COPERTINA

OTTO ANNI DOPO,

BETTINO NEL RICORDO DI STEFANIA


Solo ora capisco che mi ha voluto bene, nel modo migliore in

cui un padre può voler bene, senza smancerie, ma con fermezza

e l’esempio di una vita dedicata ad alti ideali


 

Stefania Craxi

 


Il rapporto con mio padre? Io ne sono ancora innamorata e gli anni trascorsi e il lavoro che svolgo quotidianamente per lui non hanno colmato il gran vuoto della sua scomparsa. È stato un rapporto complesso, complicato dai nostri caratteri forti, che si è continuamente rinnovato nel tempo e arricchito di nuovi elementi man mano che la mia maturazione mi faceva comprendere i sentimenti che agitavano il suo animo e i grandi cimenti in cui era impegnato.

Ho il ricordo di una ragazzina, con una gran voglia delle braccia di suo padre, in eterno conflitto con una certa signora Politica, che me lo rubava anche la domenica e durante le feste, quando i bambini hanno diritto di salire a cavalcioni sulle spalle paterne per essere portati a spasso, al cinema o al circo, quando c’era.

Da noi la signora Politica era di casa. Occupava i nostri discorsi la mattina, a mezzogiorno e la sera. Naturalmente io non capivo. Capivo soltanto che c’era una cosa più importante di me, che mi relegava in secondo piano e questo mi faceva soffrire. Le cose si complicarono ancora di più con la nascita di mio fratello.

La nostra era una famiglia come tante, dove si nutrivano sentimenti, convinzioni e tradizioni comuni. Le figlie femmine sono quelle che un giorno escono di casa, prendono un altro nome, faranno figli che si chiamano con un altro nome e magari le rivedi solo quando sei vecchio e hai bisogno di aiuto. Il maschio è quello che si chiama come te, che per tutta la vita si chiamerà come te, che avrà figli con lo stesso nome, che forse porterà avanti il tuo lavoro e sarà migliore di te.

Per farla breve, la nascita di Bobo mi ha relegato al ruolo di figlia femmina che mi andava proprio stretto. Dopo tutto ero più grande, capivo di più, potevo partecipare.

Quando fui un po’ più grande, mi venne la passione dei cavalli. Ce l’ho tuttora. Ho un bel cavallo grigio che caracolla come un Dio e mi fa vincere tutte le gare in cui sfido i butteri della Maremma. Anche a Bettino i cavalli piacevano e ogni domenica era un batticuore: mi porterà a San Siro o ancora una volta la signora Politica se lo porterà via?

Sono stata anche gelosa delle donne di mio padre. Bettino era sensibile alla seduzione femminile: facile conquistarlo, praticamente impossibile tenerselo. C’è riuscita solo mia madre col suo grande amore e una capacità di comprensione e di perdono che ancora le invidio.

Due caratteri forti. A vent’anni sono uscita di casa per avere una vita indipendente. Bettino non me l’ha perdonata, anche se credo che abbia silenziosamente steso la sua protezione su di me. L’ho rivisto quando è nato Federico. È venuto a trovarmi in clinica. Imbarazzato, ha ripetuto dieci volte “come stai”, ha preso in braccio Federico e lo guardava stupefatto, come incapace di rendersi conto del miracolo della vita.

Di quanti sentimenti si è nutrito il rapporto con mio padre? Devo riconoscere che solo ora lo sento pieno e completato, ora che anch’io sono immersa nella politica, soffro la stessa passione che soffriva lui, ho le sue stesse aspirazioni, le sue delusioni, la sua forza di combattere.

Oggi capisco che la politica non mi rubava niente, faceva solo migliore, più grande, più comprensivo mio padre. Arricchiva lui e, indirettamente, arricchiva anche me. Mio padre ha fatto cose che sono entrate nelle case di tutti gli italiani. Aver dichiarato la superiorità dell’individuo sullo Stato, sul partito, sulla massa contraddicendo la cultura dominante, Bettino ha regalato più libertà a tutti gli italiani. Quando ha sfidato la CGIL e il Partito Comunista sulla scala mobile per combattere l’inflazione, ha dato più potere d’acquisto ai salari e agli stipendi di tutti gli italiani; quando ha esaltato il made in Italy portando l’Italia fra i Grandi della Terra ha ravvivato il sentimento nazionale nel cuore di tutti gli italiani.

Non ho personalmente pensieri di grandezza. Ho solo voglia di portare nella politica italiana quel senso della verità che è tragicamente mancato negli anni della catastrofe della prima Repubblica. Un diluvio di menzogne, dei giornali, dei magistrati, dei comunisti, dei padroni del vapore che dietro le quinte tiravano le fila. Ed ora le mie figlie, per portare un fiore al loro nonno, devono traversare il mare.

Solo ora capisco che mi ha voluto bene, nel modo migliore in cui un padre può voler bene, senza inutili sentimentalismi e smancerie, ma con fermezza, con spirito educativo, con l’esempio di una vita dedicata ad alti ideali. Le carezze erano mirate, ma ognuna valeva per cento e oggi sento che valevano per mille. Purtroppo questo rapporto pieno e completo di oggi è soltanto ideale. Della sua immagine viva mi resta soltanto l’angoscia dell’ultimo giorno, ad Hammamet, dov’ero sola in casa con lui.

“Voglio andare a riposare. Preparami un caffè”. Quel caffè non l’ha mai bevuto. L’ho trovato sul letto, senza vita. Il primo pensiero fu per la sua vita incompiuta. Non avevo mai immaginato che potesse concludersi così, con la sconfitta dell’esilio. Aveva vinto tutte le sue battaglie, perdeva la più importane, quella della vita.

La sua morte mi defraudava anche di un amore che ora soltanto, nelle lunghe giornate di Hammamet, cominciava a prendere la tenerezza che avevo sognato per tutta la vita. Fu lì, in quello stesso momento in cui si compiva l’ingiustizia più grande che lo colpiva, la morte prematura, che presi la decisione di dedicare la mia vita alla restituzione a mio padre degli onori che spettano a un uomo che ha dedicato la sua vita al bene dell’Italia.

Oggi non saprei dire se quella decisione fu davvero dovuta al senso dell’ingiustizia subita da mio padre o non piuttosto all’inconscio desiderio di immedesimarmi nella sua vita per dare finalmente completezza al mio grande sentimento per lui.




CHARLES BUKOWSKI

 


Che differenza c’è tra poesia e prosa?

La poesia dice troppo in pochissimo tempo,

la prosa dice poco e ci mette un bel po’.

(Da “Storie di ordinaria follia”, 1972)

 

 


 

Copyright © 2007-2008

www.lamescolanza.com

Tutti i diritti riservati

disclamer