Niente lagnanze mediterranee che
parlano di terre sapori
acque azzurre o piccanti. Roma
non ce l'ha una terra
o un mare vero, e le piazze, pure
troppo larghe,
non bastano per le nostre memorie
di gioventù.
Siamo milioni, coi nostri grilli
per la testa e gli appuntamenti
in ogni dove. E le nuvole neanche
sanno custodirli i segreti,
nell'aria dipinta e inquinata che
si beffa del traffico.
Il cielo è l'unica cosa che ti
perseguiterà per tutta la
vita, e se te ne vai devi non
averlo amato per non soffrire.
E ti sembra scontato che abbia un
colore,
finché non vieni qui. Questa
specie di bianco
non lo ritrovi nella tavolozza
dei ricordi.
È l'insieme di tutti i colori, ma
qui non c'è sfumatura
sulle cose, e i palazzoni di
vetro ti risbattono in faccia il
nulla, in un abbaglio quasi
nauseante.
Il quasi nero della strada, il
quasi grigio delle nuvole.
Non c'è senso in questi alberi,
né vita sui loro rami.
Solo una banda di piccioni in
strada,
manco dei pennuti speciali per
l'occasione.
Pennuti polari, magari, qualcosa
di esclusivo
e incantevole, e invece niente,
perché
neanche è un paese del nord,
questo.
Dove lo si colloca il Belgio?
Sotto l'ombrello, signori miei.
È l'unico luogo che gli compete.
E per te, non più arancione e
azzurro e violetto tendente
al blu, frullati in quella cromia
assurda
che ti si rifletteva nelle
pupille.
Non scappi, caro il mio brillante
cervello in fuga.
Perché se metti Roma allo
specchio
non puoi che leggere Amor.