CALEIDOSCOPIO

L’ATTIMO FUGGENTE: “RENDETE STRAORDINARIA LA VOSTRA VITA”

Anna Bogo*


(c.lan)
 Nella infelicità e nel non senso della vita, come io la vedo, esiste la possibilità di carpire attimi fuggenti di piacere, di estasi, di irresistibili emozioni e vitali sentimenti. E questo è, forse, l’unico senso salvifico che io possa dare agli anni che mi passano dentro e accanto. Non potevo scegliere altro titolo per questa rivista, come il più adatto ad anticiparne i contenuti, anzi la libertà che intendiamo raccogliere e trasmettere. Nella scelta del titolo “l’attimo fuggente” è chiaro - e molti giornali l’hanno evidenziato - che mi ha ispirato un film che adoro, “L’Attimo Fuggente” di Peter Weir, che in molti avrete visto, con Robin Williams interprete meraviglioso del personaggio del professor Keating. Tutto il film fornisce impulsi e ispirazione, incentrato com’è sul “carpe diem”, frase chiave nel film e nella mia vita, collegata all’immagine persuasiva e ineluttabile del “panta rei”.

 

Grande fu il successo di critica e ancor più di pubblico all’uscita de “L’Attimo fuggente”: film americano del 1989, è stato, e continua ad essere, lo scrigno di un tesoro. Dentro lo scrigno, il tributo alla riscoperta e rivalutazione passionale e istintiva dell’uomo, che deve tenersi lontano da ogni restrizione ideologica e sociale. E qui, in questo attimo, deve concentrarsi la sua azione, cercando di cogliere occasioni e gioie.

 

L’attimo fuggente è ormai una frase magica… Ma quando una frase è capace di emanciparsi dal proprio contesto, prendere vita propria e diventare meritevole di essere ricordata e citata? Certo, deve avere caratteristiche di brevità, per esempio, o di concisione, ma soprattutto ciò che la rende patrimonio universale è semplice, deve lasciarci stupefatti, incantati per quanto riassume di intelligente e arguto, di eterno e vero.

 

Estratti dal film L'Attimo Fuggente

 

È il professor Keating che parla…

 

* “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana, e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.”

* “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso, da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva.”

* “Ma, se ascoltate con attenzione, li sentirete sussurrare il loro monito. Avanti, avvicinatevi. Ascoltate, lo sentite? – Carpe – lo sentite? – Carpe, carpe diem, cogliete l'attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.”

 

L'Attimo Fuggente (Dead Poets Society)

Usa 1989

Regia di Peter Weir

Soggetto di Tom Schulman

Sceneggiatura di Tom Schulman (Oscar 1990 per questo film)

Musiche di Maurice Jarre

Protagonista Robin Williams nella parte del professor John Keating

 

La trama:

 

Per gli studenti della Welton Academy, elitario, severo college sulle colline del Vermont (disciplina, obbedienza, tradizione ed eccellenza sono i diktat), nell'autunno del 1959 inizia un nuovo semestre, e nella cerimonia d’apertura il preside Nolan presenta loro il nuovo professore di letteratura.

Il professor Keating (Robin Williams), che è stato studente nella stesso college, si rivela subito diverso dagli altri, insegnando ai ragazzi, attraverso la poesia, la forza anarchica e creativa della libertà.

La libertà intellettiva è la vera arte di questo nostro mondo e la dialettica il suo perfetto strumento. Non ci sono spesso risposte alle nostre domande, ma la vita va vissuta per la sua bellezza nelle piccole cose e nella continua ricerca del sapere. Non aspettate chissà quale giorno per agire, insegna Keating, se qualcosa potete farla fatela adesso, non esitate: cogliete l’attimo… “Carpe Diem”.

Gli studenti di Keating scoprono che quando il professore era uno studente dello stesso college faceva parte della Società dei Poeti Estinti, (Dead Poets Society), un circolo romantico di ragazzi che si riuniva la sera in una grotta per recitare poesie. Decidono di fare lo stesso, e Keating dà loro il vecchio libro che usava ai suoi tempi. Nella prima pagina c’era scritta una frase che dovranno ripetere all’inizio di ogni riunione: “…bisogna succhiare il midollo della vita, per non ritrovarsi alla fine senza aver fatto niente”. Proprio il “Carpe diem” diventa il motto della nuova rifondata Società dei Poeti Estinti alla quale partecipano sette studenti di Keating.

I ragazzi, via via liberandosi attraverso la creatività dal conformismo, si scontrano inevitabilmente con la durezza delle aspettative familiari e con le rigide regole della scuola. Dopo il suicidio di uno di loro, quello che per primo ha avuto l’idea di rifondare la “società dei poeti estinti”, il preside, già allarmato dal tipo di lezioni, decide di cacciare Keating. Ma prima che il professore esca definitivamente di scena, i ragazzi dimostrano di essere ancora con lui. Non abbandonano chi ha mostrato loro la possibilità di essere veramente liberi. La grandiosità emotiva del film sta proprio nel finale, quando i "poeti estinti" ringraziano Keating per le lezioni di vita e di poesia.

Nell’ultima scena, Keating, ritirando nell’aula i suoi libri - quelli dei poeti che ama e che ha insegnato ad amare - vede il piccolo gruppo dei sette fedelissimi (che hanno “dovuto” accusarlo, testimoniando) che, saliti in piedi sui banchi, recitano versi e lo guardano intensamente, salutandolo per sempre.

Il film termina proprio con Todd, lo studente timido, quasi disadattato, riuscito a sbloccarsi grazie al professore, seguito dagli altri, che insieme, in piedi sui banchi, acclamano il professore con gli ormai famosi versi del poeta Walt Whitman: “O capitano, mio capitano”.

 

Dalla sceneggiatura:

 

Fischiettando, il professor Keating entra in aula, si avvicina agli studenti, gira tra i banchi e si dirige verso il fondo dell’aula, guadagnando l’uscita, poi, sporgendo la testa dentro, invita gli studenti a seguirlo.

Keating: “Su, andiamo!”

Risatine ironiche da parte dei ragazzi.

Uno studente: “Dov’è andato?”

Un altro: “E chi lo sa!”

Molti: “Dai, andiamo, su forza!”

 

(Nell’atrio)

 

Keating: “O Capitano, mio capitano!”. Chi conosce questi versi? Non lo sapete? È una poesia di Walt Whitman, che parla di Abramo Lincoln. Ecco, in questa classe potete chiamarmi professor Keating o se siete un po’ più audaci, “O Capitano, mio Capitano”.

“Ora dissiperò alcune voci affinché non inquinino i fatti. Certo, anch’io ho frequentato la Welton e sopravvivo. Comunque, a quel tempo, non ero la mente eletta che avete di fronte. Ero l’equivalente intellettuale di un gracile corpicino.

Andavo sulla spiaggia e tutti mi tiravano i libri di Byron in piena faccia. Dunque, vediamo, Pitts, da qualcuno bisogna cominciare, dunque, chi di voi è Pitts? Molto bene, Pitts, vuole aprire il suo libro a pagina 503?”

Pitts: “O vergine cogli l’attimo che fugge?”

Keating: “Sì, proprio quella, è appropriata, no?”

Pitts: “Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà”.

Keating: “Grazie mille, Pitts. Cogli la rosa quando è il momento" in latino, invece, si dice “Carpe diem”. Chi lo sa che cosa significa?"

Maeks alza il dito e risponde: “Carpe diem, cioè cogli l’attimo”.

Keating: “Molto bene, signor…?”

Maeks: “Maeks”.

Keating: “Maeks, mi ricorderò il suo nome. Cogli l’attimo, cogli la rosa quando è il momento. Perché il poeta usa questi versi?”

Charlie: “Perché va di fretta!”

Keating: “No! Grazie per aver partecipato al nostro gioco. Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi! Ognuno di noi, un giorno smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà. Adesso, avvicinatevi tutti e guardate questi visi del passato – e indica le foto di classe del passato esposte insieme ai trofei e alle coppe nella vetreria dell’Accademia – Lì avete visti mille volte, ma non credo che li abbiate mai guardati, non sono molto diversi da voi: stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi, invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi, i loro occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché vedete, questi ragazzi, ora, sono concime per i fiori, ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito.  Coraggio, accostatevi, sentite? “Carpe diem, carpe diem…” cogliete l’attimo, ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita”.

 

Carpe diem

 

Carpe diem è una locuzione tratta dai Carmina del poeta latino Orazio (Carm. 1, 11, 8). Viene di solito citata in questa forma breve, anche se sarebbe opportuno completarla con il seguito del verso: “quam minimum, credula postero” (“confidando il meno possibile nel domani”).

Il Carpe Diem di Orazio si fonda sulla considerazione che all'uomo non è dato di conoscere il futuro, né tanto meno di determinarlo. Solo sul presente l’uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, deve concentrarsi il suo agire, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro.

 

“Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te

quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,

o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:

se molti inverni Giove ancor ti conceda

o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde

del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino

– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo

e fugge il tempo geloso: carpe diem, non pensare a domani.”

 

Panta rei

 

Diceva Eraclito, o per lo meno gli è stato attribuito, più di duemila anni fa, che non ci si bagna mai due volte nella stessa acqua di un fiume. Dicevano i Greci, sempre più di duemila anni fa, che l’ “adunaton”, l’impossibile per eccellenza, è che ciò che è avvenuto possa non essere avvenuto. Ogni nostro istante non è mai uguale all’altro e noi non siamo mai gli stessi da un istante all’altro, da un tempo all’altro. In noi nasce e muore qualcosa in ogni momento della nostra esistenza ed in ogni momento noi non siamo più quello che eravamo un momento prima, il nostro corpo è cambiato, la nostra mente è cambiata, il nostro pensiero è un altro pensiero.

Panta rei, tradotto come “tutto scorre” è il tema del divenire in contrapposizione all’ “essere” di Parmenide.

 

O Capitano! Mio Capitano!

(In memoria del Presidente Lincoln)

di Walt Whitman

 

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,

la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,

vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,

occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;

ma o cuore! Cuore! Cuore!

O gocce rosse di sangue,

là sul ponte dove giace il Capitano,

caduto, gelido, morto.

O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;

risorgo - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,

per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,

te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;

ecco Capitano! O amato padre!

Questo braccio sotto il tuo capo!

È solo un sogno che sul ponte

sei caduto, gelido, morto.

Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,

non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,

la nave è all'àncora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,

la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;

esultate coste, suonate campane!

Mentre io con funebre passo

percorro il ponte dove giace il mio Capitano,

caduto, gelido, morto.

 

Recensioni scelte, casualmente, cogliendo attimi sul web

 

di Roberto Escobar 

“Cosa si usa dire, da noi, quando un film americano ci stupisce per la sua struttura classica, per la sua narratività serrata, per la sua recitazione intensa, e anche per l’immediatezza dei temi, per l’ “ingenuità” delle emozioni? Si usa dire “hollywoodiano”: con questo aggettivo tutto torna al suo posto, e noi ci tranquillizziamo. Hollywoodiano, appunto, sta per “ben girato, ma sempliciotto”, “coinvolgente, ma di maniera”.

“Favola hollywoodiana” è la definizione sprezzante-bonaria con cui di recente è stato liquidato “L’attimo fuggente”, che di certo è classico, serrato, intenso, immediato e ingenuo. Lo è soprattutto se messo a confronto con il nostro cinema, quasi sempre troppo sgrammaticato per essere classico, troppo afasico per essere serrato, troppo vuoto per essere intenso, troppo stentato per essere immediato, troppo maneggione per essere ingenuo.

E così, con “favola hollywoodiana”, a qualcuno non è parso vero di evitare il confronto, di tranquillizzarsi. O forse, più semplicemente, la nostra critica cinematografica è frequentata da allievi del Professore Emerito Prichard, quello ricordato nel film, l’inventore del grafico misura-poesia (o misura-cinema). Il fatto è che Peter Weir, ancora una volta e ora più che mai, predilige i grandi temi, quelli che un tempo si chiamavano “esistenziali”. E, per di più, ama farlo con generosità, anche e soprattutto con generosità espressiva, parlando un linguaggio da grandi platee, per quanto raffinato: un linguaggio classico, appunto, a tutto tondo, che non teme di cadere in quello che Pier Paolo Pasolini chiamava “fallo di ingenuità”. Verso l’inizio, il film usa addirittura una fra le più tradizionali figure retoriche, la metafora: uno stormo sconfinato di uccelli prende il volo nel cielo autunnale, riempiendo per intero lo schermo che, nell’inquadratura seguente, è subito colmo di un nugolo di studenti egualmente fitto.

Questi - ecco la metafora - sono quelli: individui annullati nel gruppo, persi nella sua anonimità collettiva. Un etologo forse userebbe l’espressione “schiera anonima” o “branco egoista”, intendendo una particolare forma di associazione, tipica degli animali gregari (e anche dell’uomo). Nella schiera anonima e nel branco egoista, dunque, l’individuo rinuncia a se stesso, alla propria fragile libertà, per lucrare della maggior forza del gruppo. E nel gruppo trova regole ferree, “tradizioni” finalizzate alla sua conservazione. La perdita di libertà è ampiamente compensata dalla difesa collettiva, dalla sicurezza offerta dalla possibilità di confondersi e omologarsi. Il tutto ha un prezzo, ma si tratta di un prezzo di cui la schiera anonima neppure s’accorge: il sacrificio degli individui che ne stanno ai margini. Uno stormo d’uccelli attaccato da un falco sopravvivrà quasi per intero, a parte uno o due trascurabili “marginali”.

Questo è il compito del collegio raccontato da Weir (un collegio che, più che Hollywood, ricorda il Free Cinema inglese degli anni 60): educare gli individui alla visione del mondo della schiera anonima, e alle sue virtù del gregge. La tradizione, l’obbedienza, l’onore e l’eccellenza soni i confini della sicurezza collettiva. Rispetto a essi nulla conta il sacrificio di libertà marginali. Così il gruppo funziona e si conserva, garantendo la sopravvivenza soddisfatta della gran maggioranza. Ma cosa succede quando la marginalità è consapevole di se stessa? Quando l’individuo si avverte come tale, e come tale vuol vivere, non solo sopravvivere? Succede che la passione si scontra con la tradizione, l’ironia con l’onore, la leggerezza con l’obbedienza, l’amore con l’eccellenza. E infatti passione, ironia, leggerezza e amore sono le novità sovversive portate nel collegio da John Keating. Piccole cose a fronte della solennità dei riti, della solidità delle architetture, della sicurezza delle norme, dell’imponenza della stupidità pomposa. Eppure cose esplosive, perché legate alla più esplosiva delle consapevolezze, la più necessariamente occultata dall’ideologia della schiera anonima: quella della morte individuale.

È un tema romantico, anzi decadente, questo della morte individuale: nel grafico misura-poesia del Professore Emerito Prichard, otterrebbe un punteggio irrisorio. Ma è anche l’unico capace di confutare alla radice l’ideologia soddisfatta della schiera anonima, di opporsi alla sua menzogna collettiva e possente. Non è la straordinarietà che soprattutto teme la schiera anonima. I suoi nemici non sono i geni e gli eroi, i poeti. Proprio perché straordinari, geni eroi e poeti non ne mettono in crisi le regole. I suoi nemici veri sono gli uomini ordinari che, nonostante la loro ordinarietà, pretendono autonomia. John Keating spinge i suoi studenti a essere uomini quotidiani e insieme individui liberi, leggeri: il peggio del peggio, per il gruppo egoista. Così la pensa Peter Weir. Ma niente paura: si tratta di una favola hollywoodiana.

(da “Il Sole 24 Ore”, 15 ottobre 1989)

 

 

di Luigi Paini

L’aria è irrespirabile alla Welton Academy, nel Vermont: la disciplina è rigidissima e le materie sono affrontate in modo arido e pedante. Siamo sul finire degli anni 50: inizia un nuovo anno scolastico, con la certezza che nulla cambierà. Le autorità accademiche non hanno però fatto i conti con il nuovo insegnante di letteratura inglese (Robin Williams): le sue parole e i suoi gesti (fa strappare le ammuffite pagine introduttive dell’antologia) dapprima sconcertano, poi conquistano gran parte degli allievi. Alcuni di loro, spinti dall’entusiasmo, si riuniscono in un gruppo che si autodefinisce "Dead Poets Society" ("La società dei poeti estinti", che è anche il titolo originale di "L’attimo fuggente"): per luogo di ritrovo scelgono una grotta segreta, sorta di utero in cui germoglia una nuova generazione destinata a mettere in discussione i valori dei padri.

(da “Il Sole 24 Ore”, 15 ottobre 1989)

 

 

di Laura e Morando Morandini

John Keating, giovane insegnante di letteratura inglese, arriva nel 1959 alla Welton Academy, di cui era stato allievo, dove regnano Onore, Disciplina, Tradizione e ne sconvolge l'ordine imbalsamato insegnando ai ragazzi, attraverso la poesia, la forza creativa della libertà e dell'anticonformismo. Coraggioso nella scelta tematica, discutibile nella sua poco critica esaltazione dell'individualismo e con qualche forzatura retorica, è una macchina narrativa perfettamente oliata che non perde un colpo sino al finale che scalda il cuore, inumidisce gli occhi e strappa l'applauso. Di suo l'australiano P. Weir ci mette l'abituale misticismo e la sapiente guida nella recitazione dei ragazzi inesperti tra cui spicca R.S. Leonard sebbene solo E. Hawke abbia fatto carriera. Eccellente R. Williams. Oscar per la sceneggiatura di Tom Schulman. Inatteso campione d'incassi 1989-90.

(da “Telesette”)

 

 

di Walter Veltroni

L’Attimo fuggente sperava un Sessantotto che non c’è stato. I ragazzi che lo vedevano si commuovevano quando gli alunni del professor Robin Williams salgono sui banchi a declamare: "O, capitano, mio capitano". Tutti ci siamo commossi ed emozionati, rispondendo, come d’altronde si deve fare, alla intelligente sollecitazione del regista. Abbiamo conosciuto quella emozione che fornisce il moto collettivo, sentimento diverso dalla vibrazione per una condizione individuale. Solo che fuori dal cinema i ragazzi che uscivano trovavano un muro di gomma, una società, quella della fine degli anni Ottanta, priva di spigoli, lucida e tesa come una palla da biliardo.

Il film è invece una astuta ricostruzione di un clima ferocemente autoritario in un college inglese degli anni Cinquanta. La rabbia e la contestazione salivano da due parti: dal professore, un po’ leader e un po’ poeta; dagli studenti, stanchi di subire le angherie dell’istituzione scuola o quelle della famiglia. Peter Weir è bravissimo a raccontare quel tempo della vita, lo aveva fatto magistralmente in “Gli anni spezzati” (Gallipoli). Qui costruisce un film compatto e teso, facile e onestamente schierato.

(da “Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film”, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994)

 

Un bouquet di recensioni: quindici ragazzi nell’età ideale per cambiare la propria vita dopo questo film

 

Laly - Cogliamo l'attimo

Come si fa a non rimanere affascinati da questo film? Più storie in una sola, una società conformista, dura e severa, senza libertà di pensiero neanche fra genitori e figli. Sogni segreti che rimangono ancora troppo severi per dei giovani ragazzi che in un college inglese molto prestigioso cercano di scoprirsi, cercano di scoprire cosa c'è dentro di loro con l'aiuto del professore...il loro "capitano". La fine incredula e inevitabile sconvolge tutti...ma sarà valsa la pena? Carpe diem, cogli l'attimo! ABBIAMO SOLO UNA VITA... è giusto che SCEGLIAMO e se sbagliamo lo facciamo noi, con la nostra testa! Quello che il regista ci fa capire, è che noi abbiamo un cervello e siamo in grado di usarlo...e allora perchè ci facciamo scappare via la vita così?

 

Tom - Capolavoro

Come fare a non rimanere sbalorditi d'innanzi a un tale capolavoro? Un film che ti entra dentro e lì ci resta a lungo, forse anche per sempre con i suoi "oh capitano, mio capitano..." , "voglio succhiare il midollo della vita", con una fotografia perfetta, una sceneggiatura magistrale, interpretazioni dal primo all'ultimo attore ispiratissime... capolavoro assoluto!!!

 

Emotiv - CARPE DIEM, CAPITANO MIO CAPITANO

Carpe diem!!! cogliete l'attimo e vedetelo!!!

CAPITANO MIO CAPITANOOOOOOOOOOOO... qst film è il più bel film che io abbia mai visto... le regole del conformismo bruciate dal grandissimo Robin Williams... poki film mi hanno colpito come questo... e mentre scrivo qst recensione sto ankora piangendo... lo so, forse nn c'è niente di commovente, ma quel "CAPITANO, MIO CAPITANO" dei ragazzi sui banki mentre il loro prof li saluta per sempre mi emoziona...tanto...CARPE DIEM, CAPITANO MIO CAPITANO.

 

Jake - Carpe diem

Se si potesse dare un giudizio da uno a dieci verrebbe da dire undici. personaggi credibili, colonna sonora emozionante (come pure la sceneggiatura) e un Robin Williams al massimo delle sue energie, capace di trasportarci in un mondo che a molti non piace, ma che tutti hanno apprezzato in questo film: la poesia. In realtà la poesia è dentro di noi, solamente che non tutti riescono a tirarla fuori e il professor Keating in questo è un guru ad insegnarlo ai suoi alunni. poi c'è il mes. principale del film: vivere! Non è un grido "vascorossiano", ma un vero inno alla gioia di vivere spensieratamente e sperare ke il giorno dopo sia migliore di quello passato! Standing ovation.

 

Federico - Patetico

Film furbo per raccattare consensi anche tra i muli. Ruffiano e scontato. Lo si capisce fin dalla scena in cui il prof fa strappare la pagina col grafico per la comprensione della poesia. Andiamo, aprite gli occhi! Film fatto a posta col proposito di trovare tutti d'accordo. Con cattivi e improbabili precettori che neanche Pinocchio ha mai avuto. Didascalico, tedioso, insulso, calcolato. Se amate qs regista, guardate “Picnic a Hanging Rock”, un capolavoro, oppure “The Truman Show,” o ancora “Witness, il testimone”. Robin Williams è insopportabile nel compiacere il pubblico insegnando che la poesia non si misura ....col metro. Bravo! È giusto sostenere simili e difficili scelte in nome dell'etica! Mi vengono i brividi quando sento commenti del tipo "qs film mi ha fatto aprire gli occhi".

 

Marco 91 - Non facciamoci comandare

Gran bel film, soprattutto per il messaggio. Siamo noi che dobbiamo decidere il nostro futuro, non gli altri. Bellissima la scena finale.

 

Seth89 - Keating, il mio professore preferito!

Se c'è un film da vedere, soprattutto per i giovani , questo è l'ATTIMO FUGGENTE. Una storia Fantastica con la "F" maiuscola. La scena finale è una delle più belle mai mostrate sul grande schermo. Un Peter Weir mostruoso, un Robin Williams geniale e tutta la Setta dei Poeti estinti meravigliosi. È uno dei pochi film che ti fanno riflettere veramente, soprattutto per la triste conclusione. Ne "L'attimo fuggente", infatti, si parla di Amore, di Amicizia, del rapporto genitori-figli, della Scuola, della Poesia, ma soprattutto della Vita. La colonna sonora è la ciliegina sulla torta. Se vale la pena spendere dei soldi per comprare un dvd, il mio consiglio sarebbe questo film. Vana poi la speranza di “Mona Lisa smile” di imitare questo grande capolavoro e successo. Insomma, dopo aver visto questo film, non puoi far altro che pensare "Voglio succhiare il midollo della vita, per non capire in punto di morte, di non aver vissuto", poiché quel John Keating (Robin Williams), non ha insegnato solo a quei ragazzi, ma ha insegnato a tutti coloro che lo hanno visto parlare. Quindi, professor Keating, "O Capitano, Mio Capitano".

 

Annadt - Capolavoro

Adoro questo film, e lo adorerò per tutta la mia vita. È un film pieno di significato: carpe diem, cogli l'attimo, ma anche non seguire sempre il gruppo, fatti notare. Per fare un esempio con il film, non fare lezioni seguendo sempre ciò che c'è nei libri, ma pensa con la tua testa, ragiona e dì la tua. Quando vedo questo film, mi commuovo sempre alla fine, quando Neil muore, ma soprattutto vedendo il dolore di Todd: Neil era l'unico che gli è stato accanto, facendolo partecipare alle attività della "setta dei poeti estinti". Poi, il momento in cui salgono sui banchi rimarrà sempre dentro di me: hanno dimostrato di aver capito gli insegnamenti del prof Keating! rispondetemi pure, accetto anche critiche!! Ciao!!!!!!

 

Butterfly - L’attimo fuggente

Mi ha donato il coraggio di amare.

 

Hadaly - Capitano mio capitano

Vermont, autunno 1959. Nella severissima accademia maschile Welton arriva un nuovo docente di lettere: John Keating. Ex studente della stessa scuola, l'insegnate sembra tuttavia non condividerne lo stile severo e tradizionale. Inizia per gli studenti un percorso di crescita che, attraverso la poesie di W. Withman (ma non solo), porterà i ragazzi a percepire per la prima volta il bisbiglio che scandisce la vita di ogni individuo, quel carpe diem che, dai tempi di Orazio, insegna a cogliere in tempo quanto la vita ha da offrire. Il tragico gesto di uno degli studenti di Keating viene attribuito alle metodologie dell'insegnante, che viene invitato a lasciare la scuola. Ma non tutti i ragazzi riescono a dimenticarsi di essere liberi. E quel "capitano, mio capitano" rimane indelebile vittoria morale sull'ipocrisia dell'ambiente, sull'assurdo oscurantismo della sensibilità.

 

Leonardo - L'attimo fuggente

Il film racconta di Welton, un severo collegio maschile nel quale 7 ragazzi vivono una specialissima stagione che cambierà la loro vita. Ognuno di loro ha delle ambizioni per il futuro e una soffocante famiglia alle spalle, ma un giorno entra nella loro vita un professore, John Keating, che insegnerà a ciascuno di loro cosa vuol dire scrivere una poesia e cos'è una poesia, ma soprattutto insegna loro a vivere al di fuori degli schemi, a rischiare per poterne essere fieri. Tra pittoresche lezioni in cortile e i versi di famosi poeti questo gruppo di 17enni fonda la "società dei poeti estinti" e di notte lasciano spesso e volentieri l'accademia per riunirsi in una grotta per meglio recitare versi di poesie proprie ed altrui. Il signor Anderson, uno del gruppo, imparerà a rivelarsi davanti agli altri e si scoprirà poeta e scrittore con tanto da raccontare. Tra storie d'amore e poesie i ragazzi imparano molto più di una semplice pagina di un libro, ma i loro comportamenti hanno una tragica conseguenza; Neil, aspirante attore contrastato dalla famiglia, si toglie la vita nella casa paterna, dopo una recita scolastica che lo ha visto protagonista, avendo appreso che i suoi lo toglieranno da Welton a causa della sua ribellione.

Il preside Nolan comincia così un'accurata indagine dalla quale viene allo scoperto la setta dei poeti estinti e i suoi componenti; i ragazzi vengono minacciati di espulsione e obbligati a denunciare il professor Keating, ritenuto il vero responsabile della tragedia e costretto quindi a lasciare la sua cattedra, quando egli, va a ritirare i suoi libri in quella che è ormai divenuta la sua ex classe vede il gruppo di fedelissimi ragazzi salire sui banchi e chiamandolo capitano lo salutano per sempre.

 

Fabian T. -Perfetto, unico, imprescindibile capolavoro

Per capire quanto sia riduttivo denominare "film" un simile capolavoro è necessaria una sola cosa: vederlo! Anzi, meglio, viverlo. È un'opera che attraversa le normali cognizioni sensoriali per arrivare dritto al cuore, all'anima, all'essenza di ciascuno di noi. Perfetto, sobrio, vero, modesto, affascinante, emozionante, semplice e sublime, è un "must" della cinematografia mondiale che eleva lo spirito con eleganza e drammaticità. E non si lascia più dimenticare.

 

Roby87 - Ne ho visti tanti. E dico:

Per me un film deve semplicemente farti provare emozioni. Che siano rabbia, frustrazione, gioia, tristezza, commozione...e deve fare riflettere. E, aggiungo, anche sognare se possibile. Magari, come ho letto in qualche commento, non sarà il massimo dell’originalità il messaggio di Weir, probabilmente banale e retorico, dato che quasi tutti ci facciamo sostenitori di quanto viene affermato da John Keating/Robin Williams. Ma non è ciò che conta. Ciò che conta è che scatena, appunto (e mi chiedo come non sia potuto accadere anche ai più critici), quel qualcosa dentro di noi che ci fa dire “Peccato che ciò non possa accadere nella realtà! Peccato che un simile conformismo non si possa debellare anche nel grigiore quotidiano”.

Morale retorica dite, banale? finale scontato? forse. Ma come si può resistere al fascino e all’attrazione a cui diverse volte, una su tutte nell’ultima sequenza, siamo molto volentieri piegati? Come si può non commuoversi di fronte all’utopia, perché così è, specie ai giorni nostri, proposta da un Williams ben calato nella parte, e ribadita da questo gagliardo gruppo di giovani in cui è difficile non rispecchiarsi? A me resterà nel cuore, e non esagero. Piccolo cenno a parte, ma di fondamentale importanza per farci apprezzare il film: la colonna sonora, sulle cui note sembra ascoltare l’eco di libertà che i protagonisti seguono disperatamente e, tirando alla fine il bilancio della vicenda, possiamo dire anche con successo.

 

Elena - Carpe diem: il potere di realizzare i propri sogni

Anni '50, Stati Uniti. In un severissimo collegio maschile è chiamato un nuovo docente: John Keating. Questo professore inizia a sovvertire l'ordine di insegnamento tradizionale (nella sua prima lezione farà strappare delle pagine di un libro ritenute superflue), suscitando l'ovvio stupore degli studenti, fin troppo abituati ad un ambiente asfittico, e agli scetticismi degli insigni professori dell'accademia. Ma soprattutto Keating si fa portatore del celebre messaggio oraziano sintetizzato nella formula "carpe diem" ovvero saper cogliere l'attimo delle cose, non farci sfuggire niente nel continuo fluire delle contingenze. Insegna ai propri allievi anche tramite i versi di famose poesie a coltivare l'anticonformismo, a combattere l'ipocrisia e ad assecondare i propri sogni. È come se i suoi "discepoli" fossero dei piccoli uccelli che devono abbandonare il proprio nido per imparare a volare da soli.

Prendendo spunto da un iter pedagogico del tutto originale i ragazzi arrivano a fondare la cosiddetta "Setta dei poeti estinti" la cui sede sarà in una grotta del bosco, limitrofo all'accademia. Qui i ragazzi si riuniranno segretamente di notte a recitare versi e a scambiarsi visioni sulla vita; la setta rappresenta per loro l'ultimo baluardo di salvezza da un mondo adulto ostile e farà emergere un tenace attaccamento a quello spirito puro e infantile che la rigida disciplina dell'accademia sembra soffocare. Ma alle volte cavalcare l'onda dei propri sogni può portare a conseguenze drammatiche. Il Professor Keating incentiva un allievo a coltivare la sua passione per la recitazione teatrale contro il volere del padre. Lo studente finirà suicida solo per aver inseguito un sogno tanto osteggiato da un genitore che forse ha proiettato sul figlio tutti i suoi personali fallimenti di persona e di padre. Paradossalmente la colpa del tragico accaduto ricade sul professor Keating ritenuto responsabile di un metodo di insegnamento non ortodosso. Un documento firmato dagli studenti su pressione del preside ne decreterà l'immediata espulsione.

La fine emblematica con gli studenti che salgono sui banchi al coro di "Capitano o mio capitano" sancisce il riscatto del docente per il torto subito e soprattutto la certezza che i suoi insegnamenti permarranno eternamente nel cuore dei suoi ragazzi. È una pellicola che fa riflettere e commuovere proprio perché pone l'accento su certi meccanismi perversi che albergano in certi istituti scolastici che spesso portano a dicotomie profonde tra allievi e maestri. Il docente non è solo un impartitore di nozioni, ma è anzitutto un maestro di vita, colui che inizia a tracciare la strada per il futuro. La società è fin troppo spesso accecata e rintraccia capri espiatori inutili diventando matrice di disvalori.

Al di là di tutto bisogna mantenere in noi quella fonte di umanità che ci permette ancora di saper sognare. La ricchezza risiede nel pozzo della nostra anima da cui possiamo attingere risorse in ogni singolo istante della nostra vita. La pellicola è una condanna radicale all’ipocrisia dei benpensanti e di un ambiente che tarpa le ali ai propri figli. In sostanza una critica alla società tout court costretta a rimettere in discussione tutti i suoi modelli educativi.

 

Berny_lady16 - Ciò che ne vale la pena di capire

Il senso delle parole in sé, le poesie e la dedizione di cosa significhi vivere e sognare, fino a che il cuore non cessi di vivere, anche se ciò superi ogni limite da ogni aspettativa è importante! ciò porta a capire quanto è davvero importante seguire il proprio cuore fino a succhiarne il midollo, è lì che sta al centro delle parole, in quel film...cogliere l'attimo in sé senza esitazione…così è il giro del mondo e della nostra vita che continua!

(recensioni dal forum di mymovies.it)

 

Frasi memorabili

 

L’AFI, l'American Film Institute ha redatto la classifica delle frasi più famose del cinema hollywoodiano. In testa "Francamente, mia cara, me ne infischio", pronunciata da Clark Gable/Rhett Butler in "Via col vento".

 

Tra gli esclusi eccellenti dalla top ten:

"Mi piace l'odore del napalm la mattina" (da “Apocalypse now”, undicesimo posto);

"Amore significa non dover mai dire mi dispiace" (da “Love story”, dodicesima);

"E.T. telefono casa'"(da “E.T.”, tredicesima);

"Louis, penso che questo sia l'inizio di una meravigliosa amicizia" e "Suonala ancora, Sam" (da “Casablanca”, rispettivamente ventesima e ventottesima);

"Bond. James Bond" (da tutti i film di “007”, ventiduesima);

"Dopotutto, domani è un altro giorno" (ancora “Via col vento”, trentunesima);

"La vita è come una scatola di cioccolatini. Non sai mai quello che ti capita"(da “Forrest Gump”, quarantesima):

"Houston, abbiamo un problema" (da “Apollo 13”, cinquantesima),

"Elementare, Watson" (da molti film su “Sherlock Holmes”, sessantacinquesima),

"Carpe diem" (da “L'attimo fuggente”, novantacinquesima).

 

La classifica dei primi dieci:

1. "Francamente, mia cara, me ne infischio" (“Via col vento”)

2. "Sto per fargli un'offerta che non potrà rifiutare" (“Il padrino”)

3. "Tu non capisci! Avrei potuto essere rispettato, avrei potuto essere un lottatore. Avrei potuto essere qualcuno invece di essere un buono a nulla che è quello che sono!" (“Fronte del porto”)

4. "Toto, credo che non siamo più in Kansas" (“Il mago di Oz”)

5. "Buona fortuna, bambina" (“Casablanca”)

6. "Coraggio, fatti ammazzare" (“Coraggio, fatti ammazzare”)

7. "Eccomi, De Mille, sono pronta per il primo piano" (“Il viale del tramonto”)

8. "Che la forza sia con te" (“Guerre stellari”)

9. "Allacciate le cinture, stasera si balla!" (“Eva contro Eva”)
10. "Stai parlando con me?" (“Taxi driver”).


* Dice di sé:
Anna Bogo.
Il forcipe mi ha morso dentro mia madre
la testa svitata per sempre.