LETTURE

PENSAVO DI ESSERE BRAVO,

INVECE ERO BELLO©


Appunti per la sezione “all’ammerica” del capitolo dedicato

ai produttori cinematografici per il volume di memorie

(che chissà se mai completerò), anche romanzate


 

Federico Pacifici*



Parte seconda

sognavo facevo progettavo e facevo. correvo.
costruivo un futuro?

Qualcosa imparavo e
A mia volta cominciavo ad elargire ad altri ittaliani le cose che apprendevo:
– si deve essere maleducati e arroganti con i tassisti sennò fanno come gli pare.

Traslocando in taxi dall’east village al west village presi l’unico taxi guidato da un newyorkese, il quale si rifiutò di fare una leggera infrazione per lasciarmi davanti al portone e farmi fare meno fatica. Fui severissimo con lui. Lui si avvilì molto. Dopo pochi istanti una morsa di vergogna infinita mi prese l’anima e non mi mollò fino a quando incredibile a dirsi e indicibile a crederci, ripresi un taxi. Lo guidava lo stesso signore. Quanti taxi ci siano a NY? Quanti turni? quanti tassisti? Beh, era lui. Non impallidii, gli chiesi se era lui quello che aveva trasportato pochi giorni prima un ittaliano maleducato al west village. Era lui ne sono sicuro, ma poco se ne ricordava, mi disse yes solo per cortesia. io mi scusai per il mio comportamento di qualche giorno prima. E la morsa di vergogna si allentò.
– tenere i soldi con il più piccolo all’esterno: uno fuori 100 dentro.
– non prendere la metro di notte. cazzata. l’ho presa per tre anni. e mi ci sono pure addormentato per la stanchezza.
– i taxi sono cari. cazzata costavano poco più della metro.
– la metro da casa in Chelsea al JFK esattamente al mio aereo costava 1 dollaro e 25 altro che 12 euri come a Roma.
– non si scende quando ti pare dalla parte che ti pare, ma solo dal lato marciapiede.
– a NY fa molto caldo, a NY fa molto freddo. ma le case ed i negozi sono molto riscaldati e molto refrigerati.
– nella metropoli più ex moderna del mondo le case non hanno tutte il bagno in casa anzi, molte ce l’hanno ancora in comune sui pianerottoli c’era una volta in ammerica e c’è ancora.
– i topi sono dappertutto, a casa mia che pagavo 750 dollari al mese e a casa di federica che era sua e sta sulle riviste d’architettura e pagava all’epoca 1500 dollari al mese solo di mantenance, condominio.
– che la cucina ed il frigorifero te li deve dare il padrone di casa.
– che non si dà l’elemosina, rischi di essere cazziato dal primo che passa.
– che l’alcool non si può comprare il sabato e la domenica. perché?
– che si deve bere dentro ad una busta di carta
– che sulla spiaggia non si possono consumare alcolici
– su quella di Malibù non si può nemmeno mangiare, mi sembra.
– ma io ci ho fatto l’amore.
– che non capirsi quando si fa sesso è meglio, a volte.
– che la giostra si chiama merry go round, o mary? e non so se sia maria o la gioia che girano in tondo.
– che reagire ad un NYPD ti fa rischiare talmente tanto che sono capaci di sedare una rivolta da soli. oppure sparano.
– che ci sono persone straordinariamente gentili e veri e propri mostri.
– che nessuno fa il lavoro che vuole fare e perciò tutti pur vedendoti trascinare carrelli ti chiedono quale sia il tuo lavoro e tu puoi rispondere qualsiasi cosa, attore, produttore, killer e gli americani ti credono.
– che c’è una delle più grosse comunità, per fortuna ancora disgregata, di fascisti nostalgici che rimpiangono mussolini e vivono nel ricordo della seconda guerra mondiale, dimenticando (sempre che l’abbiano mai saputo o capito) che se ne sono andati dall’ittalia perché non c’era lavoro e la II guerra mondiale l’hanno combattuta contro il nazifascismo, sacrificando le vite della prima generazione dei loro figli Americani, in quel massacro.
– che i ristoratori ittaliani sono trucidi tranne uno.
– che i cibi ittaliani che vendono io non li ho mai visti in ittalia.
– che gli eredi della mia famiglia, sono sicuro che fossero loro, in odore di mafia e qualche trascorso in galera, quando gli dissi che uno di loro era identico a zio andrea e un altro che era identico a mio fratello grande, mi diedero un appuntamento con l’esperta di genealogia della famiglia che non sapeva nemmeno esattamente da dove venissero, forse mentiva, forse pensarono che volessi dei soldi, forse. ma erano veramente le copie stampate di zio andrea e di mio fratello grande. li incontrai in uno dei più rinomati e peggiori ristoranti ittaliani dove lavorai.
lì ballavano la tarantella tutti in catena come fosse una samba al suono di faccetta nera. quando venne la televisione io mi nascosi.
che bestie i proprietari.
– che il superintendent di un palazzo è il capo, ma se fa una cazzata lo puoi punire severamente anche con il licenziamento, il mio Tito, non pensava che io sapessi che non dovevo pagare per l’installazione della cucina, quando glielo dissi impallidì, ma io lo confortai dicendogli che non c’era problema, l’avrei fatto da solo.
– che se per fortuna uno ti riconosce, nel pericolo, forse ti salva la vita, come quando i miei vicini di casa portoricani decisero di aggredirmi ed uno di loro disse in perfetto newrican: lives next door, fermando lo scempio che avrebbero fatto di me.
– che se hai un cognome israelita, qualche porta in più ti si apre, ma potrebbe anche richiudersi sul naso e in fretta.
– che è vero che lì si dà un’occasione a tutti, ma non due.
– che io due e più occasioni le ho avute
– che quanto detto prima quindi è una cazzata.
– che i produttori in ammerica se non sono ittaliani sono diversi dai produttori ittaliani, pagano sempre, rispettano tutte le regole e le regole sono poche e chiare.
– che non puoi lavorare se non hai il permesso di lavoro e non puoi avere il permesso di lavoro se non lavori: si chiama catch 22. invincibile.
– che le donne sono libere e scopano con chi vogliono loro se lo trovano disponibile, ma solo il venerdì e il sabato, che se inviti una ragazza fuori per il week-end, poi bisogna che te la scopi sennò si offende, lei quello di sabato sera c’ha e quella sera vuole scopare sennò si incazza e si offende.
– che il preservativo è obbligatorio la sera, ma non richiesto per il pompino di addio la mattina successiva.
– che i preservativi si rompono.
– che i preservativi di pelle non preservano dalle malattie.
– che due anelli sulle labbra della fica sono un optional non così bizzarro.
– che gli ittaliani sono adorati proprio perché sciupafemmine.
– che nella patria del femminismo c’è un bisogno di macho che manco te lo immagini,
– ma che se fai il macho latino reggi poco.
– che la gelosia esiste ma è come se non esistesse.
– che gli americani mangiano alle sei e mezzo di pomeriggio.
– che ti può arrivare a casa almeno una volta al mese lo sterminatore inteso come lo sterminator di bugs. e lo devi fare entrare. è meglio farlo entrare.
– che se hai una protesta da fare non puoi farla direttamente al vicino che ti disturba, ma devi farla alla proprietà
– che la proprietà può cacciare un vicino che ti disturba
– che la proprietà poi ti dice che a suonare al vicino per dirgli di abbassare la musica che stai studiando, hai rischiato la vita e te lo dice come la cosa più ovvia del mondo
– che il mio vicino di sotto quando gli dissi di abbassare la musica, sbagliando indirizzo, era quello dall’altra parte, mi rispose attraverso la porta and you what the fuck are you walking all the day long? isn’t your apartament so narrow like this one? where the fuck are you going? try to stop this fucking walking instead to fucking bother me.
– amavo camminare mentre parlavo al telefono e i passi erano 3 o 4 e sempre sulla stessa superficie. del mio piccolo appartamento e limitati alla mia stanza, in giro andata e ritorno intorno al tavolo.
– che quello di sotto aveva ragione.
– ma non riuscii mai a smettere di camminare parlando al telefono.
– che l’inquilino giusto, dall’altra parte del pianerottolo erano due, due spaventosamente belle ragazze nere che si divertivano da pazzi ad ascoltare la musica a palla e, credo, a scopare dei maschi neri di pari bellezza e che ancora me le sogno le due inquiline della musica alta.
– che quando suonai alla loro porta, mi sorrisero così tanto che quasi svenivo.
– che dalla mia finestra al 5 piano vedevo un terrazzo nel quale una volta vidi aprirsi una porta, spuntare la testa ad altezza di vita di una ragazza nera che avanzava lentamente a saltelli spinta da analoghe pressioni nel culo di un uomo infoiato. Guardai.
– sì guardai.
– che le finestra non hanno tende.
– guardai, sì.
– che non c’è silenzio a manhattan.
– che la mia homemate si scordò il ferro da stiro acceso e chissà perché quel giorno entrai nella sua stanza e lo spensi. ora staremmo ancora in prigione per strage.
– che la prigione ammericana si può vedere da china town e non è un gran bel vedere vedere due file di poliziotti attraverso le quali passano i detenuti.
– almeno questo ci sembrò.
– che quando i portoricani capiscono che sei un latino come loro senza smettere di disprezzarti ti riconoscono come un fratello e si prodigano per te.
– che le banche ti inviano a stretto giro di posta, a modo di ricevuta, l’assegno che hai emesso e che è stato incassato in al massimo un paio di giorni.
– che il commercialista per me come per il manager che me lo ha presentato costa ad entrambi 100 dollari l’anno.
– che io quello di roma che è un amico, ma è soprattutto un grande ed onesto professionista, non lo pago da anni e che prima o poi dovrò farlo.
– che è in questa prospettiva che voglio essere pagato. e non lavorare più gratis.
– che in ammerica nessuno lavora gratis. Non gli è nemmeno comprensibile.
– che i camerieri ittaliani dei ristoranti ittaliani rubano talmente tanto da alzare anche 500 o 800 dollari al giorno.
– che i camerieri e le cameriere bianche o nere ammericani dei ristoranti ittaliani fanno altrettanto.
– che se non rubi sei considerato un coglione tra i colleghi camerieri ittaliani.
– che prima di fare il cameriere devi fare il busboy che consiste nel guadagnare la metà del cameriere non amministrare né toccare denaro e fare tutti i lavori sgradevoli, compreso prendersi la responsabilità delle colpe degli altri.
– io non ho fatto il busboy.
– che i manager dei ristoranti ittaliani, in genere anche proprietari di qualche ristorante in giro per l’ammerica, hanno abbandonato i master universitari per dedicarsi alla ristorazione che guadagnavano di più e non spendevano per l’università e che i loro capitali li hanno fatti (non tutti però) forse rubando e quindi sanno perfettamente come rubano i loro camerieri.
– che sono trucidi e fascisti anche se ti chiedono del manifesto e di Valentino Parlato come stia.
– che i peggiori clienti di un cameriere sono i familiari del proprietario, trucidi e maleducati, manco pagano. I figli piccoli poi, dei mostri.
– che i fascisti sono brutti, ma i fascisti di sinistra sono peggio.
– che l’america è piena di fascisti di sinistra.
– che anche l’ittalia è piena di fascisti di sinistra, ma questo l’ho imparato in ittalia.
– tutti gli ittaliani d’america sanno quello che dovrebbero fare gli altri.
– pochi fanno quel che dovrebbero fare.
– molti però si fanno il culo.
– la comunità ittaliana è vastissima, ma divisa in porzioni non comunicanti.
– che scopare scopiamo tutti, gli americani un po’ meno.
– che un viaggio in treno verso i territori indiani è meraviglioso lungo l’Hudson.
– che il lato west di manhattan è meglio, per me, del lato east, vedi il tramonto.
– che puoi campare raccogliendo la cacca del cane che porti a passeggio.
– che questo è un lavoro rispettatissimo
– io non ce l’ho fatta a raccattare la merda di cane.
– che quando nevica e a NY nevica eccome, la cacca di cane niurkese squaglia la neve e puzza e fa fumo.
– no, non ce l’ho fatta a raccoglierla.
– che i prezzi sono sempre plus tax
– che gli americani hanno la buona abitudine al paese loro di rispettare le regole quali che esse siano.
– che non c’è l’anagrafe, ma se cerchi qualcuno lo trovi subito.
– che se c’è una strada interrotta, mettono il cartello al bivio che precede, in modo che si possa cambiare strada e non sul posto dove ci si ingorga.
– che le strade di NY se pubbliche sono gratis per il cinema, se private si pagano e care.
– che anche una piazza può essere privata.
– che un cameriere lo si può riconoscere dal grasso che gli rimane incollato sotto le scarpe.
– mi è successo.
– e mi sono avvilito.
Cameriere, manager, despota. È immediato.
l’ho fatto il percorso e poi sono stato licenziato.
– che si può essere licenziati per aver sostenuto che il 10% di 100 è 10 mentre il manager del ristorante sosteneva che fosse 9. Gli ho chiesto se avesse studiato sulle istruzioni delle calcolatrici senza capirle.
– Mi ha licenziato.
– Lui è ricco.
cercavo di cambiare la mia vita, all’ammerica.
oggi andrei in spagna o in argentina.
sono andato all’america per non uccidere un produttore che mi aveva derubato del mio lavoro, ma prima l’ho denunciato e poi ho passato tre anni ad aspettare una sentenza a me favorevole visto che lui alla prima udienza aveva dichiarato: io quelle clausole non ho mai avuto intenzione di rispettarle, reo confesso quindi. Ma dopo tre anni avrei dovuto uccidere anche il giudice che gli ha dato ragione. giudice corrotto e non perché abbia preso del denaro, non lo so, ma perché corrotto in testa, bacato, malato, demente nel trarre soddisfazione dal dare ragione ad un reo confesso: il produttore aveva il diritto di non rispettare quelle clausole perché limitavano la sua libertà di impresa. disse.
e che ce le abbiamo messe a fare quelle clausole. se non per limitare la sua libertà di impresa, che altro è un contratto se non un limite alla libertà di fare i cazzi propri? Sono anni maledetto giudice bacato che cerco di dimenticare il tuo nome. Ho anche pensato di scriverti, ma a che pro, mi avresti denunciato per minacce, tanto bacato sei.
eccola la mia ammerica, trascorsa a imparare regole che ho cercato di trapiantare in ittalia con il consenso di tutti quelli che se ne infischiano.

Che bella ammerica però è stata la mia, quanto ho scopato, quanto sono stato felice quando ho cominciato a lavorare come attore e che gioia quando ho tenuto la prima sessione di Q and A in inglese, non sapevo quel che dicevo sapevo quel che avrei voluto dire, ma quanto si sono divertite quelle 1500 persone che mi hanno ripetutamente applaudito, e quanto sono stato felice quando ho cominciato a pensare in inglese, come quando studi la fisarmonica e la prima prova per capire se procedere o abbandonare è verificare se sei capace di separare le mani. ero capace.
e che gioia quando si faceva l’amore in inglese, per lo più pompini, chissà perché. e quanto sono felice di poterlo raccontare ai nipoti, senza prosopopea o presunzione, tanto i nipoti non ce li ho.
che anni quelli passati a frequentare il newrican poet café al poem slam quando qui manco si sapeva più cosa fossero le poesie, presto dimenticate dopo torvaianica. e lì in all’ammerica a non capirci un cazzo, a fare finta e un po’ a capirci.
che gioia quando il servizio sanitario locale mi curò in alphabeth city con solo 12 dollari e la dottoressa meravigliosamente bella forse tailandese mi disse che stavo bene anche quando le chiesi di uscire e lei mi disse che era sposata. la incontrai al gaypride con il marito ed il figlio entrambi belli come lei.
il gay pride sulla riva west, al tramonto.
che bello quando tornato a roma non ebbi freddo nonostante dicembre natale ed il gelo nell’anima.
Fin qui qualche appunto.
devo ancora parlare dei due attori che diversamente aggredirono il mio lavoro, del produttore che decise di uccidermi, di fatti e fattarelli ammericani, di digiuni interrotti solo il venerdì ed il sabato sera ai buffet dei party. Del meraviglioso bollito che preparai. della paura, dei rumori e degli odori.

Ma ora basta,
e sono solo all’inizio.

Concludo per il momento, lo sconclusionato racconto del tutto parziale sulla mia all’ammerica con questa impressione tratta da una mia lettera del luglio 1993. è vera:

New York d’estate puzza come Ponza ad agosto che non scaricano i cassonetti, puzza come le isole ittaliane belle e dannate dai rifiuti, puzza come il retro di un molo foraneo dove ti nascondi di notte d’estate a guardare il mare a sognare all’ammerica ed a volerci andare, magari per mano a quella cui stai parlando del mare dell’immenso mare e dell’ammerica lontana dove sei stato e non più tornato e ci vorresti tornare.

Sarebbe facile ora parlare dei due attori che diversamente affrontarono la mia vita, ma troppo famosi, troppo grande uno troppo merda l’altro. Punto

E questo l’ho scritto così, non so perché forse per godere di tutta la libertà, qualche volta se ne fa un pessimo uso, che sia questa volta? chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui sappia che gli sono grato. ho voluto seguire l’affastellarsi dei pensieri e ricordi sprigionatisi all’improvviso, complici le prime 4 pagine del romanzo di T r c.

In genere scrivo e riscrivo, sto attento alla forma anche grafica alla consecutio temporis ma è come se mi fosse rimasto nella penna qualcosa che è uscita veloce, così come ha voluto, sporcando la carta.

È come se facessi leggere la brutta copia di un appunto.

Ma forse non è così.

Forse.

È accaduto così.


*Dice di sé
Federico Pacifici. Lavoratore dello spettacolo (definizione ENPALS) (mannaggia agli acronimi)




 

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