INTRODUZIONE
LA NOSTRA ITALIETTA,
TRA ELEZIONI, OLIMPIADI DELLA MONNEZZA
E IL RICORDO DI UN
GRANDE LIBERALE, MARIO PANNUNZIO
Lunedì 11
febbraio, stiamo per mandare le bozze di questa
rivista in tipografia. Confesso: non ho idee, né
stimoli intellettuali per scrivere (qualsiasi
giornalista, e non parlo per pudore degli scrittori,
può capirmi). Il mio pessimismo aumenta di giorno in
giorno, nonostante una tenace lotta – vi assicuro –
per incrinarlo, aggredirlo, demolirlo. Ad esempio,
non mi lasciano indifferente piccoli gesti, come
quello della mia bravissima Antonella Parmentola,
coordinatrice dell’Attimo, un messaggio che vi
trascrivo pari pari, anche perché è utile come
introduzione a questo quinto numero della nostra
rivista.
“…Dunque, caro il mio dir: in allegato ti ho mandato
una supersintesi degli articoli. C’è come un fondo
di nostalgia
che scorre un po’ ovunque (politica, televisione,
giornalismo), e allo stesso tempo la convinzione che
milioni di
persone per bene sono il vero motore, non solo
culturale, del nostro Paese. Non dico che ci siano
motivi per stare
allegri, ma dobbiamo anche reagire a questo modo di
piangerci addosso che ultimamente sembra aver preso
il
sopravvento. Siamo migliori di quello che vogliono
farci credere…”. Non mi sono mai pianto addosso in
vita mia,
cara Antonella: il mio vero disagio, il disagio
cruciale, è la convinzione netta che lasciamo a te,
e ai nostri figli,
un’Italietta miserabile e volgare, povera, priva di
credibili, positive prospettive.
Siamo all’inizio di una nuova campagna elettorale,
il 13 e il 14 aprile si voterà (io, a meno di novità
davvero coinvolgenti, non voterò: mi astengo dal
1992) ed è convinzione di pochi che qualcosa possa
cambiare. L’Attimo, il primo numero del 2008, uscirà
quando comincerà ad arroventarsi lo scontro parolaio
tra partiti e candidati: nella migliore ipotesi,
avvertiremo indifferenza, forse nausea, sensazioni
precise di aver già visto e detestato tutto.
Nell’ipotesi migliore, ripeto, perché in passato
abbiamo subìto anche di peggio. Facciamo così:
dedico questa introduzione alla lettura delle prime
pagine dei giornali, con qualche breve commento, e
ditemi pure se, a vostro avviso, ci siano elementi
per cominciare una giornata in allegria, dando uno
sguardo al mondo (non solo all’Italia, se questa è
una consolazione).
La Repubblica “spinge” Veltroni. E questo è il
titolone di apertura. “Veltroni: meno tasse, su i
salari. Cambiamo insieme l’Italia, basta con il muro
contro muro.” Evviva: basta crederci. Poi: “Le
primarie in America. Obama trionfa
in altri quattro Stati, ora Hillary ha davvero
paura.” Un commentino? Ma davvero si può essere
convinti che il rinnovamento in America sarà deciso
dal fatto che ci sarà per la prima volta un
presidente di colore nero o sempre per la prima
volta un presidente di sesso femminile?!? Ancora:
“Joanne Rowling: io, Harry Potter e la solitudine
dello scrittore.” E chissenefrega di Harry Potter?
Non era questo lo stato d’animo di abulìa a cui
alludevo, qualche riga qui sopra. Ancora:
“Chiambretti: il mio Sanremo vi stupirà”. Quello di
Pippo Baudo, temo, proprio no.
Ancora: “L’accusa delle badanti straniere:
abbandonate gli anziani, critiche ai genitori
italiani”. Perfettamente d’accordo. Infine:
“Censurati gli atleti di Sua Maestà: guai a
criticare la Cina. Costretti a firmare un contratto,
chi rifiuta non va alle Olimpiadi”. In questo caso,
mostruoso per noi liberali assoluti, riporto anche
le prime righe del quotidiano diretto da Ezio Mauro:
“I Giochi di Pechino 2008 devono essere davvero
speciali, se costringono a calpestare la libertà di
espressione perfino nella liberale Inghilterra. Per
il comitato olimpico della Gran Bretagna la ragion
di Stato e la realpolitik impongono una autocensura
preventiva.”
Il Corriere ha titoli analoghi su Obama versus
Hillary e sulla Cina. Le note liete sono affidate
alle lezioni di amore di Penelope Cruz al festival
di Berlino. Il Messaggero ripete lo stesso titolo
della Repubblica sullo slogan di Veltroni. Idem su
Obama e sulla Cina. E così La Stampa, la nota lieve
in questo caso è riservata a un’intervista ad Afef
del grande Claudio Sabelli Fioretti: “Io, Marco,
l’amore e il Pd. Dico no al topless perché coprirsi
è molto più sexy.” Concordo. Fantastico. Poi è
annunciato un articolo su 150 anni di miracoli a
Lourdes, l’ho sempre detto io che chi ha il dono
della fede parte e arriva avvantaggiato, e un altro
articolo sui farmaci che fanno ammalare:
interessante, sono super allergico, ecco una lettura
che mi predisporrà al miglior lunedì possibile.
L’Unità nel titolone rilancia un altro slogan di
Veltroni: “Noi siamo il futuro, loro il passato”.
Potrei dire che se lo slogan fosse di Berlusconi
sarebbe ugualmente attendibile. E a Berlusconi, al
suo programma dei cento giorni, è affidato il
titolone del Giornale (ma va’!): “Appena al governo,
tolleranza zero con i criminali e aiuti a giovani e
famiglie.” Può darsi che tra cento giorni, a partire
da metà aprile, sarò più allegro. Ne riparliamo a
fine estate? Ma un vero brivido, sul Giornale,
arriva dalle novità sulla munnezza, ve la ricordate
la munnezza, no? Ecco il titolo, imprevedibile: “Ora
fanno le Olimpiadi della munnezza. Su Internet i
video del nuovo sport dei ragazzi napoletani: salto
in lungo sui rifiuti”. L’articolo è di Vittorio
Sgarbi. Fantastici napoletani, con ironia e spirito
di adattamento illimitati. Notizia lieve: “La Bruni
canterà al tavolo della Regina”. Sì, una botta di
buon umore arriva da questa notizia da prima pagina,
la signora Sarkozy si esibirà per i reali
d’Inghilterra, chissà come saranno contenti quei
giovani furibondi che ho visto qualche giorno fa ad
“Anno zero”, il programma di Michele Santoro, i
giovani vittime di essere obbligati a vivere nei
palazzi d’amianto e ad arrangiarsi a vivere con
compensi da cinquecento euro al mese.
Allora: che ne dite, o miei lettori, di questa
tranquilla giornata di noia e grigiore? Non
accusatemi di disfattismo totale: qualcosa di buono
si trova sempre. Sul Giornale, a un colonnino
striminzito, ma pur sempre in prima pagina, un
grande articolo da leggere c’è. È dedicato a Mario
Pannunzio, “un vero liberale”, con la pubblicazione
della lectio magistralis tenuta a Torino da Marcello
Pera, ex presidentedel Senato, in occasione del
quarantesimo anniversario dalla morte di questo
grande personaggio. Riprendo la lectio al volo
sull’Attimo, con deferenza verso Pannunzio e anche
Pera.
Ps. In questo
numero troverete un’intervista a Elda Lanza. Non è
una mia parente (purtroppo). È una grande amica,
omonima. Per i più giovani, ricordo che fu la prima
ad animare i programmi della Rai, con dedizione e
capacità memorabili.
Chapeau!
Cesare Lanza
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