PROVOCAZIONI
LA
TERZA VIA DELL’EVOLUZIONE ECCO IL CREDO DELLA SIGNORA
BRIGLIADORI
Le
grandi dispute teologiche e scientifiche cadono spesso
nell’errore di fermarsi al numero due, senza accorgersi
del tre
Eleonora
Brigliadori *
Il
Principio
I cabalisti vedono
nel tre, la via alla creazione del mondo materiale.
Gli induisti riconoscono nella Trimurti, composta
dalle tre forze Shiva, Brahma e Vishnu, rispettivamente
le energie distruttrici, creatrici e conservatrici
che consentono l’equilibrio del mondo. Nella nostra
tradizione sopravvive il concetto di trinità come
riflesso della necessità di una tripartizione della
visione umana, rispetto al sapere che sovrasta l’uomo,
ma nella realtà, nella fretta di decidere, nell’ansia
di attribuire un colore o una posizione a questo o
a quel fenomeno, ricadiamo troppo spesso nel semplicistico
bipolarismo, che sempre omette verità fondanti.
Quando partendo dal mondo materiale si tenta di indagare il mondo
spirituale e le forze universali che regolano il Cosmo,
dobbiamo sempre rifarci ad un’immagine di tripartizione.
Lo vediamo anche affacciandoci alla fisica subatomica
dove le forze che tengono insieme il mondo materiale,
sono tre e prendono il nome scientifico di protoni,
neutroni ed elettroni. Oppure
possiamo rifarci alla sfera umana, alla nostra
misera politica, intrisa di contraddizioni e sincretismi,
dove ancora tale verità si conferma inalterata: di
fatto tocca sempre alla terza forza, quella apparentemente
“occulta” del centro, che sta una volta di qua e una
volta di là, il compito di decidere dei destini del
nostro paese….
Al contrario, nelle grandi dispute teologiche come in quelle scientifiche
si ricade spesso nello stesso errore. Si guarda il
due, senza accorgersi del tre. Materialisti da un
lato, credenti dall’altro. Il Bene e il Male, tout
court. Evoluzionisti contro Creazionisti, e pochi
si ricordano che esiste sempre la terza via, che non
dovrebbe essere quella del compromesso, ma dell’integrazione
dei due principi nel senso della polarità, poiché
è proprio in virtù della terza forza che è possibile
una trasformazione, ovvero un’evoluzione.
Anche il Taoismo, che appare, come l’estremizzazione del concetto
di bipolarismo nel suo emblematico simbolo del Tao,
(raffigurato come un cerchio suddiviso da una sinusoide
in due metà, una bianca e una nera, con due punti
di colori opposti) in realtà è, per chi non si fermi
al concetto apparente, anch’esso un simbolo trino,
in quanto figura dinamica tendente all’integrazione
dei due principi, oscuro e luminoso, attraverso la
terza via, quella dell’equilibrio, la vera via da
seguire. La Via, la Verità, la Vita.
Per affrontare correttamente il tema dello scontro tra scienza e
religione in merito all’evoluzione, credo non sia
tanto importante elencare date o cenni biografici
di questo o quello studioso, ma cominciare valutando
quanto la stessa scienza o il pensiero positivista,
che oggi si dichiara ateo, siano andati attingendo
via via le loro basi dagli imprimatur della religione
stessa e quanto certi fondamenti dogmatici scorretti
pesino, tuttora inavvertiti, nella coscienza e nella
mente dei più, come base di tanti equivoci irrisolti
del nostro tempo.
Lo stato di “coscienza sopita” nel quale i popoli sono stati guidati
e continuano ed esserlo da millenni, grazie a infinite
strategie di potere, manovrate da pochi consapevoli
e rese possibili dal monopolio del cosiddetto “sapere”,
ha in ogni tempo permesso facili e costanti alterazioni
della verità, impedendo cambiamenti radicali.
Laddove, in mancanza di un corretto radicamento spirituale, e di
una giusta comprensione dell’evoluzione cosmica, l’azione
dell’uomo si esprime arbitrariamente con fini solo
puramente materialistici, laddove l’uomo riconosca
nel mondo solo il raggiungimento di scopi personali,
in virtù di una sempre maggiore frammentazione e parcellizzazione
delle sfere di azione dei singoli, si impedisce di
fatto lo sviluppo dei veri strumenti di conoscenza
dell’umanità tutta.
Solo quando l’umanità avrà raggiunto l’autocoscienza necessaria a
riconoscere individualmente in che modo la verità
e la conoscenza siano, di fatto, delle forze, e le
menzogne e le illusioni che vi si oppongono, ostacoli
all’evoluzione, sarà possibile fondare una “scienza
futura dell’evoluzione”, che riuscirà ad armonizzare
le risorse planetarie in congiunzione con le potenzialità
creative spirituali dell’intera umanità. Nel presente
e nel passato, l’evoluzione terrestre si è svolta
secondo il principio che lo sviluppo di una parte
delle sue creature avveniva a prezzo del sacrificio
di un’altra parte che rimaneva indietro in uno stadio
evolutivo inferiore.
L’evoluzione spirituale rilancia questo concetto in una visione più
vasta nella quale anche i vari regni, da quelli minerale,
e vegetale a quello animale, sono collegati tra loro,
non direttamente attraverso gli stadi evolutivi terrestri,
bensì attraverso passaggi formativi avvenuti in epoche
pre-geologiche, durante una complessa evoluzione planetaria,
all’interno del nostro sistema solare, di cui i vari
pianeti sono oggi solo tracce “sedimentarie emblematiche”
di passati sconvolgimenti necessari all’evoluzione.
In questo senso la Scienza dello Spirito promuove una visione integrata
dell’evoluzione della vita sul nostro pianeta, parallelamente
all’evoluzione del sistema planetario Solare, visto
però, non come una parte isolata dell’universo, bensì
come una parte di un Cosmo più vasto e articolato
in un’infinità di sistemi stellari paralleli governati
da principi tra essi assimilabili.
È singolare osservare che, se all’inizio del novecento, quando queste
conoscenze cominciavano ad essere divulgate all’interno
della prima scuola antroposofica, esse potevano apparire
lontanissime dalla percezione newtoniana del mondo
(e ancora poco si sapeva o si teorizzava sulle cosmogonie
puramente scientifiche), a tutt’oggi, col proseguire
delle scoperte e con l’ampliamento concettuale promosso
a livello gnoseologico epistemologico all’interno
della fisica teorica delle particelle, il divario
tra spirito e scienza sembra assottigliarsi sempre
più, in favore di una comprensione scientifico spirituale
dei fenomeni, che, da tempo, tale corrente di pensiero
aspettava fosse accettata anche dal mondo scientifico
più conservatore.
Ma in che modo si perviene alle conoscenze che insegnano l’antroposofia?
Per rispondere a questa domanda di fondamentale importanza
per valutare gli strumenti evolutivi in possesso dell’uomo
moderno, e di quello antico, bisogna prima fare un
passo indietro.
Tentativi di cosmogonie in parte simili, anche se meno dettagliate
in riferimento alla genesi dell’uomo, si ritrovano
in alcune antiche tradizioni spirituali del passato,
in quei casi però, i riferimenti appaiono simbolici,
mitologici, e non vengono mai proposti e argomentati
in maniera diretta, né con un approccio di impronta
scientifica. Le antiche tradizioni si esprimono con
un linguaggio sognante, distaccato dal mondo reale,
ma comunque viene spontaneo chiederci come potessero
gli antichi santi Risci avvicinarsi concettualmente
alla comprensione dei legami tra l’uomo e l’intero
universo?
In che modo arrivavano a possedere tali conoscenze nell’isolamento,
senza tecnologie né aiuti esterni, o come riuscissero
dei semplici maestri Yoga, che non possedevano in
origine nemmeno la scrittura, formulare, migliaia
di anni prima di Christo, conoscenze tanto complesse
riguardo al funzionamento del corpo umano e dei relativi
organi spirituali? Non si tratta di approssimazione.
È sorprendente, ad esempio, scoprire quanto lo Yoga conoscesse già
sulle ghiandole endocrine e sul loro funzionamento,
quando le problematiche analoghe lasciano ancora nello
sconforto i moderni endocrinologi. Non si tratta dunque
di casi isolati, ma di fenomeni effettivi che erano
possibili nell’antichità in quanto l’uomo conservava
ancora attive in sé, determinate funzioni spirituali
che lo mettevano in diretta connessione con le forze
soprasensibili che lo circondavano, in quanto letteralmente
le “vedeva”, le percepiva come la realtà di un colore.
La convinzione riguardo alla certezza di una reincarnazione non era,
ad esempio, per l’uomo antico, un fenomeno dogmatico
che veniva inculcato per tradizione, ma conseguenza
di un ordine naturale superiore delle cose, che penetrava
nell’uomo in virtù del suo sguardo spirituale al mondo.
Se questa condizione fosse continuata immutata l’uomo, però, non
avrebbe potuto continuare il suo percorso di evoluzione,
sarebbe rimasto ancora in quello stato semisognante,
non avrebbe potuto sviluppare una piena coscienza
del suo io spirituale.
Per farlo, l’uomo doveva uscire dalla sfera di influenza diretta
che il mondo spirituale esercitava su di lui, indipendentemente
dalla sua volontà, e riacquistare autonomia per via
volitiva. La conoscenza spirituale doveva essere riacquisita
come strumento spirituale interiore autonomo, rintracciabile
non più fuori di sé per “dono”, ma nella propria consapevolezza.
Tale cambiamento fondamentale della storia spirituale
dell’uomo è da mettere in connessione con l’evento
del Golgota: la venuta del Christo ha modificato di
fatto gli strumenti animici dell’umanità.
Ciò che prima, in un certo senso, arrivava spiritualmente all’uomo
da “sopra”, dopo Christo verrà all’uomo da “dentro”.
Il regresso della conoscenza soprasensibile, rintracciabile
storicamente fino al tredicesimo secolo, e la sua
diversa e graduale rinascita da quel tempo in poi,
coincidono con l’intervento del Christo nell’evoluzione
dell’umanità.
La possibilità che questa evoluzione si svolga a favore dell’uomo
dipende però da una grande quantità di fattori, attraverso
i quali si esprime il libero arbitrio e si dimostra
come il grado di conoscenza e responsabilità di ogni
singolo possa influire sull’evoluzione dell’umanità
tutta.
Purtroppo esistono interessi particolari che rallentano l’evoluzione
e che si esprimono non solo nella scienza, ma anche
nella religione. Ogni qualvolta l’uomo si muova spinto
da scopo egoico, nel suo modo di vedere e percepire,
penetrano forze opposte all’evoluzione che deformano
i risultati ottenuti. Si generano così le più diverse
visioni, sia teologiche che scientifiche, impregnate
di elementi estranei che oscurano il pensiero e impediscono
una retta comprensione della realtà.
A conferma di ciò, durante l’ottavo Concilio Ecumenico di Costantinopoli,
nell’anno 869 avviene un fatto cruciale, sebbene spesso
ignorato nella sua portata dai libri di storia, che
sarà destinato ad avere un profondo influsso su tutta
la nostra cultura. In quel concilio, viene elevato
a dogma la credenza che l’entità umana sia binaria,
composta cioè unicamente di corpo e anima. La cosiddetta
tricotomia, ovvero l’articolazione dell’uomo in corpo
anima e spirito, che dai tempi antichi era sopravvissuta
fino al Medio Evo attraverso i Misteri, e che tuttora
sopravvive inalterata in religioni meno dogmatiche,
viene dichiarata improvvisamente eretica.
Allora teologi e filosofi si trovano di fronte ad un grande dilemma,
chi non si sente di abiurare e riconoscere per interesse
la nuova visione, viene osteggiato apertamente dalla
Chiesa e viene considerato eretico, mentre chi tenta
di mediare per sopravvivere, rimanendo all’interno
del nuovo dogma, genera in realtà una grande confusione
della quale ancora paghiamo le conseguenze.
La terminologia sacra e spirituale perde una connessione diretta
con la struttura spirituale dell’uomo, e spirito e
anima diventano per molti una sorta di sinonimi assimilabili,
così come oggi capita di sentir parlare nell’ambito
del Cristiamesimo, di Gesù e di Christo allo stesso
modo, o ancora di Dio e di Cristo senza più la capacità
di discernere l’origine concettuale e spirituale dei
termini.
Nella nostra tradizione spirituale Cristiana, si inserisce parimenti
un altro fenomeno determinante di contaminazione che
darà il via, nel tempo, al potere temporale della
chiesa e, con esso, a tutte le aberrazioni conseguenti
alla ricerca di un potere politico che prende il sopravvento
sulle forze spirituali e ne determina il decadimento.
Quando le verità conosciute dai padri della chiesa
riguardo alla reincarnazione vengono messe fuori gioco
da un nuovo dogma, ecco che si pongono arbitrariamente
le basi di un materialismo religioso che è ancora
insuperato e che impedisce al semplice credente, che
non possegga strumenti autonomi di conoscenza, di
emergere dalle pastoie di una visione fideistica e
dogmatica della realtà spirituale che non risponde
più ad una verità sperimentabile anche nelle leggi
della vita terrena dell’uomo.
Tale fatto innesca da un lato il fenomeno della “mano morta” e l’idea
che certi benefici spirituali si possano acquisire
col denaro, dall’altro, in mancanza di una comprensione
spirituale delle leggi del Karma, naturale completamento
del senso della reincarnazione, l’uomo non riesce
più ad intravedere, nel percorso umano, la propria
missione e il significato dell’evoluzione. Sottratta
una vera possibilità di comprendere il legame tra
vita e morte, tutti i fenomeni dolorosi del mondo
sembrano acquisire solo le fattezze irreali di un
Dio crudele e sanguinario da cui è facile allontanarsi.
Dalla posizione in cui siamo oggi, la semplice omissione di questi
due singoli principi, rende la posizione creazionista
riguardo all’evoluzione un arrampicarsi sugli specchi…
Ma lasciamo adesso la prima via all’evoluzione in sospeso per considerare
i problemi della seconda via, quella puramente scientifica.
Preciso che iniziai la mia via universitaria di studio
e conoscenza proprio rivolgendo alla scienza le grandi
domande che emergono spontanee da ogni anima inquieta,
frequentando la facoltà di Fisica e Matematica. Mi
accorsi ben presto però, che anche in questo campo,
nella cui apparente struttura formale la scienza tenta
di immettere l’assoluta oggettività del fenomeno,
esisteva, al contrario, un assoluto dogmatismo concettuale
e procedurale, che ometteva in sostanza di considerare
lo sperimentatore dei fenomeni che si volevano studiare,
quasi che non fosse più dotato di corpo e di sensi,
ma fosse un’entità astratta, riassunta paradossalmente
per la sua ideale sussistenza concettuale, in un’entità
che solo Dio stesso, nella sua posizione Teocentrica
e obiqua allo stesso tempo, avrebbe potuto vantare.
Quando,
una volta lasciati gli studi accademici per proseguire
sulla via di una comprensione spirituale del mondo,
ebbi l’occasione di fronteggiarmi con le ultime teorie
della fisica subatomica, in special modo con la teoria
dell’indeterminazione suggerita da Heisenberg, ebbi
un moto di speranza e mi dissi: alla luce di questa
impossibilità di afferrare il fenomeno, il mondo scientifico
dovrà finalmente integrarsi con le conoscenze spirituali,
capire che se il creato si manifesta dal mondo del
“silenzio”, per usare un termine squisitamente laico
e provocatoriamente ascientifico, non si può parlare
di silenzio senza “romperlo”…
Aspettai per anni che tale scoperta potesse penetrare negli animi
a produrre il loro cambiamento, ma senza lo Spirito
questo cambiamento era impossibile: gli scienziati
non conoscono la differenza tra queste parole, come
i dottori, non sanno cosa sia la Vita se non quando
sfugge loro di mano.
Ecco allora che arrivati a questo punto singolare dell’evoluzione
umana, dove la fede travisata diventa, nell’ignoranza
della realtà spirituale, strumento politico per sobillare
i popoli l’uno contro l’altro, e la scienza ormai
preda della pura tecnologia, (da cui dipende in toto),
la via dell’allontanamento forzato dalla originaria
matrice spirituale dell’uomo, urge acquisire e far
penetrare nel mondo fisico materiale, una nuova struttura
concettuale della realtà, capace di accogliere entrambi
gli aneliti fondamentali dell’uomo, rivolgendoli alla
vera conoscenza spirituale e ad una conoscenza scientifica
capace di integrare i propri principi in una visione
unitaria dove l’uomo spirituale non debba essere necessariamente
omesso.
La fisica si addentra sempre più nelle teorizzazioni prive di basi
sperimentali, ma indagando parallelamente sul piano
spirituale, ci possiamo stupire di scoprire che taluni
dei suoi concetti, oggi largamente accettati dal mondo
scientifico, anche se documentati solo da basi teoriche,
e quindi non sperimentali, siano in verità la traduzione
arida e numerica di realtà già descritte dagli illuminati
di molte tradizioni spirituali che le hanno anticipate
e previste anzi tempo, in alcuni casi con secoli o
millenni di margine.
Senza bisogno di risalire ai codici Veda e a tradizioni precristiane
per dimostrare che esiste un tipo di indagine soprasensibile
che andrebbe riconosciuta e rispettata al pari dei
postulati matematici anche nel mondo soprasensibile,
voglio finalmente citare il contemporaneo che di questa
metodica di indagine ha fatto una scienza vera e propria,
da lui definita appunto “Scienza dello Spirito”: Rudolf
Steiner.
Rivolgo ai neofiti dell’argomento, desiderosi forse di approfondire
quanto andrò a motivare, un quesito spontaneo che
deriva dal conoscere la straordinaria capacità dell’antroposofia,
(scienza dedicata alla conoscenza dell’uomo e dei
suoi legami cosmici, attraverso gli strumenti spirituali)
di anticipare i tempi. Come poteva Steiner descrivere,
in termini spirituali, un fenomeno misterioso e complesso
come ad esempio quello dei “buchi neri”, prima di
altri scienziati, già nelle sue conferenze sulla cosmogonia
nel 1909 a Düsseldorf, se non avesse attinto a strumenti
reali, ma ancora invisibili per la stragrande maggioranza
del mondo accademico scientifico?
Come avrebbe potuto prevedere la crisi evolutiva che stiamo ora attraversando
arrivando a dettagli di incredibile precisione come
il fenomeno della mucca pazza… se non esistessero
connessioni visibili agli organi spirituali, che possono
rendere il mondo decifrabile secondo altri più complessi
e più coerenti criteri di valutazione?
Anche la teoria stessa della relatività, base del più moderno pensiero
scientifico, attraverso il concetto di velocità come
entità reale, in relazione a concetti apparenti come
quelli di spazio e tempo, sono stati temi affrontati
da Steiner già all’inizio del secolo all’interno delle
sue conferenze.
Questi brevi cenni servono come introduzione al tema degli strumenti
di indagine, senza i quali la scienza non avrebbe
potuto compiere i grandi passi che ha in realtà compiuto
nel senso della misurazione della realtà e nel senso
di una sua ipotetica quantificazione dei fenomeni,
rispetto ai quali il passo successivo diventa di ordine
qualitativo e concettuale.
È a questo punto che il confine apparentemente abissale tra scienza
e spirito, di fatto scompare e ci accorgiamo che,
così come per vedere le onde luminose al di là dello
spettro visibile, l’evoluzione scientifica ha dovuto
attendere l’evoluzione tecnologica, che consentisse
alle macchine di provare ciò che i sensi non potevano
più percepire, ora siamo giunti alla svolta evolutiva
nella quale i ricercatori devono affinare, oltre agli
strumenti speculativi esterni, anche quelli interiori
spirituali e personali, gli unici appropriati e indispensabili
per congiungere l’indagine nel mondo fisico con quella
operante dal piano soprasensibile.
Tali strumenti sono gli organi spirituali che giacciono purtroppo
ancora inavvertiti e atrofizzati, nella stragrande
maggioranza degli esseri umani, in quanto, a dispetto
della tesi scientifica dell’oggettività assoluta del
fenomeno, nell’uomo non educato spiritualmente, si
manifesta al contrario il regno della più perfetta
soggettività della percezione, fintanto almeno che,
grazie a pratiche costanti, l’essere non riesca ad
entrare in contatto con la vera dimensione ideale
del suo io spirituale.
Questo processo di evoluzione, potrebbe essere rappresentato in termini
materiali come la creazione di un laboratorio dove
l’osservatore (l’ego), non influenzi più il fenomeno
stesso in quanto il suo pensare liberato è ora il
fenomeno stesso senza più osservatori ad esso esterni
(raggiungimento dell’io superiore). Per dirla con
Heisenberg l’osservatore cesserebbe a questo punto
di deformare il fenomeno. Tale genere di osservatore
può dunque essere solo un osservatore spirituale.
È ovvio che avvicinandoci al nucleo di una tale ricerca,
le parole diventano strumenti inadeguati per la comprensione
della realtà, ma sono comunque traccia residua di
un’ulteriore percorso di ascesi necessario, qui accennato
solo nel suo incipit.
In linea esemplificativa la ricerca scientifica attuale, che costruisce
acceleratori di particelle giganteschi, che scava
buchi nelle viscere della terra o che manda in orbita
esseri viventi per sperimentare le sue tesi in assenza
teorica di osservatori che deformino il fenomeno stesso,
potrebbe ottimizzare invece le risorse planetarie
in altre direzioni più squisitamente materiali, come
la fame nel mondo, e concentrare il proprio pensiero
all’interno dei singoli ricercatori che sono il vero
microcosmo all’interno del quale, l’uomo può, per
via “sperimentale” e spirituale, ricongiungersi con
l’intero universo.
Nel tempo presente dobbiamo e possiamo nell’avvicinarci ad ogni genere
di indagine, porre l’attenzione sulla necessità di
accogliere nuove strutture di pensiero che, ampliando
le vecchie categorie cognitive, comincino a creare
nell’uomo quello stato di latenza e di indeterminazione,
all’interno del quale nuove visioni possano farsi
strada. La questione della triarticolazione è una
delle basi fondamentali attraverso le quali l’umanità
dovrebbe cercare di ricostruire una “antroposofia
concettuale dei fenomeni”, che sia in grado di afferrare
le corrispondenze tra macro e microcosmo ed incanalarle
al fine di permettere un nuovo approccio alla metodica
scientifica della ricerca.
Quando lo scienziato arriva alla comprensione che la forma ha la
sua radice in un terreno che evade dal piano sensibile
e che il tentativo di afferrarne anche limitatamente
un aspetto, significa perderne definitivamente altri,
come la teoria di indeterminazione ci segnala, ecco
che si deve aprire una terza via cognitiva.
Dal punto di vista della Scienza dello Spirito che rappresenta le
due sfere di limitazione e di alterazione delle attività
dell’uomo come gli ambiti di influenza di Lucifero
e di Arimane, il punto di equilibrio è rappresentato
dalla presenza del Cristo nell’evoluzione spirituale
della terra. Per l’uomo contemporaneo è diventato
irrinunciabile trovare il passaggio tra l’osservazione
dell’evoluzione dell’uomo e l’osservazione dell’evoluzione
del mondo. Il crocevia di tale ricongiunzione è comprensibile
solo riposizionando il Mistero del Golgota come un
evento cosmico centrale all’evoluzione terrestre dell’Umanità.
Sul piano dell’evoluzione indagata storicamente da Darwin manca ancora
la presenza concreta della terza forza in grado di
compenetrare e integrare le carenze prospettiche della
visione puramente scientifico materialista, così come
in quella puramente fideista teologica, si limita
la possibilità di indagine del mondo soprasensibile
per via sperimentale.
Grazie alla sperimentazione diretta dei contenuti universali,
che non si manifestano più, in ottemperanza ai principi
di Scienza dello Spirito, come esperienze soggettive,
bensì verità immutabili sebbene nel loro costante
divenire; la scienza può colmare l’abisso che la sta
portando in una direzione avversa all’uomo, perché
in essa l’uomo, nella sua essenza Divina, è stato
dimenticato, pur essendo questa essenza stessa, l’artefice
invisibile di ogni sua scoperta.
Quando Copernico disse: “quello che voi vedete è maya, è illusione,
dovete affidarvi a ciò che non potete vedere. Proprio
allora nacque ciò che oggi si riconosce come scienza.
Si potrebbe quindi replicare ai rappresentanti della
scienza odierna: la stessa vostra scienza divenne
tale solo quando decise di non fidarsi più dei sensi…”.
(R.S.O.O.n.15)
L’uomo può capire attraverso la Scienza dello Spirito di non discendere
affatto dalla scimmia, ma che alcune sottorazze umane
sono rimaste indietro per consentire ad altre di procedere,
può vedere come gli anelli mancanti tra i vari regni
animali, vegetali e minerali non possano essere rintracciati
più sulla terra essendo appartenuti a mondi ormai
trasformati, di cui non esiste traccia se non sul
piano spirituale.
“Tutto ciò che appartiene
al mondo sensibile esteriore è sottoposto all’azione
del tempo e il tempo distrugge tutto ciò che nel tempo
ha origine”. (O.O.11)
Se dunque la storia o le scienze esteriori come l’antropologia o
la paleontologia si basano solo su quello che il tempo
ha conservato, chi e su quali basi può affermare che
in esse sia conservato necessariamente l’essenziale,
indispensabile alla ricostruzione della verità…?
In una corretta ricostruzione della genesi dell’uomo non basta solo
includere il corpo fisico, bisogna parlare anche di
corpo eterico, di corpo astrale e di io. L’origine
di tali acquisizioni umane alla base della odierna
capacità di pensiero, non hanno avuto origine sulla
Terra, ma nelle precedenti evoluzioni cosmiche planetarie.
L’uomo discende dalle
entità spirituali che lo hanno accompagnato nella
sua formazione. La tradizione chiama queste forze
con i nove nomi delle gerarchie angeliche, nella Scienza
dello Spirito impariamo a scoprire che forse, queste,
nelle loro funzioni differenziate, sono le stesse
forze che gli scienziati tentano di rintracciare nei
loro mastodontici laboratori e a cui conferiscono
nomi sempre più astratti, nel tentativo di ricomporle
poi in formule fisiche… per vincere magari il prossimo
Nobel, credendo di aver scoperto oggi, le leggi del
“Campo Unificato”.
Il ricercatore è spesso solo, ma l’uomo che riconosca lo spirito
che vive in lui, non lo è più. In noi vive qualcosa
che può darci prova costante della possibilità di
elevarci sopra noi stessi, verso orizzonti futuri
che già oggi presentiamo intuitivamente come desiderio
di trascendenza. Questo è un sentimento fondante nell’uomo,
destinato ad ampliarsi e perfezionarsi di vita in
vita. Ogni volta che rivolgiamo verso questo pensiero
il nostro spirito, la nostra anima prova uno straordinario
senso di pace ed elevazione, nutrito di umiltà e modestia.
Padroneggiando nel cuore questo equilibrio possiamo riprendere a
indagare nuovamente tutte le scienze, come fanciulli
che sentono preponderante in sé l’azione della sfera
spirituale superiore, riuscendo così ancora a meravigliarsi
di ciò che uno sguardo adulto non sa più “vedere”...
* Dice di sé:
Eleonora
Brigliadori . Ciò per cui le persone la conoscono
ha poco a che fare con la sua vera natura. Lo spettacolo
è solo uno dei tanti mondi che ha indagato, convinta
che non fosse un fine, bensì un mezzo, per collaborare
come essere consapevole alla trasformazione del mondo.
Attrice, presentatrice, pittrice, autrice di numerosi
scritti tra romanzi, saggi, fiabe e sceneggiature,
che hanno in comune una visione spirituale. Ha creato
una scuola per nuove forme di spettacolo: Amazione
arte ad interazione di pubblico; ha definito un nuovo
metodo pedagogico destinato ai “Bambini Indaco”. Ha
ricevuto una laurea Honoris Causa in Scienze della
Comunicazione per il suo impegno etico civile da sempre
teso ad una emancipazione del pubblico verso la formazione
di una coscienza spirituale.
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CHIOSE
/ MA NON C’E NULLA DI SCIENTIFICO
È inevitabile, per chi
ha un passato di ricerca scientifica, contestare
nella sostanza le assunzioni dell’articolo della
signora Brigliadori. Al di là di spiritualità,
chakra, reincarnazione e karma, quello che maggiormente
allontana da questo tipo di letture è l’assoluta
certezza con la quale si parla di tematiche,
che di sicuro e certo non hanno nulla. Mai un
dubbio, una punta di ironia, una sfumatura possibilistica,
una nota di autocritica.
Si parla di scienza dello
spirito e di terza dimensione dell'anima come
di meccanica quantistica ed equazioni di primo
grado. Con la differenza, da non sottovalutare,
che sapere ad esempio di fisica e matematica,
costa impegno, studio e sacrificio. Il rischio
maggiore di dar voce a queste millantate certezze
è di equipararle e di dare loro la stessa credibilità
che alla scienza, quella vera.
Tiziana
Stallone
(Biologo nutrizionista
e dottore di ricerca in anatomia)
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BEPPE
SEVERGNINI
Noi
italiani non facciamo niente in maniera normale…
Facciamo tutto da italiani, e questo non è necessariamente
un difetto. Anche quando prendiamo una valigia
e partiamo, ci portiamo dietro le nostre qualità
e le nostre squisite leggerezze.
(Da "Italiani con valigia", 1993)
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