INTRODUZIONE
SI
FA PRESTO A DIRE LIBERAL
Questa
nuova pubblicazione nasce con una semplice e ambiziosa,
pur nella modestia, buona intenzione: vuole proporsi come
un luogo di riferimento e di aggregazione per persone di
mente libera da pregiudizi e di cuore pulsante di emozioni
e passioni, ma anche indipendente da qualsiasi subordinazione...
persone comunque slegate da vincolanti appartenenze a schieramenti
politici, economici, religiosi, culturali e, non certo per
mio ultimo desiderio, da qualsiasi organismo di potere che
imponga discipline coercitive e censure.
Vi proponiamo, all’esordio, una periodicità
bimestrale e una evidente povertà nella confezione, ma fin
da ora desideriamo che la periodicità possa presto diventare
più frequente, pur mantenendo la stessa dignitosa austerità,
indispensabile forse, ma anche e di certo progettualmente
voluta.
Aggiungo dunque che vorremmo entrare in
punta di piedi nelle case di chi ci accoglierà e che confidiamo
di indurvi a leggere almeno qualche pagina di ciò che pubblichiamo.
Da un numero all’altro, giorno per giorno, tutti gli articoli
saranno trasferiti anche on line, sul sito www.lamescolanza.com
C’è una sola linea-guida, che accomuna
tutti coloro che partecipano al nostro progetto: la voglia,
insopprimibile, di libertà. Siamo consapevoli della difficoltà
di stabilire un approccio comune alla vita, sulla base di
questo principio, tanto elementare quanto complicato. Si
fa presto a dire liberal. Si fa presto, certo: dunque, vediamo
un po’… io esigo rispetto per la mia libertà e non accetterò
mai di subire confini iniqui e limiti soffocanti o, peggio,
imposizioni, obblighi, comandamenti restrittivi per la mia
vita libera, le mie scelte libere; allo stesso modo, però,
intendo rispettare le esigenze di libertà degli altri, non
vorrò esercitare influenze, non vorrò stabilire tracciati
e confini per gli altri…. Ma, allora, come si fa a individuare
un giusto confine? Come si fa a capire, basta forse il buon
senso? Come si fa a determinare la linea - precisa: non
confusa, non compromissoria - che separa il mio diritto
dal diritto degli altri, il mio dovere di verificare che
la mia libertà non coincida con il malessere, la sofferenza
degli altri?
O viceversa. A queste domande, essenziali per lo sviluppo
civile di qualsiasi società in qualsiasi epoca storica,
si può rispondere solo attraverso un dialogo sereno e leale,
tra i vari soggetti chiamati o obbligati a confrontarsi
tra di loro.
Lasciatemi precisare subito, non solo
per auto-ironia, ma anche per evitare ragionevoli ironie
altrui, che certo non ci proponiamo di cambiare, neanche
minimamente, il destino di questo vecchio imperfetto, ingiusto
e crudele mondo - che seguirà fatalmente i suoi sviluppi,
un mondo che peraltro, almeno nei millenni che abbiamo finora
conosciuto e studiato, ha saputo resistere, sta resistendo
e in futuro resisterà a feroci tentativi di condizionamenti
e imposizioni. Ci proponiamo semplicemente di portare un
lieve e umile apporto di idee e contributi liberali.
Perciò, ho scelto senza esitazioni, per
il nostro titolo, "L’attimo fuggente". Mi rendo
conto che la mia visione della vita è tanto semplice quanto
complicata, tanto disperata quanto contraddittoria. Sono
convinto infatti che la nostra esistenza risulti alla fine,
per tutti, un "non senso" assoluto; di conseguenza,
mi considero un pessimista cosmico. Ma, allo stesso tempo,
per affrontare la fatica di vivere, con l’indiscutibile
diritto di difenderci, o almeno isolarci, in una società
che neanche più maschera il suo dilagante cannibalismo,
cerco di ispirarmi, giorno per giorno, al più energico ottimismo
che mi sia possibile. E se inseguire una stabile felicità
è tuttavia, almeno a mio giudizio, assolutamente impossibile,
per lottare contro questa impotenza e questa frustrante
impossibilità non ci resta che l’opportunità di identificare
e fermare gli attimi fuggenti. Che la vita ci consegna a
volte quando meno li aspettiamo, regalandoci, io ritengo,
illusoriamente, i valori che vorremmo chiudere in cassaforte
nella nostra anima: l’amicizia e l’amore, la speranza, la
fede, la generosità, la solidarietà…
I riferimenti a cui mi ispiro nella mia
vita sono i più diversi, tra i tanti possibili vorrei citare
i personaggi che ho scelto provocatoriamente: ne abbiamo
pubblicato l’effigie in copertina.
Per trasmettervi il principio di libertà
individuali realizzate nei più remoti e distanti territori.
Giacomo Casanova, simbolo dell’amore senza frontiere e delle
avventure coraggiose e trasgressive, con il gusto utopistico,
e al fondo fallimentare, di godere di tutto ciò che si può.
Sigmund Freud, che non ha avuto esitazioni nell’indagare
nei labirinti misteriosi dell’anima: per me, una figura
affascinante al punto che, ai suoi primi casi, ho dedicato,
in collaborazione con un’amica, una poetessa (personaggio
particolare, anche lei, la mia Alda Merini personale) il
progetto di una serie televisiva. E Roberto Benigni, l’irresistibile
giullare che - prevedo - prima o poi conquisterà il premio
Nobel: perché alla metafora fulminante della risata, ovvero
dello sberleffo che da sempre irride dittature e arroganze,
aggiunge – oggi – il merito di farsi portatore di una colossale
operazione culturale, la lettura, la spiegazione e la divulgazione
di Dante.
Via via, nel primo numero, troverete altri
impulsi di libertà e personaggi del passato o del presente,
che hanno dato o danno vita ad attimi fuggenti. C’è un’analisi,
e una ferma rivalutazione, della contestatissima fisiognomica:
che si conclude, questa volta, con una breve riflessione
sul premier Romano Prodi (nei prossimi numeri, si esamineranno
altri protagonisti della politica). Poi, Paola Perego pubblica
qui l’intervista esclusiva che le ha concesso, per il suo
programma televisivo, uno dei più grandi maestri di musica
del mondo, Lorin Maazel, per la prima volta disponibile,
tradizionalmente riservato com’è, a parlare della sua vita
privata.
Ancora: un bel profilo di un principe
della Chiesa, Carlo Maria Martini, che sa assumere posizioni
sorprendenti, controcorrente. E poi il ricordo del primo
medico, Vesalio, che alcuni secoli fa ebbe la curiosità
di scoprire cosa ci fosse all’interno di un corpo umano.
Inoltre, una originale passeggiata nella storia, alla ricerca
delle radici del fascino femminile. Una bellissima poesia
di Corrado Calabrò: una vita di duplice successo, come poeta
e scrittore, e come magistrato, oggi presidente dell’Autorità
per la garanzia nelle comunicazioni. Un incontro tra un
giovane autore televisivo di grido e un libero creatore
di tivu, Marco Giusti. Sulla televisione, lo sfogo e l'arringa
(a favore dei giovani e dei talenti repressi) di Roberto
Faenza. Il ricordo di un coinvolgente scrittore senza regole,
Piero Chiara, e una struggente, appassionante conversazione
con Mario Soldati. E ancora: un grande filosofo, Tullio
Gregory, che traccia un itinerario, storico e sentimentale,
del cibo e del gusto della buona tavola. La storia di un
ex ministro canadese, che si arrese alla realtà degli Ufo.
L’appello e la denuncia che Gubitosi, il geniale inventore
del Festival di Giffoni, affida alla nostra rivista per
salvare la sua grande manifestazione cinematografica, insediata
nel profondo sud. L’approccio al cinema di un giovane regista,
Paolo Costella, uno "che ce l’ha fatta". Un sulfureo
racconto di Pippo Russo, sociologo e scrittore. Un sondaggio
tra i nostri lettori su chi sia, oggi in Italia, il personaggio
più libero (il più votato, a grande maggioranza, Vittorio
Feltri). Il caso di Sabrina Colle, fenomenologia di una
donna che ha scelto di non fare sesso, nè con il suo fidanzato
Vittorio Sgarbi, né con altri. Un’analisi sulla cattiva
politica italiana: la tragedia, senza disciplina di leggi,
degli incidenti del sabato sera. Le declinazioni, di varia
caratura, di espressioni di libertà: dagli aforismi alle
impostazioni istituzionali, dalle canzoni ai film e alla
televisione. Il racconto di una scrittrice esordiente: ai
debuttanti sarà riservata infatti un’opportunità per pubblicare
qui, per cominciare a farsi conoscere.
Infine, sperando che anche questo possa
interessare, due progetti in cui sono impegnato personalmente.
La prefazione, scritta da un amico psichiatra (a cui ho
chiesto di tenermi d'occhio), per un mio libro, "Il
Lanzachenecco", in uscita in questo mese: un dizionario
di personaggi, persone e personcine che ho incontrato nella
mia vita. E il soggetto che ho scritto di un film (il mio
primo film) - "La perfezionista" - che ho in programma
di girare, temerariamente come regista, entro l’estate.
Buona lettura,
allora. Con la preghiera sincera di farci arrivare opinioni
e suggerimenti, idee e critiche, spero naturalmente di avere
auguri a pizzichi, ma aspetto anche, perché no, e non respingerò
certo, severe stroncature.
Cesare
Lanza
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