUILLI DI RENZI, A DESTRA LA TROMBA DI PASSERA

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di Cesare Lanza

Certo la nostra copertina apparirà temeraria a molti lettori, purchase ed è quantomeno incauto fare previsioni sul governo Renzi, sale che al momento non è né carne né pesce, sul suo futuro, e addirittura azzardare valutazioni sul futuro del centrodestra e sul ruolo che potrebbe ricoprirvi l’uomo che al momento a noi sembra più attrezzato a prenderne la guida, Corrado Passera.

Sul governo, è obbligatorio osservare che non esiste un governo formato da Renzi e dai suoi valorosi ministri: esiste il governo Renzi, ovvero solo di Renzi, nel senso che Matteo occupa tutti gli spazi e tutti i ministeri, e sostiene tutti i ruoli in commedia; punto e basta. Questa fredda constatazione, condivisa dal colto e dall’inclita, poteva indirizzarci a un giudizio sul premier, e soltanto su di lui, senza tirare in ballo nessun altro. Dal momento che siamo temerari, abbiamo invece osato di più, affannandoci a cercare opinioni e formulare giudizi su tutti i vari ministri: chiedendoci, tra l’altro, come mai si sia originata una curiosa ruggine tra il capo del governo e il suo ex amato sottosegretario Graziano Delrio, o anche interrogandoci (dopo aver interrogato però alcuni esperti) come mai all’insigne Padoan sia stato riservato un ruolo di immagine istituzionale, soprattutto rivolto all’estero, anziché utilizzare le sue risorse e le sue capacità anche e soprattutto nel tormentato e difficilissimo scenario nazionale. Qualcuno forse si stupirà per il fatto che a Renzi sia stato dato un voto inferiore a quello di alcuni suoi ministri, e noi stessi abbiamo appena dichiarato che siamo di fronte a un governo Renzi tout court, con ministri e ministeri soffocati e invasi dall’alluvionale temperamento dell’ex sindaco di Firenze. Ma la spiegazione è semplice: abbiamo provato a valutare le potenzialità, o i limiti, dei singoli ministri, in relazione alle loro doti o ai loro difetti personali. Ammetto che il sei e mezzo a Renzi, forse, è il frutto di una mediazione cauta, un atteggiamento che non fa parte del nostro stile abituale. Ma in questo caso ci sembra un compromesso inevitabile. Il voto potrebbe essere quattro o, senza sorprese, anche otto. Dipenderà da ciò che il beniamino attuale di mezzo popolo italiano riuscirà a fare. Per il momento, non ha fatto molto, ma molto e forse moltissimo ha promesso; e questo basta ai suoi simpatizzanti, e obbliga noi e tanti altri – fiduciosi di mantenerci oggettivi – a una timida, ma inevitabile, valutazione. Il tempo chiarirà tutto e, come tutti dicono, tutti dobbiamo augurarci, non tanto per il successo di Renzi ma per il bene del nostro disastrato Paese, che il premier riesca a ottenere i risultati agognati, almeno in una buona misura.

Quanto al centrodestra, eccomi di fronte alla diffusa sensazione di trovarci davanti alla palude di un vero guazzabuglio. Tutto nasce dalla decadenza di Berlusconi è in declino evidente e ancora, e forse lo sarà sempre più, sotto scacco dal suo avversario di sempre, cioè quella parte della magistratura, attentissima alle vicende e alle inchieste che lo riguardano. Troppi appuntamenti con i tribunali sono in calendario nelle prossime settimane perché i suoi fedelissimi, benché ancora molto numerosi, possano restare tranquilli, e coltivare speranza di riscossa. Certo è che il leader di Forza Italia, a settantotto anni, conferma di essere un lottatore strenuo e indomabile. Al di là delle opinioni politiche o umane che si possano avere su di lui, comunque estremistiche: terribili da parte dei suoi critici, affettuose e generose da parte dei suoi sostenitori. Altre formazioni di centrodestra sono divise più che altro da gelosie e antagonismi personali, in termini elettorali non contano granché. Da registrare, per questo verso, la significativa resurrezione della Lega, da quando il suo nuovo ed energico condottiero, Matteo Salvini, ha abbandonato le più aspre posizioni lumbard di una volta, sia per la secessione, sia per l’antimeridionalismo. A noi sembra che, virtualmente per ora, come abbiamo detto Corrado Passera possa rappresentare, negli anni, l’aggregatore più attrezzato a raccogliere in un unico movimento le varie forze in dispersione o in rotta, al momento prive di prospettive. L’unico forte personaggio, al momento, in grado di rianimare milioni di elettori privi di riferimento, e di convincere i troppo numerosi capi e capetti a militare sotto un unico simbolo.

Non nascondo che Passera, dotato di tante qualità, abbia un notevole, pesante limite politico: chi lo conosce, al momento? Tutti, con valutazioni quasi all’unanimità rispettose, nell’elite del Paese lo conoscono bene: dalle banche a qualsiasi rappresentazione della finanza, dalle imprese al mondo politico e ai giornali… In una sola parola: l’elite, o la variegata Casta, come preferite. Non è poco, significa che Passera dispone di preziose relazioni nazionali e internazionali. Ma, qui, una volta passato il Rubicone, si tratta di raccogliere milioni di consensi. E quindi sarà necessario, per riuscire nell’impresa politica di Passera, fare in modo che il leader dell’elite riesca a farsi conoscere trasversalmente e a livello popolare, preliminarmente, a cominciare dal marciapiede; e poi non basterà ancora, Passera dovrà farsi amare e scegliere da buona parte di quel popolo, desideroso di votare a centrodestra, ma smarrito nel caos esistente attualmente, tra il declino di Berlusconi e le poco lusinghiere performances, sia dei suoi litigiosi eredi, sia di coloro che lo hanno disinvoltamente abbandonato. Un’operazione che non sarà né semplice individuare, né facile organizzare. Quasi tutto dipenderà dalla comunicazione, dalla televisione e dal web, dai social network e da ogni altra forma di comunicazione moderna…

Mi permetto di aggiungere due annotazioni, che mi hanno spinto ad esprimere senza mezzi termini la mia fiducia, oltre che simpatia, verso Passera. Prima annotazione: mi è piaciuta l’intervista data a “Vanity Fair”, il settimanale meglio confezionato oggi sul nostro mercato editoriale. Mi è piaciuta la chiarezza sull’esperienza nel governo Monti, e sulla sua rottura con il Professore; mi è piaciuta la spontaneità con cui ha sintetizzato la sua crisi matrimoniale, un “tristissimo” momento della sua vita, e la decisione, incoraggiata dai figli, di divorziare e di unirsi alla donna di cui è innamorato. Questa semplicità è rara, significativa; indica coraggio e volontà di trasparenza. E poi mi è piaciuto il suo libro, “Io siamo. Insieme per costruire un’Italia migliore”, e l’ho trovato molto interessante, per non dire allettante, galvanizzante. Tuttavia, anche questa, è un’operazione d’elite. Quanti leggono i libri politici, in particolare quelli incentrati sull’economia, che in fondo è la madre di ogni politica? Un’elite: elite, sempre elite. Così il problema si riconferma quello che ho già detto: si tratta di divulgare quanto Passera scrive e di rendere l’uomo Corrado, come a mio modesto parere meriterebbe, un persuasivo e amato divulgatore della sua innegabile scienza. Perché, infatti, il libro mi è piaciuto? Perché Passera non si limita, come tutti fanno in modo noiosissimo (e anch’io, confesso, qualche volta l’ho fatto) a enumerare i disastri italiani, le responsabilità della crisi e delle generazioni precedenti, a comunicare il nero nerissimo dei bilanci e delle cifre inquietanti che affliggono ogni settore della nostra vita pubblica. No. Passera elenca anche in maniera semplice e spietata, tanto cruda quanto persuasiva, le misure dure e inevitabili che bisognerà prendere (non importa se al comando sia Renzi o altri) per salvare dapprima il salvabile e poi, subito, raddrizzare il rovinoso destino che noi, trascinando con noi i nostri figli e nipoti, stiamo vivendo. Diagnosi, prognosi e terapia, terapia d’urto. Questo c’è nel libro. E così mi piace che si esprima un uomo politico. Il resto è nelle mani del Fato, e io non sarò, oltre che temerario, tanto presuntuoso da poter prevedere cosa succederà.

 

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