ATTUALITÁ
AUTORITÀ
PER LE COMUNICAZIONI, DECENNIO IN CRESCITA
Corrado
Calabrò *
Proponiamo,
di seguito, una sintesi della relazione del Presidente
Calabrò in occasione dell’importante anniversario:
“La tutela dei consumatori è il cardine della nuova
strategia”.
Ricorre
quest’anno il decennale dell’istituzione di questa
Autorità.
Il percorso dell’Autorità è partito decisamente
in salita. L’Italia, infatti, era maglia nera dell’allora
nascente processo di liberalizzazione delle telecomunicazioni
in Europa. Oggi l’Italia è uno dei mercati più liberalizzati
d’Europa, il quinto mercato al mondo nelle telecomunicazioni
in termini di fatturato pro-capite e il secondo
per quanto riguarda i servizi voce della telefonia
mobile, nella quale l’Italia presenta la più alta
percentuale di penetrazione (il 140%). Siamo il primo
Paese d’Europa come numero di utenze mobili di terza
generazione (17 milioni di utenti UMTS) e il secondo
al mondo dopo il Giappone.
Tale primato fa il paio con la
diffusione dei servizi di televisione in mobilità:
l’Italia è stato il primo paese in Europa a lanciare
commercialmente il servizio (in tecnica DVB-H). I
Paesi che vedono la maggiore crescita di offerte convergenti
basate su VOIP (voice over internet protocol)
e IPTV (internet protocol television) sono
Francia, Italia e Giappone. In questo
quadro di cambiamento tecnologico e di sviluppato
assetto di mercato, anche la regolamentazione deve
compiere un passo avanti.
Le telecomunicazioni
e la tutela dei consumatori
Sostenere la crescita
della domanda di servizi di telecomunicazione è un
obiettivo che non può prescindere dal rispetto che
le imprese devono ai diritti dei cittadini. La delusione
delle aspettative di trasparenza e di qualità dell’offerta
genera un danno non solo ai consumatori ma a tutto
il sistema produttivo. La valanga di segnalazioni
di disservizi, di ritardi nella riparazione dei guasti,
di attivazione di servizi non richiesti e di addebiti
telefonici impropri, che l’Autorità riceve, assume
le dimensioni di un primario problema sociale.
La nuova consiliatura
dell’Autorità ha fatto della tutela dei consumatori
sotto ogni aspetto un elemento cardine della propria
strategia.
L’enforcement
della regolamentazione a tutela degli interessi
dei consumatori è stato basato su due pilastri organizzativi:
il riassetto delle attività interne ed il decentramento
decisionale.
In questi due ultimi
anni l’efficienza dell’Autorità è aumentata, come
riconosciuto dalla Commissione europea. È stata istituita
un’apposita Direzione a tutela dei consumatori ed
è stato potenziato il Servizio ispettivo. Nell’ultimo
anno abbiamo analizzato circa 5.000 segnalazioni di
consumatori, con oltre 1.100 segnalazioni verificate
direttamente sul campo, e abbiamo sanzionato gli operatori
per diversi milioni di euro, per infrazioni nei confronti
degli utenti. Sono state altresì rese più puntuali
le previsioni di sospensione del servizio in caso
di morosità: la semplice contestazione di voci della
bolletta telefonica non può portare alla totale sospensione
del servizio.
Nel contempo siamo
impegnati a migliorare la qualità del rapporto fra
cittadini e imprese di telecomunicazioni. Sono state dettate norme più stringenti per combattere
la piaga delle attivazioni non richieste. Vogliamo
stabilire standard qualitativi per i call center.
Crescente e prezioso
è il contributo fornito dai Co.Re.Com. (i Comitati
regionali delle comunicazioni), sia per quanto riguarda
la tutela del pluralismo informativo sia per la loro
attività di vigilanza e di risoluzione delle controversie
tra operatori e utenti. Con la riforma del sistema
di gestione stragiudiziale delle controversie, ch’è
stata varata quest’anno, intendiamo decentralizzare
tutte le materie che comportano un presidio sul territorio.
Importante
il rapporto con le Associazioni dei consumatori, con le quali è stato istituito un tavolo permanente di consultazione.
Nell’ottica della
semplificazione, l’Autorità ha anche riconosciuto
le procedure di “conciliazione paritetica”, definite
mediante accordi da Associazioni di consumatori, e
la possibilità della conciliazione on-line. (…)
In conseguenza dell’azione
regolatoria dell’Autorità, dal momento della sua
entrata in funzione alla fine del 2006, i prezzi dei
servizi di telecomunicazione sono scesi del 18%, a
fronte di un aumento di oltre il 20% dell’inflazione:
al contenimento di questa
quindi – caso unico tra i settori oggetto di regolamentazione
– le telecomunicazioni hanno dato un significativo
contributo. (…)
Lo scorso anno ho invitato,
proprio in questa sede, Telecom Italia, sulla base
delle prime esperienze europee (allora la Gran Bretagna,
ma oggi anche la Svezia), a dare la propria disponibilità
ad un processo che andasse “sulla strada della separazione
tra servizi regolati e non regolati, agendo sulla
funzione di governance e di controllo indipendente”.
Da allora abbiamo proceduto
coerentemente in questa direzione, prima istituendo,
nel settembre 2006, una Task Force che ha avviato
un proficuo confronto con la società, poi, il 2 maggio
2007, aprendo una consultazione pubblicache si è appena conclusa e che ha visto la
partecipazione di imprese, parti sociali, associazioni
dei consumatori, università.
Stiamo esaminando adesso
le osservazioni pervenute. Il percorso è delicato
e complesso; da esso vogliamo venire a capo entro
l’anno dialogando con tutti – Telecom in primis
– in un confronto aperto che entri fin nei dettagli.
Non si è ancora perfezionato
il nuovo assetto proprietario di Telecom; e questo
allunga i tempi di interlocuzione. Ma la separazione
della rete è nell’interesse di tutti gli operatori
e della stessa Telecom. Quel che importa di
più, è nell’interesse generale. La separazione funzionale, in un mercato
come il nostro, caratterizzato da un deficit competitivo
di natura strutturale, è il rimedio più efficace per
risolvere i problemi concorrenziali, di accesso al
mercato, di trasparenza, di abbattimento del contenzioso,
e – al tempo stesso – di sviluppo del settore,
anche in vista della realizzazione delle reti di nuova
generazione. La separazione funzionale della rete di accesso – se proporzionata
e calibrata – è una soluzione win-win,
un gioco a somma positiva.
Non lo pensiamo solo
noi, lo dimostrano gli effetti fortemente pro-concorrenziali
che la misura ha avuto in Inghilterra; e lo ritiene
anche il mercato finanziario, se è vero che il titolo
di BT ha decisamente battuto il settore da quando
la società ha proceduto a scorporare la rete d’accesso
in una divisione separata (Openreach).
I nuovi scenari
In questi ultimi dieci
anni il mondo dei media e dell’audiovisivo ha subito
mutamenti profondi. La pervasività del modello Internet
ha mutato anche i rapporti sociali, soprattutto tra
i giovani, mentre l’offerta televisiva si è arricchita
di centinaia di canali tramite l’offerta multi-piattaforma
(satellite, digitale terrestre, ADSL).
L’influenza della televisione
sul costume e sulle opinioni è tuttavia ancora enorme. Per parecchi rappresenta una forma di validazione
della realtà; per non pochi è la vera realtà,
sostitutiva di quella vissuta, come dimostra il successo
dei reality show (che sono la caricatura della
realtà).
Per una larga fascia
della popolazione la televisione è ancora il principale,
se non l’unico, mezzo di informazione. Questo giustifica
il mantenimento di una legislazione speciale con limiti
ex-ante a garanzia del pluralismo, nel rispetto
comunque dei principi di proporzionalità e di libera
iniziativa garantiti dall’ordinamento comunitario
e nazionale.
In un panorama diversificato
in cui operano più piattaforme trasmissive, una corretta
rilevazione dell’audience
costituisce una pre-condizione per il dispiegarsi
della concorrenza e per la tutela del pluralismo.
Noi siamo intervenuti sull’Auditel avviando un processo
di riforma che ha già dato risultati consistenti:
tutti i canali satellitari vengono da quest’anno monitorati
e la società rilevatrice ha modificato il proprio
statuto nel segno dell’indipendenza dell’attività
tecnica di rilevazione e dell’apertura del capitale
sociale a tutte le imprese rappresentative del settore.
Ma alla pervasività
della televisione non corrisponde la sua qualità,
ch’è andata sempre più scadendo, per il presupposto
– falso se guardiamo al di là dell’effimero – che
quanto più si abbassa il livello di una trasmissione
tanto più sia allarga il target dei telespettatori:
ed è all’audience, e all’audience soltanto
che guardano i pubblicitari (e i bambini se ne stanno per ore sul divano
a guardare la televisione bevendo bibite dolci e sgranocchiando
merendine, patate, biscotti, bersagliati dalla pubblicità
che ne stimola in modo accattivante il desiderio di
mangiare …).
Il Consiglio nazionale
degli utenti e il Comitato TV e minori svolgono con
passione ed efficacia il loro compito di segnalazione.
Forte è la preoccupazione che possa esservi un qualche
nesso causale fra comportamenti antisociali e cattiva
televisione. Abbiamo sanzionato la TV volgare e, in
particolare, le trasmissioni lesive dei diritti dei
minori.
La missione di servizio
pubblico della RAI è indeclinabile. Missione di servizio
pubblico significa qualità della programmazione e
diffusione di stimoli culturali adatti alla grande
platea televisiva. Riteniamo che completezza dell’informazione
significhi anche divulgazione e sensibilizzazione
culturale. E anche utilizzazione delle nuove
tecnologie per rinnovate modalità di produzione e
distribuzione dei contenuti, con un rafforzamento
delle possibilità di accesso. È questo che abbiamo
chiesto alla RAI nel formulare le linee-guida sugli
obblighi di servizio pubblico: più qualità, più cultura,
più innovazione e un indice che misuri la qualità
dei programmi offerti.
Nel passaggio alle
tecnologie digitali sta emergendo sempre più – a partire
dai mercati americani – una questione che nei prossimi
anni diverrà centrale: l’accesso ai contenuti audiovisivi.
Le nuove piattaforme digitali spingono verso offerte
di contenuti a pagamento; il possesso dei diritti
diventa sempre più strategico, come dimostra l’esperienza
del calcio.
Occorre avviare una
seria riflessione sul fatto che
una parte dei contenuti resti liberamente accessibile
a tutti, indipendentemente dalla piattaforma di trasmissione
e dalla scelta a pagamento.
Bisogna riconoscere
che, a tutt’oggi, assistiamo a una diffusa stagnazione
della creatività. Per recuperare il ruolo di apporto
originale e creativo della produzione indipendente,
l’Autorità aprirà un tavolo di confronto con i produttori,
la RAI e gli altri broadcasters sulle quote
di investimento a favore della produzione europea
ed indipendente. L’Autorità si propone di rivedere
la regolamentazione per assicurare ai produttori indipendenti
una maggiore tutela nella negoziazione dei relativi
diritti.
La stampa appare caratterizzata
da assetti di mercato competitivi e da limiti ex ante
– tuttora validi – che ne assicurano uno svolgimento pluralistico. Un riordino della
materia appare però opportunonel segno della semplificazione amministrativa,
dell’innovazione tecnologica e dell’intervento sulle
strozzature che ne condizionano la distribuzione.
Il mutamento profondo
realizzatosi nell’ecosistema dei media evoca un cambiamento
così radicale da far pensare che i media tradizionali
saranno soppiantati da nuove forme policentriche di
informazione, intolleranti di qualsiasi forma di mediazione
culturale.
Noi non crediamo a
queste previsioni apocalittiche. Il ruolo della formazione
culturale, della stampa e del giornalismo professionale
è, e rimarrà, un fondamentale presidio della vera
libertà di informazione, intesa come comunicazione
sostanziale. Non bisogna confondere infatti la quantità dell’informazione
accessibile con il processo di cognizione: quest’ultimo
presuppone la capacità di selezionare, ordinare, valutare,
elaborare la massa dei dati, finalizzandola a un risultato
conoscitivo.
Il ruolo e la funzione
del giornalista permangono con tutta la loro importanza,
non solo nei settori tradizionali della comunicazione
ma anche nei nuovi mezzi di comunicazione. Il giornalista
continua ad essere il mediatore dell’informazione,
il primo garante della notizia; e non esistono mezzi
tecnologici che possano sostituirlo. La difesa attiva
della libertà d’informazione è un principio fondante
dell’Unione europea.
Il ruolo di un’Autorità
regolatrice indipendente. Conclusioni
La libera concorrenza
è una sorta di religione laica del nostro tempo. Ma
come ogni religione ha bisogno di precetti così il
mercato ha bisogno di regole. Che solo quando il mercato
è maturo possono essere quelle generali che presidiano
la libertà raggiunta.
Fin allora ci vogliono
regole che promuovano la competizione e lo sviluppo.
Quando poi si tratti di un settore in evoluzione tecnologica
e commerciale rapidissima, le regole – ancor più necessarie
per evitare la compressione o l’emarginazione delle
nuove iniziative – devono essere dinamiche, così da
adeguarsi tempestivamente alle innovazioni.
È questa la ragione
principale dell’istituzione delle Autorità regolatrici,
che fonda sulle direttive comunitarie. Per una siffatta
azione regolatrice – pronta, costante, dinamica, modulata
– la legge è strumento non appropriato, dati i tempi
necessariamente lunghi del relativo procedimento formativo
e l’attitudine del legislatore più a dettare norme
di principio che disposizioni di dettaglio. La regolazione
richiede invece un’attività continuativa e di fine
tuning: il diavolo sta nei dettagli.
Non solo: i principi
comunitari impongono altresì un determinato modo di
procedere nell’elaborazione delle regole: una preventiva,
approfondita esplorazione del mercato che si va a
regolare mediante apposita analisi; la costante consultazione
dei destinatari sulle linee d’intervento che ci si
propone, così che ogni aspetto e ogni riflesso vengano
previamente considerati; la valutazione dei costi/benefici
della regolamentazione.
Solo così si evitano scossoni che,
anche se sul momento determinano riduzioni dei prezzi,
provocano ripercussioni che possono alterare le condizioni
concorrenziali di medio-lungo periodo. Le regole,
cioè, devono nascere dal di dentro del mercato, non
da interventi esogeni.
L’Autorità – come ho esposto – ha proceduto a predisporre le condizioni ed
a dettare regole chiare, dando certezza giuridica
e regolamentare agli operatori. Le nostre regole si
conformano ai migliori standard comunitari
e sono uguali per tutti, italiani e stranieri: le
preoccupazioni che sono state espresse al riguardo
in relazione all’ingresso di azionisti stranieri in
Telecom Italia sono del tutto fuori luogo e fuorviate
da esternazioni non pertinenti. In
Italia abbiamo imprenditori inglesi, svizzeri, egiziani,
cinesi, australiani, fondi multinazionali. E per tutti
valgono le stesse regole.
L’Autorità è altamente
sensibile all’innovazione tecnologica e l’ha dimostrato
favorendone lo sviluppo attraverso la definizione
di alcune semplici regole pro-concorrenziali, in modo
da dare certezza giuridica agli operatori e coniugare
la tutela della concorrenza con l’incentivo agli investimenti:
così è stato per il Voip, il WiMax, il DVB-H,le offerte broadband
su rame e quelle integrate fisso-mobile.
Il confronto e la verifica
dei risultati di quest’attività avvengono, in Europa,
in seno all’ERG (il Gruppo delle 34 Autorità indipendenti
dell’Unione europea e Paesi contermini), dove vengono
esaminati le best practices, le quali vengono
in genere autonomamente assunte dalle singole Autorità
come esempi da seguire. Il riconoscimento della qualità
– a livello comunitario – dell’azione regolatoria
da noi svolta è venuto con l’elezione dell’Autorità
italiana alla presidenza, quest’anno, dell’ERG.
L’Autorità continuerà
su questa strada. Porteremo a compimento la separazione
funzionale della rete di accesso di Telecom Italia.
Più in generale, andremo avanti nella regolamentazione
della garanzia dell’ accesso, declinato a tutto tondo
in quattro categorie: accesso alle reti fisse e mobili
– vecchie e nuove – ; accesso alle reti trasmissive degli operatori
di broadcasting;
accesso dei cittadini ad un’informazione pluralista;
accesso dei consumatori ai servizi e prodotti di comunicazione.
È l’accesso l’ago magnetico
della nostra bussola. Lavoriamo per creare le condizioni
per un settore delle comunicazioni che sia strutturalmente
e durevolmente concorrenziale, innovativo e pluralista.
Ma più in là l’Autorità non può spingersi, perché
invaderebbe la sfera che l’art. 41 della Cost. riserva
alla libertà d’iniziativa economica privata.
Lo dico chiaramente, la regolamentazione
da sola non basta. Da lì in avanti è l’iniziativa
imprenditoriale che deve spingersi oltre. E
a me sembra irragionevole che non lo faccia, una volta
che sia assicurata la giusta remunerazione agli investimenti
nelle reti di nuova generazione. Nel mondo, il mercato
finanziario sembra premiare proprio quelle aziende
che più stanno investendo nello sviluppo di nuove
reti e di servizi a larga e larghissima banda (è questo
il caso, ad esempio, dei grandi operatori statunitensi
o di KPN in Olanda).
I
prossimi dieci anni si annunciano con una sfida molto
dura per il nostro Paese. In questo quadro, le reti
di nuova generazione sono le autostrade dello sviluppo
tecnico, economico e sociale del Paese, le spine dorsali
in cui s’innerva la fruizione della galoppante innovazione,
ch’è la dimensione in cui si proietta il mondo dei
giovani.
Siamo in una fase di passaggio
paragonabile a quella che negli anni 60 ha visto la
trasformazione socio-economica del nostro Paese con
la realizzazione delle grandi dorsali autostradali
che hanno unito l’Italia, e l’Italia all’Europa. Lo
stesso sforzo industriale ci attende ora.
Serve – come ho detto – il contributo
di tutti: Imprese, Parlamento, Governo, Amministrazioni
locali. Solo in questo modo l’Italia sarà in grado
di reggere alle sfide competitive connesse all’affermazione
del nuovo scenario. Uno scenario che si evolve incessantemente,
un treno di iniziative sul quale o si sale subito
o si resta a terra. I nostri figli hanno diritto di
pensarsi al futuro. Non possiamo guardare all’avvenire con l’occhio nello specchietto
retrovisore.
* Dice di sé:
Corrado
Calabrò. Nato a Reggio Calabria, vive a Roma. Magistrato,
Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni,
poeta e scrittore. Dal 1960 al 2006 ha pubblicato
diciotto libri di poesia (con Guanda, Mondadori, Crocetti
e altri editori, tra cui dieci stranieri). È anche
autore di un romanzo di successo: “Ricorda di dimenticarla”,
Newton & Compton, 1999, finalista al Premio Strega,
dal quale stato tratto il film “Il mercante di pietre”,
regista Renzo Martinelli. Le sue poesie sono tradotte
in sedici lingue.
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HERBERT
GEORGE WELLS
Suppongo
che il suicida mentre appoggia alla tempia la
canna della pistola provi per ciò che succederà
l'attimo seguente quello che in quel momento
provai io: un sentimento di curiosità.
(da La macchina del tempo, 1895)
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