ATTIMI FUGGENTI
Declinazioni
di libertà di varia caratura
Il Padrino, Francis Ford Coppola,
1972
Don Vito: “Io ho sempre lavorato e non ho rimorsi, ho
avuto cura della mia famiglia… E ho sempre rifiutato
di fare il pupo, attaccato ai fili tenuti in mano
da quei pezz’e novanta… E non ho rimpianti. Era la
mia vita… Ma pensavo che un giorno, finalmente, sarebbe
toccato a te tenere i fili… “Il senatore Michael Corleone”…
“Il governatore Michael Corleone”… Oppure non so…”.
Michael: “… Un altro pezz’e novanta…”.
Don Vito: “Il tempo non è bastato,
non ho avuto il tempo…”.
Michael: “Ci arriveremo papà, ci arriveremo”.
Dialogo tra Don Vito Corleone
(Marlon Brando), giunto ormai quasi al termine della
sua vita, e il figlio Michael (Al Pacino), che si
appresta a diventare “il nuovo Padrino”.
Le ali della libertà, di Frank
Darabont, 1994
“Stavamo lì seduti… Il sole ci
picchiava sulle spalle, e ci sentivamo liberi. Era
come se stessimo asfaltando il tetto di casa nostra.
Eravamo i signori dell’intero creato. Quanto a Andy,
rimase tutto il tempo seduto in disparte e ci guardava
bere le sue birre. […] Voi potreste pensare che lo
fece per ingraziarsi i secondini, o magari per farsi
qualche amico fra di noi; invece io penso che l'abbia
fatto per sentirsi di nuovo come tutti gli altri,
anche se solo per poco tempo”.
Red (Morgan Freeman), chiuso
nella terribile prigione di Shawshank, gusta le birre-premio
che un’idea intelligente e coraggiosa di Andy (Tim
Robbins) ha fatto ottenere a lui e agli altri.
“Nel 1966 Andy Dufresne evase
dalla prigione di Shawshank. Di lui trovarono solo
la divisa da prigioniero infangata, una saponetta,
e un vecchio martelletto di roccia ridotto ormai a
un mozzicone. Ricordo di aver pensato che ci sarebbero
voluti 600 anni per scavare un tunnel con quell’affare.
Lui ci riuscì in meno di 20. […] Andy andò incontro
alla libertà strisciando per 500 metri in mezzo a
liquami puzzolenti e schifosi. Certe volte però ero
triste, pensando che Andy se ne era andato. Ma alcuni
uccelli non sono fatti per la gabbia, questa è la
verità. Sono nati liberi, e liberi devono essere.
E quando volano via, ti si riempie il cuore di gioia
perché sai che nessuno avrebbe dovuto rinchiuderli”.
Red (Morgan Freeman) commenta
l’incredibile evasione da Shawshank dell’amico Andy
(Tim Robbins), che era stato condannato ingiustamente
a due ergastoli per un delitto mai commesso.
“O fai di tutto per vivere, o
fai di tutto per morire. Io ho scelto di vivere. E
per la seconda volta in vita mia ho commesso un crimine:
ho violato la libertà condizionata. Ma non credo metteranno
posti di blocco per questo… Non per un vecchio come
me. Sono talmente eccitato che non riesco a stare
seduto, né a concentrarmi su qualcosa. Credo che sia
l’emozione che solo un uomo libero può provare. Un
uomo libero all’inizio di un lungo viaggio, la cui
conclusione è incerta… Spero che il Pacifico sia azzurro
come nei miei sogni… Spero!”.
Red (Morgan Freeman), che alla
fine decide di rischiare – violando la condizionale
– e di raggiungere l’amico Andy Dufresne (Tim Robbins),
che lo aspetta lontano, ormai libero.
L’avvocato del diavolo, Taylor
Hackford, 1997
“Osservavo e aspettavo… Non potevo
farne a meno. Ma non sono un burattinaio: non faccio
succedere le cose. Non è così che funziona… Libero
arbitrio! È come l’ala della farfalla. Una volta toccata,
non si solleva più da terra. No, io ho solo preparato
la scena: i fili te li tiri da solo… La libertà, figliolo,
significa non dover mai chiedere scusa”.
John Milton (Al Pacino), il diavolo
nel film, rivela a Kevin (Keanu
Reeves), avvocato vincente, di essere suo padre,
e lo esorta a donarsi a lui. Ma Satana non può
costringere neanche suo figlio: lui deve scegliere
con la sua libertà.
La fonte meravigliosa, di King
Vidor, 1949
Avvocato dell’accusa: “Questo
è l’appello solenne che vi rivolgo. Sia la vostra
coscienza a formulare il verdetto per Howard Roark.
Avete già udito i testi. La confessione di Pietro
Keating ha rivelato che Howard Roark è uno spietato
egoista, il quale ha distrutto una grande impresa
per un capriccio personale. Il quesito che vi è stato
posto è anche il problema della nostra epoca. L’uomo
ha diritto di esistere se rifiuta di servire la società?
Il vostro verdetto sarà la risposta. Il Paese l’attende”.
Giudice: “La parola è alla difesa”.
Roark: “Eccellenza, non ho voluto
testimoni. La mia sarà testimonianza e difesa”.
Giudice: “Presti giuramento”.
Ufficiale di corte: “Giuri di
dire la verità, tutta la verità, e nient’altro che
la verità davanti a Dio”
Roark: “Lo giuro. Migliaia di
anni fa l’uomo riuscì a scoprire il segreto del fuoco.
Forse lo bruciarono con quel legno che egli aveva
insegnato ad accendere. Ma lasciò all’umanità un dono
insperato e con esso liberò dal buio la terra. Durante
i secoli, altri uomini mossero i primi passi sulle
vie nuove, animati soltanto dalla loro intuizione.
I grandi creatori, i pensatori, gli artisti, gli scienziati,
gli inventori rimasero soli contro gli uomini del
loro tempo. Ogni nuova idea era ostacolata. Ogni invenzione
bandita, ma ciascuno di loro andò avanti. Lottò, soffrì
e pagò. Non era mosso dal desiderio di piacere alla
folla. La folla odiava il dono che le era offerto.
Ma lui cercava la verità. Suo scopo era solo la sua
opera. La sua opera, non chi ne usava. La sua creazione,
non i benefici che gli altri ne traevano. La creazione
che dava forma alla sua verità. Però la sua verità
la metteva sopra e contro a tutti gli altri. Andò
avanti, sia che gli altri volessero seguirlo o no.
Solo con la sua integrità per sola bandiera. Non servì
niente e nessuno. Visse solo per sé. E solo vivendo
per sé poté realizzare le opere che formano la gloria
dell’umanità. È così che è avvenuta ogni conquista.
L’uomo è nato inerme. Ha un’unica arma: la sua mente.
Senza di essa non potrebbe sopravvivere. Ma la mente
è un attributo dell’individuo. Non c’è e non si può
concepire una specie di cervello collettivo. L’uomo
che pensa deve pensare e agire da sé. Come può lavorare
se è sottoposto a costrizioni di ogni genere? È impossibile
subordinarlo a bisogni, opinioni o desideri di altri.
Nessuno ha il diritto di sacrificarlo.
Chi crea, si basa sul proprio
giudizio. Il parassita segue l’opinione degli altri.
Chi crea, pensa. Il parassita copia. Chi crea, produce.
Il parassita ruba. Chi crea crede alla conquista della
natura. Il parassita alla conquista degli uomini.
A chi crea va data indipendenza. Egli non comanda
e non serve nessuno. Tra lui e gli altri c’è un libero
scambio, una libera scelta. Il parassita cerca il
potere e tenta di livellare gli uomini in un’azione
comune, una comune schiavitù. E pretende che l’uomo
debba essere uno strumento ad uso degli altri. Debba
pensare come pensano gli altri. Agire come gli altri,
che debba annullarsi in una servitù senza gloria.
Guardate la storia. Ogni conquista ogni bene che possediamo
deriva dall’opera indipendente di una mente indipendente.
Ogni barbarie o decadenza nasce dal tentativo di fare
degli uomini automi senz’anima, senza cervello, senza
diritti personali, volontà, speranza, dignità. È un
antico conflitto. Oggi ha un altro nome: l’individuale
contro il collettivo. Il nostro paese, che è fra i
più nobili della storia degli uomini, si fondò sul
princìpio dell’individualismo ossia sui diritti inalienabili
dell’uomo. Era un paese dove l’uomo era libero di
cercare la sua felicità. Di guadagnare e produrre
non angustiato dalla rinunzia. Di prosperare. Libero
di possedere un bene inestimabile: il senso del suo
valore personale è la più alta delle virtù, il suo
amor proprio.
Questo è ciò che i collettivisti
vi chiedono di distruggere, come già altrove è stato
distrutto. Io sono architetto. Se fossi editore sarebbe
più facile capire il mio problema e le ragioni della
mia protesta. Infatti, chi oserebbe pensare a un editore
che deformasse la trama di un romanzo, a un direttore
di giornale che si attentasse a modificare l’articolo
pensato da uno scrittore. Insomma, un oltraggio alla
libertà di stampa e di pensiero. Per la mia opera
d’arte, invece, da me fornita senza sollecitazioni
e compenso, si è imbastito questo processo, perché
io ho voluto distruggere le deformazioni che alla
mia opera erano state apportate. Il patto era di riprodurla
come l’avevo ideata io. Quello era il patto. E mi
misi subito al lavoro. Non presi un soldo. La mia
opera fu deturpata dal capriccio di altri che sfruttarono
il mio lavoro senza darmi nulla. Sono venuto a ricordarvi
che nessuno ha il diritto di usurpare un solo minuto
della vita degli altri e nessuno ha il diritto di
sfruttare le energie degli altri. Chiunque esso sia.
Questo volevo dirvi. O il mondo finirà in un’orgia
di sopraffazione. Vi parlo in nome di tutti gli uomini
indipendenti che ancora rimangono nel mondo. Al di
fuori di questi princìpi non esiste che la schiavitù
del lavoro e la negazione all’uomo del diritto di
vivere secondo il proprio genio”.
La giuria lo dichiara innocente
per i reati a lui ascritti.
L’architetto Howard Roark (Gary
Cooper), deciso a non accettare alcun compromesso,
per affermare le proprie idee decide di far saltare
in aria una sua grandiosa opera: per questo sostiene
un processo, nel quale si difenderà personalmente.
Selfcinema
“Adotta un film on line”: questo
il principio che anima Selfcinema, associazione dalla
mentalità decisamente innovativa. A darle vita, pochi
mesi fa, un “gruppo di cinefili stufi” di un’ “offerta
culturale spesso omologata”, che si sono ribellati,
associati e hanno deciso di adottare un film,
di portarlo in sala, di offrire ad altri spettatori
la possibilità di vederlo, coinvolgendo gli stessi
nel meccanismo della prevendita.
Che significa? Che Selfcinema
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poi nelle sale, i film di qualità che non trovano
spazio nel tradizionale meccanismo distributivo, in
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sul grande schermo. Il primo esperimento, il primo
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di mio fratello, di Pietro Reggiani. Solo 6 euro la
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SelfCinema nasce dunque come
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riflessioni - ricchi d’informazioni aggiornate, palinsesti
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Libertà va cercando, ch'è sì
cara come sa chi per lei vita rifiuta
Dante
Com'è bella giovinezza, che sen
fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia del diman
non v'è certezza
Lorenzo il Magnifico
Viviamo, Lesbia mia, ed amiamoci,
e i brontolii dei vecchi austeri
valutiamoli, tutti assieme, due
soldi.
Il sole può tramontare e tornare,
ma noi, quand'è tramontata la
nostra
breve luce, dobbiamo dormire
una sola notte, perpetua.
Catullo
Non vi è libertà ogni qual volta
le leggi permettono che, in alcuni eventi, l'uomo
cessi di essere "persona" e diventi "cosa".
Cesare Beccaria
Mostrami chi non è schiavo: uno
lo è dalla libidine, l'altro dell'avarizia, l'altro
ancora dell'ambizione; tutti della paura. La schiavitù
più avvilente è quella volontaria.
Seneca
Se vogliamo essere liberi, creiamo
noi stessi la nostra libertà e non attendiamola da
altra parte.
Claude Henri de Saint-Simon
Chiamiamo libero colui che esiste
per se stesso e non per un altro.
Aristotele
La libertà riservata ai partigiani
del governo, ai soli membri di un unico partito -
sia pure numerosi quanto si vuole - non è libertà:
la libertà è sempre e soltanto la libertà di chi pensa
liberamente.
Rosa Luxemburg
Ubi rationabilitas ibi necessario
libertas.
Dove avrai spazio per ragionare,
lì necessariamente la libertà.
Scoto Eriugena
La libertà ha un altro nome che
suona "responsabilità"; e con ciò si chiarisce
che essa rappresenta piuttosto un grave onere, specialmente
per l'intelletto.
Thomas Mann
“Quando un popolo, divorato dalla
sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri
che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo,
accade allora che, se i governanti resistono alle
richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati
tiranni.
E avviene pure che chi si dimostra
disciplinato nei confronti dei superiori è definito
un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito
finisce per trattare il figlio come suo pari,
e non è più rispettato; che il maestro non
osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe
di lui, che i giovani pretendono gli stetti diritti,
la stessa considerazione dei vecchi, e questi, per
non parer troppo severi, danno ragione ai giovani.
In questo clima di libertà, nel
nome della medesima, non vi è più
riguardo né rispetto per nessuno.
In mezzo a tanta licenza nasce
e si sviluppa una mala pianta: la Tirannia”.
Platone “La Repubblica”, libro
VIII
Per la libertà, così come per
l'onore, si può e si deve mettere in gioco la vita.
Miguel de Cervantes
L'albero della libertà deve essere
innaffiato di quando in quando con il sangue dei patrioti
e dei tiranni. È un concime naturale.
Thomas Jefferson
(1743 - 1826)
La libertà è un vago concetto.
Otto von Bismarck (1815 - 1898)
La libertà è un lusso che non
tutti si possono permettere.
Otto von Bismarck (1815 - 1898)
Più uno sta in alto, meno è libero.
Sallustio
Pochissimi sanno essere liberi
e pochissimi cosa vuol dire esserlo.
Marguerite Yourcenar
Io non sono veramente libero
se non quando, tutti gli esseri umani che mi circondano,
uomini e donne sono ugualmente liberi.
Michail Alexandrovič Bakunin
Esser liberi è meno difficile
di quanto si crede. Presuppone una sola condizione:
che la libertà valga più della vita.
Aleksandr Isaevič Solženicyn
Nulla fu mai, per l'uomo e per
la società umana, più intollerabile della libertà.
Fedor Dostoevskij
Canzoni
Il mio canto libero
(Lucio Battisti, Mogol)
In un mondo che non ci vuole
più il mio canto libero sei tu; e l'immensità si apre
intorno a noi aldilà del limite degli occhi tuoi.
Nasce il sentimento, nasce in mezzo al pianto e s’innalza
altissimo e va e vola sulle accuse della gente a tutti
i suoi retaggi indifferente sorretto da un anelito
d'amor, di vero amore.
Pietre un giorno case ricoperte
dalle rose selvatiche rivivono ci chiamano boschi,
abbandonati e perciò sopravissuti vergini si aprono
ci abbracciano. In un mondo che prigioniero è respiriamo
liberi io e te e la verità si offre nuda a noi e limpida
è l'immagine ormai nuove sensazioni giovani emozioni
si esprimono purissime in noi, la veste dei fantasmi
del passato cadendo lascia il quadro immacolato, e
s'alza un vento tiepido d'amore, di vero amore - e
- riscopro te. Dolce compagna che non sai dove andare,
ma sai che ovunque al fianco tuo mi avrai se tu lo
vuoi.
In un mondo che, prigioniero
è respiriamo liberi io e te e la verità si offre nuda
a noi e limpida è l'immagine ormai. Nuove sensazioni,
giovani emozioni si esprimono purissime in noi. La
veste dei fantasmi del passato, cadendo lascia il
quadro immacolato e s'alza un vento tiepido d'amore,
di vero amore - e - riscopro te.
Una preghiera di libertà, una
preghiera d’amore
(Elisa Toffoli)
È strano quanto il tempo scorra
lentamente, quando aspetti qualcosa di più. Che riesca
a darti calore, quando hai freddo, che riesca a calmarti
e a darti pace…
È strano quanto il tempo scorra
velocemente…l’amore arriva quando meno te l’aspetti,
il suo potere ti sovrasta e devi arrenderti, devi
lasciarti andare…
Questa fragilità ci rende forti.
Questo fuoco scioglierà il ghiaccio ed è ciò che voglio,
ciò di cui ho bisogno. Una preghiera di libertà, una
preghiera d’amore…
Doni preziosi sono dati nel silenzio,
come pezzi di un puzzle irrisolto, per imparare, per
conoscere…così inspiegabili, ma così belli! […]
Così, non importa quanto a lungo
aspetterò, la sofferenza è un nonnulla, una prova
per la mia volontà. Verrà il giorno in cui la verità
sovrasterà tutte le paure e tutte le bugie. In una
preghiera di libertà, una preghiera d’amore…
Liberi Liberi
(Vasco Rossi)
Ci fosse stato un motivo per
stare qui, ti giuro sai sarei rimasto sì. Son convinto
che se fosse stato per me adesso forse sarei laureato
e magari se "lei"... fosse stata con me
adesso.... sarei sposato!
Se fossi stato, ma non sono mai
stato così; insomma dai, adesso sono qui! Vuoi che
dica anche se, soddisfatto di me, in fondo in fondo
non sono mai stato, “soddisfatto” di che, ma va bene
anche se qualche volta mi sono sbagliato.
Liberi, liberi, siamo noi. Però
liberi da che cosa, chissà cos'è?...Chissà cos’è!
Finché eravamo giovani era tutta
un'altra cosa chissà perché?.......chissà perché!
Forse eravamo "stupidi" però adesso siamo
"cosa"... che cosa....che?.....che cosa...se!?...
Quella voglia, la voglia di vivere quella voglia che
c'era allora... chissà dov'è! ...chissà dov'è!?
Che cos'è stato, cos'è stato
a cambiare così? ...ti giuro che, sarei rimasto qui...Vuoi
che dica anche se soddisfatto di me in fondo in fondo
lo sono mai stato "soddisfatto" di che ma
va bene anche se...se alla fine il passato è passato!
Liberi Liberi siamo noi, però
liberi da che cosa chissà cos'è,....chissà cos'è!
E la voglia, la voglia di ridere quella voglia che
c'era allora chissà dov'è?!....chissà dov'è!
Cosa diventò, cosa diventò quella
"voglia" che non c'è più, cosa diventò,
cosa diventò che cos'è che ora non c'è più cosa diventò,
cosa diventò quella "voglia" che avevi in
più cosa diventò, cosa diventò e come mai non ricordi
più…
Documenti storici
Dichiarazione universale dei
diritti dell’uomo
(adottata dalle Nazioni Unite il 10/12/1948 - primi cinque
articoli)
Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono
liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati
di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso
gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano
tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella
presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna,
per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua,
di religione, di opinione politica o di altro genere,
di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita
o di altra condizione.
2) Nessuna distinzione sarà inoltre
stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico
internazionale del paese o del territorio sia indipendente,
o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo,
o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla
vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria
persona.
Articolo 4
Nessun individuo potrà essere
tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù
e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi
forma.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere
sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni
crudeli, inumane o degradanti.
I 14 principi universali dell’uguaglianza
e della democrazia nel 3° millennio
Art. 1
I diritti che appartengono ad
ogni uomo, da quando nasce fino a quando muore, sono
quello alla vita, alla libertà, alla proprietà, alla
continuità del lavoro e del reddito lavorativo, alla
salvaguardia della salute di tutto il pianeta, alla
sicurezza.
Gli uomini, da quando nascono
fino a quando muoiono, sono tutti liberi e uguali
davanti alla legge. Tale libertà e tale uguaglianza
si perpetrano e si consolidano attraverso la democrazia,
le leggi, il lavoro, lo Stato, il mercato, il capitale.
Il capitale non è solo il fine del mercato, ma soprattutto
il mezzo per l’uguaglianza sostanziale ed effettiva
di tutti gli uomini del futuro. Il capitale stabilizzato
è il massimo strumento dell’uguaglianza sostanziale
definitiva tra tutti gli uomini del mondo.
Il diritto alla vita si esplica
anche respirando, bevendo, coltivando. L’aria, l’acqua
e la terra sono risorse che appartengono, nella loro
totalità, a tutti gli uomini, e sono soggette a deterioramento
e depauperamento.
Essendo tali, ogni singolo uomo
ha diritto a che esse non siano contaminate, in nessuna
parte del mondo.
Ogni individuo del mondo ha diritto
a che il consumo di acqua venga razionalizzato per
legge, al fine di essere equamente distribuita. La
contaminazione di aria, acqua e terra è un “crimine
contro l’umanità”, ed i contaminatori devono rispondere
penalmente di tale reato.
Art. 2
La democrazia è un diritto di
ogni individuo, ma anche una situazione concreta di
benessere, una situazione materiale. La democrazia
è fatta di diritti, di libertà, e di una concreta,
precisa e certa condizione economica, che deve rendere
effettiva la fruizione dei diritti e delle libertà,
da parte di ogni individuo.
La garanzia concreta e certa
di un lavoro dignitoso per tutti, è la condizione
imprescindibile per l’esistenza di una democrazia.
Art. 3
La democrazia dovrà consistere,
per quanto riguarda il suo aspetto concreto, nella
garanzia di almeno un posto di lavoro, (due, per le
famiglie con figli) fino all’età della pensione, per
ogni famiglia e per ogni cittadino single.
Ciò, al fine dell’eliminazione
della povertà nella società. Solo così si aggiunge
la partecipazione alla democrazia.
Il lavoro può essere fisso, a
termine o a tempo parziale, ma il reddito deve essere
sempre fisso, e fissato sempre al di sopra della soglia
di povertà.
La temporaneità e la parzialità
del posto di lavoro, devono essere sempre compensate
dalla continuità del lavoro in sé, nel senso che la
successione dei vari posti di lavoro a termine o parziali,
deve essere continua.
Tuttavia, nel caso di vuoto lavorativo
causato dal passaggio da un posto di lavoro all’altro,
tale vuoto dovrà essere comunque retribuito, almeno
in maniera sufficiente, e coperto dalla previdenza
sociale.
Art. 4
Il mercato è il più concreto
e potente strumento della democrazia (“materiale”).
Per tale motivo, esso deve essere libero. La libertà
del mercato si legittima in quanto essa è funzionale
al raggiungimento di un concreto benessere materiale
per tutti (in pratica, la piena occupazione obbligatoria).
Solo se il mercato viene indirizzato
verso il suddetto risultato, e solo se non ostacola
o reprime il raggiungimento di quel risultato stesso,
allora esso può essere totalmente libero. Intanto
il mercato può essere pienamente libero, in quanto
rispetti le suddette condizioni, essenziali per l’esistenza
della democrazia moderna. I creatori della ricchezza
sono il mercato e lo Stato insieme.
Art. 5
Lo Stato, per la parte di sua
competenza, decide la direzione del mercato, al fine
di rendere le decisioni economiche dei singoli, utili
al raggiungimento del benessere materiale per tutti
gli individui.
Dunque, compito e dovere assoluto
dello Stato, è quello di predeterminare e decidere
i concreti risultati finali delle azioni economiche
che si svolgono nel mercato, ed anche delle azioni
degli organi pubblici riguardanti l’economia.
Lo Stato, tranne che per alcuni
aspetti, non avrà nessun potere di gestione nelle
imprese. Egli agirà come semplice “socio” delle imprese,
socio avente l’esclusivo interesse del maggior sviluppo
possibile delle imprese private e della piena occupazione
effettiva costante.
Art. 6
Lo Stato, attraverso un particolare
e scientifico metodo di coordinamento in un sistema,
delle azioni degli operatori del mercato, ed anche
di quelle pubbliche, dovrà rendere certi i risultati
del mercato, cioè dovrà rendere certo il risultato
del concreto benessere materiale per tutti.
Art. 7
Per rendere utili le azioni del
mercato, cioè per raggiungere il risultato di un certo
e concreto benessere materiale per tutti, lo Stato
dovrà programmare ed imporre un sistema di stabilizzazioni
(automatico ed autoalimentatesi) nella propria politica
economica.
Senza tale sistema di stabilizzazioni,
quel preciso e certo risultato non si potrà raggiungerlo
in maniera piena e concreta.
Art. 8
Attraverso la piena attuazione
del sistema di stabilizzazioni, lo Stato avrà il dovere
di eliminare la povertà.
Art. 9
L’attuazione del sistema di stabilizzazioni
scientifiche automatiche, nel sistema socio-economico
è un diritto costituzionale di ogni cittadino.
Art. 10
Il diritto di ogni individuo
a partecipare alla democrazia, viene esercitato sia
attraverso il diritto al voto, sia con il diritto
ad avere sempre la garanzia di un lavoro per il dignitoso
sostentamento personale o dei propri familiari.
Solo chi ha un’autonomia economica
partecipa alla democrazia.
Art. 11
Ogni cittadino ha il diritto
di diventare ricco o benestante. Lo Stato ha l’obbligo
di predisporre le misure concrete affinché tale diritto
si concretizzi per tutti i cittadini (non solo per
pochi). Nel predisporre tali misure, lo Stato dovrà
assicurare loro le stesse situazioni (o condizioni)
di partenza.
Ogni cittadino ha il diritto
di diventare ricco o benestante, e di poter coltivare
il senso della prospettiva futura. Il limite della
libertà economica è il bene altrui. Essa trova anche
un limite nella sua utilità, nel senso che essa è
legittima fino a che serva a far raggiungere il benessere
economico di tutti i singoli individui della società,
cioè un lavoro continuo e dignitoso per tutti.
L’imprenditore deve esser messo,
dallo Stato, nelle migliori e più vantaggiose condizioni
possibili, soprattutto di partenza, per far sì che
egli guadagni il più possibile, contribuendo in tal
modo, il più possibile, alla piena occupazione effettiva
e al benessere della collettività.
Art. 12
Lo Stato accetta la forma più
estrema di mercato (il capitalismo) e cerca di sfruttare
al meglio i suoi aspetti positivi.
Tuttavia, lo Stato, attraverso
specifici meccanismi economici, si obbliga a neutralizzarne
gli aspetti negativi, affinché non compromettano il
raggiungimento dell’obiettivo di un certo e concreto
benessere materiale per tutti (piena occupazione obbligatoria)
e dell’eliminazione della povertà.
La presenza e l’accettazione,
da parte dello Stato, di forme estreme di mercato,
si legittimeranno solo e soltanto a condizione che
tali forme estreme non pregiudichino il suddetto obiettivo,
fondamentale per la moderna democrazia.
Altrimenti, tali forme estreme,
dovranno essere combattute, represse e soppresse dallo
Stato, in quanto esse non consentiranno il raggiungimento
dell’obiettivo fondamentale della moderna democrazia.
Art. 13
Lo Stato deve predisporre, a
favore di chi vuol fare l’imprenditore, delle condizioni
economiche di partenza medesime, per tutti quanti
loro. Tali condizioni economiche devono essere concrete,
e devono consistere nell’attuazione del modello d’impresa
cosiddetto “ad affitto pubblico”, il quale prevede
imprese private di proprietà (potenzialmente temporanea
ed eventuale) dello Stato.
Con tale modello lo Stato finanzierà,
in maniera praticamente completa, la nascita delle
imprese, rendendo davvero concreta e reale la loro
libera (e paritaria) entrata nel mercato; rendendo
così più concreta e reale la libera concorrenza perfetta.
Tutti dovranno avere la concreta
possibilità di diventare imprenditori.
L’attività degli imprenditori
e la ricchezza da loro prodotta, saranno fondamentali
per il sistema socio-economico, in quanto esse saranno
funzionali al raggiungimento dell’obiettivo primario
di tale sistema, cioè quello della piena occupazione
obbligatoria e dell’eliminazione totale della povertà.
Art. 14
Le entrate tributarie “fondamentali”
(cioè quelle da cui dipendono aspetti fondamentali
della vita del paese e dei singoli cittadini, quali
la sanità, il welfare, l’ordine pubblico e la giustizia)
devono rispondere a criteri di imposizione fiscali
diversi da quelli comunemente usati per le altre imposte
(che si attengono ad un preciso e rigido collegamento
logico tra la natura dell’imposta e la natura di ciò
che l’imposta deve andare a colpire), e questo al
fine della “oggettività estrema” di ciò che si va
a colpire con l’imposta e per il fine della “certezza
quasi assoluta” delle entrate fondamentali.
Al fine del raggiungimento di
questi obiettivi, dovrà essere obbligatorio usare
come principio generale dell’imposizione delle entrate
tributarie fondamentali, quello della “ragionevole
presunzione”.
Dichiarazione d’indipendenza
degli Stati Uniti
(Incipit)
“Quando, nel corso degli eventi
umani, diviene necessario per un popolo rescindere
i legami politici che lo legavano ad un altro, ed
assumere tra le Potenze della Terra la posizione separata
ed eguale alla quale le Leggi della Natura e del Dio
della Natura gli danno titolo, un giusto rispetto
delle opinioni dell’Umanità richiede che essi manifestino
le cause che li costringono alla separazione.
Noi teniamo per certo che queste
verità siano di per se stesse evidenti: che tutti
gli uomini sono creati eguali, che essi sono dotati
dal loro Creatore di certi Diritti inalienabili, che
tra questi vi siano la Vita, la Libertà ed il perseguimento
della Felicità. Che per assicurare questi diritti
sono istituiti tra gli Uomini i Governi, i quali derivano
i loro giusti poteri dal consenso dei governati. Che
quando un qualsiasi Sistema di Governo diventa distruttivo
di questi fini, è Diritto del Popolo di alterarlo
o di abolirlo e di istituire un nuovo Governo, ponendone
il fondamento su questi princìpi ed organizzandone
i poteri in una forma tale che gli sembri la più adeguata
per garantire la propria sicurezza e la propria Felicità.
La prudenza, tuttavia, richiederebbe
che i Governi da lungo tempo stabiliti non siano cambiati
per cause lievi e transitorie; e coerentemente ogni
esperienza ha mostrato che l’umanità e più disposta
a sopportare, quando i suoi mali sono sopportabili,
che non a difendersi abolendo le forme alle quali
sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi
e usurpazioni, che perseguono invariabilmente il medesimo
obiettivo, manifesta il disegno di ridurli sotto un
assoluto Dispotismo, è loro diritto, è loro dovere
rovesciare un simile Governo e provvedere nuove Garanzie
per la loro futura sicurezza. Tale è stata la paziente
sopportazione di queste Colonie; e tale è ora la necessità
che le forza ad alterare i loro precedenti Sistemi
di Governo”.
Ratificata a Philadelphia, 4 luglio del 1776
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