INTERVISTE
IL
MINISTRO CANADESE CHE NON VOLEVA CREDERE AGLI UFO FINO
A QUANDO, UN GIORNO…
Intervista
esclusiva a Paul Hellyer, ex ministro della Difesa ed
ex vicepremier del Canada. È il momento di rivelare
la verità sugli UFO: i governi - quelli permanenti e
quelli provvisori - devono assumersi le loro responsabilità
Paola
Harris *
Il
nome di Paul Hellyer è balzato agli "onori"
delle cronache ufologiche internazionali in seguito
alle sue dichiarazioni e alla sua clamorosa proposta
rivolta agli USA perché si arrivi, in breve tempo,
a dichiarare la verità sul fenomeno UFO e sul cover-up
imposto dai governi maggiormente coinvolti nella questione.
Hellyer ha utilizzato termini molto impopolari, in
politica. Nel corso dell'intervista che mi ha concesso,
a Toronto, sono entrata subito in argomento, domandandogli:
Quando ha cominciato ad interessarsi all'argomento UFO? E quando
ad interrogarsi su quello che volava nei nostri cieli?
Era ancora ragazzo, fu quindi la classica curiosità
giovanile, oppure fu nel periodo in cui lavorava per
il Ministero della Difesa?
"Non è esatto. È stato di recente.
Quando ero Ministro della Difesa, sulla mia scrivania
arrivavano dei rapporti di avvistamenti. Indicavano
solo se ci fosse o meno una qualche spiegazione naturale
e io ero di gran lunga troppo occupato, all'epoca,
per preoccuparmene. Ero il ministro che unificò le
Forze Armate, il Royal Canadian Army, la Royal Canadian
Navy e la Royal Canadian Air Force in una sola forza
armata. Una mossa senza precedenti per il mondo occidentale.
Robert McNamara, allora Segretario della Difesa statunitense,
disse che questo era ciò che desideravano tutti i
ministri, ma non avevano il fegato di farlo. In realtà,
fu la guerra a renderlo possibile".
Questo avvenne
negli anni '60 con Robert McNamara, segretario alla
Difesa per la presidenza Kennedy?
"Sì, erano gli anni '60, ma allora
non mi interessavano gli UFO, avevo troppo altro da
fare. La vera curiosità è venuta, credo, negli ultimi
tempi, quando alcuni amici hanno cominciato a inviarmi
del materiale, che però non avevo tempo di leggere,
così lo mettevo da parte, sullo scaffale, in attesa
di consultarlo in futuro. Devo ammettere che fu solo
dopo che portai il libro del Colonnello Corso nel
mio cottage a Muskoska, un anno fa, e mi sedetti a
leggerlo, allora si risvegliò il mio interesse, perché
sapevo che era vero. Mi dissi "Ehi, qui c'è qualcosa
che voglio scoprire, perché è importante e vi sono
molte tematiche politiche su cui dovrò riflettere".
Chi le ha dato
quel libro?
"Mi sembra sia stato Pierre Jeauneau.
Pierre, è solito inoltrarmi parecchia roba. È sempre
premuroso e sa quanto sono oberato di lavoro, è la
verità, può constatarlo dalla mia scrivania".
Lei è impegnato
in molti campi.
"È vero. Lavoro giorno e notte. La
gente mi chiede cosa faccio ora che sono in pensione,
e la sola differenza è che lavoro, più o meno, solo
sei giorni la settimana, adesso. Quando lessi il libro
di Corso capii che era autentico. Mi sono chiesto
"chi potrebbe essere in grado di scrivere una
fiction come questa?". In un anno, leggo solo
pochi libri, ma quello di Corso era talmente convincente
che fino alla fine non seppi decidere, al 100%, se
si trattasse di fatti reali o di finzione. Esisteva
anche solo una possibilità che fosse finzione? Conclusi
che non era possibile, perché c'erano troppe date,
troppi nomi e troppi riferimenti che conoscevo, in
quanto ex ministro della Difesa, e che riconoscevo
come corretti. Il libro immediatamente suscitò in
me un forte interesse e una profonda apprensione".
Risulta anche
che lei abbia interpellato un generale a quattro stelle
degli Stati Uniti...
"Non posso dire di chi si tratta,
o quante stelle abbia. Stavo leggendo il libro e ne
parlai con mio nipote, che si trovava in visita da
me per un paio di giorni. Come la gran parte della
gente, era scettico e non aveva problemi ad ammetterlo.
Due settimane dopo mi chiamò. Mi disse di aver parlato
con il mio amico generale in pensione e citò le sue
parole: "È vera ogni singola parola e anche di
più". E poi aggiunse: "Quel libro, devo
assolutamente leggerlo!".
Beh, il libro
fu un best seller e uscì in occasione del 50° anniversario
dello schianto di Roswell. Vi sono gruppi che credono
che l'incidente non sia neppure accaduto, mentre il
Colonnello Corso, nel libro Il Giorno Dopo Roswell
e nei suoi appunti originali - il diario L'Alba di
una Nuova Era - racconta di aver visto un corpo a
Fort Riley, Kansas, nel 1947. Quindi non si tratta
solo del suo lavoro al Pentagono, ma del fatto che
vide anche il corpo di un E.T., il che è molto importante.
Mi sembra di capire che questo ha cambiato il suo
modo di pensare rispetto a molte cose, che l'ha incuriosita
e che ha preso la questione sul serio. Questo, perché
riguarda la sicurezza nazionale o perché, da essere
umano, ha cambiato il suo modo di concepire il mondo?
"Ha stimolato la mia curiosità e
la mia apprensione, perché riconosco le questioni
politiche quando me le trovo davanti. Sul piano politico,
si prenda la dichiarazione del Generale Twining (Nathan
Twining, membro MJ-12, N.d.R.), il quale definì questi
popoli come "nemici alieni". Dunque la mia
prima domanda è: "Sono ancora considerati alieni?".
Perché, se lo sono, l'Esercito degli Stati Uniti si
sta preparando ad annientarli. Poi mi sono chiesto,
se (gli alieni) impiegassero una tecnologia superiore,
cosa succederebbe? Subirebbero un attacco o adotterebbero
tale tecnologia per reagire pesantemente alla provocazione?
Quali sarebbero le conseguenze per gli Stati Uniti
e per il mondo intero? È una questione di enorme importanza.
Ovvio che, fra le altre considerazioni politiche,
c'è che se questa tecnologia è tanto stupefacente
potrebbe venire utilizzata per salvare in nostro pianeta
dalla distruzione ambientale? Potremmo fare a meno
di bruciare combustibili fossili e salvare la fascia
di ozono, fermare lo scioglimento delle Calotte Polari
e il conseguente innalzamento del livello del mare
in tutto il mondo, o impedire la distruzione del sistema
climatico? Credo che moltissima gente sia più preoccupata
di quanto sia disposta ad ammettere ed è per questo
che il clima è di enorme importanza. La terza considerazione
è che, naturalmente, tutto ciò conferma che gli alti
gradi non stanno raccontando la verità su Roswell.
Questo è chiaro. Ho visto alcuni di loro in televisione,
non molto tempo fa, e la linea di partito è ancora
quella del pallone meteorologico, e ho sentito dozzine
di altri dire di aver giurato segretezza. Così mi
sono detto: "Aspetta un minuto! Non prendiamoci
in giro! Far giurare segretezza a causa dello schianto
di un pallone meteorologico?".
Non ha senso!
"Beh, non è credibile! Quindi, per
come vanno le cose, possono tacciare di mancanza di
credibilità le persone che sostengono che questi schianti
sono veri, ma a mio parere sono proprio quelli che
sostengono che si trattò di un pallone meteorologico
a non essere in alcun modo credibili. Questo è cover-up:
sono convinto che ci sia stato un cover-up sistematico
e ben riuscito, per mezzo secolo, se non di più. L'intero
cover-up conferisce credibilità alla teoria di Lewis
Lapham, il direttore di Harper's Magazine, sui due
governi. Immagino che ne abbia sentito parlare".
Il governo
ombra e il vero governo?
"Quello permanente e quello provvisorio,
o il permanente e il provvisorio. Lapham ritiene che
il Governo degli Stati Uniti permanente sia rappresentato
dall'elenco dei cinquecento nomi di "Fortune",
dai maggiori studi legali di Washington che li assistono
e dalle principali agenzie di che si occupano delle
loro pubbliche relazioni, o per essere un po' più
schietti, della loro propaganda, senza dimenticare
i mezzibusti, sia militari che civili. Sono loro a
governare gli Stati Uniti e ogni tot anni, mi consenta
una parafrasi da ex politico, organizzano una farsa
chiamata "elezioni" e il governo permanente
sceglie gli attori che dovranno calcare il palcoscenico
e leggere il copione scritto dal governo programmato,
assoldando attori che non improvviseranno troppo e
che eseguiranno ciò che viene detto loro di fare,
gli daranno dei soldi per essere eletti e nessun altro
si presenterà, perché le elezioni sono diventate un
affare troppo dispendioso, soprattutto negli Stati
Uniti, dove servono somme astronomiche per essere
eletti. Chi non abbia alle spalle l'establishment,
non è neppure in lizza. La chiamano Democrazia, ma
è solo un nonsenso. A mio avviso questo conferma l'esistenza
di un vero problema nei paesi che definiamo democratici,
dove noi siamo, sostanzialmente, i burattini di persone
che si considerano proprietarie del nostro sistema
sociale, quindi spesso non ha alcuna importanza chi
eleggiamo, perché chi viene eletto non apporterà alcun
cambiamento importante. Queste sono questioni politiche
fondamentali, che mi interessano, anzi, ritengo che
debbano essere affrontate e risolte in primo luogo
per gli Stati Uniti, ma anche per tutta l'umanità,
perché noi siamo subalterni agli Stati Uniti in tutto
ciò in cui sono coinvolti. Basta prendere il giornale
di oggi, per leggere che il nostro nuovo Ministro
della Difesa sotto il nuovo governo di minoranza,
Stephen Harper, ha dichiarato di voler riproporre
la questione della difesa antimissilistica. Ho drizzato
subito le antenne. Faremo dunque parte di questo business
nel costruire un sistema studiato per misurarsi con
gli "intrusi alieni". Vogliamo farne parte?
Sembra chiaro che vorremmo farne parte senza neppure
sapere cosa stiamo facendo. Allora, vuol dire che
il nostro Primo Ministro è... nel giro? Assolutamente
no! Sono sicuro che non lo è. E che dire del nostro
Ministro della Difesa, un semplice Generale di Brigata
(grado, in Canada, inferiore a contrammiraglio, n.d.r.),
lui può esserci, nel giro? Certamente no. Si allinea
semplicemente al giudizio convenzionale secondo il
quale va realizzato un sistema che ci protegga da
missili nemici, da parte di solo il cielo sa chi,
si associa alla linea politica, alla storia di copertura
ed è qui che io dico "questo non mi sta bene".
Prima di cominciare a spendere soldi, dobbiamo avere
fatti, cifre e informazioni reali, per giustificare
l'impegno di risorse e di tempo, deviati da cose di
gran lunga più importanti, entrando oltretutto a far
parte di un progetto che probabilmente per noi non
va bene affatto".
Insomma, lei
si rende conto di sostenere la causa del disclosure.
Schierarsi a favore del disclosure (rivelazione, divulgazione
di una realtà tenuta nascosta, n.d.r.), vuol dire
sfilare il tappeto da sotto i piedi di molte potenti
istituzioni, a partire da quelle finanziarie, religiose
e politiche, il che è in fondo la ragione per cui
un sacco di gente sta mantenendo "segreto il
segreto"? Come pensa di affrontare questo lato
della questione?
"Io credo nella ricerca della verità,
nella "Buona Novella" sta scritto che la
Verità vi renderà liberi. Non esiste altro approccio.
Non si può vivere nella menzogna. Sono una persona
religiosa e non sono minimamente preoccupato per il
futuro del disclosure. Sono assolutamente convinto
che scopriremo la verità, per me è semplicemente naturale
e inevitabile che esistano altre razze, altrove nella
galassia o nelle galassie, tecnologicamente più avanzate
di noi e probabilmente più avanzate spiritualmente,
e che dovremmo cooperare con loro, apprendere da loro
e lavorare insieme per costruire un mondo migliore.
Prima dobbiamo preoccuparci di migliorare il nostro
mondo, poi avremo modo di collaborare per migliorare
la galassia o le galassie. Queste sono le politiche
che dovremmo adottare, e non spendere centinaia di
milioni di dollari, quando ci sono milioni di persone
sul nostro pianeta che muoiono di fame o di malattie.
Sul piatto della bilancia da una parte c'è un progetto
che costa qualche centinaio di milioni di dollari
solo per soddisfare le brame del complesso militare
e industriale, dall'altra la possibilità di salvare
alcune centinaia di milioni di vite umane che altrimenti
non avranno scampo. Non le stiamo aiutando affatto,
eppure avremmo la capacità e le risorse per farlo
e per dare loro una vita migliore".
Ci stiamo addentrando
in un discorso anche filosofico. Come ufologa, so
che c'è una grande quantità di avvistamenti, li abbiamo
sempre catalogati. Ve ne sono a migliaia e migliaia.
Il fenomeno interessa il Sud America, l'Europa, l'Asia;
ovunque abbiamo prove a sufficienza dell'esistenza
di avvistamenti di questi oggetti anomali. Ma ora
dobbiamo rispondere a un interrogativo di taglio filosofico:
una volta ottenuta la verità, cosa ne faremo? Quale
sarà la nuova dimensione politica? L'argomento viene
sviluppato in una nuova area di cui si interessano
il Dr. Michael Salla e Alfred Webre, chiamata "esopolitica".
Lei è d'accordo sul fatto che spetta a noi unirci
per il futuro, persino a livello popolare, dal momento
che i politici non lo stanno facendo, al fine di sviluppare
politiche che riguardano il contatto?
"Sono convinto che si debba fare
qualcosa. Plaudo ai loro sforzi. Dobbiamo fare qualcosa
di positivo attraverso la cooperazione e Alfred Webre
ha suggerito un periodo di dieci anni di contatto
e cooperazione. Credo sarebbe straordinario e solo
il cielo sa a cosa ci porterebbe. Ma credo che sarebbe
di gran lunga più positivo che passare i prossimi
dieci anni cercando di costruire un sistema militare
in grado innescare un conflitto intergalattico".
Che potremmo
non vincere...
"Certo che non lo vinceremo. Ma questa
è una possibilità che alcuni militari non prenderebbero
mai in considerazione. Secondo loro andremmo avanti
fino alla vittoria. Conosco la mentalità militare".
È anche perché
la guerra porta "soldi". Abbiamo a che fare
con un complesso che vive dei finanziamenti derivati
da queste situazioni.
"Solo certe persone fanno i soldi
e il resto di noi si indebita. Il nostro è un sistema
monetario decisamente peculiare, che si può conoscere
e non conoscere, è uno dei miei interessi da una vita".
Sì! Vedo che
ha scritto alcuni libri di economia. Non sapevo che
fosse così prolifico in quest'area.... "Surviving
the Financial Crisis" e "Agenda Plan for
Action"... ha scritto molti libri sul sistema
monetario.
"È un sistema particolare, che decide
come si spendono soldi per vincere una guerra. Ma
il modo in cui lo facciamo è indebitandoci ulteriormente
e, di conseguenza, ogni volta facciamo un'altra guerra,
la gente ha il fardello di un altro debito su di sé
mentre pochi, i padroni delle industrie degli armamenti,
sono i beneficiari. Ma i beneficiari delle industrie
belliche non sono certo quelli che vanno a combattere.
Sono quelli che vivono nel lusso continuo, sotto la
guerra. Mentre è la povera gente che va a combattere,
è la povera gente che perde i figli e i padri, gli
zii e i fratelli, e che poi deve anche sostenere il
debito pubblico, invece di essere libera di ricostruirsi
una vita migliore. Dietro tutto questo ci sono enormi
interessi politici. Interessi talmente grandi che
ho difficoltà a trovare le parole per descriverli".
Per la gente
comune, se dovesse darci un consiglio, quale sarebbe?
Molto di quanto lei ha avuto il coraggio di chiedere
al Presidente Bush - come il riconsiderare la base
sulla Luna - è stato riportato sulla nostra rivista
"Area 51" - ma, a livello di gente comune,
a coloro che si rendono conto che quanto sta dicendo
è giusto e che è la verità, quale consiglio darebbe
per un futuro migliore? Lei parla a livello politico
perché ricopre una certa posizione, ma a noi, la "gente"
cosa consiglierebbe?
"La gente dovrebbe tenersi informata
per come può. Le notizie non mancano. È stata lei
a fare cenno al Disclosure Project, al fatto che ha
un po' catalizzato l'attenzione dei media".
Il Disclosure
Project di Steven Greer ha avuto i requisiti di un
evento mediatico molto ben orchestrato, per affrontare
l'argomento UFO.
"Dobbiamo usare internet a livello
globale, per diffondere le informazioni e usare questo
veicolo affinché la gente chieda ai propri politici
di agire. Da un po' di tempo in Canada c'è un gruppo
di amici che sta chiedendo al Comitato Difesa del
Senato di aprire un'inchiesta e di ascoltare alcuni
dei testimoni del Disclosure Project di Greer, e altri
testimoni ancora, e di parlare con loro. Credo che
in Canada ci sarà un riscontro da parte della stampa".
Pensa che il
Canada possa ricevere pressioni esterne per non farlo?
"È possibile, ma se si sottometteranno,
sarà soltanto l'ennesima prova di quanto siamo subalterni
rispetto a quello che l'"elefante bianco"
ci dice di fare. Se sarà una nostra iniziativa, potrebbero
derivarne delle pressioni. Mi spiego: di solito, le
comunicazioni vanno dal Sud al Nord, ma a volte capita
il contrario. Alcuni ascoltano la Canadian Broadcasting
Corporation e altri network: se si riuscisse a ottenere
una buona pubblicità, le notizie potrebbero passare
il confine sud, raggiungere gli USA e incoraggiare
gli Americani ad attivarsi. A quel punto, gli Americani
dovrebbero chiedere ai membri del Congresso, cosa
diamine stanno facendo con i loro soldi. Quali sono
i progetti? Quali sono i progetti segreti e quali
le conseguenze militari? Saranno gli Americani a dover
spingere i membri del Congresso a chiarire la faccenda
dei progetti segreti. E, ancora, dovranno chiedere
se i politici considerano questi popoli alieni come
nemici... e, se è così, perché? Dimostratecelo e mostrateci
le prove. Credo che l'unica cosa da fare sia continuare
a fare pressione sui politici dicendo: "Ehi,
ti ho eletto per prenderti cura dei nostri interessi
e non per fare quello che dicono i servizi segreti!".
Quelli non li ha eletti nessuno. Sono solo un manipolo
di individui che si credono padroni del mondo, che
fanno solo il proprio interesse, entro una cerchia
ristretta in cui mentono l'un l'altro. E una volta
che ti abitui alla menzogna, lo farai anche con il
pubblico. Abbiamo la grande responsabilità di premere
sui politici perché dicano che il momento è arrivato.
Completo Disclosure. Vogliamo sapere e di conseguenza
avere il potere di decidere se vogliamo imbarcarci
in un progetto per salvare il pianeta in collaborazione
con altri, oppure lasciargli mano libera per costruire
una migliore e più potente bomba all'idrogeno, per
far saltare i bunker e per fare molte altre cose che
porterebbero, alla fine, a un pianeta virtualmente
inabitabile, o relativamente inabitabile e la scelta,
sembra essere quest'ultima".
OK. Può darci
un'anticipazione di ciò che scriverà nel capitolo
del suo libro dedicato a questo argomento?
In sostanza, quello che ho appena esposto.
A cominciare dalle prove portate da persone che hanno
grande esperienza in questo campo. Ma non fornirò
troppi esempi, per non intasare un intero capitolo
e per non dilungarmi. Sceglierò, forse, otto o dieci
testimoni fra i più attendibili, con esperienze dirette,
e parlerò direttamente con loro, in modo da poterli
citare in quanto affidabili e veritieri. Non penso
sia molta la gente che sta dicendo la verità. Oggi
è il momento del completo disclosure. Dovrò spiegarne
le ragioni e ne svilupperò alcuni aspetti politici,
anche come riflessi sulla politica monetaria. Vi sarà
un filo conduttore che legherà tutto.
Tutto è collegato.
C'è un aspetto "futuristico" in questo,
una filosofia dell'esopolitica, sul come rapportarsi
con questa realtà. In altre parole, "che si abbia
voce in capitolo su come andranno le cose nel futuro"!
La nostra è un'euforia contagiosa, che può spingere
altri ad andare avanti, a dare loro una "speranza".
Perché un nuovo futuro è possibile. Comunque, quando
uscirà questo libro?
Ci metterò un paio due anni per scriverlo.
Voglio portare avanti una ricerca adeguata e renderla
attendibile per quanto riuscirò a fare. Non ho una
scadenza ma, allo stesso tempo, voglio iniziare prima
possibile e spero di ultimarlo in tempo per le prossime
elezioni presidenziali americane! Per certi versi,
non è importante, ma per altri potrebbe fornire consigli
agli elettori sul tipo di alternative cui dovrebbero
guardare nelle scelte di partito, sia negli Stati
Uniti sia in Canada. Sarà il mio ultimo tentativo,
credo. Per questo voglio che venga bene. Cercherò
di collegare i punti in un insieme.
Stati Uniti
e Canada, ma aggiungerei che noi in Europa la stiamo
seguendo attentamente. Perché, vede, qualsiasi cosa
accada qui, si riflette dall'altro lato dell'oceano.
Il suo contributo ci fa capire che tutto questo influisce
su tutti noi.
È una comunità globale, tutti sono coinvolti
e il sistema monetario è universale. Non mi riferisco
solo al Nord America. Ciò di cui parliamo è universale.
Il fatto che ci siano persone che muoiono di fame,
in una parte del mondo, e gente ricca e ipernutrita
dall'altra, è universale, non è ristretto ad una singola
area geografica. Io, dal mio canto, mi concentrerò
su quella che conosco meglio. Potremo avere un mondo
di pace, se ci saranno donne e uomini di buona volontà.
Ma non vedo, oggi, donne e uomini e donne di buona
volontà. Siamo più interessati ad ucciderci a vicenda,
piuttosto che aiutarci a vicenda. Dunque, se in qualche
modo possiamo cambiare le cose, rivedere le nostre
priorità per cambiare rotta, per la nostra vita e
per le nostre spese, per emancipare l'umanità e per
"le altre specie", allora cominciamo a pensare
che "desiderare un futuro positivo" non
è un'utopia, ma una realtà positiva. È possibile,
ne abbiamo i mezzi! Abbiamo la tecnologia, non ci
manca nulla, tranne la volontà politica di farlo.
Quella manca. Il Generale Eisenhower ci mise in guardia.
Immagino che fosse al corrente della questione UFO,
quando dichiarò: "State attenti al complesso
dell'industria militare". Probabilmente, aveva
concluso che alcune informazioni da parte degli E.T.
stavano andando a finire nelle mani sbagliate e che
in qualche modo dovevamo ristabilire il controllo
pubblico su quanto accadeva.
Ci ha dato
un po' di speranza. In Europa la maggior parte è cento
volte indietro rispetto a lei. Aspettiamo il libro.
Abbiamo bisogno di sviluppare una filosofia dell'esopolitica
a livello della gente comune. Avere una persona del
suo calibro che parla, aiuta a convalidare l'ottica
dell'esopolitica. Aiuterà non solamente noi, ma l'intero
pianeta. Grazie.
Speriamo di poter lavorare insieme e di
produrre qualche risultato positivo.
* Dice di sé:
Paola
Harris. Giornalista italo-americana, reporter investigativa
nel settore della ricerca dei fenomeni extraterresti.
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