COPERTINA
LE DONNE FRONTEGGIANO
LA REALTÀ E CREANO SOGNI
Margherita Agnelli: “Il
microcredito non è filantropia, è un
elemento costitutivo della finanza globale e favorisce in
maniera efficace uno sviluppo economico e sociale durevole”
Cesare Lanza
Avere
la possibilità di intervistare Margherita Agnelli de Pahlen
induceva ad un’inevitabile tentazione giornalistica: parlare
della sua prestigiosa famiglia e approfittare di una buona
occasione per approfondire i retroscena delle cronache
relative alle battaglie per l’importante eredità lasciata
dall’Avvocato.
La tentazione è stata spazzata via, subito, dalla scelta
dichiarata di Margherita: nessuna domanda, e neanche
generici accenni, sulla sua vita personale e sulla
chiacchieratissima vicenda, che ormai ha assunto anche
delicati aspetti processuali. Ritengo che per i lettori
dell’Attimo (una rivista slegata, anche per la sua
periodicità bimestrale, da necessità e obblighi riferiti
all’attualità quotidiana) possa risultare interessante
un’intervista incentrata sulle attività della signora
Agnelli, protagonista di un settore innovativo, e
relativamente poco conosciuto, dello sviluppo economico: il
microcredito.
Signora Agnelli, da circa sette anni opera nel settore del
microcredito, attraverso il Blue Ochard (fondo
d’investimenti con sede a Ginevra, di cui è socio
fondatore). Come ha conosciuto questo settore?
“Ho discusso e discuto molto con gli amici e i parenti sui
bisogni sociali e sulle realtà sociali, i problemi dei
rapporti Est–Ovest, il capitalismo contro il comunismo, la
dialettica Nord–Sud e, improvvisamente, il lavoro con i
microimprenditori mi ha indicato un modo nuovo per uscire da
tutte le ideologie in conflitto. Già nel 1997 mi ero
avvicinata alla realtà del microcredito. Nel 2001, quando mi
sono trasferita a Ginevra, ho conosciuto Jean-Philippe de
Schrevel e Melchior de Muralt e sono subito stata entusiasta
del progetto di Blue Orchard.
Adesso Blue Orchard è una realtà: siamo cresciuti e contiamo
su 20 collaboratori rispetto ai 2 con cui avevamo iniziato.
Possediamo un ufficio a Ginevra, uno a New York e uno a
Lima. Abbiamo un capitale di 700 milioni di dollari in
gestione e con questo finanziamo circa 100 microbanche in 33
mercati emergenti. Blue Orchard ha indirettamente aiutato il
finanziamento di diversi milioni di microimprenditori”.
Può spiegare, brevemente, in cosa consiste il microcredito?
“Per iniziare, vorrei precisare in cosa non consiste il
microcredito, ovvero chiarire che la microfinanza non è
filantropia: è un altro elemento costitutivo della finanza
globale e favorisce in maniera veramente efficace uno
sviluppo economico e sociale durevole per i clienti del
microcredito. Il microcredito è uno strumento di sviluppo
economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle
persone in condizioni di povertà ed emarginazione.
La difficoltà di accedere al prestito bancario a causa
dell’inadeguatezza o della mancanza di garanzie reali e
delle microdimensioni imprenditoriali, ritenute troppo
piccole dalle banche tradizionali, non consente a queste
attività produttive di avviarsi e svilupparsi libere
dall’usura. I programmi di microcredito propongono soluzioni
alternative per queste microimprese e in un certo senso sono
paragonabili ai prestiti d’onore”.
A chi si rivolge il microcredito?
“Innanzitutto vorrei ricordare alcune cifre: il 43% della
popolazione del mondo vive senza assistenza sanitaria di
base, il 18% senza corrente. Il 13% è affamato o malnutrito,
il 14% non sa leggere. Il 18% lotta per vivere con 1 dollaro
al giorno; il 53% con due dollari al giorno. Ogni anno, più
di 1.120 miliardi di dollari sono destinati alla spesa
militare e solo 100 miliardi in aiuti allo sviluppo. Il 6%
più ricco della popolazione possiede il 59% della ricchezza
del mondo. In sintesi ci sono 4 miliardi di persone che
vivono con due dollari al giorno e metà di loro con ancora
meno. È a queste persone che ci rivolgiamo, siamo
consapevoli che quello che facciamo nome di Blue Orchard
vuole ricreare il motivo che ha reso attraente l’idea di un
frutteto, una serra; è l’idea di imparare a usare il sistema
di irrigazione goccia a goccia in uso nei nostri giardini”.
Cosa l’ha spinta ad operare, concretamente, in questa
direzione?
“Ho creduto da subito in quella che è la forza del
microcredito, ovvero che garantendo l’accesso al credito a
persone che non ne avrebbero la possibilità, si rispetta la
dignità, in quanto sfugge, se gestito correttamente, a
dinamiche assistenzialiste, rispetta le preferenze dei
beneficiari, valorizza le potenzialità creative offerte dai
contesti locali e migliora le capacità di gestione di coloro
che vi hanno accesso. Non bisogna dimenticare, infatti, che
la microfinanza è un mercato in crescita. Ho compreso
inoltre che il microcredito oggi ha una funzione sociale
che, da una parte, garantisce l’investitore e dall’altra
funge da motore di sviluppo, creando una serie di
microimprese familiari attive, che portano valore nelle
comunità locali, ma il cui beneficio si riflette
positivamente anche a livello di paese. Infine, due fattori
significativi che, da sempre, mi spingono a credere nel
microcredito:
– Il primo: il 90 % dei destinatari di microcrediti sono
donne. Infatti, spesso, quando l’estrema povertà rappresenta
la realtà quotidiana di una famiglia, gli uomini trovano
grande difficoltà nell’affrontare questa condizione e
tendono così a disintegrarsi o sprofondando nell’alcool,
oppure abbandonando le famiglie. Le donne vengono lasciate
sole con i figli, che non possono abbandonare. Sono quindi
le donne che fronteggiano la realtà, creano un sogno e sono
loro a tesserlo nelle proprie vite anche solo con 100
dollari. Non bisogna dimenticare che alcune di queste donne
non hanno mai visto o toccato del denaro nel corso della
loro vita precedente. Credo che permettere alla creatività
dell’animo femminile di esprimersi porti una “cultura di
pace”, poiché l’animo delle donne
è più pragmatico e vicino a una economia reale.
– Il secondo: i clienti non hanno altro modo di garantire il
credito, se non la parola data e la solidarietà del gruppo
di lavoro creato. Non è difficile garantire anche per un
altro compagno di lavoro quando si appartiene allo stesso
villaggio, ci si conosce da sempre e si hanno gli stessi
obiettivi. In questo modo si crea un circolo virtuoso su un
mutuo sostegno, tanto che, in alcuni paesi il giorno fissato
per la restituzione del prestito all’istituzione o alla non
è che una goccia in mezzo all’oceano, ma per le microbanche
e il microcredito ciò rappresenta un’enorme potenzialità. Il
banca che l’hanno concesso, si trasforma in un giorno di
festa; l’intero villaggio si riunisce e festeggia perché
tutti capiscono che quel denaro ritornerà in circolazione.
La persona liberata dal debito passerà
quel denaro a quelli che ancora lo aspettano e così via.
Questa sensazione di gioia, di dignità e libertà è ciò che
permette al flusso della vita di scorrere ed è precisamente
questa la chiave per il crescente successo della
microfinanza”.
Negli ultimi anni è stata spesso in Bosnia e in altri paesi
in via di sviluppo. Che immagini porta con sé da quei posti?
“Sono stata in questi anni in Bosnia, in Serbia e in
Montenegro e ho visto come l’operatore della banca di
microcredito, che lavora sul campo, non è solamente la
persona che si occupa della restituzione del debito, ma
prima di tutto si preoccupa di incontrare le donne, di
organizzarle in gruppi, di sviluppare progetti economici
praticabili, incoraggia e istruisce, quando è necessario, e
quasi sempre riesce a interpretare le richieste degli
assistiti. Un progetto a cui sono molto legata si è
sviluppato in Bosnia. Un progetto dove la creatività, la
tenacia e le doti manageriali di una donna si sono sostenuti
ed integrati a vicenda. Ci troviamo in una città rurale a
circa 1 ora da Sarajevo.
Le “clienti” del fondo Blue Orchard sono due donne, madre e
figlia che sono riuscite in una arco temporale di tre anni a
sviluppare un business di successo nel settore della
pasticceria. La storia ha inizio nel periodo del conflitto:
le due donne fuggono in Austria presso dei parenti, mentre
il marito resta in patria a combattere. Al termine del
conflitto ritornano a casa e trovano una situazione
disastrosa: il marito invalido (mutilato) e che quindi non
può più lavorare, la loro abitazione distrutta. Devono far
fronte a tale emergenza e la figlia ha una idea.
La madre in paese era conosciuta per al sua abilità nel
preparare le torte per le varie occasioni di festa (dai
matrimoni ai battesimi) ed era questo diventato un suo
compito quasi “sociale”. Questa passione si arricchisce di
ulteriore esperienza grazie alle nuove ricette imparate
durante il soggiorno in Austria.
Nasce quindi l’idea di far diventare questa passione/idea un
lavoro vero e proprio. Si recano quindi dalla persona che si
occupa di microcredito a Sarajevo (collegato a Blue Orchard)
e con lui sviluppano un vero e proprio business plan,
dall’approvvigionamento degli ingredienti, alla loro
conservazione, alla cottura delle torte alla consegna a
domicilio nella vicina Sarajevo. In soli due anni di lavoro,
le donne hanno restituito tutti i prestiti ottenuti che le
hanno permesso di costruire una vera e propria pasticceria
artigianale con una produzione di tutto rispetto, una vera e
propria piccola impresa. All’inizio erano solo loro a
lavorare: ora hanno 3 forni, 6 dipendenti ed un camioncino
con il quale la figlia si occupa della consegna quotidiana
dei dolci in città”.
Quali sono le priorità su cui intervenire?
“Partendo dal presupposto che i tradizionali strumenti
filantropici hanno in buona parte dimostrato la loro
inadeguatezza, perché “fonti esauribili di energia”, una
delle priorità è quella di trovare una soluzione del
problema nel lungo periodo che deve avere le caratteristiche
di una “fonte rinnovabile”, in grado di autoalimentarsi
anziché esaurirsi nell’uso.
Uno degli obiettivi è quindi lo sviluppo socialmente
sostenibile, in grado di creare profitto per gli investitori
e, allo stesso tempo, valore per i clienti del microcredito
dando così luogo a uno sviluppo sociale significativo. Il
tutto però necessita di un cambiamento culturale a tutti i
livelli: è importante assumersi la responsabilità che deriva
dal fatto di abitare nei paesi ricchi e non vedere più il
profitto e l’impegno sociale come fattori antitetici, ma, al
contrario, come leve di un medesimo circolo virtuoso, in
grado di sostenersi a vicenda nella costruzione di uno
sviluppo sostenibile. Infine, per quanto riguarda le donne,
offrire loro i mezzi per elevarsi fuori dalla povertà
significa trovare un modo efficace di strutturare una realtà
in via di sviluppo e di rispondere a una necessità vitale di
un numero incalcolabile di persone”.
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LUIGI
PIRANDELLO
Perché, quando il potere è in
mano d’uno solo, questo uno sa
d’esser uno e di dover contentare
molti; ma quando i molti
governano, pensano soltanto a
contentar se stessi,
e si ha allora la tirannia più
balorda e più odiosa:
la tirannia mascherata da
libertà.
(Da “ Il
fu Mattia Pascal”,
1903)
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GEORGE ORWELL
Sapere dove andare e
sapere come andarci sono due processi
mentali diversi, che molto
raramente si combinano nella stessa
persona. I pensatori della
politica si dividono generalmente in
due categorie: gli utopisti con
la testa fra le nuvole,
e i realisti con i piedi nel
fango.
(Da “Profilo
di sir Richard Acland”-“Gli
anni dell’Observer”,
1942-1949)
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