LETTURE
PENSAVO
DI ESSERE BRAVO, INVECE ERO BELLO ®
Appunti
per la sezione “all’ammerica” del capitolo dedicato
ai produttori cinematografici per il volume di memorie
(che chissà se mai completerò), anche romanzate
Federico
Pacifici *
Parte
prima
Le cose accadono. credo.
ora accade che ritirato per 2 forse tre giorni
in montagna, ho portato con me solo un libro ed il
computer. il libro desidero leggerlo.
il computer, per scrivere
il contratto di cessione dell’anima.
(New York è sullo stesso
parallelo di Roma, il 42esimo circa. L’Ammerica è
almeno 50 volte più grande dell’Ittalia ed è una federazione
di stati. 50. gli abitanti in Ammerica sono almeno
5 volte gli ittaliani. Lo stato di NY è da solo grande
come l’Ittalia. Lo stato federale in Ammerica è moderno.
il Federalismo in Ittalia è poco più avanti del medioevo,
almeno secondo me).
Lo smilzo Cesare mi ha assicurato di non operare alcuna censura.
Dunque (è
la prima volta nella mia vita che uso questa parola:
dunque) dunque libero.
le parole hanno ancora
un senso? che significa produttore cinematografico?
se onorevole è uno
che strilla e sbraita in televisione che mente spudoratamente,
se bacia i mafiosi, se è eletto perché la lista è
chiusa e scelta dal capo che cosa c’è di onorevole
in questo e altro? è solo un esempio.
produttore cinematografico
è colui il quale presenta una domanda al ministero
e poi amministra i soldi pubblici che riceve come
fossero i suoi talvolta male tal’altra malissimo?
Il libro.
ci ho messo 3 quarti
d’ora per leggere le 4 pagine introduttive. il quadro
d’ambiente. un quarto d’ora solo per le dediche che
ho letto e riletto e ancora non capisco, ma invidio.
New York East
Village.
Io tutte quelle cose non le ho viste ad Astor Place. Saint Marks
place non mi è mai piaciuto mi è sempre sembrato solo
un gran bazar all’aperto. tompikins square l’ho chiamata
per anni pumpkins square. pensavo di sapere l’inglese,
l’avevo studiato a scuola ma l’ho dovuto raccogliere
per strada attimo per attimo, sforzarmi di pensare
in inglese e non di tradurre dall’ittaliano. neanche
il cubo che gira ho visto, e che se gli fai fare un
giro completo ed esprimi un desiderio, questo si avvera, ma ora che ci penso forse qualcuno me lo ha indicato, non ho avuto
il coraggio di girarlo. forse per questo non si è
avverato quel desiderio o forse si è avverato ed io
non me ne sono accorto. Quale sogno. Sopravvivere
a New York. Forse sono morto e non lo so.
“pensavo di essere
bravo invece ero bello”. Attore. giovane.
Questo il titolo del contratto con il quale
mi vendo l’anima.
scrivevo già. sceneggiature. scrivo ancora, ma
giustamente nessuno mi pubblica e nessuno realizza
i miei film anche quando ci sono i soldi perché i
produttori sono “non troppo onesti”. Produttori, ma
che significa? “nontropponesti” è più chiaro. Non
tutti certo. quelli che ho incontrato io.
I produttori si dividono in due grosse schiere:
- quelli che trovano
i soldi e poi ci guadagnano quel che vogliono, ma
i soldi li hanno trovati loro.
tutto cominciò con
uno di questi.
fu la paura di ucciderlo,
magari mettendolo sotto con la mia vespa 125 rossa
datami in prestito perenne che lo avrei ucciso, è
per evitare di ucciderlo che me ne andai all’ammerica.
- quelli che fanno
domanda al ministero e poi pur vietato dalla legge
si tengono il 10 il 20 il 30 il 40 il 50 % del budget
qualcuno di più, ne conosco solo uno che ci ha rimesso
dei soldi suoi veri, gli altri mentono. Molti. forse.
ma ce ne saranno sicuramente
degli altri che hanno tentato di essere onesti e sono
morti o hanno cambiato partito. non si può vivere
di stenti tutta la vita. se capita l’occasione la
si deve prendere al volo.
le cose accadono.
- ce ne è anche una
terza schiera, e sono quelli che “spartiscono”, come
la riga spartisce i capelli e per qualcuno la testa
spartisce le ‘recchie.
le cose accadono.
comunque.
questa è l’occasione di pubblicare. per me che tuono, si fa per dire,
contro quelli che ti chiedono di lavorare gratis et
amore dei (minuscolo pare una preposizione articolata
e si capisce che l’amore è “dei” soldi di chi ti chiede
di lavorare gratis et amore dei) soldi loro.
Ma io un compenso questa volta ce l’ho. pubblicato. sarò pubblicato.
Ogni volta che qualcuno è pubblicato io lo vedo uscire
da una enorme macchina tipografica, tutto schiacciato
e sciattato, strizzato dai rulli come un cartone non
più animato. Da una rotativa. Una rotativa mondiale.
World Wide Web. vuvuvu.
sarò schiacciato. sì,
sicuramente sì.
una parte della mia piccola ammerica. Non riesco ad essere serio
e a chiamarla con il suo nome impero, paese, semplicemente
America. ho bisogno di ironizzare stupidamente sul
nome perché anch’io ancora non ci credo che sono stato
all’ammerica per tre anni e mezzo. e che cosa ci ho
fatto, lì per tre anni e mezzo?
ho cercato di non scordare l’ittaliano. ho fatto il clandestino.
ho un poco imbrogliato lo stato che mi ospitava. posso
dire la verità, o almeno quella che a me appare come
la mia verità, o almeno posso dire quel che ho fatto
o credo di aver fatto all’ammerica? dieci anni e più
già trascorsi dal ritorno dall’ammerica valgono una
prescrizione? che reati ho commesso in all’ammerica?
ho lasciato scadere il biglietto di ritorno, la garanzia
per l’ufficio immigrazione che me ne sarei andato.
ho rischiato di non saper come tornare all’ittalia.
ci ho pensato, forse a nuoto.
così infatti Alex il mio personaggio che non è passato per le rotative
torna all’europa, da North Fork Long Island Green
Port lo vediamo allontanarsi camminando sull’acqua,
tenendo una bambina nera con le treccine i fiocchetti
e la gonna a fiori per la mano. lo ritroveremo sulle
sponde del tago un po’ affaticato, forse morto.
devo mettere le cose
in ordine.
Il libro in montagna è davvero bellissimo. salito quassù per scrivere
un piccolo articolo sulla mia all’ammerica la prima
cosa che leggo mettendoci tre quarti d’ora è la descrizione
colta ed informata della zona dove sbarcai.
13th Street. non riuscivo nemmeno a pronunciarla, i tassisti Sikh
(sic, tristi), sad è tristi Sikh è una religione.
la religione è triste, non la Sikh, la mia. quanti
pochi cristiani in mezzo a questa moltitudine di cattolici
che si sono dimenticati di essere cristiani. i tassisti
Sikh mi portavano sempre alla trentesima. ho pensato
di cambiare casa o di andare a piedi. per i primi
tempi ho preferito andare a piedi.
Andare a piedi. Sole. Non quello in cielo, quella che traversa la
strada davanti a me è la materializzazione della donna
nera che mi piace, nome bizzarro, ma lo scoprirò dopo,
capelli a caschetto gonna corta gambe pazzesche, sfacciata
e dura come imparerò sono le ragazze di NY. ma stava
andando sotto una macchina in retromarcia. non avevo
ancora parlato credo con nessuno a NY era forse il
primo giorno, ma dove l’ho trovato il coraggio di
gettarmi sul cofano posteriore di quella macchina
e sbattere la mia mano destra con una forza ed un’arroganza
che non mi conoscevo e gridare in perfetto niuorkese
whoch aut (watch out credo).
Un sorriso di soddisfazione dalla Sole che poi cominciò a sedurmi
e subito a chiedermi dei soldi perché potesse raggiungere
la nonna in florida. i soldi me li chiese come bisogno
e le credetti almeno fino a quando non aprì il suo
borsellino mostrando molto di più di quel che io avevo
a disposizione per tutta la mia esistenza niuorkese.
da allora essendoci del denaro di mezzo mai mi sognai
di proporle sesso. lo propose lei però, semplicemente
togliendosi la tuta che a momenti svenivo e mai più
volli, accettai, nemmeno discussi le sue proposte.
Soldi. pochi pochi. avevo venduto due macchine cioè una allo sfascio
ed una a tre milioni, la mia 500 appena restaurata,
pagati un paio di affitti. non pagato dall’esimio
produttore cinematografico Angelo Rizzoli per un lavoro
che ci disse siccome aveva già pagato due sceneggiatori
che gli avevano dato brutte sceneggiature disse, non
poteva pagare noi e infatti non lo fece, andai all’ammerica
con 250.000 lire.
Erano poche anche allora. la sua casa rossa delfina me la diede per
30 dollari al mese, potevo sopravvivere per almeno
sei mesi. e mangiare? un dollaro al giorno nella città
più cara del mondo se sai dove spenderlo può anche
bastare e se fai uno strappo con 5 dollari ti rimpizzi.
al giardino d’oriente, vero nome Palmira, 2° ave.
verso l’ottava St. il cortile di un condominio, il
cortile della finestra sul. mi sembrava di stare a
roma negli anni 60, grida, voci, silenzio, televisioni
accese, guardavo nelle finestre di chi si mostrava,
cercavo e trovavo sempre almeno una bella ragazza
che si spogliava. ma gli americani non lo sanno che
ci siamo anche noi ittaliani in all’ammerica e che
noi nelle finestre ci guardiamo eccome. Ho una casistica
di ragazze nude della finestra di fronte che ancora
mi turbo.
avevo però anche la carta di debito che finì circa 4 o 5 mesi dopo,
con il suo unico atto clamoroso e vincente. 500 dollari
per il procession fee (assolutamente
vietato in all’ammerica)
per la mia casa bellissima in Chelsea con il bagno dentro
e la vasca separata dalla cucina.
“PENSAVO DI ESSERE BRAVO, INVECE ERO BELLO” © ® ©©© ®®® (tanti cerchietti C e R per depositarlo come mio copyright). un
romanzo di formazione che racconti la mia vita sformata,
a dire il vero quasi meravigliosa fino al giorno in
cui decisi di scrivere per il cinema. non è la decisione
di scrivere ad aver cambiato la mia vita, ma l’incontro
con gente, i produttori di cinema che più vergognosa
non ce ne è. Quelli che ho incontrato io. “Sottrattori” di vita e di speranze. le mie.
del
libro so per certo che sarà (se sarà) composto dal
racconto del ricordo delle cose più divertenti della
mia vita di attore ed autore. I provini, i registi,
le recite, le sbornie, le donne, i froci, i fallimenti
tanti tanti. i successi? boh. le sceneggiature, le
versioni di sceneggiature. lo sceneggiatore e quando
dico così intendo solo uno, claudio, lo scrittore,
l’attore, il rivoluzionario, la vittima, il suo mugugno
genovese, il suo genio. Morto.
tutto quel che mi ricordo e come me lo ricordo, ma visto da dentro
con gli occhi spaventati di chi si prende la responsabilità
di andare davanti al pubblico o di impressionare una
pellicola. che paura, che piacere, altro che second
life. l’attore è l’unico vero avatar, di sé e di tutti.
In questo racconto, un capitolo vasto e strabordante è quello sui
produttori incastonato in quello sulla mia piccola
all’ammerica.
Sono riandato all’ammerica
con quattro pagine perfette di quel libro di una signora
ittaliana che vive alla sua ammerica.
Smoke smoke Mushroom mushroom smoke smoke
mushroom? come? what did you say? smoke smoke mushroom.
ah non non, grazie ai du not smoc. ancora mi nazzicava
l’inglese.
queste le prime parole
scambiate ai margini di alphabet city sulla 2° ave.
ma perché sei andato
all’ammerica.
per non uccidere magari mettendolo sotto con la mia vespa rossa 125
in prestito perenne il sig. gianni minervini. Sì,
alcuni nomi sono e saranno veri altri meno. quel che
racconto è romanzato e solo in parte vero perché non
costituisca prova per una condanna per diffamazione.
nomi veri fatti veri nomi falsi fatti falsi nomi veri
fatti falsi, nomi falsi fatti veri e così via in ogni
possibile combinazione.
mi aveva sottratto il mio lavoro. nel bisogno poi si vedono anche
gli amici ed anche di questi almeno di 2 dirò i nomi
veri, tra poco. forse.
Mettiamo ordine.
mettiamo chi?
animo sdoppiato e poco
ricongiunto.
Faccio i bagagli.
la valigia per all’ammerica:
una sportiva con doppiofondo
sfondato perché ci entri il classic, il mio primo
mac, è da tavolo, ma ci entra comodamente e anche
la grande tastiera e anche la stampante.
Una valigia non so più quale, forse un sacco con dentro qualche maglietta,
lo smoking che lì si chiama tuxedo, in affitto da Peruzzi, 2 paia di pantaloni taglia 46, la mia. 2
saxons la destra e la sinistra. una giacca di pelle
detta chiodo così bella che anche a NY me la invidiavano.
un pullover di cachemire grigio antracite lavorato
a shetland che entra in un pugno, ma non è pasmina
che quella non si deve comprare e che al tempo in
cui ancora credevo e mi facevano credere di essere
bravo (invece
ero bello) e quindi lavoravo, comprai a firenze
dagli eredi chiarini ed ancora è il più bel golf che
abbia mai avuto, ma adesso ce l’ha matilde con le
toppe gialle e che pagai nel 1987 500.000 lire una
tombola, ma quanto mi ha tenuto caldo è impagabile.
stop. questo il bagaglio per niente culturale. stop.
Cosa fare a NY? si vedrà. cosa faccio a NY è una cosa da vedere subito.
1) smettere di mangiare.
è un’attività? sì. non è facile non mangiare. già
verso la metà di luglio la taglia si era ridotta a
42, poi sono finiti i buchi della cinta e ho cominciato
a mettere il golf o la maglietta dentro i pantaloni
o ad annodare la cinta dopo la fibbia.
2) ancora all’aeroporto
di roma, guardo la città, non so se da lì si veda,
ma io la vedevo benissimo, il tevere il cupolone il
mio centro storico, tutto.
addio. ultima chiamata
ultimo passeggero a salire.
ehi ciao federico dove te ne vai. a NY, sai vivo lì (non ero ancora
nemmeno partito!) e tu. io a Mosca. ah, bello vai
a vedere zagorska è la città della religione ortodossa,
vai qui e vai lì. conosci mosca. sì ci sono stato
in tournée e la conosco, anche lì ho viaggiato da
clandestino quando mi hanno negato il visto per San
Pietroburgo Petrograd Leningrado San Pietroburgo, sembrano 4 città ma sono solo 4 epoche.
l’estonia. ho viaggiato clandestino in treno in macchina
in autobus a piedi in taxi. ah, e ora vivi a NY? sì.
parli bene inglese. beh certo ci vivo, non ero ancora
partito. no perché il mese prossimo devo far fare
un documentario a NY e magari mi serve una persona
lì che parli bene inglese e che conosca la città.
Io, ci vivo.
bene ti chiamo. Lo chiamai io, ma la cosa si fece, guadagnai 400
dollari. ancora mi chiedo come abbia fatto. non sapevo
una parola di inglese e non conoscevo la città. era
il 1993 non so se il 16 o il 6 o il 17 giugno. In
via dei Georgofili qualche giorno prima avevano fatto scoppiare
una bomba ed anche un mio appuntamento con un’atleta
di rara bellezza. partii senza più sentirla. atleta,
fiorentina e bellissima, lei si definiva un diesel,
si accendeva lentamente ma poi non la fermavi più.
all’epoca una donna così non mi faceva paura. ma non
l’accesi mai. Uno dei danni collaterali delle bombe
della mafia.
L’ultima persona che incontrai all’aeroporto di roma era un produttore.
partivo per non ucciderne uno e la prima possibilità
di guadagno in all’ammerica me la dava un altro produttore
che anni dopo scoprii essere stato il maestro di una
“*****” che quella l’ammazzerei ancora, ma lui fu
più volte veramente preciso e gentile con me. non
tutti i produttori vengono per rubare. è la morale
dell’inizio.
Lo smoking spiegazzato ha giaciuto per un anno in fondo alla valigia,
poi lo restituii.
In attesa del documentario
del produttore ittaliano bisognava pur trovare qualcosa
da fare che mi desse da vivere. l’operaio. sfasciare
un ufficio. duro, ma divertente.
il momento della paga.
hai il SS (Social Security Number, una specie di codice
fiscale in cui c’è tutto) number?
no evidentemente no, sono appena arrivato ho un visto turistico,
non posso lavorare. e allora come pagarmi? per la
prima volta nella mia vita che neanche in ittalia
l’avevo mai fatto e ci avevo pure perso il lavoro
per il rigore morale di non accettare soldi neri,
timidamente proposi, mi paga di meno toglie quel che
non può scaricare dalle tasse, toglie la percentuale
di tasse, insomma, mi dà la metà e tutti contenti,
no? No.
si sono pure offesi. in all’ammerica le tasse si pagano, perché
puoi denunciare tutto il vero che spendi e scaricare
tutto il vero che spendi. Non mi sembra difficile.
perché non si può fare qui da noi? boh, non lo so.
Così pagai le tasse sul conto di un altro che però
così risultò aver guadagnato di più e avendo paura
di superare lo scaglione di non tax(able) income mi
chiese di pagargli la differenza. Bene, però guadagnai,
mi divertii e sfasciai un ufficio. e cominciai anche
ad andare in vacanza con la proprietaria di quell’ufficio
che non era più tanto offesa con me, anzi. ma non
ci fu mai sesso, era molto bella dicevano tutti, ma
a me non piaceva e poi c’aveva due gatti che non gli
si staccava la cacca dal culo e ci viveva insieme
e sarà che ho visto i gatti in lei e anche lei non
mi piacque mai.
Ma allora sesso con chi lo facevo. la metà delle storie niuorkesi
non si possono dire, l’ho giurato tra me e me e mi
terrò fede. le altre a poco a poco le dico tutte.
forse. o almeno qualcuna. forse.
La negra (come si dice
in ittalia),
la nera, come si dice
tra persone quasi civili,
Una graziosa ragazza.
la Sole. Nome bizzarro, diurno direi. Sole nero. Sole nera. sto scrivendo
e mi rompe anche un po’ i coglioni che mi sia venuta
a trovare, ha appena fatto una sfilata, sì è bella
molto bella, ma direi più adatta alle foto che alle
sfilate, in persona non è altissima, anche se con
i tacchi quando usciamo mi sopravanza di almeno 20
cm che se fossero inches sarebbero veramente troppi.
comunque mi dice che ha caldo e se si può aprire la
tuta, non da ginnastica, ma da operaio, tipo benzinaio
ittaliano, dico sì certo fai pure tanto scrivo, ma
sotto non ho niente, come sarebbe dico io non è igienico,
sai alle sfilate non possiamo tenere sotto niente
si perderebbe tempo nel cambiare abito, guarda! e
cala la zip.
Guardo.
Sai sono stata infibulata sai al mio paese si usa, vuoi vedere.
Guardo.
eh, sì, se proprio
vuoi farmi vedere fai pure.
sarà che io non ci
ho capito niente, sarà che una fica è diversa dall’altra,
ma a me quello mi sembrava un clitoride magari piccolo
ma quello c’era e lei godeva da pazzi. ma si gode
o no se si è infibulati? Lei sì.
Quella fu l’unica occasione, non volli mai più, per via dei soldi.
non mi piaceva l’idea che diventasse che io le regalavo
i soldi di cui mi diceva di aver sempre bisogno e
lei mi proponeva sesso che io avrei anche assai desiderato.
Certo non metteva le cose in relazione, ma il tentativo
appariva evidente. Brutta relazione. quando la cosa
si mercificò interruppi. Però glielo chiesi, ma senza
clitoride come mai ti piace così tanto che uno te
lo tocchi? sono stata fortunata e non me lo hanno
tolto tutto. Boh.
cosa faccio a NY?
caldo, mi difendo dal
caldo.
mangio, non mangio.
operaio construction worker, destruction
worker.
operaio in una ditta
di design, faccio scatole apro scatole, chiudo scatole,
imballo le cose da metterci, faccio le cose da metterci,
costruisco stand,
imparo l’inglese.
vado al cinema.
vado al teatro.
agente niuorkese di
un produttore ittaliano per le location ed i contatti,
spedisco fax che Francesca L. mi corregge, bella bellissima
e affascinante, seppi anni dopo che un mio caro amico
d’infanzia aveva perduto la testa per lei e si vedevano
a parigi. ma quando se stava a NY? boh.
il cameriere,
il giornalista (non
si offenda la categoria, scrivevo per un giornale),
l’insegnante di ittaliano,
il conferenziere,
l’assistente creativo
di un architetto megagalattico.
l’attore,
lo scrittore,
lo studente
il cuoco,
l’amministratore,
il bricoler a pagamento.
il piastrellista,
l’inventore di soluzioni
azzardate a poco prezzo,
l’amante,
molto.
scrivo, filmo, sogno,
mi ammalo, rido di cuore e piango di cuore.
il realizzatore e progettista
di presepi per ittaliani dell’ottocento (gli ittaliani non i presepi).
l’accompagnatore di
Monica R. che non ho mai capito se le piacessi oppure
no, è stata una delle pochissime donne che mi ha fatto
arrossire, in libreria, con una sua frase troppo intima.
lo spettatore di teatro
e di cinema.
l’amante,
molto.
sognavo facevo progettavo
e facevo. correvo.
costruivo un futuro?
Qualcosa imparavo e…
* Dice di sé:
Federico
Pacifici. Lavoratore dello spettacolo (definizione
ENPALS) (mannaggia agli acronimi).
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EDWARD
MORGAN FORSTER
Con
l'eccezione delle grotte Marabar (…) la città
di Chandrapore non offre nulla di straordinario.
Più rasentata che bagnata dal Gange, si trascina
per circa due miglia lungo la riva e a stento
la si riconosce dai detriti che il fiume deposita
con tanta abbondanza. Sul lungofiume non ci
sono gradini per i bagni, perché caso vuole
che qui il Gange non sia sacro; in realtà non
c'è lungofiume, e i bazar precludono l'ampia
e mutevole vista della corrente.
(Da "Passaggio in India", 1924)
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