INTERVISTE

OMOSESSUALITÀ E LAICITÀ,  IL PERCHÉ DI UN BINOMIO INSCINDIBILE

Incontro con Franco Grillini, uno degli onorevoli più anticonvenzionali del nostro Parlamento

Cristina Calzecchi Onesti *

Nel panorama dei nostri attuali rappresentanti istituzionali, in qualche anno di giornalismo tra i politici, l’onorevole Franco Grillini è quello che mi ha incuriosita di più, che mi ha spinto a conoscerlo meglio. Non certo per l’eccentricità, sarebbe riduttivo e tanto meno per la trasgressività, perché ormai l’omosessualità non può essere più considerata oltre la normalità. Direi piuttosto perché, pur avendo una preparazione culturale e politica invidiabile, pur avendo intrapreso iniziative serissime, di portata nazionale, come la fondazione della Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS, pur interpretando con responsabilità anche il suo secondo mandato alla Camera attraverso molteplici iniziative parlamentari (attualmente è membro della Commissione Giustizia della Camera), è sempre sorridente, disponibile, incline all’ironia e soprattutto all’autoironia. Psicologo, psicoteraupeta, giornalista, forse ha imparato a conoscere bene l’animo umano, riuscendo a dissacrare senza offendere, schernire senza ferire. Senza prendersi troppo sul serio. 

Franco, se dovessi scrivere una tua breve presentazione, poco ingessata, libero nell’eloquio? 

“Io nacqui a Pianoro (Bologna) il 14 marzo 55, giorno della morte di Karl Marx e della nascita di Bach. Il posto è suggestivo, si chiama Monte delle Formiche e lì l’otto settembre di ogni anno vanno a morire le formiche alate, che vengono date in sacchetti portafortuna a chi vi si reca per la relativa festa. Figlio di contadini prima e operai poi, mi sono laureato in pedagogia studiando di giorno e lavorando di notte, dopo aver conseguito il diploma in agraria. Per coerenza e per auto-aiuto, mi sono iscritto all'Ordine degli psicologi e a quello dei giornalisti-pubblicisti. In quest'ultima qualità dirigo il quotidiano on line "gaynews.it". Scopertomi gay, ho ideato e fondato "Arcigay nazionale". Non contento ho dato vita alla "LILA", Lega Italiana Lotta all'Aids, poi alla LIFF, Lega Italiana Famiglie di Fatto (ora LINFA, Lega Italiana Nuove Famiglie), facendo molto arrabbiare un bel po’ di clericali. Sono stato eletto alla Camera nel 2001 e poi nel 2006. L'ultima impresa è il “Diritti e Libertà”, associazione laica e libertaria. Last but not least”. 

Ironico e autoironico e soprattutto caustico verso la Chiesa, che per te rappresenta un vero e proprio ostacolo alle libertà individuali…  

“Il vocabolario Zingarelli definisce la morale come ciò che “concerne le forme e i modi della vita pubblica e privata, in relazione alla categoria del bene e del male”, mentre “la relazione tra ciò che è bene e ciò che è male è tipica dell’etica”, che è quella “parte della filosofia che studia i problemi e i valori connessi all’agire umano”. Ora, si dà il caso che, spesso, le religioni monoteiste pretendano di essere depositarie della morale e naturalmente dell’etica attraverso i loro “ministri”, siano essi preti, cardinali, papi, imam, mullah, rabbini ultraortodossi, pastori evangelicali (i predicatori televisivi americani, per esempio). In particolare, per restare a casa nostra, i gerarchi romano-cattolici tirano in ballo, quando si parla di omosessualità, oltre alla morale, anche il concetto di “natura” che sarebbe “iscritta da Dio nel cuore degli uomini”, ab aeterno. Evidentemente, gay e lesbiche devono avere qualche problema cardiaco serio se è vero che continuano ad essere definiti se non proprio “contronatura” (questo ormai lo fanno soltanto i libercoli del fanatismo italiano e Radio Maria, vera e propria tromba     del clericalismo estremista militante) almeno decisamente “disordinati”, come recita la “pastorale” di Ratzinger del 1986 (ma possibile che nessuno ragioni mai sull’utilizzo della metafora delle pecore in campo cattolico?). 
“Disordinati” rispetto a chi e rispetto a che cosa? Ma all’ordine naturale voluto da Dio, of course, ordine di cui si fanno interpreti diretti, senza tema di essere smentiti, i nostri bravi moralisti dell’ecclesia romano-cattolica. E che cosa mai prevede ‘sto benedetto ordine? Che gli esseri umani facciano sesso solo tra uomo e donna, che lo facciano solo se sono regolarmente sposati (qui si concede una certa tolleranza persino per i matrimoni civili celebrati nei municipi, anche se diversi consiglieri comunali di CL, a cui appartiene anche Formigoni, si rifiutano di celebrarli), che si copuli solo per far figli. Dal che discende che non si può far sesso prima del matrimonio, che non si può far sesso per il semplice godimento di farlo, che “non lo fo per piacer mio, ma per dare un figlio a Dio”, che, orrore orrore!, non lo si può fare tra “sodomiti” (le lesbiche sono abbastanza trascurate dagli strali vaticani e pare che alcune suore traggano qualche vantaggio da questa distrazione, come talvolta raccontano le cronache), che non si può tollerare la masturbazione, figuriamoci poi il sadomasochismo o altre inenarrabili perversioni. Insomma, extra ecclesiam nulla salus. Non si scappa. E, naturalmente, è proprio il caso di dirlo, l’unica morale plausibile, l’unica etica possibile è quella di Ratzinger-Ruini-Bagnasco-Betori-Bertone-Sgreccia-Caffarra-Tonini-Maggiolini e, scusate se dimentico qualche nome tra quelli che invadono il video, mattina pomeriggio e sera, telegiornali inclusi, senza la benché minima possibilità di replica da parte dei “sodomiti”, come si evince dalle numerose lettere di protesta inviate al prima Presidente della Vigilanza Rai e poi Presidente Rai Petruccioli, rimaste tutte senza esito alcuno”. 

Ne consegue che altre forme di famiglia rischierebbero di rappresentare qualcosa di più che un’espressione di libertà? 

“Secondo la logica di cui sopra, gli omosessuali fanno sesso per il gusto di farlo, anzi, vengono definiti come copulatori seriali - francamente a me pare il contrario, purtroppo, ma queste sono le fantasie vaticane -, pretendono persino di rientrare nella “normalità”, peggio ancora, si innamorano tra di loro e vorrebbero che queste unioni contronatura fossero persino riconosciute dallo Stato attraverso diritti che sono pertinenti solo al matrimonio tra un uomo e una donna, ovvero la famiglia naturale sancita dall’art. 29 della Costituzione, ecc., ecc., ecc. - vi ricordate un tempo i dischi di vinile quando si incantavano sempre sullo stesso brano? A questo punto mi consento una digressione, sperando di non perdere il filo. Abbiamo più volte spiegato che l’art. 29 della Costituzione non vieta affatto il riconoscimento di altre forme familiari, che gli articoli 2 e 3 (che, a differenza dell’art. 29, pongono principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale) vietano discriminazioni basate sulle “condizioni personali” dei cittadini e tutelano i diritti inviolabili della persona nelle “formazioni sociali ove si svolge la loro personalità”.
Nell’art. 29 non si parla neppure di matrimonio fra uomo e donna (quei pirla dei costituenti se ne sono dimenticati), si usa persino la parola ambigua di “coniugi”, esattamente quella usata da Zapatero, quando ha varato la legge sul matrimonio uguale per tutti. Non a caso il fu purtroppo Ministro delle presunte riforme, il “sospetto” Calderoli, ha presentato una proposta di riforma costituzionale per chiarire che il matrimonio è tra un uomo e una donna. Vorrei però far notare a Camillo Ruini, ex presidente della Conferenza Episcopale Italia, in sigla Cei, autore della pregevole (per la chiarezza) relazione ai vescovi stessi del 19 settembre 2006, che quando si parla di quattrini alle scuole confessionali (vale a dire una valanga di danaro pubblico che Parlamento, comuni, regioni, province hanno versato negli ultimi anni nella casse delle scuole private cattoliche) la Costituzione è “interpretabile”. Eppure l’art. 33 è inequivocabile, come dicono moltissime sentenze dei Tar e della Consulta, le scuole private sono equiparate a quelle pubbliche: “senza oneri per lo Stato”, mi sembra chiaro no? Eppure l’art. 33 non è un ostacolo per battere cassa a spese dei contribuenti, per finanziare scuole di parte che più di parte non si può (si pensi alla propaganda omofobica e misogina, che è parte integrante del processo educativo delle scuole confessionali). Invece, le infondate interpretazioni clericali dell’art. 29, quelle non sono interpretabili e devono prevalere sulla lettera di quel articolo”. 

In cosa gli omosessuali e l’omosessualità possono essere compatibili con la morale romano-cattolica? 

“Così come espressa da Ruini & co.? Praticamente in nulla, una contraddizione radicale, un conflitto insanabile. Ed è per questo che laddove le religioni monoteiste si trasformano in religioni di Stato, laddove, per esempio, il Corano sostituisce lo Stato di diritto, ma anche laddove la gerarchia romano-cattolica mantiene una forte presa sulla cosa pubblica, le leggi sono generalmente e violentemente antigay. Non è un caso che nei sette Paesi dove vige ancora la pena di morte per gli omosessuali la sharī’a (la legge divina contenuta nel Corano) sia la legge dello Stato. O che in Polonia il governo abbia proposto il licenziamento degli insegnanti gay e in Nicaragua Pastora per diventare presidente abbia “concesso” alla locale conferenza episcopale la criminalizzazione dell’omosessualità, unico paese dell’America latina”. 

Quindi le maggiori aspettative auspicano il più alto grado di indipendenza delle istituzioni civili?  

“È del tutto evidente che la laicità dello Stato, l’indipendenza del potere politico da quello religioso, la sovranità piena degli organismi statuali rispetto al potere ecclesiastico, diventano per lesbiche e gay una necessità vitale, un fatto “naturale”, pena l’irrilevanza, l’obbligo alla doppia vita, alla clandestinità, alla sofferenza di una vita quotidiana fatta di terrore e infelicità. Ed è proprio per questo che ormai buona parte dell’opinione pubblica democratica, non solo sostiene le battaglie del movimento glbt (gay, lesbico, transessuale e bisessuale), ma vi si riconosce e vi si identifica. Perché la libertà, per la quale si battono gli omosessuali, è esattamente la libertà dei moderni: quella libertà che prende anche il nome di “diritto universale alla propria identità personale” e alla “pari dignità sociale”.
Essere “diversi” non è più appannaggio e metafora dell’omosessualità, ma il diritto di ciascuno ad un proprio originale percorso di vita, legato a relazioni significative basate sull’amore e sulla libera ricerca della felicità. La grande simpatia popolare, checché ne dicano i sondaggi taroccati per ammissione degli stessi autori, verso la battaglia sul Pacs, sta proprio qui, vale a dire nell’idea di uno Stato laico che legifera secondo principi liberali e non secondo la ruiniana “etica dei principi”, dogmatici e indimostrabili. La laicità dello Stato entra nelle case delle nuove famiglie come pre-requisito essenziale per la conquista dei diritti delle coppie di fatto, delle persone conviventi, siano esse omo o eterosessuali, siano esse dello stesso sesso o di sesso diverso”.  

In parole semplici, come si può illustrare, in questo senso, un’etica laica? 

“Secondo l’etica laica della responsabilità, se il mio compagno o la mia compagna è in ospedale, io ho il diritto-dovere di assisterlo/a; se perdo il mio partner ho il sacrosanto, è il caso di dire, diritto a subentrare nel contratto d’affitto, di avere la pensione di reversibilità, di ereditare i suoi beni; se vivo in coppia da almeno due anni ho il diritto alle facilitazioni fiscali di cui godono le famiglie sposate, a non deporre in tribunale contro il mio partner, ad assisterlo in caso di detenzione. Secondo “l’etica dei principi” di Ruini & Co. tutto ciò non deve essere possibile. Anzi!
In una nota dell’agenzia Sir, l’organo di stampa dei vescovi romano-cattolici, quando si citano i casi raccolti nel “dossier sulle discriminazioni”, che le coppie di fatto subiscono a causa della mancanza di una legge di tutela, si arriva addirittura a parlare di “melassa pietistica dei casi individuali”, con un linguaggio violento, inumano e crudele, totalmente irrispettoso verso le persone che subiscono soprusi e sofferenze proprio per la mancanza di una legge come il Pacs. Ci sono persino casi di persone sotto processo penale per “violazione della legge cimiteriale”, perché andavano a mettere un fiore sulla tomba del proprio compagno”.  

Dicevi che questo appello agli aspetti più umani che sessuali della questione hanno attirato la simpatia anche di persone etero? 

“Se si tiene conto della crudele assurdità dei niet vaticani in materia di diritto di famiglia, se si considerano le statistiche sulla totale inosservanza della precettistica ufficiale cattolica in materia di morale sessuale da parte dei cattolici stessi, persino dei cattolici praticanti, si capisce bene la saldatura che finalmente è avvenuta tra movimento gay “laicista” e un sentimento più generale di rifiuto del fanatismo religioso e della sua acritica applicazione alle leggi dello Stato. Nel 2000, anno del giubileo cattolico, l’allora papa polacco Wojtyla pretendeva la sospensione della libertà costituzionale di manifestazione e di riunione, per impedire che si tenesse nella città di Roma il “World gay pride”. Rutelli ritirò il patrocinio del Comune di Roma alla manifestazione, Amato disse in Parlamento che “purtroppo c’era la Costituzione”. Per un anno intero non si parlò d’altro e l’8 luglio mezzo milione di persone sfilarono attorno al Colosseo. Qualche tempo fa, a Roma, si è tenuto il Pride il cui slogan è stato “parità, dignità laicità”. Era volutamente la risposta al Family day di Pezzotta & Co. La sfida è stata vinta, eravamo in un milione di persone e abbiamo dato vita alla più grande manifestazione per i diritti civili e le libertà della storia dell’Italia unita dimostrando che l’Italia è ancora quella del divorzio e dell’aborto, a maggioranza laica e secolarizzata. In quel momento gli omosessuali hanno interpretato e incarnato la stessa idea liberale della libertà. E la laicità dello Stato ha camminato sulla felicità e sull’entusiasmo della modernità”.


* Dice di sé:
Cristina Calzecchi Onesti. Nel 1962 è nata casualmente ad Ascoli Piceno e la casualità ha caratterizzato un po’ tutta la sua vita. Laurea in Lettere moderne mentre sognava Fisica alla Normale di Pisa e master biennale in “Giornalismo e comunicazione di massa”. Da qui la passione per la comunicazione tout court. Diversi anni nelle relazioni esterne e nei rapporti istituzionali l’hanno invece spinta, nell’ultimo decennio, a diventare giornalista della carta stampata, web e tv. In mezzo, uno splendido figlio, oggi perfetto ribelle adolescente di 15 anni. Sempre alla ricerca del miglior mondo possibile si lascia guidare solo dalla curiosità.