AMOR

Silvia Pingitore*


Niente lagnanze mediterranee che parlano di terre sapori

acque azzurre o piccanti. Roma non ce l'ha una terra

o un mare vero, e le piazze, pure troppo larghe,

non bastano per le nostre memorie di gioventù.

Siamo milioni, coi nostri grilli per la testa e gli appuntamenti

in ogni dove. E le nuvole neanche sanno custodirli i segreti,

nell'aria dipinta e inquinata che si beffa del traffico.

Il cielo è l'unica cosa che ti perseguiterà per tutta la

vita, e se te ne vai devi non averlo amato per non soffrire.

E ti sembra scontato che abbia un colore,

finché non vieni qui. Questa specie di bianco

non lo ritrovi nella tavolozza dei ricordi.

È l'insieme di tutti i colori, ma qui non c'è sfumatura

sulle cose, e i palazzoni di vetro ti risbattono in faccia il

nulla, in un abbaglio quasi nauseante.

Il quasi nero della strada, il quasi grigio delle nuvole.

Non c'è senso in questi alberi, né vita sui loro rami.

Solo una banda di piccioni in strada,

manco dei pennuti speciali per l'occasione.

Pennuti polari, magari, qualcosa di esclusivo

e incantevole, e invece niente, perché

neanche è un paese del nord, questo.

Dove lo si colloca il Belgio?

Sotto l'ombrello, signori miei.

È l'unico luogo che gli compete.

E per te, non più arancione e azzurro e violetto tendente

al blu, frullati in quella cromia assurda

che ti si rifletteva nelle pupille.

Non scappi, caro il mio brillante cervello in fuga.

Perché se metti Roma allo specchio

non puoi che leggere Amor.






*Dice di sé:
Silvia Pingitore, autrice del romanzo “Via Ripetta 218”, (Giulio Perrone Editore) è nata a Roma nel 1984. Nel 2004 ha vinto il “Premio Moravia” per un breve racconto su Roma, nel 2006 e nel 2007 il premio letterario “Poche storie”, nel 2008 la borsa di studio “Robert Schumann” per emigrare a Bruxelles (e non nasconde la nostalgia per Roma) con uno stage di giornalismo presso il comitato editoriale del Parlamento europeo.




 

PLATONE



Di fronte a tali episodi, ad uomini siffatti che si occupavano

di politica, a tali leggi e costumi, quanto più, col passare

degli anni, riflettevo, tanto più mi sembrava difficile dedicarmi

alla politica mantenendomi onesto

(Da “Il solista – Lettera VII”)

 




 

WALT WHITMAN



Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia.

Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola

il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato

risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste

da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue.

È una grande parola, la cui storia, suppongo,

non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora

essere messa in atto.

(Da “Prospettive democratiche”, 1871)

 




 

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