Il rapporto con mio padre? Io ne sono ancora innamorata e
gli anni trascorsi e il lavoro che svolgo quotidianamente
per lui non hanno colmato il gran vuoto della sua scomparsa.
È stato un rapporto complesso, complicato dai nostri
caratteri forti, che si è continuamente rinnovato nel tempo
e arricchito di nuovi elementi man mano che la mia
maturazione mi faceva comprendere i sentimenti che agitavano
il suo animo e i grandi cimenti in cui era impegnato.
Ho il ricordo di una ragazzina, con una gran voglia delle
braccia di suo padre, in eterno conflitto con una certa
signora Politica, che me lo rubava anche la domenica e
durante le feste, quando i bambini hanno diritto di salire a
cavalcioni sulle spalle paterne per essere portati a spasso,
al cinema o al circo, quando c’era.
Da noi la signora Politica era di casa. Occupava i nostri
discorsi la mattina, a mezzogiorno e la sera. Naturalmente
io non capivo. Capivo soltanto che c’era una cosa più
importante di me, che mi relegava in secondo piano e questo
mi faceva soffrire. Le cose si complicarono ancora di più
con la nascita di mio fratello.
La nostra era una famiglia come tante, dove si nutrivano
sentimenti, convinzioni e tradizioni comuni. Le figlie
femmine sono quelle che un giorno escono di casa, prendono
un altro nome, faranno figli che si chiamano con un altro
nome e magari le rivedi solo quando sei vecchio e hai
bisogno di aiuto. Il maschio è quello che si chiama come te,
che per tutta la vita si chiamerà come te, che avrà figli
con lo stesso nome, che forse porterà avanti il tuo lavoro e
sarà migliore di te.
Per farla breve, la nascita di Bobo mi ha relegato al ruolo
di figlia femmina che mi andava proprio stretto. Dopo tutto
ero più grande, capivo di più, potevo partecipare.
Quando fui un po’ più grande, mi venne la passione dei
cavalli. Ce l’ho tuttora. Ho un bel cavallo grigio che
caracolla come un Dio e mi fa vincere tutte le gare in cui
sfido i butteri della Maremma. Anche a Bettino i cavalli
piacevano e ogni domenica era un batticuore: mi porterà a
San Siro o ancora una volta la signora Politica se lo
porterà via?
Sono stata anche gelosa delle donne di mio padre. Bettino
era sensibile alla seduzione femminile: facile conquistarlo,
praticamente impossibile tenerselo. C’è riuscita solo mia
madre col suo grande amore e una capacità di comprensione e
di perdono che ancora le invidio.
Due caratteri forti. A vent’anni sono uscita di casa per
avere una vita indipendente. Bettino non me l’ha perdonata,
anche se credo che abbia silenziosamente steso la sua
protezione su di me. L’ho rivisto quando è nato Federico. È
venuto a trovarmi in clinica. Imbarazzato, ha ripetuto dieci
volte “come stai”, ha preso in braccio Federico e lo
guardava stupefatto, come incapace di rendersi conto del
miracolo della vita.
Di quanti sentimenti si è nutrito il rapporto con mio padre?
Devo riconoscere che solo ora lo sento pieno e completato,
ora che anch’io sono immersa nella politica, soffro la
stessa passione che soffriva lui, ho le sue stesse
aspirazioni, le sue delusioni, la sua forza di combattere.
Oggi capisco che la politica non mi rubava niente, faceva
solo migliore, più grande, più comprensivo mio padre.
Arricchiva lui e, indirettamente, arricchiva anche me. Mio
padre ha fatto cose che sono entrate nelle case di tutti gli
italiani. Aver dichiarato la superiorità dell’individuo
sullo Stato, sul partito, sulla massa contraddicendo la
cultura dominante, Bettino ha regalato più libertà a tutti
gli italiani. Quando ha sfidato la CGIL e il Partito
Comunista sulla scala mobile per combattere l’inflazione, ha
dato più potere d’acquisto ai salari e agli stipendi di
tutti gli italiani; quando ha esaltato il made in Italy
portando l’Italia fra i Grandi della Terra ha ravvivato il
sentimento nazionale nel cuore di tutti gli italiani.
Non ho personalmente pensieri di grandezza. Ho solo voglia
di portare nella politica italiana quel senso della verità
che è tragicamente mancato negli anni della catastrofe della
prima Repubblica. Un diluvio di menzogne, dei giornali, dei
magistrati, dei comunisti, dei padroni del vapore che dietro
le quinte tiravano le fila. Ed ora le mie figlie, per
portare un fiore al loro nonno, devono traversare il mare.
Solo ora capisco che mi ha voluto bene, nel modo migliore in
cui un padre può voler bene, senza inutili sentimentalismi e
smancerie, ma con fermezza, con spirito educativo, con
l’esempio di una vita dedicata ad alti ideali. Le carezze
erano mirate, ma ognuna valeva per cento e oggi sento che
valevano per mille. Purtroppo questo rapporto pieno e
completo di oggi è soltanto ideale. Della sua immagine viva
mi resta soltanto l’angoscia dell’ultimo giorno, ad
Hammamet, dov’ero sola in casa con lui.
“Voglio andare a riposare. Preparami un caffè”. Quel caffè
non l’ha mai bevuto. L’ho trovato sul letto, senza vita. Il
primo pensiero fu per la sua vita incompiuta. Non avevo mai
immaginato che potesse concludersi così, con la sconfitta
dell’esilio. Aveva vinto tutte le sue battaglie, perdeva la
più importane, quella della vita.
La sua morte mi defraudava anche di un amore che ora
soltanto, nelle lunghe giornate di Hammamet, cominciava a
prendere la tenerezza che avevo sognato per tutta la vita.
Fu lì, in quello stesso momento in cui si compiva
l’ingiustizia più grande che lo colpiva, la morte prematura,
che presi la decisione di dedicare la mia vita alla
restituzione a mio padre degli onori che spettano a un uomo
che ha dedicato la sua vita al bene dell’Italia.
Oggi non saprei dire se quella decisione fu davvero dovuta
al senso dell’ingiustizia subita da mio padre o non
piuttosto all’inconscio desiderio di immedesimarmi nella sua
vita per dare finalmente completezza al mio grande
sentimento per lui.
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CHARLES BUKOWSKI
Che differenza c’è tra poesia e prosa?
La poesia dice troppo in
pochissimo tempo,
la prosa dice poco e ci mette
un bel po’.
(Da “Storie
di ordinaria follia”,
1972)
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