INTERVISTE

EMIRATI ARABI-ITALIA, L’AMICIZIA
POSSIBILE TRA ORIENTE E OCCIDENTE


Incontro con S.E. Abdulhamid Abdulfatah Kazim1.
“Il rispetto degli accordi internazionali e i diritti umani sono
fondamento della pace tra i popoli”


 

Matteo Lo Presti*

 


E’ difficile che un bambino sogni di diventare ambasciatore. Quando e perché ha pensato di dedicarsi alla vita diplomatica?

“Negli Emirati Arabi Uniti non è difficile per un bambino sognare di diventare ambasciatore o ministro, perché la strada è aperta. A tutti sono offerte le condizioni per affermarsi con la propria personalità, abilità e titoli di studio. Lo stato degli Emirati, dalla sua fondazione, ha posto l’uomo al centro dell’attenzione dei governi, ha fatto sempre in modo che migliorasse il suo livello culturale, scientifico, sociale considerando non il denaro o le risorse naturali,  ma l’uomo la vera ricchezza del paese. Inoltre ha permesso alle nuove generazioni, uomini e donne, di diventare leader nei vari settori, aprendo la possibilità ai giovani di assumere incarichi importanti nella vita pubblica del governo e in altri settori della pubblica amministrazione. Abbiamo, nel governo attuale, quattro ministri donne e inoltre circa il 22% del consiglio federale nazionale è composto da donne.

Ho pensato di entrare nella carriera diplomatica da quando frequentavo il liceo, perché ho mostrato, sempre, un grande interesse per tutto ciò che accadeva intorno a noi, soprattutto per gli eventi politici. Inoltre, ho letto sempre molto i saggi e i memoriali dei grandi uomini politici, i libri di storia antica e contemporanea, seguendo con interesse gli avvenimenti di ciascun’epoca.

Dopo la scuola superiore mi sono iscritto all’università, alla facoltà di scienze politiche, poi sono entrato a lavorare al Ministero degli affari esteri, con diversi incarichi, fino a quello di ambasciatore del mio Paese qui in Italia. Ho sempre avuto la passione di diventare ed essere un diplomatico di successo, per offrire il mio servizio alle nazioni nel mondo”, rappresentando il mio paese al meglio, lavorando con devozione, garantendo e curando sempre gli interessi del mio paese.


Quali sono le virtù e le abilità che un ambasciatore deve mettere in campo per meglio svolgere la sua attività?

“Lavorare come ambasciatore è un incarico particolare, che necessita di personalità e di caratteristiche e titoli utili per aver la capacità di rappresentare il proprio paese nel migliore dei modi, per creare buoni rapporti con la nazione nella quale si presta il proprio servizio. Il principale compito di un ambasciatore è sempre di proteggere gli interessi del proprio Paese presso il Paese ospitante, promuovere, rafforzare, sviluppare i rapporti bilaterali in tutti i campi: politico, economico, commerciale e culturale. Quindi è opportuno creare sempre più larghi contatti, a tutti i livelli, tra i rappresentanti politici, gli uomini d’affari e del mondo dell’informazione, con particolare interesse a rafforzare tali rapporti.
Un ambasciatore attivo non deve essere impegnato solo dietro la sua scrivania, in un ruolo di routine d’ufficio dentro l’ambasciata, ma deve invece uscire, per costruire ampi rapporti con le autorità pubbliche dello stato ospitante, presso i ministeri, enti locali, ecc.”.


Lei viene da un paese che ha antiche tradizioni di civiltà: quali sono gli elementi culturali che meglio caratterizzano il suo Paese?

“Lo stato degli Emirati Arabi Uniti ha un patrimonio ricco e diversificato, ed ha alle sue spalle una storia molto antica: gli insediamenti umani nomadi, gli accampamenti nel deserto, la fauna naturale, oltre ad una profonda tradizione sociale, la musica, la letteratura, la poesia e ad un antico artigianato locale, assai originale. Oggi sono numerose le manifestazioni e gli eventi culturali, artistici scientifici, organizzati e sponsorizzati dalle istituzioni pubbliche e dagli enti privati, al fine di arricchire il presente, rivivendo la tradizione, incoraggiando e stimolando sempre nuovi talenti”.


Milioni di persone provenienti da tutto il mondo visitano il suo paese che offre suggestive condizioni d’ospitalità e d’accoglienza rispettosa di tutte le culture: Dubai la città più famosa degli Emirati Arabi Uniti è un modello per una possibile città del futuro.

“Ritengo che gli Emirati Arabi Uniti, in generale, e Dubai, in particolare, abbiano realizzato un concreto sviluppo in un arco di tempo, relativamente, breve dalla fondazione dello stato federale nel 1971. E continua ancora, con un’attenzione precisa allo sviluppo tecnologico mondiale come mezzo per ottenere sempre migliori risultati e creare il terreno ideale per attirare gli investimenti stranieri. La costruzione di infrastrutture, servizi, alberghi, ospedali, istituti universitari fa degli Emirati uno dei paesi più all’avanguardia nel mondo.

Dubai possiede gli elementi per essere una città proiettata nell’innovazione, non solo per i servizi che offre, ma anche perché garantisce le giuste regole per la sicurezza e la stabilità del Paese. Tutto ciò crea un ambiente ideale per il turismo, gli investimenti, il commercio e la finanza. Bisogna, inoltre, ricordare la convivenza pacifica e la solidarietà che rappresentano una delle caratteristiche della società emiratina, nel quale convivono più di 160 nazioni provenientida tutto il mondo, che esercitano il loro culto religioso in libertà, nel rispetto dei loro diritti: un modello di società da prendere in considerazione in tutti i paesi del mondo”.


I paesi del Golfo persico sono al centro delle attenzioni internazionali per la loro grande potenza economica e per il ruolo che svolgono nel processo di rafforzamento della pace in medio Oriente: quali sono le linee guida della politica estera del suo Paese?

“L’orientamento della politica estera dello stato degli EAU ha regole rigorose e principi chiari che si basano sempre sul rispetto reciproco e su buoni rapporti bilaterali, sia con i Pesi vicini, senza interferire negli affari interni di altre nazioni, sia creando rapporti saldi nel mondo nell’interesse comune, per sviluppare una collaborazione internazionale atta a risolvere le controversie pacificamente. Tutto questo si svolge nel rispetto degli accordi e delle leggi internazionali, appoggiando i diritti umani, per la realizzazione della sicurezza e della pace, ampliando i rapporti verso una sana alleanza tra i popoli”.


Nella cultura del dialogo tra i popoli si usa sostenere “quando incontri un viandante non chiedergli da dove viene, chiedigli invece qual è la meta del suo cammino”. È un’utopia pensare che i nostri figli possano vivere in un mondo di pace?

“I nostri bambini possono vivere in un mondo di pace, se la pace rappresenta l’obiettivo primario. Noi viviamo in un mondo in cui ci sono grandi ostacoli alla pace, in cui regnano l’odio e i malintesi, in cui non sappiamo capire l’altro. Nascono così grandi drammi come la guerra, il terrorismo, la povertà. Occorre quindi collaborare e dialogare, discutere su questi temi con la massima serietà per arrivare ad una soluzione radicale di questi problemi. Torniamo allora un’altra volta al principio del vivere costruendo una solidarietà internazionale, che ha come risultato la pace. Gli Emirati Arabi Uniti, realmente, rispetto a questo, sono un esempio di convivenza civile e multiculturalità”


Da qualche anno vive in Italia: cosa le piace del nostro Paese? Che cosa le crea curiosità e che cosa, come ambasciatore, le piacerebbe chiedere ad un italiano per avere la spiegazione più utile?

“L’Italia è un Paese di grande civiltà antica, nel quale si avverte l’odore della storia; ho avuto modo di apprezzare i suoi monumenti, considerando anche lo sforzo per la loro conservazione e cura: una cosa unica al mondo. Oltre ai beni culturali in Italia c’è anche una natura magica: dalle montagne innevate, alle coste frastagliate con le bianche spiagge fino al verde della pianura.

Devo dire che ho apprezzato molto la capacità italiana nel saper preservare nel tempo i monumenti ed allo stesso modo garantire la protezione dell’ambiente, degli spazi verdi, delle bellezze naturali, dimostrando così la maturità e la buona cultura del popolo italiano che, ritengo debba, comunque, aprirsi ancor più al mondo esterno oltre le frontiere europee.

Per quanto riguarda la mia curiosità nei confronti dell’Italia, noto sempre con stupore quanto gli italiani amino la vita, cerchino di goderla fino in fondo e di trarne il massimo vantaggio. Gli italiani sono un popolo ottimista, che ama il bello ed è incline a scegliere gli oggetti migliori per i propri acquisti, a prenotare le vacanze migliori e, più in generale, a spendere il proprio denaro per il “qui ed ora”, senza troppo curarsi del futuro, vivendo attimo per attimo ciò che di bello riserva la vita.

Quello che mi piacerebbe chiedere per soddisfare la mia curiosità è, certamente, come riescono gli italiani a conciliare questa loro natura in un certo senso “godereccia” con i problemi economici e la crisi che l’Italia sta vivendo in questo momento storico così particolare. Come riescono dunque ad essere ancora così ottimisti?”.


Quali sono i rapporti tra i nostri due paesi e quali sono le prospettive di collaborazione e in quali settori economici e culturali?

“Gli Emirati Arabi Uniti hanno rapporti storici, forti e privilegiati con l’Italia, che hanno conosciuto, recentemente, un ulteriore sviluppo in tutti campi. Promuovere i rapporti bilaterali, specialmente in campo economico e commerciale è uno dei temi principali in tutte le attività del governo e del settore privato negli Emirati. A tale proposito possiamo notare la crescita degli scambi commerciali tra i due paesi, negli ultimi anni: ha raggiunto i quattro miliardi di euro nel solo 2007. Questa crescita ha aumentato il numero di società italiane presenti negli Emirati con un incremento fino a 235 nuove società e con un volume di investimenti tra i due paesi pari a circa 3,8 miliardi di euro.

Nel 2006 si è constatato un giro d’affari superiore del 28% in confronto al 2005. Questi numeri sono la dimostrazione del buon andamento economico-commerciale tra i due paesi. Possiamo considerare questo un modello ottimale di rapporti basati sulla cooperazione e l’interesse reciproco. L’ambizione degli Emirati Arabi Uniti e dell’Italia è quella di rafforzare i rapporti di scambio e la cooperazione in tutti i settori. Ci auguriamo che questi rapporti possano essere unici, in riferimento al progresso e all’evoluzione reciproca, per rappresentare un esempio forte e duraturo di pace e prosperità”.


La cultura araba è legata molto all’attenzione verso gli animali, dai falconi, ai cammelli, alla passione per i cavalli: può spiegare perché questi preziosi animali sono parte viva della vostra vita sociale?

“Negli Emirati consideriamo l’animale una presenza importante del passato e del presente nella nostra civiltà e nella nostra vita sociale. In particolare nel nostro passato prima della scoperta del petrolio, quando la vita era semplice, abbiamo utilizzato molti di questi animali, in particolar modo il cammello, in quanto a quel tempo era l’unico mezzo di trasporto: la famosa “nave del deserto”. Il cammello ha avuto, sicuramente, un ruolo determinate nella vita del Beduino di quel tempo, una fonte di vita per la popolazione ed una misura di ricchezza per le tribù. Chi possedeva il maggior numero di cammelli era considerata la più ricca delle tribù.

Per quanto riguarda il cavallo arabo, è certamente un animale legato alla nostra tradizione. Era usato come mezzo di spostamento in guerra, vista la sua forza e velocità, ma era anche molto apprezzato e famoso, nel mondo, per la sua eleganza e rara bellezza. Altro animale di grande considerazione nella nostra tradizione è l’aquila – e così il falcone – simbolo di forza, ha sempre avuto un ruolo di grande rinomanza tra le popolazioni di quell’area e, nel passato, era addestrata per la caccia di volatili e conigli selvatici. Oggi questo animale, che rappresenta una parte di storia della nostra tradizione, ha dato forza alla fondazione di club e associazioni per proteggere e conservare la razza e la tradizione presso le generazioni future, con l’organizzazione di manifestazioni che prevedono lo svolgimento di gare nell’arco di tutto l’anno. In tal modo si incoraggiano i giovani a mantenere sempre vivo, anche con lo sport, le usanze e i costumi del passato degli Emirati arabi. Il nostro Paese è stato accolto da tutti con grande apprezzamento e ha sempre inteso preservare nel tempo, e con ogni mezzo, la sua ricca tradizione, facendola conoscere in tutto il mondo”.



1) Abdulhamid Abdulfatah Kazim nasce a Dubai nel 1957. Dopo la laurea in Scienze politiche e aver completato gli studi di specializzazione negli Stati Uniti, intraprende la carriera diplomatica: nel 1982 è terzo segretario presso il Ministero degli esteri degli Emirati Arabi Uniti, nel dipartimento generale per gli Affari politici. Il suo percorso diplomatico continua, come console presso l’ambasciata degli Emirati Arabi a Jakarta. Nel 1996 viene trasferito a Washigton DC, dove è nominato ministro plenipotenziario. Fino al 2003 è a Londra; ritornato negli Emirati Arabi, viene trasferito a Roma, dove ottiene, nel 2005, il primo mandato diplomatico come ambasciatore degli Emiarti Arabi Uniti all’estero.




*Dice di sé.
Matteo Lo Presti nato a Spilimbergo (Pordenone) nel 1944: dal padre siciliano ha ereditato il gusto prepotente per la libertà e dalla madre friulana il sapore onesto per il rigore e la solidarietà umana. Cresciuto a Genova ha studiato al Liceo Colombo lo stesso frequentato da Fabrizio De Andrè ed Enzo Tortora. Laureato in filosofia, ha imparato da Pietro Nenni e Sandro Pertini cosa valgano nella vita giustizia e libertà. Giornalista da tanti anni: Cesare Lanza suo direttore al quotidiano “Il Lavoro” gli ha insegnato a non avere paura delle notizie e del potere.





ALCIDE DE GASPERI



Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola

escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è

per loro, come un accessorio di secondarissima importanza.

Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione.

(Da “Lettere dalla prigione”, 6 agosto 1927)




 

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