PROVOCAZIONI

LA TERZA VIA DELL’EVOLUZIONE ECCO IL CREDO DELLA SIGNORA BRIGLIADORI

Le grandi dispute teologiche e scientifiche cadono spesso nell’errore di fermarsi al numero due, senza accorgersi del tre

Eleonora Brigliadori *

Il Principio

I cabalisti vedono nel tre, la via alla creazione del mondo materiale. Gli induisti riconoscono nella Trimurti, composta dalle tre forze Shiva, Brahma e Vishnu, rispettivamente le energie distruttrici, creatrici e conservatrici che consentono l’equilibrio del mondo. Nella nostra tradizione sopravvive il concetto di trinità come riflesso della necessità di una tripartizione della visione umana, rispetto al sapere che sovrasta l’uomo, ma nella realtà, nella fretta di decidere, nell’ansia di attribuire un colore o una posizione a questo o a quel fenomeno, ricadiamo troppo spesso nel semplicistico bipolarismo, che sempre omette verità fondanti.

Quando partendo dal mondo materiale si tenta di indagare il mondo spirituale e le forze universali che regolano il Cosmo, dobbiamo sempre rifarci ad un’immagine di tripartizione. Lo vediamo anche affacciandoci alla fisica subatomica dove le forze che tengono insieme il mondo materiale, sono tre e prendono il nome scientifico di protoni, neutroni ed elettroni. Oppure  possiamo rifarci alla sfera umana, alla nostra misera politica, intrisa di contraddizioni e sincretismi, dove ancora tale verità si conferma inalterata: di fatto tocca sempre alla terza forza, quella apparentemente “occulta” del centro, che sta una volta di qua e una volta di là, il compito di decidere dei destini del nostro paese….

Al contrario, nelle grandi dispute teologiche come in quelle scientifiche si ricade spesso nello stesso errore. Si guarda il due, senza accorgersi del tre. Materialisti da un lato, credenti dall’altro. Il Bene e il Male, tout court. Evoluzionisti contro Creazionisti, e pochi si ricordano che esiste sempre la terza via, che non dovrebbe essere quella del compromesso, ma dell’integrazione dei due principi nel senso della polarità, poiché è proprio in virtù della terza forza che è possibile una trasformazione, ovvero un’evoluzione.

Anche il Taoismo, che appare, come l’estremizzazione del concetto di bipolarismo nel suo emblematico simbolo del Tao, (raffigurato come un cerchio suddiviso da una sinusoide in due metà, una bianca e una nera, con due punti di colori opposti) in realtà è, per chi non si fermi al concetto apparente, anch’esso un simbolo trino, in quanto figura dinamica tendente all’integrazione dei due principi, oscuro e luminoso, attraverso la terza via, quella dell’equilibrio, la vera via da seguire. La Via, la Verità, la Vita.

Per affrontare correttamente il tema dello scontro tra scienza e religione in merito all’evoluzione, credo non sia tanto importante elencare date o cenni biografici di questo o quello studioso, ma cominciare valutando quanto la stessa scienza o il pensiero positivista, che oggi si dichiara ateo, siano andati attingendo via via le loro basi dagli imprimatur della religione stessa e quanto certi fondamenti dogmatici scorretti pesino, tuttora inavvertiti, nella coscienza e nella mente dei più, come base di tanti equivoci irrisolti del nostro tempo.

Lo stato di “coscienza sopita” nel quale i popoli sono stati guidati e continuano ed esserlo da millenni, grazie a infinite strategie di potere, manovrate da pochi consapevoli e rese possibili dal monopolio del cosiddetto “sapere”, ha in ogni tempo permesso facili e costanti alterazioni della verità, impedendo cambiamenti radicali.

Laddove, in mancanza di un corretto radicamento spirituale, e di una giusta comprensione dell’evoluzione cosmica, l’azione dell’uomo si esprime arbitrariamente con fini solo puramente materialistici, laddove l’uomo riconosca nel mondo solo il raggiungimento di scopi personali, in virtù di una sempre maggiore frammentazione e parcellizzazione delle sfere di azione dei singoli, si impedisce di fatto lo sviluppo dei veri strumenti di conoscenza dell’umanità tutta.

Solo quando l’umanità avrà raggiunto l’autocoscienza necessaria a riconoscere individualmente in che modo la verità e la conoscenza siano, di fatto, delle forze, e le menzogne e le illusioni che vi si oppongono, ostacoli all’evoluzione, sarà possibile fondare una “scienza futura dell’evoluzione”, che riuscirà ad armonizzare le risorse planetarie in congiunzione con le potenzialità creative spirituali dell’intera umanità. Nel presente e nel passato, l’evoluzione terrestre si è svolta secondo il principio che lo sviluppo di una parte delle sue creature avveniva a prezzo del sacrificio di un’altra parte che rimaneva indietro in uno stadio evolutivo inferiore.

L’evoluzione spirituale rilancia questo concetto in una visione più vasta nella quale anche i vari regni, da quelli minerale, e vegetale a quello animale, sono collegati tra loro, non direttamente attraverso gli stadi evolutivi terrestri, bensì attraverso passaggi formativi avvenuti in epoche pre-geologiche, durante una complessa evoluzione planetaria, all’interno del nostro sistema solare, di cui i vari pianeti sono oggi solo tracce “sedimentarie emblematiche” di passati sconvolgimenti necessari all’evoluzione.

In questo senso la Scienza dello Spirito promuove una visione integrata dell’evoluzione della vita sul nostro pianeta, parallelamente all’evoluzione del sistema planetario Solare, visto però, non come una parte isolata dell’universo, bensì come una parte di un Cosmo più vasto e articolato in un’infinità di sistemi stellari paralleli governati da principi tra essi assimilabili.

È singolare osservare che, se all’inizio del novecento, quando queste conoscenze cominciavano ad essere divulgate all’interno della prima scuola antroposofica, esse potevano apparire lontanissime dalla percezione newtoniana del mondo (e ancora poco si sapeva o si teorizzava sulle cosmogonie puramente scientifiche), a tutt’oggi, col proseguire delle scoperte e con l’ampliamento concettuale promosso a livello gnoseologico epistemologico all’interno della fisica teorica delle particelle, il divario tra spirito e scienza sembra assottigliarsi sempre più, in favore di una comprensione scientifico spirituale dei fenomeni, che, da tempo, tale corrente di pensiero aspettava fosse accettata anche dal mondo scientifico più conservatore.

Ma in che modo si perviene alle conoscenze che insegnano l’antroposofia? Per rispondere a questa domanda di fondamentale importanza per valutare gli strumenti evolutivi in possesso dell’uomo moderno, e di quello antico, bisogna prima fare un passo indietro.

Tentativi di cosmogonie in parte simili, anche se meno dettagliate in riferimento alla genesi dell’uomo, si ritrovano in alcune antiche tradizioni spirituali del passato, in quei casi però, i riferimenti appaiono simbolici, mitologici, e non vengono mai proposti e argomentati in maniera diretta, né con un approccio di impronta scientifica. Le antiche tradizioni si esprimono con un linguaggio sognante, distaccato dal mondo reale, ma comunque viene spontaneo chiederci come potessero gli antichi santi Risci avvicinarsi concettualmente alla comprensione dei legami tra l’uomo e l’intero universo?

In che modo arrivavano a possedere tali conoscenze nell’isolamento, senza tecnologie né aiuti esterni, o come riuscissero dei semplici maestri Yoga, che non possedevano in origine nemmeno la scrittura, formulare, migliaia di anni prima di Christo, conoscenze tanto complesse riguardo al funzionamento del corpo umano e dei relativi organi spirituali? Non si tratta di approssimazione.

È sorprendente, ad esempio, scoprire quanto lo Yoga conoscesse già sulle ghiandole endocrine e sul loro funzionamento, quando le problematiche analoghe lasciano ancora nello sconforto i moderni endocrinologi. Non si tratta dunque di casi isolati, ma di fenomeni effettivi che erano possibili nell’antichità in quanto l’uomo conservava ancora attive in sé, determinate funzioni spirituali che lo mettevano in diretta connessione con le forze soprasensibili che lo circondavano, in quanto letteralmente le “vedeva”, le percepiva come la realtà di un colore.

La convinzione riguardo alla certezza di una reincarnazione non era, ad esempio, per l’uomo antico, un fenomeno dogmatico che veniva inculcato per tradizione, ma conseguenza di un ordine naturale superiore delle cose, che penetrava nell’uomo in virtù del suo sguardo spirituale al mondo.

Se questa condizione fosse continuata immutata l’uomo, però, non avrebbe potuto continuare il suo percorso di evoluzione, sarebbe rimasto ancora in quello stato semisognante, non avrebbe potuto sviluppare una piena coscienza del suo io spirituale.

Per farlo, l’uomo doveva uscire dalla sfera di influenza diretta che il mondo spirituale esercitava su di lui, indipendentemente dalla sua volontà, e riacquistare autonomia per via volitiva. La conoscenza spirituale doveva essere riacquisita come strumento spirituale interiore autonomo, rintracciabile non più fuori di sé per “dono”, ma nella propria consapevolezza. Tale cambiamento fondamentale della storia spirituale dell’uomo è da mettere in connessione con l’evento del Golgota: la venuta del Christo ha modificato di fatto gli strumenti animici dell’umanità.

Ciò che prima, in un certo senso, arrivava spiritualmente all’uomo da “sopra”, dopo Christo verrà all’uomo da “dentro”. Il regresso della conoscenza soprasensibile, rintracciabile storicamente fino al tredicesimo secolo, e la sua diversa e graduale rinascita da quel tempo in poi, coincidono con l’intervento del Christo nell’evoluzione dell’umanità.

La possibilità che questa evoluzione si svolga a favore dell’uomo dipende però da una grande quantità di fattori, attraverso i quali si esprime il libero arbitrio e si dimostra come il grado di conoscenza e responsabilità di ogni singolo possa influire sull’evoluzione dell’umanità tutta.

Purtroppo esistono interessi particolari che rallentano l’evoluzione e che si esprimono non solo nella scienza, ma anche nella religione. Ogni qualvolta l’uomo si muova spinto da scopo egoico, nel suo modo di vedere e percepire, penetrano forze opposte all’evoluzione che deformano i risultati ottenuti. Si generano così le più diverse visioni, sia teologiche che scientifiche, impregnate di elementi estranei che oscurano il pensiero e impediscono una retta comprensione della realtà.

A conferma di ciò, durante l’ottavo Concilio Ecumenico di Costantinopoli, nell’anno 869 avviene un fatto cruciale, sebbene spesso ignorato nella sua portata dai libri di storia, che sarà destinato ad avere un profondo influsso su tutta la nostra cultura. In quel concilio, viene elevato a dogma la credenza che l’entità umana sia binaria, composta cioè unicamente di corpo e anima. La cosiddetta tricotomia, ovvero l’articolazione dell’uomo in corpo anima e spirito, che dai tempi antichi era sopravvissuta fino al Medio Evo attraverso i Misteri, e che tuttora sopravvive inalterata in religioni meno dogmatiche, viene dichiarata improvvisamente eretica.

Allora teologi e filosofi si trovano di fronte ad un grande dilemma, chi non si sente di abiurare e riconoscere per interesse la nuova visione, viene osteggiato apertamente dalla Chiesa e viene considerato eretico, mentre chi tenta di mediare per sopravvivere, rimanendo all’interno del nuovo dogma, genera in realtà una grande confusione della quale ancora paghiamo le conseguenze.

La terminologia sacra e spirituale perde una connessione diretta con la struttura spirituale dell’uomo, e spirito e anima diventano per molti una sorta di sinonimi assimilabili, così come oggi capita di sentir parlare nell’ambito del Cristiamesimo, di Gesù e di Christo allo stesso modo, o ancora di Dio e di Cristo senza più la capacità di discernere l’origine concettuale e spirituale dei termini. 

Nella nostra tradizione spirituale Cristiana, si inserisce parimenti un altro fenomeno determinante di contaminazione che darà il via, nel tempo, al potere temporale della chiesa e, con esso, a tutte le aberrazioni conseguenti alla ricerca di un potere politico che prende il sopravvento sulle forze spirituali e ne determina il decadimento. Quando le verità conosciute dai padri della chiesa riguardo alla reincarnazione vengono messe fuori gioco da un nuovo dogma, ecco che si pongono arbitrariamente le basi di un materialismo religioso che è ancora insuperato e che impedisce al semplice credente, che non possegga strumenti autonomi di conoscenza, di emergere dalle pastoie di una visione fideistica e dogmatica della realtà spirituale che non risponde più ad una verità sperimentabile anche nelle leggi della vita terrena dell’uomo.

Tale fatto innesca da un lato il fenomeno della “mano morta” e l’idea che certi benefici spirituali si possano acquisire col denaro, dall’altro, in mancanza di una comprensione spirituale delle leggi del Karma, naturale completamento del senso della reincarnazione, l’uomo non riesce più ad intravedere, nel percorso umano, la propria missione e il significato dell’evoluzione. Sottratta una vera possibilità di comprendere il legame tra vita e morte, tutti i fenomeni dolorosi del mondo sembrano acquisire solo le fattezze irreali di un Dio crudele e sanguinario da cui è facile allontanarsi.

Dalla posizione in cui siamo oggi, la semplice omissione di questi due singoli principi, rende la posizione creazionista riguardo all’evoluzione un arrampicarsi sugli specchi…

Ma lasciamo adesso la prima via all’evoluzione in sospeso per considerare i problemi della seconda via, quella puramente scientifica. Preciso che iniziai la mia via universitaria di studio e conoscenza proprio rivolgendo alla scienza le grandi domande che emergono spontanee da ogni anima inquieta, frequentando la facoltà di Fisica e Matematica. Mi accorsi ben presto però, che anche in questo campo, nella cui apparente struttura formale la scienza tenta di immettere l’assoluta oggettività del fenomeno, esisteva, al contrario, un assoluto dogmatismo concettuale e procedurale, che ometteva in sostanza di considerare lo sperimentatore dei fenomeni che si volevano studiare, quasi che non fosse più dotato di corpo e di sensi, ma fosse un’entità astratta, riassunta paradossalmente per la sua ideale sussistenza concettuale, in un’entità che solo Dio stesso, nella sua posizione Teocentrica e obiqua allo stesso tempo, avrebbe potuto vantare. 

          Quando, una volta lasciati gli studi accademici per proseguire sulla via di una comprensione spirituale del mondo, ebbi l’occasione di fronteggiarmi con le ultime teorie della fisica subatomica, in special modo con la teoria dell’indeterminazione suggerita da Heisenberg, ebbi un moto di speranza e mi dissi: alla luce di questa impossibilità di afferrare il fenomeno, il mondo scientifico dovrà finalmente integrarsi con le conoscenze spirituali, capire che se il creato si manifesta dal mondo del “silenzio”, per usare un termine squisitamente laico e provocatoriamente ascientifico, non si può parlare di silenzio senza “romperlo”…

Aspettai per anni che tale scoperta potesse penetrare negli animi a produrre il loro cambiamento, ma senza lo Spirito questo cambiamento era impossibile: gli scienziati non conoscono la differenza tra queste parole, come i dottori, non sanno cosa sia la Vita se non quando sfugge loro di mano.

Ecco allora che arrivati a questo punto singolare dell’evoluzione umana, dove la fede travisata diventa, nell’ignoranza della realtà spirituale, strumento politico per sobillare i popoli l’uno contro l’altro, e la scienza ormai preda della pura tecnologia, (da cui dipende in toto), la via dell’allontanamento forzato dalla originaria matrice spirituale dell’uomo, urge acquisire e far penetrare nel mondo fisico materiale, una nuova struttura concettuale della realtà, capace di accogliere entrambi gli aneliti fondamentali dell’uomo, rivolgendoli alla vera conoscenza spirituale e ad una conoscenza scientifica capace di integrare i propri principi in una visione unitaria dove l’uomo spirituale non debba essere necessariamente omesso.

La fisica si addentra sempre più nelle teorizzazioni prive di basi sperimentali, ma indagando parallelamente sul piano spirituale, ci possiamo stupire di scoprire che taluni dei suoi concetti, oggi largamente accettati dal mondo scientifico, anche se documentati solo da basi teoriche, e quindi non sperimentali, siano in verità la traduzione arida e numerica di realtà già descritte dagli illuminati di molte tradizioni spirituali che le hanno anticipate e previste anzi tempo, in alcuni casi con secoli o millenni di margine.

Senza bisogno di risalire ai codici Veda e a tradizioni precristiane per dimostrare che esiste un tipo di indagine soprasensibile che andrebbe riconosciuta e rispettata al pari dei postulati matematici anche nel mondo soprasensibile, voglio finalmente citare il contemporaneo che di questa metodica di indagine ha fatto una scienza vera e propria, da lui definita appunto “Scienza dello Spirito”: Rudolf Steiner.

Rivolgo ai neofiti dell’argomento, desiderosi forse di approfondire quanto andrò a motivare, un quesito spontaneo che deriva dal conoscere la straordinaria capacità dell’antroposofia, (scienza dedicata alla conoscenza dell’uomo e dei suoi legami cosmici, attraverso gli strumenti spirituali) di anticipare i tempi. Come poteva Steiner descrivere, in termini spirituali, un fenomeno misterioso e complesso come ad esempio quello dei “buchi neri”, prima di altri scienziati, già nelle sue conferenze sulla cosmogonia nel 1909 a Düsseldorf, se non avesse attinto a strumenti reali, ma ancora invisibili per la stragrande maggioranza del mondo accademico scientifico?

Come avrebbe potuto prevedere la crisi evolutiva che stiamo ora attraversando arrivando a dettagli di incredibile precisione come il fenomeno della mucca pazza… se non esistessero connessioni visibili agli organi spirituali, che possono rendere il mondo decifrabile secondo altri più complessi e più coerenti criteri di valutazione?

Anche la teoria stessa della relatività, base del più moderno pensiero scientifico, attraverso il concetto di velocità come entità reale, in relazione a concetti apparenti come quelli di spazio e tempo, sono stati temi affrontati da Steiner già all’inizio del secolo all’interno delle sue conferenze.

Questi brevi cenni servono come introduzione al tema degli strumenti di indagine, senza i quali la scienza non avrebbe potuto compiere i grandi passi che ha in realtà compiuto nel senso della misurazione della realtà e nel senso di una sua ipotetica quantificazione dei fenomeni, rispetto ai quali il passo successivo diventa di ordine qualitativo e concettuale.

È a questo punto che il confine apparentemente abissale tra scienza e spirito, di fatto scompare e ci accorgiamo che, così come per vedere le onde luminose al di là dello spettro visibile, l’evoluzione scientifica ha dovuto attendere l’evoluzione tecnologica, che consentisse alle macchine di provare ciò che i sensi non potevano più percepire, ora siamo giunti alla svolta evolutiva nella quale i ricercatori devono affinare, oltre agli strumenti speculativi esterni, anche quelli interiori spirituali e personali, gli unici appropriati e indispensabili per congiungere l’indagine nel mondo fisico con quella operante dal piano soprasensibile.

Tali strumenti sono gli organi spirituali che giacciono purtroppo ancora inavvertiti e atrofizzati, nella stragrande maggioranza degli esseri umani, in quanto, a dispetto della tesi scientifica dell’oggettività assoluta del fenomeno, nell’uomo non educato spiritualmente, si manifesta al contrario il regno della più perfetta soggettività della percezione, fintanto almeno che, grazie a pratiche costanti, l’essere non riesca ad entrare in contatto con la vera dimensione ideale del suo io spirituale.

Questo processo di evoluzione, potrebbe essere rappresentato in termini materiali come la creazione di un laboratorio dove l’osservatore (l’ego), non influenzi più il fenomeno stesso in quanto il suo pensare liberato è ora il fenomeno stesso senza più osservatori ad esso esterni (raggiungimento dell’io superiore). Per dirla con Heisenberg l’osservatore cesserebbe a questo punto di deformare il fenomeno. Tale genere di osservatore può dunque essere solo un osservatore spirituale. È ovvio che avvicinandoci al nucleo di una tale ricerca, le parole diventano strumenti inadeguati per la comprensione della realtà, ma sono comunque traccia residua di un’ulteriore percorso di ascesi necessario, qui accennato solo nel suo incipit.

In linea esemplificativa la ricerca scientifica attuale, che costruisce acceleratori di particelle giganteschi, che scava buchi nelle viscere della terra o che manda in orbita esseri viventi per sperimentare le sue tesi in assenza teorica di osservatori che deformino il fenomeno stesso, potrebbe ottimizzare invece le risorse planetarie in altre direzioni più squisitamente materiali, come la fame nel mondo, e concentrare il proprio pensiero all’interno dei singoli ricercatori che sono il vero microcosmo all’interno del quale, l’uomo può, per via “sperimentale” e spirituale, ricongiungersi con l’intero universo.  

Nel tempo presente dobbiamo e possiamo nell’avvicinarci ad ogni genere di indagine, porre l’attenzione sulla necessità di accogliere nuove strutture di pensiero che, ampliando le vecchie categorie cognitive, comincino a creare nell’uomo quello stato di latenza e di indeterminazione, all’interno del quale nuove visioni possano farsi strada. La questione della triarticolazione è una delle basi fondamentali attraverso le quali l’umanità dovrebbe cercare di ricostruire una “antroposofia concettuale dei fenomeni”, che sia in grado di afferrare le corrispondenze tra macro e microcosmo ed incanalarle al fine di permettere un nuovo approccio alla metodica scientifica della ricerca.

Quando lo scienziato arriva alla comprensione che la forma ha la sua radice in un terreno che evade dal piano sensibile e che il tentativo di afferrarne anche limitatamente un aspetto, significa perderne definitivamente altri, come la teoria di indeterminazione ci segnala, ecco che si deve aprire una terza via cognitiva.

Dal punto di vista della Scienza dello Spirito che rappresenta le due sfere di limitazione e di alterazione delle attività dell’uomo come gli ambiti di influenza di Lucifero e di Arimane, il punto di equilibrio è rappresentato dalla presenza del Cristo nell’evoluzione spirituale della terra. Per l’uomo contemporaneo è diventato irrinunciabile trovare il passaggio tra l’osservazione dell’evoluzione dell’uomo e l’osservazione dell’evoluzione del mondo. Il crocevia di tale ricongiunzione è comprensibile solo riposizionando il Mistero del Golgota come un evento cosmico centrale all’evoluzione terrestre dell’Umanità.

Sul piano dell’evoluzione indagata storicamente da Darwin manca ancora la presenza concreta della terza forza in grado di compenetrare e integrare le carenze prospettiche della visione puramente scientifico materialista, così come in quella puramente fideista teologica, si limita la possibilità di indagine del mondo soprasensibile per via sperimentale.

Grazie alla sperimentazione diretta dei contenuti universali, che non si manifestano più, in ottemperanza ai principi di Scienza dello Spirito, come esperienze soggettive, bensì verità immutabili sebbene nel loro costante divenire; la scienza può colmare l’abisso che la sta portando in una direzione avversa all’uomo, perché in essa l’uomo, nella sua essenza Divina, è stato dimenticato, pur essendo questa essenza stessa, l’artefice invisibile di ogni sua scoperta.

Quando Copernico disse: quello che voi vedete è maya, è illusione, dovete affidarvi a ciò che non potete vedere. Proprio allora nacque ciò che oggi si riconosce come scienza. Si potrebbe quindi replicare ai rappresentanti della scienza odierna: la stessa vostra scienza divenne tale solo quando decise di non fidarsi più dei sensi…”. (R.S.O.O.n.15)

L’uomo può capire attraverso la Scienza dello Spirito di non discendere affatto dalla scimmia, ma che alcune sottorazze umane sono rimaste indietro per consentire ad altre di procedere, può vedere come gli anelli mancanti tra i vari regni animali, vegetali e minerali non possano essere rintracciati più sulla terra essendo appartenuti a mondi ormai trasformati, di cui non esiste traccia se non sul piano spirituale.

“Tutto ciò che appartiene al mondo sensibile esteriore è sottoposto all’azione del tempo e il tempo distrugge tutto ciò che nel tempo ha origine”. (O.O.11)

Se dunque la storia o le scienze esteriori come l’antropologia o la paleontologia si basano solo su quello che il tempo ha conservato, chi e su quali basi può affermare che in esse sia conservato necessariamente l’essenziale, indispensabile alla ricostruzione della verità…?

In una corretta ricostruzione della genesi dell’uomo non basta solo includere il corpo fisico, bisogna parlare anche di corpo eterico, di corpo astrale e di io. L’origine di tali acquisizioni umane alla base della odierna capacità di pensiero, non hanno avuto origine sulla Terra, ma nelle precedenti evoluzioni cosmiche planetarie.

L’uomo discende dalle entità spirituali che lo hanno accompagnato nella sua formazione. La tradizione chiama queste forze con i nove nomi delle gerarchie angeliche, nella Scienza dello Spirito impariamo a scoprire che forse, queste, nelle loro funzioni differenziate, sono le stesse forze che gli scienziati tentano di rintracciare nei loro mastodontici laboratori e a cui conferiscono nomi sempre più astratti, nel tentativo di ricomporle poi in formule fisiche… per vincere magari il prossimo Nobel, credendo di aver scoperto oggi, le leggi del “Campo Unificato”.

Il ricercatore è spesso solo, ma l’uomo che riconosca lo spirito che vive in lui, non lo è più. In noi vive qualcosa che può darci prova costante della possibilità di elevarci sopra noi stessi, verso orizzonti futuri che già oggi presentiamo intuitivamente come desiderio di trascendenza. Questo è un sentimento fondante nell’uomo, destinato ad ampliarsi e perfezionarsi di vita in vita. Ogni volta che rivolgiamo verso questo pensiero il nostro spirito, la nostra anima prova uno straordinario senso di pace ed elevazione, nutrito di umiltà e modestia.

Padroneggiando nel cuore questo equilibrio possiamo riprendere a indagare nuovamente tutte le scienze, come fanciulli che sentono preponderante in sé l’azione della sfera spirituale superiore, riuscendo così ancora a meravigliarsi di ciò che uno sguardo adulto non sa più “vedere”...


* Dice di sé:
Eleonora Brigliadori . Ciò per cui le persone la conoscono ha poco a che fare con la sua vera natura. Lo spettacolo è solo uno dei tanti mondi che ha indagato, convinta che non fosse un fine, bensì un mezzo, per collaborare come essere consapevole alla trasformazione del mondo. Attrice, presentatrice, pittrice, autrice di numerosi scritti tra romanzi, saggi, fiabe e sceneggiature, che hanno in comune una visione spirituale. Ha creato una scuola per nuove forme di spettacolo: Amazione arte ad interazione di pubblico; ha definito un nuovo metodo pedagogico destinato ai “Bambini Indaco”. Ha ricevuto una laurea Honoris Causa in Scienze della Comunicazione per il suo impegno etico civile da sempre teso ad una emancipazione del pubblico verso la formazione di una coscienza spirituale.

CHIOSE / MA NON C’E NULLA DI SCIENTIFICO

È inevitabile, per chi ha un passato di ricerca scientifica, contestare nella sostanza le assunzioni dell’articolo della signora Brigliadori. Al di là di spiritualità, chakra, reincarnazione e karma, quello che maggiormente allontana da questo tipo di letture è l’assoluta certezza con la quale si parla di tematiche, che di sicuro e certo non hanno nulla. Mai un dubbio, una punta di ironia, una sfumatura possibilistica, una nota di autocritica.

Si parla di scienza dello spirito e di terza dimensione dell'anima come di meccanica quantistica ed equazioni di primo grado. Con la differenza, da non sottovalutare, che sapere ad esempio di fisica e matematica, costa impegno, studio e sacrificio. Il rischio maggiore di dar voce a queste millantate certezze è di equipararle e di dare loro la stessa credibilità che alla scienza, quella vera.

Tiziana Stallone

(Biologo nutrizionista e dottore di ricerca in anatomia)



BEPPE SEVERGNINI

Noi italiani non facciamo niente in maniera normale… Facciamo tutto da italiani, e questo non è necessariamente un difetto. Anche quando prendiamo una valigia e partiamo, ci portiamo dietro le nostre qualità e le nostre squisite leggerezze.

(Da "Italiani con valigia", 1993)