ATTUALITÁ

GERUSALEMME, NON UNA CITTÀ QUALSIASI

Cuore delle tre grandi religioni monoteiste, per questo a lungo contesa e spesso anche “sbranata”

Andrea Margelletti *

Una città, millenni di storia, infinito sangue versato, tanti interessi politici, tre religioni, simboli a non finire. Non c’è uguale a Gerusalemme sulla terra. Un intrico di passioni, rivendicazioni, stimoli, speranze, idee. Il simbolo stesso delle convivenze impossibili, ma necessarie.
Gerusalemme era sacra prima ancora di Abramo, e sulle sue cime sacrificava Melchisedech, modello di sacerdote. Poi, conquistata da Davide, è divenuta l’unica vera città santa dell’ebraismo, capitale dell’antica Israele, sede del tempio di Salomone, unica casa di Dio sulla terra. Alcuni dicono che la roccia su cui Abramo preparò il sacrificio di Isacco è la stessa su cui venne costruito il Santo dei Santi (e che oggi, secondo altri, è la base della Moschea nota come la Cupola della Roccia).
Poi venne l’impero romano, e presso Gerusalemme nacque Gesù, che nella capitale della regione predicò, fu perseguitato fino ad essere ucciso per poi risorgere. Per questo la città è disseminata di luoghi sacri ai cristiani, mai obliati in duemila anni di storia dalle altalenanti fortune.
         Per completare la sintesi del quadro religioso, Gerusalemme è sacra anche all’islam, terza città santa dopo Mecca e Medina. Sembra che all’inizio il profeta Maometto orientasse la direzione della preghiera verso Gerusalemme, e pare che dalla stessa roccia di cui sopra ebbe la sua ascesa in cielo, e lì sotto esiste una specie di passaggio per il paradiso.
         Determinante quindi la sacralità della città, cuore delle tre grandi religioni monoteiste, per questo a lungo contesa e spesso anche “sbranata”, ma allo stesso tempo punto di incontro e di possibile dialogo.
         Ma come spesso accade, la pura fede religiosa, che quando è sincera è aperta alla tolleranza e all’incontro con gli altri, viene inquinata da interessi economici e politici. E Gerusalemme è sempre stata un coacervo di problematiche di questo genere, tanto per la sua posizione strategica quanto per la sua valenza simbolica.
         Per venire subito ai giorni nostri, nel 1949, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite proclamò l’internazionalizzazione di Gerusalemme, sotto il controllo dell'ONU per favorire la convivenza di cristiani, musulmani ed ebrei. Tuttavia Israele e Giordania, non riconoscendo tale proclamazione, occuparono Gerusalemme: Israele occupò il settore occidentale della città e la Giordania la parte orientale. Nel 1950 Gerusalemme fu scelta quale capitale del nuovo Stato israeliano. Nel corso della guerra dei sei giorni gli israeliani occuparono anche il settore giordano. Con un decreto approvato dal Parlamento israeliano (Knesset) si dichiarò, il 30 luglio del       1980, l'ufficiale annessione del settore arabo e la proclamazione di Gerusalemme capitale “unita e indivisibile” di Israele. Proclamazione a tutt’oggi non riconosciuta ufficialmente né dall’Onu né dai Paesi occidentali, Italia compresa. Una curiosità quanto mai esemplificativa: ai diplomatici ancor oggi non è lecito salutare formalmente il sindaco israeliano di Gerusalemme.
         Politicamente Gerusalemme è ancora un nodo fondamentale intorno a cui ruota la crisi mediorientale. Per la maggior parte degli israeliani il suo possesso è irrinunciabile, in qualche modo anche come simbolo della loro affermazione nell’area. Altrettanto ferme le rivendicazioni dei palestinesi, che considerano la città il loro cuore che invocano in ogni occasione (“al-Quds”, “la santa”, mentre “al-Aqsa” è la moschea principale, la parte che indica il tutto”). E per gli arabi in generale la città è anche un simbolo di nazionalismo fin dal tempo della rivolta di Lawrence, come per i musulmani ha il citato valore sacro.
         Per il mondo cristiano la valenza politica della città è scemato, e anzi forse è più che altro un grattacapo per l’Occidente. Resta comunque importante la tutela dei Luoghi Santi non solo per il Vaticano e per le altre confessioni cristiane, ma anche per i tanti elettori europei e americani che sono credenti. Oltre il fatto che il ruolo di Gerusalemme resta il perno della crisi mediorientale e la cartina di tornasole di come stiano andando le cose da quelle parti anche sotto il profilo della democratizzazione e del rispetto dei diritti.
         Quale quindi la possibile soluzione? Senz’altro per Gerusalemme ci vorrebbe uno status speciale, con una responsabilità condivisa ai più alti livelli. Qualcosa di realizzabile solo in un quadro regionale risolto, come certamente adesso non è. Gerusalemme può sembrare la chiave della pace in Medio Oriente, ma forse più prosaicamente ne è il sintomo e il risultato, che potrà essere risolto solo se saranno sciolti altri nodi più politici ed economici, tra i quali non va dimenticato quello della gestione delle risorse idriche.
         La soluzione di Gerusalemme comunque dovrà rispettare la dignità e l’orgoglio di tutte le parti in causa, israeliani e palestinesi, così come i fedeli di tutte e tre le religioni del Libro. Perché Gerusalemme non è una città qualsiasi.


* Dice di sé:
Andrea Margelletti. Genovese. Presidente del Ce.S.I (Centro Studi Internazionali), esperto in relazioni internazionali, in terrorismo e intelligence. Viaggia, costantemente, in Medio Oriente e nelle aree di crisi. Più che un esperto si considera un viaggiatore privilegiato.

TRILUSSA

La libbertà, sicura e persuasa
d'esse stata capita veramente,
una matina se n’uscì da casa:
ma se trovò con un fottìo de gente
maligna, dispettosa e ficcanasa
che j’impedì d’annà libberamente.
E tutti je chiedeveno: - Che fai? -
E tutti je chiedeveno: - Chi sei?
Esci sola? a quest'ora? e come mai?...
- Io so’ la Libbertà! - rispose lei -
Per esse vostra ciò sudato assai,
e mó che je l’ho fatta spererei...
- Dunque potemo fa’ quer che ce pare...-
fece allora un ometto: e ner di’ questo
volle attastalla in un particolare...
Però la Libbertà che vidde er gesto
scappò strillanno: - Ancora nun è affare,
se vede che so’ uscita troppo presto!

(La libbertà, 1950)