PROGETTI

DOTTOR FREUD. APPUNTI PER UNA FICTION

Il padre della psicoanalisi racconta i suoi primi casi

di Anna Bogo e Cesare Lanza

Undici casi clinici di terapia psicoanalitica già elaborati per diventare undici puntate di fiction televisiva, più cinque ulteriori casi da strutturare.

Ogni caso clinico, una puntata. Il filo di ogni storia è tenuto in prima persona dallo stesso Freud, come voce narrante fuori campo. I Casi Clinici di Freud sono osservazione sistematica, diretta e documentata, dei propri pazienti raccontata da Freud stesso. I Casi Clinici non sono mai stati sceneggiati per il cinema o la tv, se non citati all’interno di documentari o film (rarissimi) sulla vita di Freud o di Jung.

Undici casi perfetti per essere romanzati, anzi già romanzati da Freud stesso. Sono, potremmo dire, gialli, thriller, alcuni con inquietudini visionarie e tagli di luce alla Hitchcock.

Freud scrive spesso frasi del genere: “Questo lo spiego più avanti”. Oppure: “Ricordatevi di questo”. O ancora: “Questo mi ha svelato il mistero”. Lasciandoci in agitata attesa degli sviluppi.

Sono storie di pazienti che arrivano nel suo studio di Vienna con patologie che vanno dal delirio all’isteria, alla paranoia, malattie psichiche che si esplicitano anche in terribili disturbi somatici, storie raccontate nel modo che fanno di Freud, oltre all’inventore della psicanalisi, uno dei miglior scrittori del suo secolo. Freud diceva che niente è così intrigante e sconvolgente come entrare nella psiche umana.

Leggere questi casi veri è un’esperienza che porta alla radice di ogni orrore della nostra vita quotidiana. Immaginiamo il nostro coinvolgimento nel vederli sullo schermo, a rappresentare le nostre paure e le nostre psicosi. A spiegarci, anche, o avvicinarci a comprendere, per aiutare noi stessi o chi ci sta vicino, i tormenti nascosti dell’anima.

I casi clinici di Freud, con una sintesi visiva eccezionale, riportati in saggi brevi, costituiscono il tentativo - riuscito - di presentare al pubblico, e agli addetti, la grande massa di materiale psichico raccolto e il suo complesso percorso di ricerca e interpretazione, per prove, tentativi.

I personaggi dei casi clinici sono vari e ben delineati anche nei tratti fisici. Sono in genere colti e di famiglia ricca o benestante, visto che si potevano permettere di approdare alla nascente psicanalisi. Ma intorno a loro ruota un mondo fatto di governanti, bambinaie, amici, fidanzati, cuoche, di altre categorie sociali dunque, che ci danno un panorama completo della vita e degli ambienti della Vienna di quel tempo.

E non solo di Vienna, ma anche dei magnifici dintorni, dei boschi viennesi, la campagna, le case di cura sulle colline o sui lagni, le cittadine sul Baltico, fino ad Odessa e all’Ungheria.

Questa è l’idea per una serie televisiva che ha come protagonista Sigmund Schlomo Freud, inventore della psicanalisi, che ha scritto dettagliatamente i fatti che andava scoprendo e i Casi Clinici, cioè la storia vera, anche se tuttora sconvolgente e inverosimile, dei suoi pazienti.

         Per convenzione si usa datare la nascita della psicanalisi con la prima interpretazione di un sogno scritta da Freud: un suo sogno personale.

Il racconto di questo sogno, Vienna, notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, potrebbe essere l’inizio del racconto in prima persona fatto da Freud stesso, ormai vecchio, a Londra, poco tempo da vivere a causa di una grave malattia alla mascella.

Tre operazioni. Fumava ancora venti-trenta sigari al giorno. Non era mai riuscito a smettere.

         Si era invece autoguarito dalla fobia per i viaggi. Da giovane era partito per Roma, ma in preda ad un terrore indescrivibile era tornato subito indietro.

Negli anni, andando a fondo a questo proprio comportamento - la sua autoanalisi è fondamentale per le sue scoperte - guarì, andò a Roma e qui passò una vacanza indimenticabile.

(Il sogno di quella notte del 1895 è riportato ne L'interpretazione dei sogni, (1900), come "il sogno dell'iniezione di Irma”).

 

Nota

I paragrafi o le frasi tra virgolette sono dello stesso Freud.

I primi cinque casi qui di seguito sono stati pubblicati da Freud tra il 1905 e il 1920 e sono considerati i più importanti perché addensano tutte le teorie della psicanalisi.

Gli altri sono stati pubblicati in anni precedenti o successivi.

Il caso di Anna O., il primo in ordine di tempo, gli fu passato dal suo maestro Breuer, che non riusciva a risolverlo. Freud ci riuscì.

Breuer scrisse di lui: “Freud è nel pieno vigore del suo intelletto. Ormai lo scorgo in lontananza, come la gallina il falco.”

 

1. Il caso di Dora

Il caso è particolarmente complesso e il materiale abbondante.

 

“Ho scelto una persona che non viveva a Vienna, ma in una remota città di provincia e le cui vicende private devono per questo essere praticamente sconosciute nella capitale (…). Le questioni sessuali saranno discusse con la maggior franchezza possibile, gli organi e le funzioni della vita sessuale saranno chiamati con il loro vero nome, sicché il lettore “benpensante” sarà convinto dalla mia esposizione che io non ho esitato a parlare con una giovane donna di certi argomenti e con quel linguaggio. Non mi difenderò davanti ad accuse di questo genere: chiedo soltanto che mi siano concessi gli stessi diritti di cui gode un ginecologo - o magari diritti anche più modesti - e aggiungo che sarebbe indice di una singolare e morbosa malizia supporre che conversazioni come quelle che presento possano costituire un valido mezzo di eccitazione e soddisfazione di desideri sessuali”

 

“L’ambiente familiare della ragazza di diciotto anni includeva, oltre a lei, i suoi genitori e un unico fratello. Il padre è la figura dominante, sia per la sua intelligenza e il carattere, sia per le circostanze stesse della sua vita, che fecero da cornice all’infanzia e alla malattia della ragazza.

Nel periodo in cui ebbe inizio il mio trattamento, egli era prossimo ai sessant’anni, imprenditore, con una situazione economica molto prospera. La figlia gli era teneramente affezionata anche perché il padre fu vittima nel tempo, da quando la ragazza aveva sei anni, di varie malattie, tra cui una tubercolosi, che portò la famiglia a spostarsi a risiedere in una piccola città delle nostre province meridionali. Qui la salute del padre migliorò notevolmente, ma precauzioni di prudenza convinsero la famiglia a rimanere ben altri dieci anni in quella cittadina, che chiamerò B.

Durante i primi anni di vita della ragazza, che chiamerò d’ora in poi Dora, il suo unico fratello, di un anno e mezzo più vecchio di lei, era stato il modello che essa si era sforzata di imitare, ma, negli ultimi tempi, i loro rapporti si erano allentati. Il giovanotto non era interessato ai problemi familiari e, se interveniva, tendeva a parteggiare per la madre: ecco così tracciato il solito schema dell’attrazione sessuale all’interno della famiglia - padre e figlia da un lato, madre e figlio dall’altro”.

 

I primi sintomi nevrotici della paziente si svilupparono quando lei aveva otto anni, subito dopo una gita in montagna.

Freud la conobbe quando Dora aveva sedici anni e una tosse compulsiva continua che propose di affrontare con un trattamento psicoterapeutico, ma la cosa non ebbe seguito perché la tosse cessò. Due anni più tardi, invece, la famiglia si trasferì a Vienna, gravemente preoccupata per i molti disturbi che ormai la figlia presentava.

 

La storia della sua vita, narrata a Freud da Dora, lasciata libera da Freud di parlare dell’argomento preferito, a ruota libera, rivela come un romance à clef, la complicata struttura affettiva di quattro personaggi principali: il padre di Dora, il signor K, la giovane moglie del signor K. e Dora stessa in un intreccio che l’analisi riuscirà solo in parte a chiarire perché sarà improvvisamente interrotta.

La giovane Dora racconta di essere stata oggetto di avances sessuali da parte del signor K. durante una gita al lago. Il padre e lo zio di Dora gli chiedono spiegazioni, lui si dichiara disposto ad andare nella città industriale per parlarne: qui nega tutto senza dare molte spiegazioni.

In un incontro successivo con il solo padre parlerà invece molto in negativo di Dora, insinuando anzi che è proprio la piccola ad essere innamorata di lui e ad avere fantasie sessuali di ogni tipo e un interesse smodato per la lettura di libri audaci come il libro del Mantegazza. La lettura di questi libri era conosciuta solo dalla signora K. che quindi aveva tradito Dora (come in precedenza aveva fatto anche una governante della ragazza). Dora chiede al padre di non frequentare più il signor e la signora K., ma il padre le risponde che non può abbandonare la signora, infelice col marito, e sua cara amica. La spiegazione del padre fa nascere una violenta gelosia non riconosciuta dalla giovane figlia.

 

La trama centrale della narrazione scorre quindi attraverso le diverse prospettive che presenta una scena particolarmente rilevata nel contesto dei ricordi: la memorabile scena sul lago che è insieme occasione di un desiderio e di un rifiuto. Per Dora i rapporti affettivi con il padre e con il signor K. si riveleranno connessi, e assumerà un ruolo principale nella vicenda della giovane Dora l’attrazione da lei stessa provata verso una persona del proprio sesso, e cioè la signora K. con la quale si diceva che il padre avesse una relazione.

La storia è esemplare perché contiene molti argomenti che costituiscono la struttura psicanalitica e perché si basa sull’analisi approfondita di due sogni fatti da Dora, dai quali Freud evince che Dora sia ben più complessa della giovane che è nella vita, i suoi affetti sono ben più perversi, la sua infanzia ben più inserita nella sessualità che costituisce proprio la forza motrice della malattia.

(I due sogni particolareggiati di Dora da cui Freud trae materiale per l’analisi e la comprensione del caso, andrebbero descritti per immagini perché di forte impatto e importanza qui e in tutta l’interpretazione dei sogni).

 

Dunque Dora è innamorata del signor K, ma anche della signora K. che però riconosce come traditrice e come rivale nell’amore sia del padre sia del signor K.

Una delle cause scatenanti la malattia di Dora è, infatti, la gelosia che prova pensando a suo padre con la signora K.

Freud viene a sapere che per molto tempo tra la signora K. e Dora c’era stata molta intimità. Quando Dora andava a casa dei K., dormiva in camera con la signora K mentre il marito veniva fatto sloggiare.

“Quando Dora parlava di lei, decantava “il candore affascinante del corpo” in un tono piuttosto da innamorata che da rivale sconfitta. Un’altra volta mi disse, con più mestizia che amarezza, che era convinta che i regali che le portava il babbo fossero scelti da lei: vi riconosceva il gusto”.

2. Il caso del piccolo Hans

 

È l’analisi di una fobia di un bambino di cinque anni.

È fondamentale come verifica delle teorie freudiane sulla sessualità infantile (complesso di Edipo, paura della castrazione), sull’angoscia patologica e la rimozione di pulsioni aggressive rivolte verso i familiari. Freud utilizza il caso per dibattere poi l’interessante problema della presunta pericolosità - soprattutto nella terapia infantile - di portare a coscienza i contenuti rimossi.

I genitori del piccolo Hans erano stati allievi di Freud. Egli aveva curato la madre prima che si sposasse, ed il padre di Hans aveva seguito tutte le lezioni del professore. E fu appunto il padre con la supervisione di Freud, non Freud in prima persona, ad analizzare il bambino, con frequenti consultazioni durante il lavoro analitico.

Il padre osservava, compilava un diario dettagliatissimo che poi portava a Freud.

L’indagine procede su tre piani diversi: la produzione di Hans, l’interpretazione del padre, gli interventi di Freud, verso Hans attraverso il padre, e verso il padre stesso.

Quindi Freud analizza Hans e il padre di Hans mentre analizza il figlio.

Oltre a qualche incontro diretto tra Freud e il piccolo.

Il caso tratta la fobia di Hans che si era innestata su uno stato di angoscia verso i quattro anni e mezzo, a circa nove mesi dalla nascita della sorellina.

Il caso è corredato da alcuni disegni molto particolari fatti dal bambino stesso.

La storia di Hans tratta un’infinità di fobie del piccolo, da quella di attraversare le porte o di essere morso da un cavallo, o che suo padre potesse essere morso da un cavallo e ne morisse.

La storia non è facile da rendere brevemente perché è costituita soprattutto dai dialoghi che il padre annotava, dalle domande che il padre faceva ad Hans e dalle sue risposte: il tutto portato poi a Freud per l’analisi,

Valgano allora queste parole di Freud per uno dei casi più importanti e conosciuti della letteratura psicanalitica.

 

“Chiesi ad Hans in tono scherzoso se i suoi cavalli portassero gli occhiali, e il piccino disse di no, poi gli chiesi se il suo papà portasse gli occhiali e anche questa volta negò, nonostante fosse evidente il contrario; gli chiesi ancora se con il nero intorno alla “bocca” non intendesse dire i baffi, e infine gli rivelai che egli aveva paura del suo papà, e proprio perché lui, Hans, voleva tanto bene alla mamma. Credeva che perciò il babbo si fosse arrabbiato con lui, ma non era vero. Il babbo gli voleva bene lo stesso e lui gli poteva confessare ogni cosa”.

 

Il caso ebbe risultati positivi sorprendenti.

A distanza di anni, Freud ebbe la gradita sorpresa di ricevere presso il suo studio un giovane di quattordici anni, alto e robusto che presentandosi disse:

“Ich bin der kleine Hans.”

Sono il piccolo Hans.

 

3. Il caso dell’uomo dei topi

 

“Un uomo piuttosto giovane, dotato di una cultura a livello universitario, si presentò da me, affermando di soffrire d’ossessioni sin dall’infanzia, ma con particolare intensità negli ultimi quattro anni. Le caratteristiche essenziali del suo disturbo consistevano nella paura che potesse capitare qualche cosa di grave a due persone per le quali nutriva un profondo affetto: il padre ed una signora che ammirava. Inoltre, provava spinte compulsive, come, per esempio, quella di tagliarsi la gola con un rasoio, e avvertiva dei divieti, talora in rapporto a cose del tutto irrilevanti. Rappresentazioni ossessive, impulsi coatti che gli impedivano una vita normale e di proseguire nella carriera di avvocato.

In particolare le sue ossessioni si erano ingigantite in seguito a un episodio successo mentre il paziente partecipava alle manovre militari: la perdita di un banale pince-nez e la quasi parallela narrazione, da parte di un superiore, di un supplizio inflitto in oriente che aveva come soggetto dei topi.

La perdita del pince-nez venne caricato di significati negativi relativi alla propria cattiveria infantile, che aveva bisogno di una punizione severissima come la tortura dei topi.

(…)

Il giorno dopo gli feci promettere di sottomettersi all’unica condizione del trattamento, cioè di riferirmi tutto ciò che gli passava per la testa anche se fosse spiacevole per lui o gli paresse privo di importanza o irrilevante o insensato. Gli diedi allora il permesso di cominciare a raccontare da dove avesse voluto e lui cominciò così. Mi disse che aveva un amico che apprezzava straordinariamente e aveva l’abitudine di recarsi da lui tutte le volte che si sentiva tormentato da qualche impulso criminale. Lui lo consolava confortandolo. In precedenza un altro amico aveva la stessa funzione, era un diciannovenne quando il mio paziente aveva quattordici, quindici anni e lo lusingava così tanto che ad un certo punto pensò di essere addirittura un piccolo genio. Era diventato intanto il suo precettore e andava come tale a casa sua, ma qui aveva cominciato da subito a trattarlo come un idiota. In seguito ebbe modo di accorgersi che l’amico si era comportato così perché gli interessava la sorella del paziente e voleva solo essere introdotto in casa. Quello fu il primo colpo duro della sua vita.

Poi il paziente proseguì il discorso senza alcun senso apparente e Freud riporta le parole del paziente che gli racconta che la sua vita sessuale era iniziata molto presto, attorno ai cinque anni. Aveva una governante giovane e carina: Fräulein Peter (un cognome che è il nome di un uomo...).Una sera era distesa a leggere sul divano vestita leggermente e il piccolo, che era disteso accanto a lei, la pregò di lasciarsi frugare sotto la gonna. Lei disse di sì, purché non lo andassi a raccontare a nessuno. Le tastò le parti sessuali che lo colpirono come una cosa molto strana. Gli rimase un forte desiderio di vedere un corpo femminile nudo. Si mise a spiare le cameriere di casa mentre prendevano i bagni. La governante successiva, un anno dopo, Freulein Lina, attirò ugualmente l’attenzione del piccolo. Un giorno la sentì parlare in cucina con il resto della servitù: si potrebbe fare con il piccolo Paul, diceva, ma è troppo sempliciotto, non capirebbe. Il tono era sprezzante era tale che il piccolo Paul si mise a piangere, sentendosi scartato e in colpa. Successivamente dormì con questa seconda governante, Lina, che si faceva toccare e scoprire e aveva forti pulsioni sessuali, raccontava al piccolo che una sua amica governante che faceva lo stesso con un bambino era stata messa in prigione. E che loro lo facevano ma non bisognava dirlo a nessuno.

Negli anni, Paul aveva interiorizzato l’idea di colpevolezza e di sporco.

“L’idea del topo è inseparabilmente collegata con il fatto che esso morde e rode con i suoi denti aguzzi; ma se i topi mordono, sono sozzi e voraci, non possono restare impuniti; gli uomini li perseguitano e massacrano senza pietà, come il paziente aveva visto fare, inorridendone. Spesso aveva provato un senso di commiserazione per quelle povere bestie. Ora, egli stesso era stato una volta un piccolo monellaccio disgustoso e sporco, che nella rabbia sapeva mordere chi gli stava vicino, ricevendone poi tremende punizioni. Ben poteva ravvisare nel topo il suo sosia”.

 

4. Il caso di Schreber

 

Quando Daniel Paul Schreber, presidente della corte di Appello di Dresda pubblica nel 1903 “Memorie di un malato di nervi”, Freud vi trova immediatamente ottimo materiale di lavoro per la sua indagine sulla paranoia. L’indagine sulla patologia psichica del dottor Schreber dunque è condotta sulla base delle sue dichiarazioni pubbliche, Freud descrive e interpreta il caso clinico, ma non ha mai analizzato Schreber in un setting psicanalitico.

Schreber era sposato da molti anni prima dei primi attacchi di ipocondria. La sua malattia si sviluppò in due fasi separate nel tempo.

Dopo la guarigione della prima volta “Passai otto anni con mia moglie, assai felici, anche se oscurata dalla speranza frustrata di avere figli”.

La seconda fase della malattia lo portò molto più avanti nella malattia addirittura a sottostare ad un vero e proprio processo.

Schreber è un paranoico con manie di persecuzione e la convinzione di dover salvare il mondo.

Sostiene Schreber che il mondo può essere salvato solo da lui e dopo una demascolinizzazione, cioè dopo l’essere diventato da uomo, donna.

Questa missione gli è stata data da Dio in persona.

“Dimostrerò, ” diceva, “che è possibile trasformarsi da uomo in donna per portare il mondo all’Ordine Naturale delle Cose”.

Il Tribunale gli restituì la libertà.

 

5. Il caso dell’uomo dei lupi

 

“Aus der Geschichte einer infantilen Neurose”, la storia di una nevrosi infantile, è la più ampia e forse più potente storia clinica freudiana. Si sente la fierezza di Freud di aver saputo trovare, sul terreno oggettivo e ormai sapientemente collaudato dell’indagine clinica, l’experimentus crucis della propria “verità”.

I dissidenti allievi freudiani Adler e Jung, che cominciavano ad essere pubblicamente “contro”, potevano essere messi a tacere con una verità probante.

L’uomo dei lupi per tutta la vita rimase un paziente di Freud, a sua disposizione, diventando alla fine anche paziente di una allieva di Freud, Ruth Mack Brunswick.

A fare di questo caso il caso più frequentemente citato concorre un fattore assolutamente eccezionale. Mentre il piccolo Hans condusse da grande una vita di successo, mentre Anna O., cioè Bertha Pappenheim divenne una fervente eroina femminista, e gli altri non avevano nessun interesse a farsi conoscere, tutti dimentichi apparentemente, della propria storia clinica, l’uomo dei lupi si è posto al servizio della psicanalisi sino a diventare lui stesso, come si esprimeva ironicamente Freud, un pezzo di psicanalisi.

È il caso del figlio ventitreenne di un ricchissimo avvocato e proprietario terriero di Odessa, affetto da una grave nevrosi che gli impediva di svolgere qualsiasi attività.

“Sognai che era notte e mi trovavo nel mio letto (…): improvvisamente la finestra si aprì da sola, e io con grande spavento vidi che sul grosso noce proprio di fronte alla finestra stavano seduti alcuni lupi bianchi (…). In preda al terrore di essere divorato mi misi a urlare e mi svegliai”. Afferma Freud: “L’immagine riattivata quella notte nel caos delle tracce inconsce è la scena di un coito tra i genitori, avvenuto in condizioni particolarmente favorevoli all’osservazione. Tutti i quesiti connessi a questa scena poterono gradualmente ottenere risposta nel corso della cura (…). All’epoca dell’avvenimento il bambino aveva circa un anno e mezzo”.

“I genitori si erano sposati giovani e conducevano ancora una felice vita coniugale però rattristata dalla cattiva salute della madre. La madre aveva disturbi addominali. Successivamente il padre si ammalò di depressione. Naturalmente il figlio si era accorto da subito della malattia della madre, che per questo trascurava i figli, e solo più tardi della malattia del padre. Un giorno per mano alla madre stavano andando ad accompagnare il dottore alla stazione quando il piccolo, che di sicuro aveva meno di quattro anni, sentì la madre lamentarsi del proprio dolore. Le parole che pronunciò gli fecero una fortissima impressione e più tardi le applicherà anche a se stesso.

Non era figlio unico, ma aveva una sorella un po’ più grande, vivace, maliziosa che ebbe molta influenza nella sua vita.

Fino a quando la sua memoria poteva risalire si ricordava di essere stato affidato alle cure di una anziana contadina, grezza, ignorante che voleva moltissimo bene al bambino e che sostituiva nel suo cuore il bambino mortole da piccolo. D’estate vivevano in un possedimento in campagna, d’inverno si trasferivano in un altro possedimento. I due possedimenti erano vicini, la vita era bella. Venivano a far loro visita per lungo tempo parenti, i amici, i fratelli di papà, le sorelle della madre con i loro figli, i nonni. D’estate i genitori si assentavano per qualche settimana. Il piccolo ha chiaro il ricordo di quando piccolissimo in braccio alla governante vedeva la carrozza allontanarsi. Passava l’estate con la nonna, una bambinaia inglese (dedita all’alcol) e una bambinaia. Il paziente fa risalire le prime crisi a quando le due proprietà vennero vendute e la famiglia si trasferì in città. Un giorno di Natale divenne una furia perché non trovò sotto l’albero regali doppi, in quanto il giorno di natale era anche quello del suo compleanno.

Moltissimi altri eventi nella sua vita, come il suicidio con un colpo di pistola della sorella.

Il paziente si spostò dalla Russia a Vienna per essere curato da Freud.

 

 

6. Il caso della signorina Anna O.

 

La grande svolta nella vita professionale di Freud è rappresentato dal caso clinico di Anna O.

Siamo negli anni intorno al 1890. Freud collaborava con Breuer a questo particolare caso d'isteria. Si tratta di Bertha Pappenheim, meglio nota come Anna O., una ragazza ventunenne di notevole intelligenza e cultura, nel corso di una malattia durata due anni di gravissimi disturbi fisici e mentali.

Freud scrive questo caso quattordici anni dopo la guarigione di Anna. Ormai Breuer non era più il suo maestro. Si era fermato, come tutti gli altri, alla cura tramite ipnosi, nel migliore dei casi.

Nella maggioranza degli altri, le cure erano solo contenitive o peggio.

Breuer già nel periodo di Anna O. aveva capito l’enorme distanza che lo separava dal giovane e temerario allievo e aveva scritto all’amico dottor Fliess: “Freud è nel pieno vigore del suo intelletto. Ormai lo scorgo in lontananza, come la gallina il falco.”

Vienna, 1880, luglio, casa di famiglia degli O., benestanti.

Il padre di Anna si ammala gravemente. Anna comincia ad assisterlo.

Lo assiste con tutte le sue forze. Nessuno si accorge, vista l’esuberanza naturale di Anna e la sua energia, che si sta ammalando.

Cominciano sintomi inspiegabili: ripugnanza per il cibo, contratture muscolari, anemia.

Anna viene allontanata dal letto del padre.

I sintomi peggiorano.

Tosse, tosse, tosse continua. Notte, giorno. Tosse nervosa, L’arto inferiore destro è completamente disteso e ritorto verso l’interno. Tutta la muscolatura è contratta. Paresi del volto. Anna passa da stati di sonnolenza a stati di eccitazione.

Ai primi di dicembre si manifesta uno strabismo convergente.

In questo grave stato io presi in cura la paziente.

Durante il giorno era seminormale solo pochissimi minuti.

Aveva allucinazioni sui suoi capelli, sui nastri. Diceva che erano serpenti neri. Tuttavia continuava a dire a se stessa di non essere così sciocca, che si trattava solo dei suoi capelli, ecc.

Dopo i periodi di sonnolenza si sveglia e dice un’unica parola “tormentare, tormentare”. Non riesce più a dire altro. Ha problemi col linguaggio.

Prendo in considerazione il suo caso come “isteria”.

Ci studio sopra tutta la notte.

Cosa? Perché? Che cosa c’è alla base di tutto?

Afferro le cose, poi sfuggono e le riprendo. Studio, studio, analizzo. Confronto.

Nel periodo “cattiva”, Anna bestemmiava, buttava i cuscini, strappava i bottoni della biancheria del letto con le dita che non erano contratte.

Parlava solo in inglese. Non capiva più il tedesco.

Tuttavia la paziente cominciò piano piano a migliorare, man mano che la osservavo, si arrabbiò con me, rimase muta per due settimane. Capii il motivo e la aiutai.

Il 1° aprile lascia il letto per la prima volta: lieve miglioramento psichico.

Interrotto da un grave trauma per la morte del padre il 5 aprile.

 

Casa di campagna, vicino Vienna. Si trasporta Anna in una casa di campagna nei dintorni di Vienna. La casa di famiglia le fa orrore.

Non stando più a Vienna potevo andarla a trovare solo alla sera. La liberavo dai fantasmi che aveva accumulato dalla sera precedente. Le faceva compagnia un cane Terranova che le avevano regalato e che amava appassionatamente.

Autunno, ritorno in città.  Casa diversa dalla precedente. Le mie visite s’intensificano. Periodo di sonnambulismo persistente alternato a stati più normali fino al dicembre 1881.

Graduale scomparsa degli stati patologici e dei fenomeni fino al giugno 1882.

 

 

7. Il caso della signora Emmy von N.

 

“Il 1° maggio 1889 divenni il medico di una signora di quarant’anni circa, le cui sofferenze e la cui personalità m’ispirarono tanto interesse da dedicarle gran parte del mio tempo, e da assumermi l’impegno di guarirla. Era un’isterica, e poteva essere posta in stato di sonnambulismo con la più grande facilità; e quando me ne accorsi decisi di applicare su di lei il procedimento di Breuer dell’esplorazione sotto ipnosi. (…) Era il mio primo tentativo nel maneggiare tale metodo terapeutico ed ero ancora ben lungi dall’averne padronanza”.

1° maggio 1889.

Il primo incontro.

Emmy è a Vienna. Freud, chiamato, va a trovarla.

“Trovo una donna di aspetto ancora giovanile, sdraiata sul divano, la testa appoggiata su un cuscino di cuoio. Il suo volto ha un’espressione tesa, dolorosa, le palpebre socchiuse, lo sguardo rivolto in basso, la fronte fortemente corrugata, i solchi nasolabiali scavati. Parla a fatica, a voce bassa, interrotta ogni tanto da inceppamenti spastici fino al balbettio.(…) Si interrompe spesso nel parlare per emettere uno strano schiocco che non riesco ad imitare".

Così Freud inizia la descrizione di un caso molto complicato, del quale molti anni dopo (nel 1924) scrisse - e può essere il Freud vecchio, nostro io narrante, che lo dice: “So bene che nessun analista può leggere oggi questa storia clinica senza un sorriso di compassione. Si tenga conto però che si trattò del primo caso in cui applicai in larga misura il procedimento catartico”.

La famiglia di Emmy, della Germania centrale, risiede da due generazioni nelle province russe del Baltico. dove possiede molte terre: Emmy è la tredicesima di quattordici figli di cui però al momento solo quattro sono ancora in vita.

Emmy era stata educata da una madre severa ultraenergica. A ventitre anni aveva sposato un grande industriale, molto più anziano di lei. Dopo pochi anni di matrimonio, quattordici anni prima, il marito era morto per un attacco cardiaco.

A questo evento, oltre che all'educazione delle due figlie, spesso nervose e malate, attualmente di quattordici e sedici anni, Emmy attribuisce l’origine della propria malattia.

Dalla morte del marito aveva viaggiato molto in cerca di cure, cliniche per massaggi, bagni elettrici, terapie, senza successo.

Vive in una sua proprietà sul Baltico, vicino ad una grande città.

Nuovamente molto sofferente da mesi, insonne, ha cercato invano miglioramento ad Abbazia. Da sei mesi è a Vienna, venuta in cura presso un esimio medico.

Poi, il 1° maggio 1889, interpella appunto Freud.

Subito il suggerimento di Freud è di separarsi dalle due figlie, che hanno una propria governante, ed entrare in una casa di cura in cui lui la possa vedere giornalmente. Il suggerimento viene dalla signora Emmy accettato senza batter ciglio.

 

Inizia un diario sul caso giorno per giorno, con dettagli e persone.

2 maggio visita mattina

8 maggio visita mattina - visita sera

9 maggio visita mattina due volte - visita sera

10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18

 Freud, dopo sette settimane di trattamento nella casa di cura la lascia tornare nella sua casa sul Baltico.

“Non io”, dice Freud, “ma il dottor Breuer ricevette notizie di lei dopo circa sette mesi".

Dopo un periodo di benessere era stata male di nuovo, in una situazione di disagio psichico completamente mutato.

Non solo, ma anche la figlia maggiore, che si chiamava Emmy come la madre, ebbe dei gravi disturbi ginecologici attribuibili alla sfera psichica derivati, sembrava, dal fatto che si fosse innamorata di un cugino, non ricambiata.

La figlia fu visitata a Vienna da Freud, alla presenza della governante.

In seguito Emmy, la madre, attribuì a Freud il ricadere nella malattia. Era inferocita verso di lui.

Poi si tranquillizzò e tornò a Vienna per un breve periodo. Ricominciò a star bene.

Tornò nella sua tenuta di D. sul Baltico.

Dopo qualche mese Freud la raggiunse a casa sua. Passeggiate insieme a parlare e analizzare, con domande trabocchetto di Freud, sul sentiero che porta al lago.

Ad una cena, un episodio molto particolare di tensione: partecipa un uomo sconosciuto che si sforzava di riuscire gradevole. La signora Emmy confesserà a Freud: “Pensi un po’… mi vuole sposare". Anche Emmy lo desiderava, ma considerava le figlie, eredi dei beni paterni, gravissimo ostacolo alla realizzazione del suo sogno.

Freud riparte per Vienna.

La signora Emmy scriverà a Freud per chiedere il permesso di andare in ipnosi da un altro medico. Freud acconsente, ma trova molto strano che lei abbia chiesto il suo permesso. E ci rimuginerà sopra.

Non la sentirà più.

Verrà a sapere che la signora Emmy ha fatto la stessa cosa con altri psichiatri, emergendo dal male, con la cura, e ricadendoci dopo la cura stessa. Coercizione a ripetere, dirà Freud, forse addirittura volontaria.

Dopo un quarto di secolo, fu interpellato dalla figlia maggiore: stava intraprendendo una causa legale contro la madre che descriveva come una tiranna crudele e spietata. Aveva interrotto ogni rapporto con le figlie, per lei avevano smesso di esistere e le lasciava sprovviste di ogni minimo sostegno materiale.

Naturalmente Freud dà dettagliatamente la sua opinione sul caso e sui motivi che l’hanno creato. Inoltre, nel volumetto in cui descrive il caso, per farsi meglio comprendere, ricorre ad altri casi analoghi a quello della giovane Emmy, la figlia, da cui si può attingere moltissimo materiale descrittivo.

 

8. Il caso di Miss Lucy R.

 

Miss Lucy era una giovane donna che alla fine del 1892 un amico e collega di Freud non riusciva a guarire. Arrivò dunque da Freud che aveva completamente perduto ogni percezione olfattiva, ed era perseguitata da una o due percezioni olfattive soggettive, che sentiva solo lei.

La giovane donna viveva come istitutrice nella casa di un direttore di fabbrica alla periferia di Vienna e arrivava saltuariamente allo studio del medico non avendo molto tempo libero dal suo lavoro in casa del direttore.

Era inglese, di costituzione delicata, “povera di pigmento”. I problemi investivano la sfera dell’olfatto, era stanca, depressa. le altre impressioni tattili erano intatte. Freud provò con la mano un esame sommario per sondare la normalità dei campi visivi.

Il compito che Freud si diede fu indagare nel passato della ragazza per scoprire quando le sensazioni olfattive soggettive erano state oggettive. Cioè quando fu il momento in cui le aveva realmente sentite per provarle poi solo in crisi di isteria nervosa.

Freud riuscì a far dire a Lucy che l’odore che sentiva e che scatenava crisi era quello di “dolce bruciato”.

Intanto veniva a conoscenza che nella casa dove viveva abitavano anche due bambine, oltre al padre direttore, ma mancava la madre che era morta due anni prima per una grave malattia acuta.

Freud decise di prendere l’odore di “dolce bruciato” e la vita che Lucy viveva come istitutrice come punto di partenza per l’analisi.

“Lucy poteva venire a trovarmi solo in orario di visita, quando il tempo che potevo da dedicarle era poco, e ciò che avrebbe dovuto essere oggetto di una seduta unica si svolgeva in più sedute. I suoi doveri non le permettevano di fare tante volte la lunga strada dalla fabbrica al mio studio: interrompevamo quindi il dialogo a metà, per riprenderlo la volta successiva”.

Freud chiese a Lucy se ricordava la prima volta che aveva sentito l’odore di dolce bruciato.

Lucy: Oh, sì. Due mesi fa. Due giorni prima del mio compleanno: Ero con le bambine nella stanza adibita ad aula e giocavo con loro a cucinare, quando mi fu portata una lettera che il postino aveva appena recapitato. Riconobbi dal timbro e dalla grafia che la lettera era di mia madre, da Glasgow, e volevo aprirla per leggerla. Ma le bambine si precipitarono su di me e mi strapparono la lettera di mano gridando: no, non la devi leggere ora, è per il tuo compleanno, la terremo noi e te la daremo al momento giusto. Intanto sentii un odore intenso. Le bambine, giocando con me, avevano dimenticato il dolce sul fuoco e si era bruciato. Da allora questo odore mi perseguita.

Freud: Che cosa poteva agitarla in questo fatto?

Lucy: Niente. Mi commuoveva la tenerezza delle bambine.

Freud: Non comprendo come la tenerezza delle piccole e la lettera di sua madre potessero costituire un contrasto.

Riassumendo: Lucy voleva andare a Glasgow a trovare la madre ma aveva paura di lasciare sole le bambine. Ma perché, la incalzava Freud, non mi sembra così grave. Lucy confessava allora che tutto il personale della casa, la governante, la cuoca, l’insegnante di francese da un po’ di tempo credevano che lei si desse troppe arie per la sua posizione e si erano coalizzate contro di lei calunniandola in ogni modo presso il nonno delle piccole, e non aveva trovato nel padre e nel nonno l’aiuto che si aspettava, decidendo allora di andarsene. I due uomini le avevano consigliato di pensarci su ancora due settimane e fu proprio in queste due settimane che si era manifestato il fatto della lettera e dell’odore.

Freud: C’era qualcosa che la vincolasse alle bambine oltre alla loro tenerezza verso di lei?

Lucy: Sì, avevo promesso sul letto di morte alla loro madre che non avrei mai lasciato sole le bambine e avrei fatto loro da madre. Con la decisione di licenziarmi venivo meno alla promessa.

Ma c’era ben altro…

Freud scoprì che Lucy amava il padre delle bambine, ma lei pensava che non fosse giusto, perché lui era il suo padrone. Anzi l’aveva addirittura rimosso dalla testa. Non era giusto poi perché lei era una ragazza povera e lui ricco e tutti avrebbero riso di lei.

La durata della cura durò nove settimane. E ci furono altre sorprese.

Alla fine Lucy guarì: scomparse l’odore soggettivo, la forte rinite, l’analgesia del naso ad altri odori, la depressione.

“Due giorni dopo l’ultima analisi, Lucy mi venne a trovare. Dovetti domandarle che cosa le fosse successo di bello. Era sorridente, con la testa alta.”

 

9. Il caso di Katharina…

 

“Nelle vacanze dell’anno 189 feci una gita negli Alti Tauri, per dimenticare per un poco la medicina e in particolare le nevrosi. Vi ero quasi riuscito, quando un giorno lasciai la strada principale per salire su un monte poco discosto, famoso per la vista e per il suo ben tenuto rifugio. Arrivato lassù dopo un faticoso cammino, una volta rifocillato e riposato, me ne stavo seduto immerso nella contemplazione di un incantevole panorama. Talmente dimentico di me stesso da non comprendere subito di essere io la persona interpellata quando udii la domanda: “Lei è un dottore?”. La domanda però era rivolta a me e proveniva da una ragazza di circa diciotto anni che mi aveva servito il pasto con espressione piuttosto accigliata e che l’ostessa aveva chiamato “Katharina”. A giudicare dal suo vestire e dal contegno non doveva essere una cameriera, ma piuttosto la figlia o una parente della padrona.

(…)

“Sa, sono malata di nervi e il dottor L. mi ha dato qualche cosa ma non sono ancora migliorata”.

“Dunque rieccomi con le nevrosi. Mi interessava il fatto che le nevrosi potessero prosperare così bene a 2000 metri e continuai a interrogare”.

Freud chiede, la ragazza risponde. Freud scrive poi dettagliatamente il colloquio, lasciando alla paziente il suo modo dialettale di parlare.

Katharina, nipote dell’ostessa, aveva avuto il primo attacco di panico due anni prima, in un rifugio sull’altro monte. Lo zio e la zia ora erano separati e la ragazza diceva che era colpa sua.

Raccontò così: Erano arrivati dei clienti che volevano mangiare, ma la zia non c’era e mia cugina Franziska era introvabile, era lei che cucinava sempre. Anche lo zio non si trovava. Li cerchiamo dappertutto, allora il ragazzo, l’Alois, mio cugino dice: “Vedrai che la Franziska è dal babbo”. Allora abbiamo riso tutti e due, ma non abbiamo pensato niente di male. Andiamo verso la stanza dello zio, ma era chiusa. Questo era strano. Dice l’Alois: “Guarda dalla finestra che c’è sul corridoio”, lui non voleva andare, aveva paura. Guardo dentro, la stanza era buia, ma ecco che vedo lo zio e la Franziska, e lui è sopra di lei.

Sono cominciate le nausee.

La storia si intorpidisce. Katharina non dice subito questo fatto alla zia, ma lo fa due giorni dopo quando già la zia aveva notato che la ragazza non stava bene.

Intanto enorme sorpresa dall’inconscio: la stessa Katharina due anni prima di questo fatto successo a Franziska era stata molestata a sua volta dallo zio e ne aveva subito le violenze. In casa, in un albergo, ricorda strani episodi notturni.

 

La zia dopo il racconto di Katharina era andata via con i figli e la nipote nell’altra osteria, lasciando il marito e Franziska che intanto era rimasta incinta.

Katharina raccontò a sua zia anche l’episodio che la riguardava. La zia, pratica, disse, “Teniamocelo per noi. Già tuo zio è messo male. Se al processo serve, tiriamo fuori anche questo”.

“…il caso di Katharina è tipico, nell’analisi di ogni isteria fondata su traumi sessuali, si trova che impressioni dell’epoca presessuale, rimaste senza effetto sul bambino, acquistano potenza traumatica successivamente quali ricordi, quando alla vergine o alla donna si è dischiusa l’intelligenza della vita sessuale”.

 

 

10. Il caso della signorina Elisabeth von R.

 

Complicatissimo caso, denso di personaggi.

Nell’autunno del 1892 un collega amico di Freud lo invita a visitare una signorina di ventiquattro anni che camminava, per forti dolori ovunque, curva in avanti, senza sostegno.

“Il lavoro che allora iniziai risultò, però uno dei più difficili che mi fossero mai capitati”.

Minore delle tre figlie di genitori affettuosi, aveva passato la giovinezza in una tenuta in Ungheria.

Quando le ragazze ebbero raggiunto un’età adeguata la famiglia decise di trasferirsi nella capitale.

La madre aveva un leggero male agli occhi, ma la famiglia era felice. Il padre era un padre meraviglioso per Elisabeth: le diceva che era il suo figlio maschio, il suo miglior amico, e lei era molto orgogliosa di questo rapporto.

Ma presto il padre morì, la madre cadde in disperazione ed Elisabeth non si dava pace perché non era in grado di riportare in famiglia la felicità perduta e tanto rimpianta. C’era ora il vuoto in questa casa di quattro donne.

Trascorso un anno di lutto, la sorella maggiore sposò un uomo attivo e molto dinamico anche se un fatto un po’a modo suo. Fu il primo della famiglia che osò venir meno ai riguardi per la vecchia signora. Ciò era di più di quanto Elisabeth potesse sopportare e cominciò una guerra personale su tutto con questo cognato mentre le sorelle e la madre non ne erano consapevoli.

Il matrimonio della seconda sorella parve promettere cose più liete, perché il secondo cognato era un uomo che piaceva a queste donne così sensibili e il suo contegno riconciliò Elisabeth con l’istituto del matrimonio. La nuova coppia rimase vicina alla madre e il loro figlio divenne il beniamino di casa. Ma la madre si aggravò agli occhi ed Elisabeth ogni volta che c’erano dei problemi in famiglia stava sempre peggio, tanto da essere diventata l’ammalata di famiglia.

Elisabeth e sua madre andarono per una cura di bagni a Gastein. Ma dopo due settimane dovettero tornare perché la seconda sorella, di nuovo in gravidanza, morì.

Nuovo crollo di tutto per Elisabeth. Altri fatti familiari che riguardavano cognati, cognate, ecc. Litigi continui.

Ma Freud non veniva a capo di nulla.

Finché… Elisabeth parlò di una sera e di un ragazzo.

Freud indagò. Elisabeth si era innamorata di questo ragazzo incontrato ad una festa, ma per l’assistenza al padre e gli altri doveri familiari era passato in secondo piano, poi dimenticato.

Ma era rimasto fuori solo a livello conscio… Tutto dipendeva da questo…

La guarigione dipese da questo.

11. Un caso di paranoia

 

(un caso che, particolarmente, si presta ad essere raccontato in forma di “giallo”. Molti lettori di Freud paragonano, infatti, i suoi casi, per la forma del racconto e i colpi di scena, oltre alle soluzioni, a veri e propri romanzi gialli).

“Alcuni anni fa un noto avvocato mi consultò a proposito di un caso che gli aveva lasciato molti dubbi. Una giovane donna gli aveva chiesto di proteggerla dalle molestie di un uomo che l’aveva trascinata in un’avventura amorosa. Ella asseriva che questo uomo aveva approfittato della sua fiducia facendo sì che dei testimoni, non visti, li fotografassero mentre facevano l’amore, così che ora, tenendola sotto la minaccia di rendere pubbliche quelle fotografie, egli l’avrebbe avuta in pugno e avrebbe potuto causarle seri guai, anche facendola licenziare. Il consulente legale aveva abbastanza esperienza per riconoscere l’impronta patologica di questa accusa, comunque avrebbe gradito conoscere la mia opinione. Promise che sarebbe venuto a trovarmi con la giovane donna.

Poco tempo dopo ho incontrato la paziente in persona. Era una ragazza di trent’anni molto bella e attraente, che dimostrava meno anni della sua età ed era dotata di una spiccata femminilità. Era alquanto irritata dall’interferenza di un medico. È chiaro che fu solo l’influenza dell’avvocato, presente, ad indurla a raccontarmi la sua storia. Lo fece senza alcun imbarazzo, entrando nei dettagli, desiderosa solo di raccontare i fatti.

Da molti anni faceva parte del personale di una grande azienda con un posto di responsabilità. Il suo lavoro le dava grandi soddisfazioni ed era apprezzata dai superiori. Non aveva mai cercato relazioni con gli uomini, ma aveva vissuto tranquillamente con la vecchia madre della quale era l’unico sostegno. Non aveva fratelli o sorelle. Il padre era morto molti anni prima. Recentemente un suo collega, assai colto ed attraente, le aveva rivolto delle attenzioni e lei si era sentita attratta da lui. Per ragioni esterne il matrimonio era fuori discussione, nonostante questo, lui non voleva saperne di rinunciare a lei. Aveva insistito più volte sul fatto che le convenzioni sociali non potevano ostacolare la loro frequentazione. Lui alla fine era riuscito a convincerla promettendole che non l’avrebbe esposta ad alcun rischio, e lei aveva acconsentito ad andare nell’appartamento da scapolo di lui. Lì si abbracciarono e baciarono sdraiati uno accanto all’altra ed egli cominciò a scoprire le sue bellezze: nel bel mezzo della scena, la ragazza venne spaventata da un rumore, una specie di battito o di scatto. Veniva dalla scrivania che stava davanti ad una finestra: tra la scrivania e la finestra, c’era una pesante tenda. Aveva chiesto immediatamente all’amico cosa fosse quel rumore e lui aveva risposto che probabilmente era l’orologio sulla scrivania.

Uscendo sulle scale la ragazza incontrò due uomini che si sussurrarono poche parole all’orecchio quando la videro. Uno dei due portava una piccola scatola coperta. La giovane si preoccupò molto di quell’incontro e sulla strada di casa aveva già messo insieme tutti i fatti. La scatola avrebbe potuto benissimo essere una macchina fotografica e l’uomo un fotografo che era stato nascosto dietro la tenda. Il rumore che aveva sentito era quello dello scatto fatto mentre lei era in una situazione piuttosto compromettente. Da quel momento nulla poté più far cessare i sospetti sull’amante. Lo perseguitò e lo tormentò, ogni giorno, di persona, per lettera.

Invano lui cercò di convincerla che i suoi sentimenti erano sinceri e i sospetti assolutamente privi di fondamento. Alla fine lei andò dall’avvocato. Le portò come prova le lettere che lui le aveva mandato, lettere tranquillizzanti e innocenti, ma che lei considerava pesanti indizi.

La paziente venne una seconda volta nel mio studio e mi raccontò il fatto con numerose varianti. Era accaduto non la prima, ma la seconda volta (si era vergognata di dirmi che era stata due volte dall’uomo) che era andata nell’appartamento. Mi disse che il giorno seguente aveva visto l’uomo, ricordiamo che era un collega d’ufficio, che parlava con la sua caporeparto, una donna “dai capelli bianchi come mia madre”. Lei supponeva che le avesse raccontato ogni cosa e che ora, mentre prima la coccolava ed era una delle sue preferite, la guardasse con malevolenza e disapprovazione”.

 

Freud prosegue nel racconto e nell’analisi del caso arrivando a risultati inaspettati.

 

Altri casi completi e romanzabili sono:

 

12. Un caso di omosessualità femminile

 

13. Il caso di Mathilde

(un caso precedente a quelli qui raccontati, di un Freud giovane, scoperto recentemente)

 

14. Nina R.

(scoperto recentemente)

 

15, ecc.

Casi raccontati nelle note o negli appunti di Freud, ma che possono essere ricostituiti.


Appunti di lavoro / La grandezza di Sigmund Freud

 

 

"Anche se il futuro riplasmerà o modificherà questo o quel risultato delle sue ricerche, mai più potranno essere messi a tacere gli interrogativi che Sigmund Freud ha posto all'umanità; le sue scoperte scientifiche non si possono né negare, né occultare (...) e se mai alcuna impresa della nostra specie umana rimarrà indimenticabile, questa sarà proprio l'impresa di Sigmund Freud."

Thomas Mann

 

Se ancora ci fosse bisogno di prove della grandezza di narratore del dottor Freud e dell’enorme materiale originale nelle sue mani, mai trattato, plasmabile in storie per il pubblico, aggiungiamo che il signor Sam Goldwyn, della mayor americana Metro Goldwyn Mayer, nel 1924 prese in fretta un volo per Vienna e andò personalmente ad offrire a Freud la somma di 100.000 dollari del tempo perché scrivesse sceneggiature per Hollywood.

Freud rispose no.

Il titolone di un giornale dell’epoca: FREUD REBUFFS GOLDWYN!

 

Questa è l’idea per una serie televisiva che ha come protagonista Sigmund Schlomo Freud, inventore della psicanalisi, che ha scritto dettagliatamente i fatti che andava scoprendo e i Casi Clinici, cioè la storia vera, anche se tuttora sconvolgente e inverosimile, dei suoi pazienti.

Per convenzione si usa datare la nascita della psicanalisi con la prima interpretazione di un sogno scritta da Freud: un suo sogno personale.

Il racconto di questo sogno, Vienna, notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, potrebbe essere l’inizio del racconto in prima persona fatto da Freud stesso, ormai vecchio, a Londra, poco tempo da vivere a causa di una grave malattia alla mascella.

Tre operazioni. Fumava ancora venti-trenta sigari al giorno.

Non era mai riuscito a smettere.

Si era invece autoguarito dalla fobia per i viaggi. Da giovane era partito per Roma, ma in preda ad un terrore indescrivibile era tornato subito indietro.

Negli anni, andando a fondo a questo proprio comportamento - la sua autoanalisi è fondamentale per le sue scoperte - guarì, andò a Roma e qui passò una vacanza indimenticabile.

 

Il sogno di quella notte del 1895 è riportato ne L'interpretazione dei sogni, (1900), come "il sogno dell'iniezione di Irma”.

 

Vienna

 

Suggestioni d’ambiente: modi garbati e nervi tesi. Dalla ruota del Prater allo stile Liberty, dal valzer parossistico e allegro al doppio sogno di Arthur Schnitzler.

Vienna è al tempo dell’attività di Freud– tra i due secoli - una città di quasi un milione di abitanti, centro di cultura europea e in grande trasformazione. Nell’anello che la circonda, la Ringstraße, anche Freud comprerà una casa nel IX distretto, tra il macellaio ebreo Kornmehl e una cooperativa sociale: la famosa casa di Berggasse, 19.

Vienna straricca di artisti, scrittori, musicisti la cui opera complessiva formava un modello ed un riferimento per la cultura mondiale… Ovunque movimento, balli, boom intellettuali - e uno strano e contraddittorio progressismo conservatore che lasciava spazio al misticismo.

Nulla sembrava sfuggire ad un’armonia che i boschi circostanti facevano scintillare. Mentre il valzer, austero pur nel suo andamento allegro, poteva assumere ritmi parossistici da baraonda, la ruota del Prater si alzava sugli splendidi panorami, Arthur Schnitzler, grande scrittore di inizio secolo, vagabondava nella notte incontrando figure inquietanti che popolavano la città segreta e Sigmund Freud frugava nei meandri della psiche umana. Da Traumnovelle (Doppio sogno) di Schnitzler, Kubrick ha tratto il suo ultimo film “Eyes wide shut”.

Lo scrittore Karl Kraus ha detto: “Le vie di Vienna sono lastricate di cultura, quelle delle altre città d'asfalto”.

Attorno al 1900 Vienna è la città dei Cafè, delle feste, dei mobili di legno curvato di Michael Thonet, dei vetri colorati del Liberty viennese, bicchieri, lampadari, vasi levigati a mano, delle atmosfere sensuali, misteriose e deliranti che esistono sempre prima di un declino. Grandi artisti e scienziati vivono qui. Freud, Klimt, Egon Schiele, Adolf Loos, Ludwig Wittgenstein, Gustav Mahler, Kraus, Arthur Schnitzler, Kokoschka, Lou Andreas-Salomè e tanti altri.

Vienna era la speranza prima di due guerre mondiali e del nazismo. Vienna era una meta imprescindibile. Da Salvador Dalì, che fece a Freud un ritratto, ad Albert Einstein col quale Herr Doctor tenne una famosa corrispondenza, fino a Mark Twain.

 

 

Libro nero della psicanalisi

 

“Il libro nero della psicanalisi” rappresenta un attacco senza precedenti al sapere freudiano. In ottocento pagine un gruppo di studiosi mette in discussione la validità delle teorie e l'efficacia terapeutica. Quaranta autori internazionali, moltissimi americani, nessun italiano - storici, filosofi, psicologi, medici, ricercatori, ex pazienti - sostengono, in questo libro, tesi che noi italiani non siamo abituati ad ascoltare, ma che molta parte della comunità scientifica ritiene assodate. A cominciare da due specialisti francesi, Jean Cottraux, e Didier Pleux, poi ex psicanalisti come Jacques Van Rillaer, pedapsichiatri come Catherine Barthelemy, psichiatri di settore come Toby Nathan o filosofi come Isabelle Stengers. E molti autori degli States che importano in Francia la critica radicale della psicanalisi da molti anni di moda nelle università americane. Storici della psicanalisi come Mikkel Borch-Jacobsen o Frederick Crews, e specialisti delle terapie cognitive di fama mondiale come Aaron T. Beck o Albert Ellis.

Nel libro nero si legge che la psicoanalisi non è una scienza, ma una seduttiva fabbrica di favole. La psicoanalisi guarisce, se guarisce, solo per effetto placebo, e autoconvincimento. La psicanalisi è in netto svantaggio rispetto alla psicoterapia e alla terapia farmacologica. Madri e padri si sono assunti responsabilità insostenibili, e i figli hanno sviluppato enorme intolleranza alla frustrazione. Freud deformava i fatti emersi nelle sedute per ritagliarli a misura delle proprie incerte teorie, e non brillava per deontologia. Le società psicoanalitiche non sono centri di ricerca, ma centri di potere, in cui gruppetti in eterno litigio difendono il proprio piccolo campo.

 

Tra queste la pubblicazione a cura di Jacques-Alain Miller, de L’anti-libro nero della psicoanalisi, Quodlibet, 2007, introduzione di Antonio di Ciaccia, che è la risposta all’attacco portato a Freud.

Uscito sotto la direzione dello psicoanalista Jacques-Alain Miller (cui Jacques Lacan lasciò la cura di tutta la sua opera, scritta e orale), viene presentato con l’aggiunta di alcuni significativi contributi di studiosi italiani e con un intervento proprio della psicoanalista Elisabeth Roudinesco. “Ma queste sono menzogne, ” dice la Roudinesco, “Questo libro non vuole aprire una discussione critica, ma solo distruggere la psicanalisi. È pieno di dati sbagliati, bugie e interpretazioni deliranti. Freud è accusato di plagio e misoginia, di aver mentito e nascosto volontariamente i suoi insuccessi. Viene presentato come una sorta di dittatore che ha imbrogliato tutti con una dottrina falsa fatta di menzogne. Insomma, il libro vuole screditare in toto la psicanalisi per favorire lo sviluppo delle teorie cognitivo-comportamentali, che in Francia sono ancora marginali”.

 

In Italia è da riferire la fondamentale opinione di Umberto Galimberti che merita particolare attenzione e che affronteremo in un prossimo numero.

 

Biografia di Sigmund Schlomo Freud (1856-1939)

 

1856 - Sigmund Schlomo Freud nasce il 6 maggio 1856 a Freiberg (allora impero Austro-Ungarico, oggi Pribor, nella Repubblica Ceca), una cittadina della Moravia a 240 km da Vienna. Sigmund Schlomo (in ebraico Schlomo significa "il saggio") è figlio di Jacob Freud, commerciante ebreo di lana, e Amalie Nathanson, terza moglie di Jacob. Dai precedenti matrimoni, Jacob aveva avuto Emanuel e Philipp, che vivevano con lui e avevano l’età della giovane matrigna. Emanuel era sposato e aveva un figlio, John, di un anno maggiore di Sigmund.

 

1860 - A causa degli eventi politico-economici, la famiglia è costretta a trasferirsi a Vienna, Sigmund ha solo quattro anni.

Jacob Freud era un libero pensatore, pur avendo studiato le scritture della tradizione ebraica, e non diede al figlio un'educazione ortodossa.

Le origini di Sigmund furono comunque sempre causa di grandi limitazioni, in una città dalle forti correnti antisemitiche com'era la Vienna del tempo.

 

1873 - Supera brillantemente l’esame di maturità e si iscrive a Medicina all’Università di Vienna.

 

1876 - Entra nell’Istituto di Fisiologia diretto da Ernst W. von Brücke.

 

1881 - Si laurea in Medicina.

 

1882 - La famiglia Freud versa in gravi difficoltà economiche. Brücke lo esorta quindi ad abbandonare gli studi teorici per entrare come praticante all’Ospedale generale di Vienna. Si fidanza segretamente con Martha Bernays, di famiglia ebraica di Amburgo. Joseph Breuer lo mette al corrente del caso Anna O. e lo onora della sua protezione e amicizia.

 

1883 - Freud si specializza in malattie nervose.

 

1883/85 - Lavora sul midollo e sugli effetti della cocaina, dalla quale diventerà dipendente per tutta la vita.

 

1885 - Con una borsa di studio va a Parigi e segue le lezioni del grande neurologo Charcot.

 

1886 - Dopo un soggiorno a Berlino torna a Vienna e inizia la pratica clinica come specialista in malattie nervose. I guadagni diventano maggiori e riesce a sposare Martha il 14 settembre.

 

1891 - Si trasferisce al famoso indirizzo nella Bergasse 19, che diventerà il suo famoso studio di Vienna. Qui nasce il figlio Oliver. In precedenza, con Martha, erano nati Mathilde e Martin. L’anno successivo nasce Ernst, l’anno ancora dopo Sophie.

 

1895 - Pubblica, insieme a Breuer, gli Studi sull’Isteria. Freud applica per la prima volta il metodo analitico delle libere associazioni. Nasce l’ultima figlia Anna che diventerà a sua volta una famosa psicoanalista.

 

Per convenzione si usa datare la nascita della psicanalisi con la prima interpretazione di un sogno scritta da Freud: si trattò di un suo sogno personale della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, e riportato anche ne L'interpretazione dei sogni come “il sogno dell'iniezione di Irma”.

Freud analizzò i propri pazienti nel suo studio di Vienna, al numero 19 della famosa Bargasse. La stanza contiene ancora oggi copia del lettino analitico - l’originale è a Londra - su cui i pazienti si stendevano confortevolmente, mentre Freud, non visto, sulla sua caratteristica poltrona verde, alle loro spalle, ascoltava le loro libere associazioni.

Il lettino è l’elemento della tecnica freudiana che in psicoanalisi favorisce il rapporto compiuto e soddisfacente nel moto esclusivo del parlare e dell'ascoltare.

Ai pazienti era richiesto di dire qualsiasi cosa che gli venisse in mente, senza vagliare o selezionare consapevolmente le informazioni. Questo metodo divenne il fondamento su cui la terapia psicanalitica fu costruita.

 

1897 - Inizia l’autoanalisi.

 

1899 - Esce L’interpretazione dei sogni. (Simbolicamente datata 1900).

 

1902 - Iniziano in casa Freud le riunioni della “Società psicologica del mercoledì”, che nel 1908 diventerà la “Società Psiconalitica di Vienna”.

 

1906 - Inizia la corrispondenza con Carl Gustav Jung, che diventerà il suo allievo preferito.

 

1906/1923 - La psicoanalisi esce da Vienna e nascono seguaci in tutto il mondo. Viene data a Freud la laurea “honoris causa” in psicologia: il primo riconoscimento internazionale della psicoanalisi. Freud lavora, analizza, studia, viaggia, partecipa a Congressi, pubblica alcuni dei Casi Clinici, pubblica Saggi, tiene in America le famose Cinque conferenze sulla psicoanalisi. Nel 1908 si svolge il primo Congresso della Società psicoanalitica Internazionale, che vede presenti, tra gli altri, Jung e Adler. Entrambi, fra l'altro, prenderanno in seguito direzioni diverse: l'uno dando origine ad una forma diversa di psicologia del profondo, la cosiddetta "psicologia analitica", l'altro chiamando la propria teoria "psicologia individuale". Nel 1913 rottura tra Freud e Jung, che si discosta dalle teorie del maestro. Nel 1918 viene fondata la casa editrice del movimento psicoanalitico.

 

1923 - Freud è sottoposto a due operazioni per cancro alla mascella. Continua a fumare una scatola di sigari al giorno.

 

1925 - Fondazione della Società psicoanalitica italiana. Anna Freud partecipa al Congresso.

 

1930 - La Germania di Hitler è alle porte, e le origini ebraiche di Freud cominciano a costituire un serio problema. Nel 1930, dopo aver vinto il premio Goethe, il suo nome entra nella lista nera degli autori di opere che devono essere mandate al rogo. È un secolo di cultura tedesca gettato in fiamme. Freud perde quattro sorelle nei campi di concentramento nazisti. La situazione comincia ad aggravarsi seriamente a partire da quando l'Austria viene annessa al Terzo Reich.

 

1933 - Nel 1933, a Berlino, i nazisti bruciano, in un rogo libresco tristemente famoso, anche le opere dell'ebreo Freud, complice oltretutto di una strenua resistenza all'avanzare della barbarie nazista.

Nonostante i cattivi presagi di un'aggressione all'Austria e le ripetute esortazioni degli amici, Freud non acconsente a lasciare Vienna. Si deciderà solo cinque anni più tardi.

 

1936 - Prima recidiva della malattia, verrà operato 42 volte! E questo non interferirà mai con la sua attività.

 

1938 - Freud accetta di lasciare Vienna occupata dai nazisti soltanto quando la figlia Anna viene sequestrata dalla Gestapo; fino ad allora aveva freddamente resistito ad ogni genere di provocazione e minaccia. Ma nel 1938 la situazione è talmente insostenibile che è costretto ad andarsene. La seconda guerra mondiale è alle porte, simbolo di quell'istinto di morte così presente nelle opere del grande rivoluzionario del pensiero.

Il 14 giugno 1938, accompagnato da Martha, la moglie, e da Anna, che nel frattempo era stata rilasciata, Freud parte per Londra, facendo una breve sosta a Parigi, accolto con la massima ospitalità. Arrivato a Londra prende subito casa in un bel quartiere della città, zona che diventerà sede di centri psicoanalitici tra i più importanti al mondo, in primis quello dove lavorerà, anni dopo, la stessa Anna Freud.

Ultima operazione alla mascella.

 

1939 - La malattia peggiora di giorno in giorno, causandogli dolori spasmodici. Il suo medico continua a somministrargli morfina, ripetendo le dosi fino a che Freud entra in coma.

 

1939, 21 settembre - Freud, sul letto di morte, consumato fra atroci sofferenze, mormorò al suo medico di fiducia: "Ora non è più che tortura, non ha senso" e poco dopo ancora: "Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto, facciamola finita". Secondo il medico fu ad Anna, sua figlia, che Freud si affidò. Morì due giorni dopo, senza risvegliarsi dal sonno tranquillo che la morfina finalmente gli concesse.

 

1939, 23 settembre - Sigmund Freud muore a Londra, alle tre di notte.

 

Un anno prima della morte, nel 1938, al suo arrivo a Londra aveva concesso un'intervista alla BBC. L'intervista si era conclusa con uno sguardo alla strada ancora da percorrere per la neonata scienza: "La lotta non è ancora terminata" affermerà.