SCIENZA DELL’ALIMENTAZIONE
LA
RIVINCITA DEI GRASSI
Privare
l’uomo, senza una valida ragione clinica, a priori ed acriticamente,
degli alimenti che contengono “grassi” è cosa spesso inutile
e, talvolta, dannosa: comunque, assolutamente contro natura
Tiziana
Stallone *
Scrivere delle “pillole” di Scienza dell’Alimentazione su l’Attimo Fuggente, perché?
Innanzi
tutto perché alla Scienza, quella vera, non è mai riservato
abbastanza spazio. Le accattivanti pseudo-scienze, invece,
sono sempre pericolosamente in agguato e ricevono fin troppa
visibilità, poiché queste millantano scorciatoie e forniscono
certezze, laddove la Scienza è più lenta e dubbiosa. In
secondo luogo, perché alla Nutrizione, troppo spesso, è
sottratta la dignità di Scienza. Per vestire le mode del
momento, gli alimenti si spogliano dalle molecole che li
compongono e dalle rigide formule della chimica e della
fisica che li regolano, e si trasformano per l’occasione
in disintossicanti, astringenti, energetici, afrodisiaci,
anticellulite, antibiotici, disinfettanti, anti-depressivi
o quant’altro ritorni utile ad un articolo d’effetto o alle
logiche di mercato.
Le
diete sono ancora più fantasiose, spaziando dagli storici
regimi alimentari Scarsdale e Weight Watchers, alle più
moderne diete Beverly Hills, a punti, dissociate, del minestrone,
dei colori, dei gruppi sanguigni, delle intolleranze, del
pH, della zona e dell’indice glicemico. Poi c’è la pasta
che fa ingrassare, la frutta che fermenta ai pasti, la spremuta
toccasana per l’influenza, la margarina più sana del burro,
il selenio che rallenta l’invecchiamento, le uova piene
di colesterolo, c’è l’intolleranza ai lieviti ed al pomodoro,
il latte che con gli agrumi fa acido ed il caffè del bar
con troppa caffeina, sì poi ci sono loro, gli onnipresenti
“miti alimentari”, in altre parole le false credenze nutrizionali
bocciate dalla Scienza, a cui, però, continuiamo a credere.
Esperti di nutrizione, inoltre, sono da anni invitati alla
radio, sui giornali e riviste per decantare le virtù di
frutta e verdura, per sviscerare le proprietà delle spezie
ed i poteri terapeutici del peperoncino, per proporre confezioni
per i giorni di festa e per suggerire “compensazioni” post-abbuffata;
cattedratici, che appaiono di sovente in televisione dietro
a tavole imbandite, al fianco di celebri cuochi affaccendati
a preparare manicaretti. Non è per nulla deprecabile che
pregiati professionisti si occupino di intrattenimento,
di curiosità e di sottigliezze, mi è incomprensibile, però,
il perché non propongano e diffondano anche altro. Sostituire
il cuoco (professione per la quale nutro profonda stima)
con lo psichiatra, basterebbe ad esempio a tramutare il
folclore in Scienza, e consentirebbe di analizzare, ad esempio,
le delicate dinamiche psichiche per cui (pur volendo dimagrire)
le persone continuano a collezionare fallimenti ed ingrassare.
Le
“pillole di Scienza dell’Alimentazione” nascono, quindi,
con l’intento di intrattenere ed informare, fornendo verità
scientifiche in campo nutrizionale e scardinando i falsi
miti.
Speriamo
di far cosa utile e gradita.
Vorrei
aprire questa rubrica schierandomi dalla parte dei “grassi”,
poiché essi godono, ingiustamente, di una pessima reputazione,
partendo dalla citazione dei primi passi della appetitosa
ricetta di un “cotechino fasciato”, che li rende protagonisti,
tratta dal noto “La
Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (Manuale pratico
per le famiglie, 790 ricette e in appendice la cucina per
gli stomachi deboli) di Pellegrino Artusi, la cui prima
delle sue quattordici prestigiose edizioni risale al 1891.
“Non ve lo do per un piatto fine,
ma come un piatto di famiglia può benissimo andare, anzi
potete anche imbandirlo agli amici di confidenza. A proposito
di questi, il Giusti dice che coloro i quali sono in grado
di poterlo fare, devono di quando in quando invitarli ad
ungersi i baffi alla loro tavola. Ed io sono dello stesso
parere, anche nel supposto che gli invitati vadano poi a
lavarsi la bocca di voi, come è probabile, sul trattamento
avuto.
Prendete un cotechino del peso di grammi 300 circa
e spellatelo a crudo.
Prendete una braciola di magro di vitella o di manzo
del peso di grammi 200 a 300 larga e sottile e battetela
bene. Involate con essa il cotechino, ammagliatelo tutto
col refe e mettetelo al fuoco, in una cazzuola, insieme
con un pezzetto di burro…
Se col sugo vi piacesse condire
una minestra di maccheroni, aggiungete alcune fettine di
prosciutto grasso e magro, oppure di carne secca…Passate
il sugo, unite al medesimo i funghi e con questo, cacio,
burro e condite i maccheroni, servendo il cotechino fasciato,
sciolto dal refe, con alquanto del sugo”
Il
fatto che cotechino e burro contengano grassi è cosa nota,
ma che cosa siano i grassi realmente, il perché l’uomo ne
sia continuamente “tentato” ed il motivo per il quale la
Medicina abbia rivolto verso di loro il pollice verso, non
credo siano concetti ancora del tutto chiari.
Per
“grassi” intendiamo uno dei tre principali gruppi di macronutrienti
(assieme agli zuccheri ed alle proteine) che compongono
gli alimenti. A causa del loro considerevole apporto calorico
(più del doppio rispetto agli zuccheri ed alle proteine
a parità di peso), il quale costituisce un’insidia per il
mantenimento del peso corporeo, è stato attribuito il nome
di “grassi” anche alle persone in sovrappeso od obese, alle
quali oggi mi rivolgerò solo indirettamente, ma a favore
delle quali mi schiero in ogni modo ed incondizionatamente.
Parliamo di “grassi” al plurale e non di grasso perché,
in realtà, essi sono un gruppo eterogeneo di sostanze, accomunate
dalla proprietà di essere insolubili in acqua e di disciogliersi
solo in solventi grassi (l’olio, infatti, non è miscibile
con l’acqua). Grassi sono: i trigliceridi
(insieme di tre acidi grassi e glicerolo) quelli che
per intenderci formano il tessuto adiposo o adipe, visibile
come parte bianca esterna al prosciutto e alla bistecca,
come “tondini” nel salame o strie chiare nel salmone affumicato
o palpabile sull’addome di persone con qualche chilogrammo
di peso in eccesso. Esistono poi gli acidi
grassi, non visibili ad occhio nudo, perché non si accumulano
in un tessuto, ma circolano nel sangue, più semplici dal
punto di vista della struttura chimica, delle lunghe catene
lineari di atomi di carbonio, i quali possono essere saturi
o insaturi (nome già a molti noto, che sottende un concetto
di natura chimica e che si riferisce alla presenza o all’assenza
di doppi legami). Gli acidi grassi saturi, bocciati come
“cattivi”, sono di consistenza solida e di origine animale,
con qualche eccezione (acido laurico, miristico, e palmitico)
presenti anche in fonti vegetali (olio di cocco e di palma);
gli insaturi, quelli “buoni”, sono invece liquidi e di origine
vegetale (olio di oliva o di semi). Tuttavia, è il colesterolo,
grasso di origine esclusivamente animale, quello che incute
più timore e che occupa nell’immaginario collettivo la posizione
numero uno sul podio dei nemici della salute.
Ai
trigliceridi, agli acidi grassi saturi ed al colesterolo
sono stati attribuiti misfatti ed attentati rivolti verso
la nostra salute, per due ragioni principali. Primo, perché
trigliceridi ed acidi grassi sono ipercalorici, e quindi
favorenti sovrappeso ed obesità. Secondo, per l’attitudine
di alcuni acidi grassi saturi e del colesterolo di compiere
atti vandalici contro molti organi di vitale importanza
del corpo umano, primo tra tutti il sistema circolatorio,
ovvero, l’insieme del cuore e dei vasi sanguigni. L’accusa
più grave mossa contro di questi è la loro attitudine a
“sporcare” le arterie, in particolare le coronarie che irrorano
il cuore, depositandosi ed infiltrandosi nell’intimo della
loro parete fino a ridurne l’elasticità, con conseguenze
severe come ipertensione, aterosclerosi, infarto ed ictus.
Tutto questo è assolutamente vero, anche se questo inquietante
quadro clinico si instaura in presenza anche di altre concause
quali: predisposizione genetica, eccesso continuo e reiterato
di assunzione di grassi alimentari, inattività, sovrappeso
e obesità protratti negli anni, fumo ed eccesso di alcol.
L’eccesso di grassi può ancora favorire patologie infiammatorie
e tumorali. Il merito di gran parte di queste scoperte va
indiscutibilmente a colui che ha condotto gli studi pionieri
sul ruolo dei grassi nell’alimentazione, il dottor Ancel
Keys (famoso per aver ideato le razioni K nella seconda
guerra mondiale), biologo, l’uomo che con il lavoro e la
passione di una vita ha rivoluzionato le conoscenze sugli
alimenti, il padre della scienza dell’alimentazione intesa
in senso moderno, originario di Colorado Springs, ma innamorato
dell’Italia, tanto da viverci per anni, strenuo sostenitore
della dieta mediterranea fino al 2004, anno in cui è venuto
a mancare.
Il
privare l’uomo, senza una valida ragione clinica, a priori
ed acriticamente degli alimenti che contengono “grassi”
è, però, cosa spesso inutile e, talvolta, dannosa, comunque,
assolutamente contro natura. Il nostro senso del gusto percepisce,
infatti, gli alimenti “grassi” come appetibili, per ragioni
squisitamente legate alla nostra storia evolutiva. Per l’uomo
primitivo, per il quale procacciarsi il cibo era un compito
arduo e faticoso, saper riconoscere e poter prediligere
i cibi grassi rappresentava sicuramente un vantaggio per
la sopravvivenza del singolo e della specie, poiché poteva
incamerare più energia anche da esigua quantità di cibo.
È questo il motivo per cui, per la maggior parte di noi,
yogurt e latte interi risultano più buoni degli equivalenti
parzialmente o totalmente scremati, o per cui alcuni cibi
come la panna, il cioccolato, le noccioline, i formaggi
stagionati, la mozzarella di bufala e la ricotta di pecora,
piuttosto degli equivalenti di mucca, e gli alimenti sott’olio
sono considerati molto allettanti.
L’evoluzione
ha attratto l’uomo verso i grassi, non solo per un banale
computo delle calorie, ma anche per tante altre virtù racchiuse
in loro. I grassi veicolano all’uomo preziose vitamine liposolubili
(che significa disciolte nei grassi), quali le vitamine
A, D, E e K, implicate in processi cruciali quali la crescita,
la lotta ai radicali liberi (artefici delle ossidazioni
biologiche, responsabili dell’invecchiamento delle nostre
cellule), la coagulazione del sangue e la visione. I trigliceridi
svolgono poi il previdente compito di riserva energetica
e di deposito, in grado di coprirci da un punto di vista
energetico quando siamo impossibilitati ad approvvigionarci
(ad esempio a causa di un’influenza) essi, inoltre, coibentano,
cioè proteggono dagli sbalzi termici e dalle basse temperature.
Gli acidi grassi, piuttosto che una riserva, sono un vero
e proprio carburante biologico di pronto utilizzo, essi
circolano nel sangue al fine di essere captati al bisogno
dai diversi distretti corporei. Gli acidi grassi hanno anche
un ruolo “strutturale”, perché sono i “pezzi di ricambio”
biologici, ad esempio delle membrane cellulari, abbondantissime
nel sistema nervoso (costituito per bel il 50% da grasso!).
Essi hanno anche un ruolo “funzionale” (nel regno animale),
poiché sono i precursori di molecole antinfiammatorie, di
messaggeri cellulari, ecc…. Lo stesso colesterolo è un importante
elemento delle membrane cellulari, in grado di regolarne
la fluidità, ma anche un precursore di molti ormoni, ad
esempio sessuali e del surrene.
Esistono
poi degli speciali acidi grassi, poliinsaturi (con più doppi
legami), noti con il nome di omega 3 ed omega 6; essi sono
“essenziali” (termine già noto perché attribuito alla vitamine),
che in pratica non siamo in grado di produrre autonomamente,
ma dei quali ne abbiamo una assoluta necessità, per cui
dobbiamo farli pervenire esclusivamente da fonti alimentari.
Gli omega 3 (derivati dell’acido linolenico), sono abbondantissimi
nel pesce azzurro, nel tonno, salmone e aringa, nella frutta
secca, nell’olio di semi di lino e di mais, nei legumi.
Ad essi sono attribuite proprietà simil-terapeutiche, tanto
che le industrie alimentari ne hanno infarcito yogurt, latte
e margarine spalmabili. Gli omega 3, infatti, sono componenti
delle membrane cellulari del sistema nervoso, per questo
la loro assunzione è fondamentale in gravidanza, quando
il cervello fetale si sta strutturando; essi sembrano proteggere
dall’insorgenza di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer
o, addirittura, in grado di contrastare l’insorgenza della
depressione. Essi sono anche i mattoni che costruiscono
molecole anti-infiammatorie, e poiché le infiammazioni biologiche,
non solo sono la risposta del nostro organismo agli attacchi
sferrati da virus e batteri (le infiammazioni associate
alle ferite cutanee ad esempio), ma anche la causa di molte
patologie cardiovascolari, da questo si evince il ruolo
preventivo degli omega 3 su malattie quali: ipertensione,
aterosclerosi, infarto, ictus. In parole, mi auguro, semplici,
gli omega 3 agirebbero come una specie di “fluidificatore”
del sangue (azione simile a quella svolta con altri meccanismi
dalla cardioaspirina). A riprova di questo negli eschimesi,
assidui consumatori di pesce, sui quali si sono concentrati
numerosi studi, il sangue è talmente fluido, da causare
frequenti fenomeni di epistassi (emorragia nasale) ed il
rischio cardiovascolare è molto basso. Gli omega 6, derivati
dell’acido linoleico),
sono contenuti negli oli di semi, in genere, promuovono
le infiammazioni biologiche. Attualmente la nostra alimentazione
è carente di omega 3 e troppo ricca di omega 6, favorendo,
in associazione all’obesità ed alle conseguenze cliniche
ad essa correlate, il perdurare di uno stato di rischiosa
“infiammazione cronica”. L’eccesso di omega 6, a sfavore
degli omega 3, deriva ad esempio dal crescente consumo di
prodotti da forno che fanno uso di oli di semi (biscotti,
pane in cassetta, dolci, grissini, cracker), pesci e carni
in genere di allevamento, piuttosto che selvatici, nonché
dalla nostra disabitudine a mangiare pesce e legumi.
Come orientarsi in questo panorama così complesso?
Quanti grassi assumere? Quali prediligere? Quali evitare?
Sono davvero utili gli alimenti light?
Il
vecchio, ma esplicativo, sistema del “vero-falso” può tornare
utile, al fine di rispondere a queste ed altre domande e
di fornire al lettore alcune indicazioni di ordine pratico.
Bisogna assumere grassi tutti i giorni. (Vero)
I grassi dovrebbero
rappresentare il 25-30% delle calorie giornaliere introdotte
con gli alimenti, da distribuire in modo uniforme in tutta
la giornata. È consigliabile scendere al 20% solo il particolari
condizioni cliniche (pancreatiti, dislipidemie alimentari,
ecc…).
Privarsi dei grassi è dannoso e in ogni modo non ci
impedirebbe di ingrassare. (Vero)
Rimuovere (idealmente)
tutti i grassi dall’alimentazione peggiorerebbe, irreversibilmente,
il nostro stato di salute (per tutte le proprietà dei grassi
riferite) e non ci impedirebbe di ingrassare. Riducendo
i grassi, infatti, rischieremmo di eccedere nella quantità
di carboidrati (pane, pasta, patate, riso e frutta), a partire
dai quali il nostro corpo è ugualmente in grado di formare
grasso. Dall’ossidazione dei carboidrati (glucosio) si ricava,
infatti, acetil coenzima A, il quale può essere bruciato
per ricavare energia di pronto utilizzo, ma anche utilizzato
per sintetizzare grasso di riserva. Possiamo, inoltre, ingrassare
mangiando solo frutta mentre, invece, se ci nutrissimo per
un periodo solamente di grasso allo stato puro saremmo magrissimi,
poiché per avviare la sintesi dei grassi sono necessari
in ogni caso i carboidrati.
L’olio extravergine di oliva è salutare e se ne può
assumere in grande quantità. (Falso)
L’olio d’oliva,
seppure orgoglio della tradizione mediterranea, perché possiede
proprietà antiossidanti e cardioprotettive, racchiude anche
un notevole contenuto calorico (un cucchiaio d’olio ha circa
90 chilocalorie!). È bene, dunque, utilizzare olio d’oliva
tutti i giorni come condimento d’elezione (meglio se a crudo
per preservarne tutte le proprietà), ma in quantità che
non superi i 3-8 cucchiai al dì (a seconda dell’età, sesso,
peso corporea, attività fisica, ecc…).
Il burro fa male. (Falso)
Il burro, criminalizzato
oltre misura, può essere tranquillamente utilizzato a crudo
ed in sostituzione dell’olio di oliva (che deve essere il
condimento di elezione). Alcuni acidi grassi del burro sono,
inoltre, utilizzati come substrato energetico dal muscolo
in attività fisica di tipo aerobico. Nessun problema, quindi,
per gli sportivi che desiderino prima dell’allenamento una
colazione a base di pane, burro e marmellata.
Gli oli vegetali fanno sempre bene. (Falso)
Alcuni oli
vegetali tropicali (di palma, cocco, ecc…), sono ricchi
di acidi grassi saturi e per questo dannosi. Essi sono camuffati
nelle etichette di composizione degli alimenti dall’accattivante
nome di “grassi vegetali”.
I grassi di origine animale possono essere dannosi.
(Vero)
I grassi
animali più dannosi sono sicuramente i trigliceridi e gli
acidi grassi saturi. Per proteggersi è preferibile rimuovere
sempre il grasso visibile delle carni prima della cottura,
o il grasso degli affettati. Si può preparare un appetitoso
piatto di pasta all’amatriciana o alla carbonara anche ripulendo
la pancetta dal grasso e facendola bollire per alcuni minuti,
prima di aggiungerla nel sugo in preparazione. In questo
modo scenderanno vertiginosamente anche le calorie nel piatto.
Tutti i grassi animali sono dannosi. (Falso)
Gli acidi
grassi omega 3 sono preziosissimi (vedi testo), essi abbondano
nei pesci grassi come tonno, salmone, pesce spada, sardine,
e tutto il pesce azzurro in genere. Bene anche le varianti
affumicate dei pesci elencati che conservano tutte le proprietà,
cosa invece non valida per lo scatolame. Possiamo anche
assumere gli omega 3 dal latte e derivati di animali che
pascolano, ad esempio pecore e capre.
La margarina fa bene perché vegetale. (Falso)
La margarina
conserva del regno vegetale solo un vago ricordo, poiché
tutte le proprietà che prima appartenevano agli oli vegetali
da cui la margarina deriva, sono andate perdute nel processo
industriale di solidificazione (idrogenazione, che trasforma
i grassi insaturi in saturi).
Non bisogna eccedere con i grassi. (Vero)
Sebbene
i grassi, quelli buoni, siano un prezioso alleato della
salute, è meglio non eccedere, per non rischiare di prendere
troppe calorie. È utile, ad esempio, regolare i condimenti
(olio e burro) sulla base delle pietanze che mettiamo nel
piatto, condendo a mano leggera ad esempio se si mangia
mozzarella o formaggi stagionati (ricchi di grassi), piuttosto
che pesce magro o petto di pollo (poveri di grassi).
Gli alimenti “light” a ridotto tenore di grassi sono
utili. (Vero e Falso)
Gli alimenti
a ridotto tenore di grassi, sono in genere il latte ed i
suoi derivati come yogurt, formaggi spalmabili o formaggi
freschi quali stracchino, certosa e mozzarella. Essi sono
utili nel corso di una dieta ipocalorica di persone adulte,
a patto di non eccedere con le porzioni pensando che siano
privi di calorie. I cibi light sono anche utili nel caso
di ipercolesterolemia. Nei bambini e negli adolescenti,
nelle donne in gravidanza e nelle persone normopeso e senza
problemi clinici è sconsigliabile, invece, il consumo di
tali alimenti, per non perdere l’apporto di vitamine liposolubili.
Le uova fanno male perché piene di colesterolo. (Falso)
Due o tre uova
la settimana fanno bene, anche se esse contengono colesterolo.
Eliminarle dall’alimentazione, invece, ci priverebbe di
una fonte preziosa di proteine nobili, ferro e vitamine.
Il fegato è in grado di produrre autonomamente colesterolo,
quindi, se questo è assunto per via alimentare, il nostro
organismo si regola diminuendone la biosintesi. È l’eccesso
di colesterolo, non altrimenti smaltito (poiché non siamo
capaci di ossidarlo per ricavare energia), che può essere
dannoso per cuore e vasi.
I prodotti integrati con fitosteroli possono essere
utili per ridurre l’introduzione di colesterolo attraverso
gli alimenti. (Vero)
Yogurt, pane
o altri cibi funzionali integrati con steroli vegetali (dai
due ai tre grammi), contribuiscono a limitare l’assorbimento
di colesterolo, e sono consigliati nel caso di ipercolesterolemie
alimentari (da distinguere da quelle metaboliche, per le
quali limitare l’apporto di grassi nella dieta è insufficiente
e che necessitano di farmaci specifici). È importante porre
l’accento sul fatto che i fitosteroli devono essere assunti
alla fine del pasto giornaliero, con maggiore contenuto
di colesterolo, poiché assumerli isolati, ad esempio agli
spuntini, sarebbe del tutto inutile.
La carne di maiale è grassa. (Falso)
Da quando i maiali
sono nutriti con mangimi a base di mais, invece che con
le ghiande, il contenuto di grassi nella loro carne si avvicina
più a quello delle altri carni bianche (pollo, tacchino,
coniglio ecc…, magre), piuttosto che alle carni rosse (vitellone,
manzo ecc.., più grasse).
Per abbassare il livello di trigliceridi nel sangue
bisogna mangiare meno grassi (Vero e Falso).
In caso
di ipertrigliceridemia è utile ridurre non solo i grassi
nella dieta, ma anche gli zuccheri semplici (caramelle,
dolci, bibite gassate, frutta, saccarosio, ecc…) e l’alcool.
Infine,
è importante ricordare che è l’ “errore quotidiano”, sistematico
e reiterato nel tempo ad influire significativamente sul
benessere fisico, piuttosto che la “sporadica eccezione”.
Il prelibato cotechino fasciato all’Artusi, ad esempio,
pregustato nei giorni di festa o nel calore di un ambiente
familiare, può altresì rappresentare una boccata d’aria,
una piacevole trasgressione, un toccasana per l’altrettanto
ricercato e ugualmente prezioso benessere psichico.
* Dice di sé:
Tiziana
Stallone. Biologo e dottore di ricerca in anatomia umana,
svolgo la libera professione di nutrizionista clinico. Le
mie passioni: lavoro, musica, cinema, viaggi, alberi e cimiteri.
tiziana.stallone@virgilio.it.
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