ESCLUSIVO
LORIN
MAAZEL: PER LA PRIMA VOLTA IL MAESTRO PARLA DI SÉ
I
ricordi di una grandiosa carriera artistica e di una vita
eccezionale, nell’intervista concessa alla conduttrice di
Buona domenica. Il suo segreto? “Quando entro sul palcoscenico,
mi dico sempre: sentire la musica e sorridere”
Paola
Perego *
“Maestro,
grazie di averci concesso in esclusiva questa intervista.
È davvero per noi un grandissimo onore. Grazie ancora. Lei
ad undici anni ha ricevuto una sorta di benedizione artistica
da uno dei più grandi maestri d’orchestra, Toscanini. Lei
che cosa ricorda esattamente di quell’incontro e che ricordo
ha di Toscanini?”
“Mi trovavo a New York, a dirigere l’orchestra
di Arturo Toscanini. E durante la prova, credo di aver diretto
una sinfonia di Mozart, il maestro Toscanini venne nel camerino,
mi guardò e disse “Dio ti benedica!” “God bless you”, in
inglese, e questo mi fece una grande impressione: un eroe,
io un piccolino, un ragazzo, amavo naturalmente la musica,
ma ne sapevo ben poco e trovandomi davanti ad un maestro,
il più grande maestro di tutti i maestri di tutti i tempi,
sentii un’emozione enorme”.
“Lei dice, sapevo poco, ma aveva undici anni. Ha diretto il primo concerto
che aveva quattro anni e poi a otto anni e ancora a undici.
Un bambino, a quattro anni, come può già essere in grado
di dirigere un concerto. Come può sognare di diventare un
maestro, un direttore d’orchestra. I bambini non sognano
di fare i calciatori, gli astronauti, i medici?”
Maazel
ride: “Io non sognavo niente. Stavo là, all’età di cinque
anni, a casa mia, come tanti ragazzi, cercando di suonare
uno strumento…”.
“E qual era questo strumento?”
Maazel:
“Violino. Avevo una cugina che suonava molto bene il violino,
ero molto geloso di lei, quindi mi dissi “devo suonare il
violino anch’io” e allora piano piano, sa, iniziai a suonare,
a essere seguito da maestri di musica che scoprirono che
avevo l’orecchio assoluto, una buona memoria eccetera… Allora,
così, probabilmente più per scherzo che per altro, mi fecero
dirigere un’orchestra, ad una prova, per dieci minuti, per
vedere come andava…”.
“È andata benissimo”
“E
da quel momento in poi ho cominciato a dirigere piuttosto
spesso. Arrivando a New York all’età di undici anni, già
musicista, direttore d’orchestra maturo e sperimentato,
ho potuto, forse, dare un piccolo contributo molto giovanile
e molto innocente all’interpretazione della musica di quell’epoca”.
“Direi che ha dato un grande contributo. Ma ha perso qualcosa il bambino?
Lei era già impegnato come un uomo adulto”
“Sì, ma
avevo la fortuna di avere genitori che non volevano o avrebbero
voluto sfruttarmi come enfant prodige, un prodigio che si
esibisce. Andavo a scuola con tutti gli altri ragazzi, avevo
i miei amici e una giovinezza completamente normale”.
“Insieme alla Sinfonica lei dedica a Toscanini questa tournèe, lunga
un anno, dagli Stati Uniti ad Israele, passando per Roma.
Ma vorrei sentire da lei qual è l’insegnamento di Toscanini?”
“Era
un uomo molto passionale, si vede questo anche leggendo
le sue lettere, aveva un cuore enorme, amava la gente, amava
la musica, credeva, alla sua epoca, che la musica aveva
una funzione sociale, che era una fonte di ispirazione,
un punto di riferimento. E allora, volendo tanto bene alla
musica, si dedicava con cuore e con questo cervello incredibile
che aveva alla musica. Si intravedeva il cuore di un essere
umano molto passionale, con le sue debolezze”.
“Lui portava questo messaggio di pace, di fratellanza proprio nell’epoca
del fascismo”
“Sì,
naturalmente, lui ebbe il coraggio di prendere delle posizioni
molto chiare nei confronti del fascismo e della dittatura.
Dichiarava ogni giorno, così, pubblicamente, di essere contro
e, infatti, partì per gli Stati Uniti prima della seconda
guerra mondiale, appunto per trovare un paese che era ancora,
relativamente, democratico e libero”.
“Maestro, come si distingue una bella musica da una cattiva musica?”
“Beh,
in una cattiva musica manca la vita, non vibra. Ci sono
tanti esempi di questo genere di musica, molto ben fatta,
almeno a guardarla, ma non viva”.
“Ho letto
una sua dichiarazione, e credo che corrisponda a verità,
dove lei dice che è la stessa differenza che c’è tra una
buona cucina e una cattiva cucina. È vera questa cosa?”
Il
Maestro sorride: “Sì, infatti, c’è un’esecuzione che si
potrebbe comparare. Cioè fare il confronto con una brutta
cucina, cioè un’esecuzione in cui manca il condimento, manca
la vita, manca tutto… l’immaginazione che ci vuole per preparare
un bel piatto. Quindi il pubblico dovrebbe essere sempre
esigente. Tocca all’interprete prendere per mano il tifoso
della musica ed entrare in questo mondo della musica che
è senza dimensione, è un panorama vasto, che però può offrire
un nutrimento straordinario allo spirito. Altri punti di
riferimento rispetto ad un Mc Donald’s”.
“Ecco, a proposito di Mc Donald’s. È vero che quando i suoi figli le
hanno chiesto di andare da Mc Donald’s lei gli ha cucinato
delle polpette in casa per fargli capire la differenza?”
“Sì.
L’esperimento è andato molto bene”.
“Lo dica anche a noi, perché avendo figli, magari funziona!”
“Sì. Dopo
due bocconi, mi hanno guardato, là al ristorante, e hanno
scosso la testa… “torniamo a casa, babbo, cucina tu!”.
“Questa mi sembra un ottimo suggerimento da dare. Ma lei che rapporto
ha con l’Italia?”
“Sono
venuto qui, come studente, tanti anni fa. Devo all’Italia
quasi tutto. Andavo all’università, studiavo filosofia,
ma questa era tutta teoria. Qui, in Italia ho trovato una
vita nella quale erano coinvolti valori spirituali, intellettuali
e umani che a me mancavano ed ho potuto fare la carriera
piuttosto rapida che ho fatto dopo”.
Ma lei, di una donna italiana si è mai innamorato?”
“Beh,
sì… insomma, come si potrebbe mancare a questa esperienza.
E naturalmente un’italiana collegata con la vita italiana
può offrire molto allo straniero. Ad un certo punto della
mia vita, qui, mi sono sentito quasi italianizzato, certamente
romanizzato. Anzi, all’epoca parlavo piuttosto bene il dialetto
romano. Ma sa, dopo tanti anni, non vivendoci, si perde.
Ma i ricordi non si dimenticano, li tengo nel cuore”.
“Certo, quelli sono la cosa più importante. Ho letto che è una persona
molto riservata, non ama parlare della sua vita privata.
Ama parlare di Maazel, grande maestro di musica e poi invece
tutto il resto è tenuto sempre molto nascosto, possiamo
dire. Come mai?”.
“Ma…ne
ho parlato proprio adesso”.
“Ah, sì. Della signora italiana innamorata… Quanti figli ha, che papa
è?”
“Sette”.
“Sette figli? Che meraviglia!”.
“E
tre matrimoni. E con la terza moglie, con la quale vivo
oggi, tre figli, 19, 17, 14. Maschio, maschio, femmina”.
“E che papà è?”
“Beh…
amo molto questi figli e pare che loro mi amino anche un
po’… siamo in contatto ogni giorno. Adesso con la webcam,
una cosa incredibile, possiamo vederci… è un’altra esperienza.
Quindi sono in contatto con loro molto spesso. Poi li invito,
quando possono andar via dalla scuola, a partecipare alle
esperienze della tournèe. Per esempio vengono per Pasqua,
e sono molto contenti”.
“Toscanini aveva la fama di essere molto veemente. E lei a New York ha
ricevuto un grande regalo, immagino. Una delle bacchette
che Toscanini ruppe durante un momento di veemenza, mentre
dirigeva l’orchestra. Lei è così veemente? E se potesse
rompere una bacchetta addosso a qualcuno, addosso a chi
la romperebbe?”
“Forse
l’avrei fatto da giovane, perché questa veemenza viene da
una certa immaturità psicologica. Ho avuto anche io questa
esperienza… di aver rotto una bacchetta durante una prova.
Non so come mai. Ma piano, piano, con il passare degli anni,
cominciavo a capire sempre di più lo stato d’animo del musicista.
Perché lui è là e vuol fare il suo meglio. Beh… ci sono
musicisti che sono diventati impiegati, purtroppo, cioè,
con la mentalità dell’impiegato. Questo naturalmente fa
pena. Specialmente ad un giovane che arriva con le stelle
negli occhi, volendo bene alla musica. E non era così, è
diventato così. Probabilmente, a causa di una processione
di direttori d’orchestra mediocri, che li hanno così scoraggiati...
Quindi pensavo, essendo un giovane direttore d’orchestra,
di poter risvegliare in loro quest’amore per la musica.
Infatti, sono riuscito molte volte a vedere una scintilla
d’interesse, finalmente, in quegli occhi. Adesso, ormai,
sono molto più vecchio e vedo questi giovani musicisti con
occhio paterno. E allora non mi arrabbio più. Faccio quello
che faccio con una serenità che, diciamo, mi mancava prima”.
“E si vede. La emana questa serenità. Lei ha regalato anche al nostro
Presidente della Repubblica una sua bacchetta”
“Sì. Proprio all’auditorio del teatro della Conciliazione. È stato un grande onore, per me, poter dare la bacchetta
che ho utilizzato per un concerto al Presidente di un paese
che amo con tutto il cuore. Una specie di regalo simbolico
e che rappresenta l’amore che ho sempre per l’Italia”.
“Lei ha dei riti scaramantici prima di salire sul palco. Esistono comunque
delle piccole superstizioni anche nel mondo della musica”
“Sì
sì, esistono. Ma ad un certo punto mi dicevo: essere nervoso,
trovare dei mezzi per evitare la “brutta” fortuna sul palcoscenico,
di fatto, è un segno di egoismo. Perché siamo là per servire
la musica. Noi non abbiamo importanza. Siamo là come servitori.
Ed essendo nervoso non sei più capace di fare il tuo dovere
verso il compositore. E allora è un danno all’esecuzione,
agli amanti della musica, ai musicisti e a te stesso. Quindi
dovresti essere lì, calmo, ben preparato, tranquillo e pensare
soltanto alla musica. E quando esco dalle quinte sul palcoscenico,
mi dico sempre due cose “sentire la musica” e “sorridere”.
“Bellissimo”
“Sorrido,
perché ci sono moltissime mie fotografie nelle quali non
sorrido per niente… e allora cerco sempre di pensare all’importanza
del sorriso, perché la musica, infatti, è un sorriso per
l’orecchio!”.
“Senta, in una carriera così lunga, ricca di tanti successi, c’è ancora
un progetto che non ha realizzato”.
“Nel
repertorio italiano, incredibile, ma il Rigoletto, non l’ho
mai diretto. Tante di quelle opere di Verdi, sì, ma il Rigoletto
no. Quindi ci sono ancora colline sulle quali arrampicarsi”.
“Quali sono
le due frasi, le due frasi di quando si esce dal camerino
prima di salire sul palco?”.
“Le
due frasi sì… ascolta bene la musica e sorridi”.
“Allora noi ascoltiamo bene la musica e sorridiamo. Io la ringrazio veramente
di cuore di questa bella chiacchierata. Grazie Maestro,
grazie di cuore”.
* Dice di sé:
Paola
Perego. Ho 41 anni, adoro i miei figli e il lavoro. Da vent’anni
sono in televisione, cerco ogni giorno di imparare, prepararmi,
migliorarmi. Sono passionale, curiosa: mi piacciono le novità.
L’intervista con un genio della musica come Maazel mi ha
dato un’emozione particolare anche perché era un’esperienza
nuova: non è stato semplice indurlo a parlare della sua
vita privata, non l’aveva mai fatto...
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