PROGETTI
DOTTOR
FREUD. APPUNTI PER UNA FICTION
Il
padre della psicoanalisi racconta i suoi primi casi
di
Anna Bogo e Cesare Lanza
Undici casi clinici di terapia psicoanalitica già
elaborati per diventare undici puntate di fiction
televisiva, più cinque ulteriori casi da strutturare.
Ogni caso clinico, una puntata. Il filo di ogni storia è tenuto
in prima persona dallo stesso Freud, come voce narrante
fuori campo. I Casi Clinici di Freud sono osservazione
sistematica, diretta e documentata, dei propri pazienti
raccontata da Freud stesso. I Casi Clinici non sono
mai stati sceneggiati per il cinema o la tv, se non
citati all’interno di documentari o film (rarissimi)
sulla vita di Freud o di Jung.
Undici
casi perfetti per essere romanzati, anzi già romanzati
da Freud stesso. Sono, potremmo dire, gialli, thriller,
alcuni con inquietudini visionarie e tagli di luce
alla Hitchcock.
Freud scrive
spesso frasi del genere: “Questo lo spiego più avanti”.
Oppure: “Ricordatevi di questo”. O ancora: “Questo
mi ha svelato il mistero”. Lasciandoci in agitata
attesa degli sviluppi.
Sono
storie di pazienti che arrivano nel suo studio di
Vienna con patologie che vanno dal delirio all’isteria,
alla paranoia, malattie psichiche che si esplicitano
anche in terribili disturbi somatici, storie raccontate
nel modo che fanno di Freud, oltre all’inventore della
psicanalisi, uno dei miglior scrittori del suo secolo.
Freud diceva che niente è così intrigante e sconvolgente
come entrare nella psiche umana.
Leggere
questi casi veri è un’esperienza che porta alla radice
di ogni orrore della nostra vita quotidiana. Immaginiamo
il nostro coinvolgimento nel vederli sullo schermo,
a rappresentare le nostre paure e le nostre psicosi.
A spiegarci, anche, o avvicinarci a comprendere, per
aiutare noi stessi o chi ci sta vicino, i tormenti
nascosti dell’anima.
I casi clinici
di Freud, con una sintesi visiva eccezionale, riportati
in saggi brevi, costituiscono il tentativo - riuscito
- di presentare al pubblico, e agli addetti, la grande
massa di materiale psichico raccolto e il suo complesso
percorso di ricerca e interpretazione, per prove,
tentativi.
I
personaggi dei casi clinici sono vari e ben delineati
anche nei tratti fisici. Sono in genere colti e di
famiglia ricca o benestante, visto che si potevano
permettere di approdare alla nascente psicanalisi.
Ma intorno a loro ruota un mondo fatto di governanti,
bambinaie, amici, fidanzati, cuoche, di altre categorie
sociali dunque, che ci danno un panorama completo
della vita e degli ambienti della Vienna di quel tempo.
E non solo di Vienna, ma anche dei magnifici dintorni, dei
boschi viennesi, la campagna, le case di cura sulle
colline o sui lagni, le cittadine sul Baltico, fino
ad Odessa e all’Ungheria.
Questa
è l’idea per una serie televisiva che ha come protagonista
Sigmund Schlomo Freud, inventore della psicanalisi,
che ha scritto dettagliatamente i fatti che andava
scoprendo e i Casi Clinici, cioè la storia vera, anche
se tuttora sconvolgente e inverosimile, dei suoi pazienti.
Per convenzione si usa datare la nascita della
psicanalisi con la prima interpretazione di un sogno
scritta da Freud: un suo sogno personale.
Il racconto di questo sogno, Vienna, notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, potrebbe essere l’inizio del racconto
in prima persona fatto da Freud stesso, ormai vecchio,
a Londra, poco tempo da vivere a causa di una grave
malattia alla mascella.
Tre operazioni. Fumava ancora venti-trenta
sigari al giorno. Non era mai riuscito a smettere.
Si era invece autoguarito dalla fobia per i
viaggi. Da giovane era partito per Roma, ma in preda
ad un terrore indescrivibile era tornato subito indietro.
Negli anni, andando a fondo a questo
proprio comportamento - la sua autoanalisi è fondamentale
per le sue scoperte - guarì, andò a Roma e qui passò
una vacanza indimenticabile.
(Il sogno di quella notte del 1895
è riportato ne L'interpretazione dei sogni, (1900),
come "il sogno dell'iniezione di Irma”).
Nota
I paragrafi
o le frasi tra virgolette sono dello stesso Freud.
I primi cinque
casi qui di seguito sono stati pubblicati da Freud
tra il 1905 e il 1920 e sono considerati i più importanti
perché addensano tutte le teorie della psicanalisi.
Gli altri
sono stati pubblicati in anni precedenti o successivi.
Il caso di Anna O., il primo in
ordine di tempo, gli fu passato dal suo maestro Breuer,
che non riusciva a risolverlo. Freud ci riuscì.
Breuer scrisse di lui: “Freud è
nel pieno vigore del suo intelletto. Ormai lo scorgo
in lontananza, come la gallina il falco.”
1. Il caso di Dora
Il caso è particolarmente complesso e il materiale
abbondante.
“Ho
scelto una persona che non viveva a Vienna, ma in
una remota città di provincia e le cui vicende private
devono per questo essere praticamente sconosciute
nella capitale (…). Le questioni sessuali saranno
discusse con la maggior franchezza possibile, gli
organi e le funzioni della vita sessuale saranno chiamati
con il loro vero nome, sicché il lettore “benpensante”
sarà convinto dalla mia esposizione che io non ho
esitato a parlare con una giovane donna di certi argomenti
e con quel linguaggio. Non mi difenderò davanti ad
accuse di questo genere: chiedo soltanto che mi siano
concessi gli stessi diritti di cui gode un ginecologo
- o magari diritti anche più modesti - e aggiungo
che sarebbe indice di una singolare e morbosa malizia
supporre che conversazioni come quelle che presento
possano costituire un valido mezzo di eccitazione
e soddisfazione di desideri sessuali”
“L’ambiente
familiare della ragazza di diciotto anni includeva,
oltre a lei, i suoi genitori e un unico fratello.
Il padre è la figura dominante, sia per la sua intelligenza
e il carattere, sia per le circostanze stesse della
sua vita, che fecero da cornice all’infanzia e alla
malattia della ragazza.
Nel
periodo in cui ebbe inizio il mio trattamento, egli
era prossimo ai sessant’anni, imprenditore, con una
situazione economica molto prospera. La figlia gli
era teneramente affezionata anche perché il padre
fu vittima nel tempo, da quando la ragazza aveva sei
anni, di varie malattie, tra cui una tubercolosi,
che portò la famiglia a spostarsi a risiedere in una
piccola città delle nostre province meridionali. Qui
la salute del padre migliorò notevolmente, ma precauzioni
di prudenza convinsero la famiglia a rimanere ben
altri dieci anni in quella cittadina, che chiamerò
B.
Durante
i primi anni di vita della ragazza, che chiamerò d’ora
in poi Dora, il suo unico fratello, di un anno e mezzo
più vecchio di lei, era stato il modello che essa
si era sforzata di imitare, ma, negli ultimi tempi,
i loro rapporti si erano allentati. Il giovanotto
non era interessato ai problemi familiari e, se interveniva,
tendeva a parteggiare per la madre: ecco così tracciato
il solito schema dell’attrazione sessuale all’interno
della famiglia - padre e figlia da un lato, madre
e figlio dall’altro”.
I
primi sintomi nevrotici della paziente si svilupparono
quando lei aveva otto anni, subito dopo una gita in
montagna.
Freud
la conobbe quando Dora aveva sedici anni e una tosse
compulsiva continua che propose di affrontare con
un trattamento psicoterapeutico, ma la cosa non ebbe
seguito perché la tosse cessò. Due anni più tardi,
invece, la famiglia si trasferì a Vienna, gravemente
preoccupata per i molti disturbi che ormai la figlia
presentava.
La
storia della sua vita, narrata a Freud da Dora, lasciata
libera da Freud di parlare dell’argomento preferito,
a ruota libera, rivela come un romance à clef, la complicata struttura
affettiva di quattro personaggi principali: il padre
di Dora, il signor K, la giovane moglie del signor
K. e Dora stessa in un intreccio che l’analisi riuscirà
solo in parte a chiarire perché sarà improvvisamente
interrotta.
La
giovane Dora racconta di essere stata oggetto di avances
sessuali da parte del signor K. durante una gita al
lago. Il padre e lo zio di Dora gli chiedono spiegazioni,
lui si dichiara disposto ad andare nella città industriale
per parlarne: qui nega tutto senza dare molte spiegazioni.
In
un incontro successivo con il solo padre parlerà invece
molto in negativo di Dora, insinuando anzi che è proprio
la piccola ad essere innamorata di lui e ad avere
fantasie sessuali di ogni tipo e un interesse smodato
per la lettura di libri audaci come il libro del Mantegazza.
La lettura di questi libri era conosciuta solo dalla
signora K. che quindi aveva tradito Dora (come in
precedenza aveva fatto anche una governante della
ragazza). Dora chiede al padre di non frequentare
più il signor e la signora K., ma il padre le risponde
che non può abbandonare la signora, infelice col marito,
e sua cara amica. La spiegazione del padre fa nascere
una violenta gelosia non riconosciuta dalla giovane
figlia.
La trama centrale della narrazione scorre quindi attraverso
le diverse prospettive che presenta una scena particolarmente
rilevata nel contesto dei ricordi: la memorabile scena
sul lago che è insieme occasione di un desiderio e
di un rifiuto. Per Dora i rapporti affettivi con il
padre e con il signor K. si riveleranno connessi,
e assumerà un ruolo principale nella vicenda della
giovane Dora l’attrazione da lei stessa provata verso
una persona del proprio sesso, e cioè la signora K.
con la quale si diceva che il padre avesse una relazione.
La storia è esemplare perché contiene molti argomenti che
costituiscono la struttura psicanalitica e perché
si basa sull’analisi approfondita di due sogni fatti
da Dora, dai quali Freud evince che Dora sia ben più
complessa della giovane che è nella vita, i suoi affetti
sono ben più perversi, la sua infanzia ben più inserita
nella sessualità che costituisce proprio la forza
motrice della malattia.
(I due sogni particolareggiati di Dora da cui Freud trae
materiale per l’analisi e la comprensione del caso,
andrebbero descritti per immagini perché di forte
impatto e importanza qui e in tutta l’interpretazione
dei sogni).
Dunque Dora è innamorata del signor K, ma anche della signora
K. che però riconosce come traditrice e come rivale
nell’amore sia del padre sia del signor K.
Una delle cause scatenanti la malattia di Dora è, infatti,
la gelosia che prova pensando a suo padre con la signora
K.
Freud viene a sapere che per molto tempo tra la signora
K. e Dora c’era stata molta intimità. Quando Dora
andava a casa dei K., dormiva in camera con la signora
K mentre il marito veniva fatto sloggiare.
“Quando Dora parlava di lei, decantava “il candore affascinante
del corpo” in un tono piuttosto da innamorata che
da rivale sconfitta. Un’altra volta mi disse, con
più mestizia che amarezza, che era convinta che i
regali che le portava il babbo fossero scelti da lei:
vi riconosceva il gusto”.
2. Il caso del piccolo Hans
È l’analisi
di una fobia di un bambino di cinque anni.
È fondamentale
come verifica delle teorie freudiane sulla sessualità
infantile (complesso di Edipo, paura della castrazione),
sull’angoscia patologica e la rimozione di pulsioni
aggressive rivolte verso i familiari. Freud utilizza
il caso per dibattere poi l’interessante problema
della presunta pericolosità - soprattutto nella terapia
infantile - di portare a coscienza i contenuti rimossi.
I
genitori del piccolo Hans erano stati allievi di Freud.
Egli aveva curato la madre prima che si sposasse,
ed il padre di Hans aveva seguito tutte le lezioni
del professore. E fu appunto il padre con la supervisione
di Freud, non Freud in prima persona, ad analizzare
il bambino, con frequenti consultazioni durante il
lavoro analitico.
Il
padre osservava, compilava un diario dettagliatissimo
che poi portava a Freud.
L’indagine
procede su tre piani diversi: la produzione di Hans,
l’interpretazione del padre, gli interventi di Freud,
verso Hans attraverso il padre, e verso il padre stesso.
Quindi
Freud analizza Hans e il padre di Hans mentre analizza
il figlio.
Oltre
a qualche incontro diretto tra Freud e il piccolo.
Il
caso tratta la fobia di Hans che si era innestata
su uno stato di angoscia verso i quattro anni e mezzo,
a circa nove mesi dalla nascita della sorellina.
Il
caso è corredato da alcuni disegni molto particolari
fatti dal bambino stesso.
La
storia di Hans tratta un’infinità di fobie del piccolo,
da quella di attraversare le porte o di essere morso
da un cavallo, o che suo padre potesse essere morso
da un cavallo e ne morisse.
La
storia non è facile da rendere brevemente perché è
costituita soprattutto dai dialoghi che il padre annotava,
dalle domande che il padre faceva ad Hans e dalle
sue risposte: il tutto portato poi a Freud per l’analisi,
Valgano
allora queste parole di Freud per uno dei casi più
importanti e conosciuti della letteratura psicanalitica.
“Chiesi
ad Hans in tono scherzoso se i suoi cavalli portassero
gli occhiali, e il piccino disse di no, poi gli chiesi
se il suo papà portasse gli occhiali e anche questa
volta negò, nonostante fosse evidente il contrario;
gli chiesi ancora se con il nero intorno alla “bocca”
non intendesse dire i baffi, e infine gli rivelai
che egli aveva paura del suo papà, e proprio perché
lui, Hans, voleva tanto bene alla mamma. Credeva che
perciò il babbo si fosse arrabbiato con lui, ma non
era vero. Il babbo gli voleva bene lo stesso e lui
gli poteva confessare ogni cosa”.
Il
caso ebbe risultati positivi sorprendenti.
A
distanza di anni, Freud ebbe la gradita sorpresa di
ricevere presso il suo studio un giovane di quattordici
anni, alto e robusto che presentandosi disse:
“Ich bin der
kleine Hans.”
Sono
il piccolo Hans.
3. Il caso dell’uomo dei topi
“Un uomo
piuttosto giovane, dotato di una cultura a livello
universitario, si presentò da me, affermando di soffrire
d’ossessioni sin dall’infanzia, ma con particolare
intensità negli ultimi quattro anni. Le caratteristiche
essenziali del suo disturbo consistevano nella paura
che potesse capitare qualche cosa di grave a due
persone per le quali nutriva un profondo affetto:
il padre ed una signora che ammirava. Inoltre, provava
spinte compulsive,
come, per esempio, quella di tagliarsi la gola con
un rasoio, e avvertiva dei divieti, talora in rapporto a cose del
tutto irrilevanti. Rappresentazioni ossessive, impulsi
coatti che gli impedivano una vita normale e di proseguire
nella carriera di avvocato.
In
particolare le sue ossessioni si erano ingigantite
in seguito a un episodio successo mentre il paziente
partecipava alle manovre militari: la perdita di un
banale pince-nez
e la quasi parallela narrazione, da parte di un superiore,
di un supplizio inflitto in oriente che aveva come
soggetto dei topi.
La
perdita del pince-nez
venne caricato di significati negativi relativi alla
propria cattiveria infantile, che aveva bisogno di
una punizione severissima come la tortura dei topi.
(…)
Il
giorno dopo gli feci promettere di sottomettersi all’unica
condizione del trattamento, cioè di riferirmi tutto
ciò che gli passava per la testa anche se fosse spiacevole
per lui o gli paresse privo di importanza o irrilevante
o insensato. Gli diedi allora il permesso di cominciare
a raccontare da dove avesse voluto e lui cominciò
così. Mi disse che aveva un amico che apprezzava straordinariamente
e aveva l’abitudine di recarsi da lui tutte le volte
che si sentiva tormentato da qualche impulso criminale.
Lui lo consolava confortandolo. In precedenza un altro
amico aveva la stessa funzione, era un diciannovenne
quando il mio paziente aveva quattordici, quindici
anni e lo lusingava così tanto che ad un certo punto
pensò di essere addirittura un piccolo genio. Era
diventato intanto il suo precettore e andava come
tale a casa sua, ma qui aveva cominciato da subito
a trattarlo come un idiota. In seguito ebbe modo di
accorgersi che l’amico si era comportato così perché
gli interessava la sorella del paziente e voleva solo
essere introdotto in casa. Quello fu il primo colpo
duro della sua vita.
Poi
il paziente proseguì il discorso senza alcun senso
apparente e Freud riporta le parole del paziente che
gli racconta che la sua vita sessuale era iniziata
molto presto, attorno ai cinque anni. Aveva una governante
giovane e carina: Fräulein Peter (un cognome che è
il nome di un uomo...).Una sera era distesa a leggere
sul divano vestita leggermente e il piccolo, che era
disteso accanto a lei, la pregò di lasciarsi frugare
sotto la gonna. Lei disse di sì, purché non lo andassi
a raccontare a nessuno. Le tastò le parti sessuali
che lo colpirono come una cosa molto strana. Gli rimase
un forte desiderio di vedere un corpo femminile nudo.
Si mise a spiare le cameriere di casa mentre prendevano
i bagni. La governante successiva, un anno dopo, Freulein
Lina, attirò ugualmente l’attenzione del piccolo.
Un giorno la sentì parlare in cucina con il resto
della servitù: si potrebbe fare con il piccolo Paul,
diceva, ma è troppo sempliciotto, non capirebbe. Il
tono era sprezzante era tale che il piccolo Paul si
mise a piangere, sentendosi scartato e in colpa. Successivamente
dormì con questa seconda governante, Lina, che si
faceva toccare e scoprire e aveva forti pulsioni sessuali,
raccontava al piccolo che una sua amica governante
che faceva lo stesso con un bambino era stata messa
in prigione. E che loro lo facevano ma non bisognava
dirlo a nessuno.
Negli
anni, Paul aveva interiorizzato l’idea di colpevolezza
e di sporco.
“L’idea
del topo è inseparabilmente collegata con il fatto
che esso morde e rode con i suoi denti aguzzi; ma
se i topi mordono, sono sozzi e voraci, non possono
restare impuniti; gli uomini li perseguitano e massacrano
senza pietà, come il paziente aveva visto fare, inorridendone.
Spesso aveva provato un senso di commiserazione per
quelle povere bestie. Ora, egli stesso era stato una
volta un piccolo monellaccio disgustoso e sporco,
che nella rabbia sapeva mordere chi gli stava vicino,
ricevendone poi tremende punizioni. Ben poteva ravvisare
nel topo il suo sosia”.
4. Il caso di Schreber
Quando Daniel
Paul Schreber, presidente della corte di Appello di
Dresda pubblica nel 1903 “Memorie di un malato di
nervi”, Freud vi trova immediatamente ottimo materiale
di lavoro per la sua indagine sulla paranoia. L’indagine
sulla patologia psichica del dottor Schreber dunque
è condotta sulla base delle sue dichiarazioni pubbliche,
Freud descrive e interpreta il caso clinico, ma non
ha mai analizzato Schreber in un setting
psicanalitico.
Schreber
era sposato da molti anni prima dei primi attacchi
di ipocondria. La sua malattia si sviluppò in due
fasi separate nel tempo.
Dopo
la guarigione della prima volta “Passai otto anni
con mia moglie, assai felici, anche se oscurata dalla
speranza frustrata di avere figli”.
La
seconda fase della malattia lo portò molto più avanti
nella malattia addirittura a sottostare ad un vero
e proprio processo.
Schreber
è un paranoico con manie di persecuzione e la convinzione
di dover salvare il mondo.
Sostiene
Schreber che il mondo può essere salvato solo da lui
e dopo una demascolinizzazione, cioè dopo l’essere
diventato da uomo, donna.
Questa
missione gli è stata data da Dio in persona.
“Dimostrerò,
” diceva, “che è possibile trasformarsi da uomo in
donna per portare il mondo all’Ordine Naturale delle
Cose”.
Il
Tribunale gli restituì la libertà.
5. Il caso dell’uomo dei lupi
“Aus der
Geschichte einer infantilen Neurose”, la storia di
una nevrosi infantile, è la più ampia e forse più
potente storia clinica freudiana. Si sente la fierezza
di Freud di aver saputo trovare, sul terreno oggettivo
e ormai sapientemente collaudato dell’indagine clinica,
l’experimentus
crucis della propria “verità”.
I
dissidenti allievi freudiani Adler e Jung, che cominciavano
ad essere pubblicamente “contro”, potevano essere
messi a tacere con una verità probante.
L’uomo
dei lupi per tutta la vita rimase un paziente di Freud,
a sua disposizione, diventando alla fine anche paziente
di una allieva di Freud, Ruth Mack Brunswick.
A
fare di questo caso il caso più frequentemente citato
concorre un fattore assolutamente eccezionale. Mentre
il piccolo Hans condusse da grande una vita di successo,
mentre Anna O., cioè Bertha Pappenheim divenne una
fervente eroina femminista, e gli altri non avevano
nessun interesse a farsi conoscere, tutti dimentichi
apparentemente, della propria storia clinica, l’uomo
dei lupi si è posto al servizio della psicanalisi
sino a diventare lui stesso, come si esprimeva ironicamente
Freud, un pezzo di psicanalisi.
È
il caso del figlio ventitreenne di un ricchissimo
avvocato e proprietario terriero di Odessa, affetto
da una grave nevrosi che gli impediva di svolgere
qualsiasi attività.
“Sognai
che era notte e mi trovavo nel mio letto (…): improvvisamente
la finestra si aprì da sola, e io con grande spavento
vidi che sul grosso noce proprio di fronte alla finestra
stavano seduti alcuni lupi bianchi (…). In preda al
terrore di essere divorato mi misi a urlare e mi svegliai”.
Afferma Freud: “L’immagine riattivata quella notte
nel caos delle
tracce inconsce è la scena di un coito tra i genitori,
avvenuto in condizioni particolarmente favorevoli
all’osservazione. Tutti i quesiti connessi a questa
scena poterono gradualmente ottenere risposta nel
corso della cura (…). All’epoca dell’avvenimento il
bambino aveva circa un anno e mezzo”.
“I genitori si erano sposati giovani e conducevano ancora
una felice vita coniugale però rattristata dalla cattiva
salute della madre. La madre aveva disturbi addominali.
Successivamente il padre si ammalò di depressione.
Naturalmente il figlio si era accorto da subito della
malattia della madre, che per questo trascurava i
figli, e solo più tardi della malattia del padre.
Un giorno per mano alla madre stavano andando ad accompagnare
il dottore alla stazione quando il piccolo, che di
sicuro aveva meno di quattro anni, sentì la madre
lamentarsi del proprio dolore. Le parole che pronunciò
gli fecero una fortissima impressione e più tardi
le applicherà anche a se stesso.
Non era figlio unico, ma aveva una sorella un po’ più grande,
vivace, maliziosa che ebbe molta influenza nella sua
vita.
Fino a quando la sua memoria poteva risalire si ricordava
di essere stato affidato alle cure di una anziana
contadina, grezza, ignorante che voleva moltissimo
bene al bambino e che sostituiva nel suo cuore il
bambino mortole da piccolo. D’estate vivevano in un
possedimento in campagna, d’inverno si trasferivano
in un altro possedimento. I due possedimenti erano
vicini, la vita era bella. Venivano a far loro visita
per lungo tempo parenti, i amici, i fratelli di papà,
le sorelle della madre con i loro figli, i nonni.
D’estate i genitori si assentavano per qualche settimana.
Il piccolo ha chiaro il ricordo di quando piccolissimo
in braccio alla governante vedeva la carrozza allontanarsi.
Passava l’estate con la nonna, una bambinaia inglese
(dedita all’alcol) e una bambinaia. Il paziente fa
risalire le prime crisi a quando le due proprietà
vennero vendute e la famiglia si trasferì in città.
Un giorno di Natale divenne una furia perché non trovò
sotto l’albero regali doppi, in quanto il giorno di
natale era anche quello del suo compleanno.
Moltissimi altri eventi nella sua vita, come il suicidio
con un colpo di pistola della sorella.
Il paziente si spostò dalla Russia a Vienna per essere curato
da Freud.
6. Il caso della signorina Anna O.
La grande svolta nella vita professionale
di Freud è rappresentato dal caso clinico di Anna
O.
Siamo negli anni intorno al 1890.
Freud collaborava con Breuer a questo particolare
caso d'isteria. Si tratta di Bertha Pappenheim, meglio
nota come Anna O., una ragazza ventunenne di notevole
intelligenza e cultura, nel corso di una malattia
durata due anni di gravissimi disturbi fisici e mentali.
Freud scrive questo caso quattordici
anni dopo la guarigione di Anna. Ormai Breuer non
era più il suo maestro. Si era fermato, come tutti
gli altri, alla cura tramite ipnosi, nel migliore
dei casi.
Nella maggioranza degli altri,
le cure erano solo contenitive o peggio.
Breuer già nel periodo di Anna
O. aveva capito l’enorme distanza che lo separava
dal giovane e temerario allievo e aveva scritto all’amico
dottor Fliess: “Freud è nel pieno vigore del suo intelletto.
Ormai lo scorgo in lontananza, come la gallina il
falco.”
Vienna, 1880, luglio, casa di famiglia
degli O., benestanti.
Il padre di Anna si ammala gravemente.
Anna comincia ad assisterlo.
Lo assiste con tutte le sue forze.
Nessuno si accorge, vista l’esuberanza naturale di
Anna e la sua energia, che si sta ammalando.
Cominciano sintomi inspiegabili:
ripugnanza per il cibo, contratture muscolari, anemia.
Anna viene allontanata dal letto
del padre.
I sintomi peggiorano.
Tosse, tosse, tosse continua. Notte,
giorno. Tosse nervosa, L’arto inferiore destro è completamente
disteso e ritorto verso l’interno. Tutta la muscolatura
è contratta. Paresi del volto. Anna passa da stati
di sonnolenza a stati di eccitazione.
Ai primi di dicembre si manifesta
uno strabismo convergente.
In questo grave stato io presi
in cura la paziente.
Durante il giorno era seminormale
solo pochissimi minuti.
Aveva allucinazioni sui suoi capelli,
sui nastri. Diceva che erano serpenti neri. Tuttavia
continuava a dire a se stessa di non essere così sciocca,
che si trattava solo dei suoi capelli, ecc.
Dopo i periodi di sonnolenza si
sveglia e dice un’unica parola “tormentare, tormentare”.
Non riesce più a dire altro. Ha problemi col linguaggio.
Prendo in considerazione il suo
caso come “isteria”.
Ci studio sopra tutta la notte.
Cosa? Perché? Che cosa c’è alla
base di tutto?
Afferro le cose, poi sfuggono e
le riprendo. Studio, studio, analizzo. Confronto.
Nel periodo “cattiva”, Anna bestemmiava,
buttava i cuscini, strappava i bottoni della biancheria
del letto con le dita che non erano contratte.
Parlava solo in inglese. Non capiva
più il tedesco.
Tuttavia la paziente cominciò piano
piano a migliorare, man mano che la osservavo, si
arrabbiò con me, rimase muta per due settimane. Capii
il motivo e la aiutai.
Il 1° aprile lascia il letto per
la prima volta: lieve miglioramento psichico.
Interrotto da un grave trauma per
la morte del padre il 5 aprile.
Casa di campagna, vicino Vienna.
Si trasporta Anna in una casa di campagna nei dintorni
di Vienna. La casa di famiglia le fa orrore.
Non stando più a Vienna potevo
andarla a trovare solo alla sera. La liberavo dai
fantasmi che aveva accumulato dalla sera precedente.
Le faceva compagnia un cane Terranova che le avevano
regalato e che amava appassionatamente.
Autunno, ritorno in città. Casa diversa dalla precedente. Le mie visite
s’intensificano. Periodo di sonnambulismo persistente
alternato a stati più normali fino al dicembre 1881.
Graduale scomparsa degli stati
patologici e dei fenomeni fino al giugno 1882.
7. Il caso della signora Emmy von N.
“Il 1° maggio
1889 divenni il medico di una signora di quarant’anni
circa, le cui sofferenze e la cui personalità m’ispirarono
tanto interesse da dedicarle gran parte del mio tempo,
e da assumermi l’impegno di guarirla. Era un’isterica,
e poteva essere posta in stato di sonnambulismo con
la più grande facilità; e quando me ne accorsi decisi
di applicare su di lei il procedimento di Breuer dell’esplorazione
sotto ipnosi. (…) Era il mio primo tentativo nel maneggiare
tale metodo terapeutico ed ero ancora ben lungi dall’averne
padronanza”.
1° maggio
1889.
Il primo
incontro.
Emmy è a
Vienna. Freud, chiamato, va a trovarla.
“Trovo
una donna di aspetto ancora giovanile, sdraiata sul
divano, la testa appoggiata su un cuscino di cuoio.
Il suo volto ha un’espressione tesa, dolorosa, le
palpebre socchiuse, lo sguardo rivolto in basso, la
fronte fortemente corrugata, i solchi nasolabiali
scavati. Parla a fatica, a voce bassa, interrotta
ogni tanto da inceppamenti spastici fino al balbettio.(…)
Si interrompe spesso nel parlare per emettere uno
strano schiocco che non riesco ad imitare".
Così
Freud inizia la descrizione di un caso molto complicato,
del quale molti anni dopo (nel 1924) scrisse - e può
essere il Freud vecchio, nostro io narrante, che lo
dice: “So bene che nessun analista può leggere oggi
questa storia clinica senza un sorriso di compassione.
Si tenga conto però che si trattò del primo caso in
cui applicai in larga misura il procedimento catartico”.
La
famiglia di Emmy, della Germania centrale, risiede
da due generazioni nelle province russe del Baltico.
dove possiede molte terre: Emmy è la tredicesima di
quattordici figli di cui però al momento solo quattro
sono ancora in vita.
Emmy
era stata educata da una madre severa ultraenergica.
A ventitre anni aveva sposato un grande industriale,
molto più anziano di lei. Dopo pochi anni di matrimonio,
quattordici anni prima, il marito era morto per un
attacco cardiaco.
A
questo evento, oltre che all'educazione delle due
figlie, spesso nervose e malate, attualmente di quattordici
e sedici anni, Emmy attribuisce l’origine della propria
malattia.
Dalla
morte del marito aveva viaggiato molto in cerca di
cure, cliniche per massaggi, bagni elettrici, terapie,
senza successo.
Vive
in una sua proprietà sul Baltico, vicino ad una grande
città.
Nuovamente
molto sofferente da mesi, insonne, ha cercato invano
miglioramento ad Abbazia. Da sei mesi è a Vienna,
venuta in cura presso un esimio medico.
Poi,
il 1° maggio 1889, interpella appunto Freud.
Subito
il suggerimento di Freud è di separarsi dalle due
figlie, che hanno una propria governante, ed entrare
in una casa di cura in cui lui la possa vedere giornalmente.
Il suggerimento viene dalla signora Emmy accettato
senza batter ciglio.
Inizia
un diario sul caso giorno per giorno, con dettagli
e persone.
2
maggio visita mattina
8
maggio visita mattina - visita sera
9
maggio visita mattina due volte - visita sera
10,
11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18
…
Freud, dopo sette settimane di trattamento nella
casa di cura la lascia tornare nella sua casa sul
Baltico.
“Non
io”, dice Freud, “ma il dottor Breuer ricevette notizie
di lei dopo circa sette mesi".
Dopo
un periodo di benessere era stata male di nuovo, in
una situazione di disagio psichico completamente mutato.
Non
solo, ma anche la figlia maggiore, che si chiamava
Emmy come la madre, ebbe dei gravi disturbi ginecologici
attribuibili alla sfera psichica derivati, sembrava,
dal fatto che si fosse innamorata di un cugino, non
ricambiata.
La
figlia fu visitata a Vienna da Freud, alla presenza
della governante.
In
seguito Emmy, la madre, attribuì a Freud il ricadere
nella malattia. Era inferocita verso di lui.
Poi
si tranquillizzò e tornò a Vienna per un breve periodo.
Ricominciò a star bene.
Tornò
nella sua tenuta di D. sul Baltico.
Dopo
qualche mese Freud la raggiunse a casa sua. Passeggiate
insieme a parlare e analizzare, con domande trabocchetto
di Freud, sul sentiero che porta al lago.
Ad
una cena, un episodio molto particolare di tensione:
partecipa un uomo sconosciuto che si sforzava di riuscire
gradevole. La signora Emmy confesserà a Freud: “Pensi
un po’… mi vuole sposare". Anche Emmy lo desiderava,
ma considerava le figlie, eredi dei beni paterni,
gravissimo ostacolo alla realizzazione del suo sogno.
Freud
riparte per Vienna.
La
signora Emmy scriverà a Freud per chiedere il permesso
di andare in ipnosi da un altro medico. Freud acconsente,
ma trova molto strano che lei abbia chiesto il suo
permesso. E ci rimuginerà sopra.
Non
la sentirà più.
Verrà
a sapere che la signora Emmy ha fatto la stessa cosa
con altri psichiatri, emergendo dal male, con la cura,
e ricadendoci dopo la cura stessa. Coercizione a ripetere,
dirà Freud, forse addirittura volontaria.
Dopo
un quarto di secolo, fu interpellato dalla figlia
maggiore: stava intraprendendo una causa legale contro
la madre che descriveva come una tiranna crudele e
spietata. Aveva interrotto ogni rapporto con le figlie,
per lei avevano smesso di esistere e le lasciava sprovviste
di ogni minimo sostegno materiale.
Naturalmente
Freud dà dettagliatamente la sua opinione sul caso
e sui motivi che l’hanno creato. Inoltre, nel volumetto
in cui descrive il caso, per farsi meglio comprendere,
ricorre ad altri casi analoghi a quello della giovane
Emmy, la figlia, da cui si può attingere moltissimo
materiale descrittivo.
8. Il caso di Miss Lucy R.
Miss
Lucy era una giovane donna che alla fine del 1892
un amico e collega di Freud non riusciva a guarire.
Arrivò dunque da Freud che aveva completamente perduto
ogni percezione olfattiva, ed era perseguitata da
una o due percezioni olfattive soggettive, che sentiva
solo lei.
La
giovane donna viveva come istitutrice nella casa di
un direttore di fabbrica alla periferia di Vienna
e arrivava saltuariamente allo studio del medico non
avendo molto tempo libero dal suo lavoro in casa del
direttore.
Era
inglese, di costituzione delicata, “povera di pigmento”.
I problemi investivano la sfera dell’olfatto, era
stanca, depressa. le altre impressioni tattili erano
intatte. Freud provò con la mano un esame sommario
per sondare la normalità dei campi visivi.
Il
compito che Freud si diede fu indagare nel passato
della ragazza per scoprire quando le sensazioni olfattive
soggettive erano state oggettive. Cioè quando fu il
momento in cui le aveva realmente sentite per provarle
poi solo in crisi di isteria nervosa.
Freud
riuscì a far dire a Lucy che l’odore che sentiva e
che scatenava crisi era quello di “dolce bruciato”.
Intanto
veniva a conoscenza che nella casa dove viveva abitavano
anche due bambine, oltre al padre direttore, ma mancava
la madre che era morta due anni prima per una grave
malattia acuta.
Freud
decise di prendere l’odore di “dolce bruciato” e la
vita che Lucy viveva come istitutrice come punto di
partenza per l’analisi.
“Lucy
poteva venire a trovarmi solo in orario di visita,
quando il tempo che potevo da dedicarle era poco,
e ciò che avrebbe dovuto essere oggetto di una seduta
unica si svolgeva in più sedute. I suoi doveri non
le permettevano di fare tante volte la lunga strada
dalla fabbrica al mio studio: interrompevamo quindi
il dialogo a metà, per riprenderlo la volta successiva”.
Freud
chiese a Lucy se ricordava la prima volta che aveva
sentito l’odore di dolce bruciato.
Lucy:
Oh, sì. Due mesi fa. Due giorni prima del mio compleanno:
Ero con le bambine nella stanza adibita ad aula e
giocavo con loro a cucinare, quando mi fu portata
una lettera che il postino aveva appena recapitato.
Riconobbi dal timbro e dalla grafia che la lettera
era di mia madre, da Glasgow, e volevo aprirla per
leggerla. Ma le bambine si precipitarono su di me
e mi strapparono la lettera di mano gridando: no,
non la devi leggere ora, è per il tuo compleanno,
la terremo noi e te la daremo al momento giusto. Intanto
sentii un odore intenso. Le bambine, giocando con
me, avevano dimenticato il dolce sul fuoco e si era
bruciato. Da allora questo odore mi perseguita.
Freud:
Che cosa poteva agitarla in questo fatto?
Lucy:
Niente. Mi commuoveva la tenerezza delle bambine.
Freud:
Non comprendo come la tenerezza delle piccole e la
lettera di sua madre potessero costituire un contrasto.
Riassumendo:
Lucy voleva andare a Glasgow a trovare la madre ma
aveva paura di lasciare sole le bambine. Ma perché,
la incalzava Freud, non mi sembra così grave. Lucy
confessava allora che tutto il personale della casa,
la governante, la cuoca, l’insegnante di francese
da un po’ di tempo credevano che lei si desse troppe
arie per la sua posizione e si erano coalizzate contro
di lei calunniandola in ogni modo presso il nonno
delle piccole, e non aveva trovato nel padre e nel
nonno l’aiuto che si aspettava, decidendo allora di
andarsene. I due uomini le avevano consigliato di
pensarci su ancora due settimane e fu proprio in queste
due settimane che si era manifestato il fatto della
lettera e dell’odore.
Freud:
C’era qualcosa che la vincolasse alle bambine oltre
alla loro tenerezza verso di lei?
Lucy:
Sì, avevo promesso sul letto di morte alla loro madre
che non avrei mai lasciato sole le bambine e avrei
fatto loro da madre. Con la decisione di licenziarmi
venivo meno alla promessa.
Ma
c’era ben altro…
Freud
scoprì che Lucy amava il padre delle bambine, ma lei
pensava che non fosse giusto, perché lui era il suo
padrone. Anzi l’aveva addirittura rimosso dalla testa.
Non era giusto poi perché lei era una ragazza povera
e lui ricco e tutti avrebbero riso di lei.
La
durata della cura durò nove settimane. E ci furono
altre sorprese.
Alla
fine Lucy guarì: scomparse l’odore soggettivo, la
forte rinite, l’analgesia del naso ad altri odori,
la depressione.
“Due
giorni dopo l’ultima analisi, Lucy mi venne a trovare.
Dovetti domandarle che cosa le fosse successo di bello.
Era sorridente, con la testa alta.”
9. Il caso di Katharina…
“Nelle
vacanze dell’anno 189 feci una gita negli Alti Tauri,
per dimenticare per un poco la medicina e in particolare
le nevrosi. Vi ero quasi riuscito, quando un giorno
lasciai la strada principale per salire su un monte
poco discosto, famoso per la vista e per il suo ben
tenuto rifugio. Arrivato lassù dopo un faticoso cammino,
una volta rifocillato e riposato, me ne stavo seduto
immerso nella contemplazione di un incantevole panorama.
Talmente dimentico di me stesso da non comprendere
subito di essere io la persona interpellata quando
udii la domanda: “Lei è un dottore?”. La domanda però
era rivolta a me e proveniva da una ragazza di circa
diciotto anni che mi aveva servito il pasto con espressione
piuttosto accigliata e che l’ostessa aveva chiamato
“Katharina”. A giudicare dal suo vestire e dal contegno
non doveva essere una cameriera, ma piuttosto la figlia
o una parente della padrona.
(…)
“Sa,
sono malata di nervi e il dottor L. mi ha dato qualche
cosa ma non sono ancora migliorata”.
“Dunque
rieccomi con le nevrosi. Mi interessava il fatto che
le nevrosi potessero prosperare così bene a 2000 metri
e continuai a interrogare”.
Freud
chiede, la ragazza risponde. Freud scrive poi dettagliatamente
il colloquio, lasciando alla paziente il suo modo
dialettale di parlare.
Katharina,
nipote dell’ostessa, aveva avuto il primo attacco
di panico due anni prima, in un rifugio sull’altro
monte. Lo zio e la zia ora erano separati e la ragazza
diceva che era colpa sua.
Raccontò
così: Erano arrivati dei clienti che volevano mangiare,
ma la zia non c’era e mia cugina Franziska era introvabile,
era lei che cucinava sempre. Anche lo zio non si trovava.
Li cerchiamo dappertutto, allora il ragazzo, l’Alois,
mio cugino dice: “Vedrai che la Franziska è dal babbo”.
Allora abbiamo riso tutti e due, ma non abbiamo pensato
niente di male. Andiamo verso la stanza dello zio,
ma era chiusa. Questo era strano. Dice l’Alois: “Guarda
dalla finestra che c’è sul corridoio”, lui non voleva
andare, aveva paura. Guardo dentro, la stanza era
buia, ma ecco che vedo lo zio e la Franziska, e lui
è sopra di lei.
Sono
cominciate le nausee.
La
storia si intorpidisce. Katharina non dice subito
questo fatto alla zia, ma lo fa due giorni dopo quando
già la zia aveva notato che la ragazza non stava bene.
Intanto
enorme sorpresa dall’inconscio: la stessa Katharina
due anni prima di questo fatto successo a Franziska
era stata molestata a sua volta dallo zio e ne aveva
subito le violenze. In casa, in un albergo, ricorda
strani episodi notturni.
La
zia dopo il racconto di Katharina era andata via con
i figli e la nipote nell’altra osteria, lasciando
il marito e Franziska che intanto era rimasta incinta.
Katharina
raccontò a sua zia anche l’episodio che la riguardava.
La zia, pratica, disse, “Teniamocelo per noi. Già
tuo zio è messo male. Se al processo serve, tiriamo
fuori anche questo”.
“…il
caso di Katharina è tipico, nell’analisi di ogni isteria
fondata su traumi sessuali, si trova che impressioni
dell’epoca presessuale, rimaste senza effetto sul
bambino, acquistano potenza traumatica successivamente
quali ricordi, quando alla vergine o alla donna si
è dischiusa l’intelligenza della vita sessuale”.
10. Il caso della signorina Elisabeth von R.
Complicatissimo
caso, denso di personaggi.
Nell’autunno
del 1892 un collega amico di Freud lo invita a visitare
una signorina di ventiquattro anni che camminava,
per forti dolori ovunque, curva in avanti, senza sostegno.
“Il
lavoro che allora iniziai risultò, però uno dei più
difficili che mi fossero mai capitati”.
Minore
delle tre figlie di genitori affettuosi, aveva passato
la giovinezza in una tenuta in Ungheria.
Quando
le ragazze ebbero raggiunto un’età adeguata la famiglia
decise di trasferirsi nella capitale.
La
madre aveva un leggero male agli occhi, ma la famiglia
era felice. Il padre era un padre meraviglioso per
Elisabeth: le diceva che era il suo figlio maschio,
il suo miglior amico, e lei era molto orgogliosa di
questo rapporto.
Ma
presto il padre morì, la madre cadde in disperazione
ed Elisabeth non si dava pace perché non era in grado
di riportare in famiglia la felicità perduta e tanto
rimpianta. C’era ora il vuoto in questa casa di quattro
donne.
Trascorso
un anno di lutto, la sorella maggiore sposò un uomo
attivo e molto dinamico anche se un fatto un po’a
modo suo. Fu il primo della famiglia che osò venir
meno ai riguardi per la vecchia signora. Ciò era di
più di quanto Elisabeth potesse sopportare e cominciò
una guerra personale su tutto con questo cognato mentre
le sorelle e la madre non ne erano consapevoli.
Il
matrimonio della seconda sorella parve promettere
cose più liete, perché il secondo cognato era un uomo
che piaceva a queste donne così sensibili e il suo
contegno riconciliò Elisabeth con l’istituto del matrimonio.
La nuova coppia rimase vicina alla madre e il loro
figlio divenne il beniamino di casa. Ma la madre si
aggravò agli occhi ed Elisabeth ogni volta che c’erano
dei problemi in famiglia stava sempre peggio, tanto
da essere diventata l’ammalata di famiglia.
Elisabeth
e sua madre andarono per una cura di bagni a Gastein.
Ma dopo due settimane dovettero tornare perché la
seconda sorella, di nuovo in gravidanza, morì.
Nuovo
crollo di tutto per Elisabeth. Altri fatti familiari
che riguardavano cognati, cognate, ecc. Litigi continui.
Ma
Freud non veniva a capo di nulla.
Finché…
Elisabeth parlò di una sera e di un ragazzo.
Freud
indagò. Elisabeth si era innamorata di questo ragazzo
incontrato ad una festa, ma per l’assistenza al padre
e gli altri doveri familiari era passato in secondo
piano, poi dimenticato.
Ma
era rimasto fuori solo a livello conscio… Tutto dipendeva
da questo…
La
guarigione dipese da questo.
11. Un caso di paranoia
(un
caso che, particolarmente, si presta ad essere raccontato
in forma di “giallo”. Molti lettori di Freud paragonano,
infatti, i suoi casi, per la forma del racconto e
i colpi di scena, oltre alle soluzioni, a veri e propri
romanzi gialli).
“Alcuni
anni fa un noto avvocato mi consultò a proposito di
un caso che gli aveva lasciato molti dubbi. Una giovane
donna gli aveva chiesto di proteggerla dalle molestie
di un uomo che l’aveva trascinata in un’avventura
amorosa. Ella asseriva che questo uomo aveva approfittato
della sua fiducia facendo sì che dei testimoni, non
visti, li fotografassero mentre facevano l’amore,
così che ora, tenendola sotto la minaccia di rendere
pubbliche quelle fotografie, egli l’avrebbe avuta
in pugno e avrebbe potuto causarle seri guai, anche
facendola licenziare. Il consulente legale aveva abbastanza
esperienza per riconoscere l’impronta patologica di
questa accusa, comunque avrebbe gradito conoscere
la mia opinione. Promise che sarebbe venuto a trovarmi
con la giovane donna.
Poco
tempo dopo ho incontrato la paziente in persona. Era
una ragazza di trent’anni molto bella e attraente,
che dimostrava meno anni della sua età ed era dotata
di una spiccata femminilità. Era alquanto irritata
dall’interferenza di un medico. È chiaro che fu solo
l’influenza dell’avvocato, presente, ad indurla a
raccontarmi la sua storia. Lo fece senza alcun imbarazzo,
entrando nei dettagli, desiderosa solo di raccontare
i fatti.
Da
molti anni faceva parte del personale di una grande
azienda con un posto di responsabilità. Il suo lavoro
le dava grandi soddisfazioni ed era apprezzata dai
superiori. Non aveva mai cercato relazioni con gli
uomini, ma aveva vissuto tranquillamente con la vecchia
madre della quale era l’unico sostegno. Non aveva
fratelli o sorelle. Il padre era morto molti anni
prima. Recentemente un suo collega, assai colto ed
attraente, le aveva rivolto delle attenzioni e lei
si era sentita attratta da lui. Per ragioni esterne
il matrimonio era fuori discussione, nonostante questo,
lui non voleva saperne di rinunciare a lei. Aveva
insistito più volte sul fatto che le convenzioni sociali
non potevano ostacolare la loro frequentazione. Lui
alla fine era riuscito a convincerla promettendole
che non l’avrebbe esposta ad alcun rischio, e lei
aveva acconsentito ad andare nell’appartamento da
scapolo di lui. Lì si abbracciarono e baciarono sdraiati
uno accanto all’altra ed egli cominciò a scoprire
le sue bellezze: nel bel mezzo della scena, la ragazza
venne spaventata da un rumore, una specie di battito
o di scatto. Veniva dalla scrivania che stava davanti
ad una finestra: tra la scrivania e la finestra, c’era
una pesante tenda. Aveva chiesto immediatamente all’amico
cosa fosse quel rumore e lui aveva risposto che probabilmente
era l’orologio sulla scrivania.
Uscendo
sulle scale la ragazza incontrò due uomini che si
sussurrarono poche parole all’orecchio quando la videro.
Uno dei due portava una piccola scatola coperta. La
giovane si preoccupò molto di quell’incontro e sulla
strada di casa aveva già messo insieme tutti i fatti.
La scatola avrebbe potuto benissimo essere una macchina
fotografica e l’uomo un fotografo che era stato nascosto
dietro la tenda. Il rumore che aveva sentito era quello
dello scatto fatto mentre lei era in una situazione
piuttosto compromettente. Da quel momento nulla poté
più far cessare i sospetti sull’amante. Lo perseguitò
e lo tormentò, ogni giorno, di persona, per lettera.
Invano
lui cercò di convincerla che i suoi sentimenti erano
sinceri e i sospetti assolutamente privi di fondamento.
Alla fine lei andò dall’avvocato. Le portò come prova
le lettere che lui le aveva mandato, lettere tranquillizzanti
e innocenti, ma che lei considerava pesanti indizi.
La
paziente venne una seconda volta nel mio studio e
mi raccontò il fatto con numerose varianti. Era accaduto
non la prima, ma la seconda volta (si era vergognata
di dirmi che era stata due volte dall’uomo) che era
andata nell’appartamento. Mi disse che il giorno seguente
aveva visto l’uomo, ricordiamo che era un collega
d’ufficio, che parlava con la sua caporeparto, una
donna “dai capelli bianchi come mia madre”. Lei supponeva
che le avesse raccontato ogni cosa e che ora, mentre
prima la coccolava ed era una delle sue preferite,
la guardasse con malevolenza e disapprovazione”.
Freud prosegue
nel racconto e nell’analisi del caso arrivando a risultati
inaspettati.
Altri casi completi e romanzabili sono:
12. Un caso di omosessualità femminile
13. Il caso di Mathilde
(un caso
precedente a quelli qui raccontati, di un Freud giovane,
scoperto recentemente)
14. Nina R.
(scoperto
recentemente)
15, ecc.
Casi raccontati nelle note o negli
appunti di Freud, ma che possono essere ricostituiti.
Appunti di lavoro / La grandezza di Sigmund Freud
"Anche
se il futuro riplasmerà o modificherà questo o quel
risultato delle sue ricerche, mai più potranno essere
messi a tacere gli interrogativi che Sigmund Freud
ha posto all'umanità; le sue scoperte scientifiche
non si possono né negare, né occultare (...) e se
mai alcuna impresa della nostra specie umana rimarrà
indimenticabile, questa sarà proprio l'impresa di
Sigmund Freud."
Thomas Mann
Se ancora
ci fosse bisogno di prove della grandezza di narratore
del dottor Freud e dell’enorme materiale originale
nelle sue mani, mai trattato, plasmabile in storie
per il pubblico, aggiungiamo che il signor Sam Goldwyn,
della mayor americana Metro Goldwyn Mayer, nel 1924
prese in fretta un volo per Vienna e andò personalmente
ad offrire a Freud la somma di 100.000 dollari del
tempo perché scrivesse sceneggiature per Hollywood.
Freud rispose
no.
Il titolone
di un giornale dell’epoca: FREUD REBUFFS GOLDWYN!
Questa
è l’idea per una serie televisiva che ha come protagonista
Sigmund Schlomo Freud, inventore della psicanalisi,
che ha scritto dettagliatamente i fatti che andava
scoprendo e i Casi Clinici, cioè la storia vera, anche
se tuttora sconvolgente e inverosimile, dei suoi pazienti.
Per convenzione si usa datare la
nascita della psicanalisi con la prima interpretazione
di un sogno scritta da Freud: un suo sogno personale.
Il racconto di questo sogno, Vienna, notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, potrebbe essere l’inizio del racconto
in prima persona fatto da Freud stesso, ormai vecchio,
a Londra, poco tempo da vivere a causa di una grave
malattia alla mascella.
Tre operazioni. Fumava ancora venti-trenta
sigari al giorno.
Non era mai riuscito a smettere.
Si era invece autoguarito dalla
fobia per i viaggi. Da giovane era partito per Roma,
ma in preda ad un terrore indescrivibile era tornato
subito indietro.
Negli anni, andando a fondo a questo
proprio comportamento - la sua autoanalisi è fondamentale
per le sue scoperte - guarì, andò a Roma e qui passò
una vacanza indimenticabile.
Il sogno di quella notte del 1895
è riportato ne L'interpretazione dei sogni, (1900),
come "il sogno dell'iniezione di Irma”.
Vienna
Suggestioni d’ambiente:
modi garbati e nervi tesi. Dalla ruota del Prater
allo stile Liberty, dal valzer parossistico e allegro
al doppio sogno di Arthur Schnitzler.
Vienna è al tempo dell’attività
di Freud– tra i due secoli - una città di quasi un
milione di abitanti, centro di cultura europea e in
grande trasformazione. Nell’anello che la circonda,
la Ringstraße, anche Freud comprerà una casa nel IX
distretto, tra il macellaio ebreo Kornmehl e una cooperativa
sociale: la famosa casa di Berggasse, 19.
Vienna straricca
di artisti, scrittori, musicisti la cui opera complessiva
formava un modello ed un riferimento per la cultura
mondiale… Ovunque movimento, balli, boom intellettuali
- e uno strano e contraddittorio progressismo conservatore
che lasciava spazio al misticismo.
Nulla
sembrava sfuggire ad un’armonia che i boschi circostanti
facevano scintillare. Mentre il valzer, austero pur
nel suo andamento allegro, poteva assumere ritmi parossistici
da baraonda, la ruota del Prater si alzava sugli splendidi
panorami, Arthur Schnitzler, grande scrittore di inizio
secolo, vagabondava nella notte incontrando figure
inquietanti che popolavano la città segreta e Sigmund
Freud frugava nei meandri della psiche umana. Da Traumnovelle
(Doppio sogno) di Schnitzler,
Kubrick ha tratto il suo ultimo film “Eyes wide shut”.
Lo scrittore
Karl Kraus ha detto: “Le vie di Vienna sono lastricate
di cultura, quelle delle altre città d'asfalto”.
Attorno
al 1900 Vienna è la città dei Cafè, delle feste, dei
mobili di legno curvato di Michael Thonet, dei vetri
colorati del Liberty viennese, bicchieri, lampadari,
vasi levigati a mano, delle atmosfere sensuali, misteriose
e deliranti che esistono sempre prima di un declino.
Grandi artisti e scienziati vivono qui. Freud, Klimt,
Egon Schiele, Adolf Loos, Ludwig Wittgenstein, Gustav
Mahler, Kraus, Arthur Schnitzler, Kokoschka, Lou Andreas-Salomè
e tanti altri.
Vienna
era la speranza prima di due guerre mondiali e del
nazismo. Vienna era una meta imprescindibile. Da Salvador
Dalì, che fece a Freud un ritratto, ad Albert Einstein
col quale Herr Doctor tenne una famosa corrispondenza,
fino a Mark Twain.
Libro nero
della psicanalisi
“Il libro
nero della psicanalisi” rappresenta un attacco senza
precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine
un gruppo di studiosi mette in discussione la validità
delle teorie e l'efficacia terapeutica. Quaranta autori
internazionali, moltissimi americani, nessun italiano
- storici, filosofi, psicologi, medici, ricercatori,
ex pazienti - sostengono, in questo libro, tesi che
noi italiani non siamo abituati ad ascoltare, ma che
molta parte della comunità scientifica ritiene assodate.
A cominciare da due specialisti francesi, Jean Cottraux,
e Didier Pleux, poi ex psicanalisti come Jacques Van
Rillaer, pedapsichiatri come Catherine Barthelemy,
psichiatri di settore come Toby Nathan o filosofi
come Isabelle Stengers. E molti autori degli States
che importano in Francia la critica radicale della
psicanalisi da molti anni di moda nelle università
americane. Storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen
o Frederick Crews, e specialisti delle terapie cognitive
di fama mondiale come Aaron T. Beck o Albert Ellis.
Nel
libro nero si legge che la psicoanalisi non è una
scienza, ma una seduttiva fabbrica di favole. La psicoanalisi
guarisce, se guarisce, solo per effetto placebo, e
autoconvincimento. La psicanalisi è in netto svantaggio
rispetto alla psicoterapia e alla terapia farmacologica.
Madri e padri si sono assunti responsabilità insostenibili,
e i figli hanno sviluppato enorme intolleranza alla
frustrazione. Freud deformava i fatti emersi nelle
sedute per ritagliarli a misura delle proprie incerte
teorie, e non brillava per deontologia. Le società
psicoanalitiche non sono centri di ricerca, ma centri
di potere, in cui gruppetti in eterno litigio difendono
il proprio piccolo campo.
Tra
queste la pubblicazione a cura di Jacques-Alain Miller,
de L’anti-libro nero della psicoanalisi, Quodlibet,
2007, introduzione di Antonio di Ciaccia, che è la
risposta all’attacco portato a Freud.
Uscito
sotto la direzione dello psicoanalista Jacques-Alain
Miller (cui Jacques Lacan lasciò la cura di tutta
la sua opera, scritta e orale), viene presentato con
l’aggiunta di alcuni significativi contributi di studiosi
italiani e con un intervento proprio della psicoanalista
Elisabeth Roudinesco. “Ma queste sono menzogne, ”
dice la Roudinesco, “Questo libro non vuole aprire
una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi.
È pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni
deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia,
di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi
insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore
che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta
di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in
toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle
teorie cognitivo-comportamentali, che in Francia sono
ancora marginali”.
In Italia è da riferire la fondamentale opinione di Umberto
Galimberti che merita particolare attenzione e che
affronteremo in un prossimo numero.
Biografia di Sigmund Schlomo Freud (1856-1939)
1856
- Sigmund Schlomo Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiberg
(allora impero Austro-Ungarico, oggi Pribor, nella
Repubblica Ceca), una cittadina della Moravia a 240
km da Vienna. Sigmund Schlomo (in ebraico Schlomo
significa "il saggio") è figlio di Jacob
Freud, commerciante ebreo di lana, e Amalie Nathanson,
terza moglie di Jacob. Dai precedenti matrimoni, Jacob
aveva avuto Emanuel e Philipp, che vivevano con lui
e avevano l’età della giovane matrigna. Emanuel era
sposato e aveva un figlio, John, di un anno maggiore
di Sigmund.
1860
- A causa degli eventi politico-economici, la famiglia
è costretta a trasferirsi a Vienna, Sigmund ha solo
quattro anni.
Jacob
Freud era un libero pensatore, pur avendo studiato
le scritture della tradizione ebraica, e non diede
al figlio un'educazione ortodossa.
Le
origini di Sigmund furono comunque sempre causa di
grandi limitazioni, in una città dalle forti correnti
antisemitiche com'era la Vienna del tempo.
1873
- Supera brillantemente l’esame di maturità e si iscrive
a Medicina all’Università di Vienna.
1876
- Entra nell’Istituto di Fisiologia diretto da Ernst
W. von Brücke.
1881
- Si laurea in Medicina.
1882
- La famiglia Freud versa in gravi difficoltà economiche.
Brücke lo esorta quindi ad abbandonare gli studi teorici
per entrare come praticante all’Ospedale generale
di Vienna. Si fidanza segretamente con Martha Bernays,
di famiglia ebraica di Amburgo. Joseph Breuer lo mette
al corrente del caso Anna O. e lo onora della sua
protezione e amicizia.
1883
- Freud si specializza in malattie nervose.
1883/85
- Lavora sul midollo e sugli effetti della cocaina,
dalla quale diventerà dipendente per tutta la vita.
1885
- Con una borsa di studio va a Parigi e segue le lezioni
del grande neurologo Charcot.
1886
- Dopo un soggiorno a Berlino torna a Vienna e inizia
la pratica clinica come specialista in malattie nervose.
I guadagni diventano maggiori e riesce a sposare Martha
il 14 settembre.
1891
- Si trasferisce al famoso indirizzo nella Bergasse
19, che diventerà il suo famoso studio di Vienna.
Qui nasce il figlio Oliver. In precedenza, con Martha,
erano nati Mathilde e Martin. L’anno successivo nasce
Ernst, l’anno ancora dopo Sophie.
1895
- Pubblica, insieme a Breuer, gli Studi
sull’Isteria. Freud applica per la prima volta
il metodo analitico delle libere associazioni. Nasce
l’ultima figlia Anna che diventerà a sua volta una
famosa psicoanalista.
Per convenzione si usa datare la
nascita della psicanalisi con la prima interpretazione
di un sogno scritta da Freud: si trattò di un suo
sogno personale della notte tra il 23 e il 24 luglio
1895, e riportato anche ne L'interpretazione
dei sogni come “il sogno dell'iniezione di Irma”.
Freud
analizzò i propri pazienti nel suo studio di Vienna,
al numero 19 della famosa Bargasse. La stanza contiene
ancora oggi copia del lettino analitico - l’originale
è a Londra - su cui i pazienti si stendevano confortevolmente,
mentre Freud, non visto, sulla sua caratteristica
poltrona verde, alle loro spalle, ascoltava le loro
libere associazioni.
Il
lettino è l’elemento della tecnica freudiana che in
psicoanalisi favorisce il rapporto compiuto e soddisfacente
nel moto esclusivo del parlare e dell'ascoltare.
Ai pazienti era richiesto di dire
qualsiasi cosa che gli venisse in mente, senza vagliare
o selezionare consapevolmente le informazioni. Questo
metodo divenne il fondamento su cui la terapia psicanalitica
fu costruita.
1897
- Inizia l’autoanalisi.
1899 - Esce
L’interpretazione dei sogni. (Simbolicamente datata
1900).
1902
- Iniziano in casa Freud le riunioni della “Società
psicologica del mercoledì”, che nel 1908 diventerà
la “Società Psiconalitica di Vienna”.
1906
- Inizia la corrispondenza con Carl Gustav Jung, che
diventerà il suo allievo preferito.
1906/1923
- La psicoanalisi esce da Vienna e nascono seguaci
in tutto il mondo. Viene data a Freud la laurea “honoris
causa” in psicologia: il primo riconoscimento internazionale
della psicoanalisi. Freud lavora, analizza, studia,
viaggia, partecipa a Congressi, pubblica alcuni dei
Casi Clinici, pubblica Saggi, tiene in America le
famose Cinque conferenze sulla psicoanalisi. Nel 1908
si svolge il primo Congresso della Società psicoanalitica
Internazionale, che vede presenti, tra gli altri,
Jung e Adler. Entrambi, fra l'altro, prenderanno in
seguito direzioni diverse: l'uno dando origine ad
una forma diversa di psicologia del profondo, la cosiddetta
"psicologia analitica", l'altro chiamando
la propria teoria "psicologia individuale".
Nel 1913 rottura tra Freud e Jung, che si discosta
dalle teorie del maestro. Nel 1918 viene fondata la
casa editrice del movimento psicoanalitico.
1923
- Freud è sottoposto a due operazioni per cancro alla
mascella. Continua a fumare una scatola di sigari
al giorno.
1925
- Fondazione della Società psicoanalitica italiana.
Anna Freud partecipa al Congresso.
1930
- La Germania di Hitler è alle porte, e le origini
ebraiche di Freud cominciano a costituire un serio
problema. Nel 1930, dopo aver vinto il premio Goethe,
il suo nome entra nella lista nera degli autori di
opere che devono essere mandate al rogo. È un secolo
di cultura tedesca gettato in fiamme. Freud perde
quattro sorelle nei campi di concentramento nazisti.
La situazione comincia ad aggravarsi seriamente a
partire da quando l'Austria viene annessa al Terzo
Reich.
1933
- Nel 1933, a Berlino, i nazisti bruciano, in un rogo
libresco tristemente famoso, anche le opere dell'ebreo
Freud, complice oltretutto di una strenua resistenza
all'avanzare della barbarie nazista.
Nonostante
i cattivi presagi di un'aggressione all'Austria e
le ripetute esortazioni degli amici, Freud non acconsente
a lasciare Vienna. Si deciderà solo cinque anni più
tardi.
1936
- Prima recidiva della malattia, verrà operato 42
volte! E questo non interferirà mai con la sua attività.
1938
- Freud accetta di lasciare Vienna occupata dai nazisti
soltanto quando la figlia Anna viene sequestrata dalla
Gestapo; fino ad allora aveva freddamente resistito
ad ogni genere di provocazione e minaccia. Ma nel
1938 la situazione è talmente insostenibile che è
costretto ad andarsene. La seconda guerra mondiale
è alle porte, simbolo di quell'istinto di morte così
presente nelle opere del grande rivoluzionario del
pensiero.
Il
14 giugno 1938, accompagnato da Martha, la moglie,
e da Anna, che nel frattempo era stata rilasciata,
Freud parte per Londra, facendo una breve sosta a
Parigi, accolto con la massima ospitalità. Arrivato
a Londra prende subito casa in un bel quartiere della
città, zona che diventerà sede di centri psicoanalitici
tra i più importanti al mondo, in primis quello dove
lavorerà, anni dopo, la stessa Anna Freud.
Ultima
operazione alla mascella.
1939
- La malattia peggiora di giorno in giorno, causandogli
dolori spasmodici. Il suo medico continua a somministrargli
morfina, ripetendo le dosi fino a che Freud entra
in coma.
1939,
21 settembre - Freud, sul letto di morte, consumato
fra atroci sofferenze, mormorò al suo medico di fiducia:
"Ora non
è più che tortura, non ha senso" e poco dopo
ancora: "Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto,
facciamola finita". Secondo il medico fu
ad Anna, sua figlia, che Freud si affidò. Morì due
giorni dopo, senza risvegliarsi dal sonno tranquillo
che la morfina finalmente gli concesse.
1939,
23 settembre - Sigmund Freud muore a Londra, alle
tre di notte.
Un
anno prima della morte, nel 1938, al suo arrivo a
Londra aveva concesso un'intervista alla BBC. L'intervista
si era conclusa con uno sguardo alla strada ancora
da percorrere per la neonata scienza: "La lotta
non è ancora terminata" affermerà.
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