Gabriella
Fagno, familiarmente conosciuta come Lella, incontra Fausto
Bertinotti a 15 anni e a 19 lo sposa: è il 1965. La coppia
ha un solo figlio, Duccio, nato nel 1970, e tre nipoti:
Davide, Lisa e Anita. Funzionario statale, è attualmente in
pensione.
Ha affiancato il marito in tutta la sua carriera, dagli anni
difficili delle lotte sindacali in Cgil, a quelli non meno
complessi della presidenza della Camera dei deputati,
passando per oltre il decennio che l’ha visto segretario del
Partito di rifondazione comunista.
Una vita personale e familiare, che è, per necessità,
l’altra faccia della medaglia di una vita pubblica e
politica a cui, il marito, si è dedicato da sempre.
La incontro quando ormai l’ondata che ha spazzato via la
sinistra italiana dal governo ha cominciato a ritirarsi,
lasciando spazio e tempo per una riflessione sugli errori
commessi e sulle azioni da intraprendere per poter
ripartire.
La prima volta che ha visto il suo futuro marito, che cosa
ha pensato?
“Che tipo interessante. Che eloquio torrentizio. Che
gentilezza d’animo. Così piccolo e già così colto.
Se mi
fidanzo con quello non mi porterà mai a ballare. In compenso
mi toccherà leggere i suoi difficilissimi libri e le sue
amate poesie”.
È stato il suo primo amore?
“No”.
Che ricordi ha degli inizi, nel contesto non facile degli
anni ’70?
“L’inizio degli anni ’70, i mitici ’68-’69, li abbiamo
vissuti tra Novara e Torino. Ricordo i racconti delle lotte
di fabbrica, ricordo le alzatacce per la distribuzione dei
volantini ai cancelli, le assemblee sindacali e
studentesche, le manifestazioni, il freddo della pianura
padana, la mia partecipazione alle riunioni della scuola per
i decreti delegati.
Ricordo la nascita di mio figlio Duccio e il suo
trascinamento da una riunione all’altra sulle scale della
Camera del lavoro”.
Prima come segretario della CGIL, poi a capo di Rifondazione
Comunista: Fausto Bertinotti è diventato un personaggio
pubblico. Come ha conciliato questo aspetto con la vostra
vita privata?
“Semplicemente non ha conciliato. Ha inseguito i suoi sogni
(anche perché erano i miei), coltivato le sue aspirazioni, i
suoi interessi. Gli ho permesso di concentrarsi su se
stesso. Ho accettato, di fatto, di essere una persona sola”.
Nell’educazione di vostro figlio Duccio ha pesato l’impegno
politico di suo marito?
“Sì, molto. L’idea del mondo, giusto o sbagliato che sia, ha
guidato ogni atto dell’educazione di nostro figlio. Ha
rifiutato di essere un padre, ha scelto di essere un amico
del figlio. Vuoto che ha cercato di compensare persino
studiando per intere domeniche con lui”.
La moglie di suo figlio, Simona Olive, è figlia di un
esponente di Alleanza Nazionale. Dunque un mondo politico
notevolmente distante dal suo, che ha inciso, o ha rischiato
di incidere sui vostri rapporti?
“Come dice la sua stessa domanda mia nuora è figlia di bravi
genitori di alleanza Nazionale. Simona ha le sue idee
politiche che ha costruito in autonomia dai genitori come
dal marito. Con mia nuora ho un rapporto splendido”.
Dopo quaranta anni di vita insieme, quali sono gli interessi
che vi uniscono e su cosa, invece, la pensate in maniera
diametralmente opposta?
“Gli interessi che ci uniscono, come in tutte le coppie di
lunga durata, riguardano ogni aspetto della vita quotidiana,
dagli affetti, alle curiosità, alle passioni. Certo la
politica occupa in essi un posto particolare.
Abbiamo opinioni e caratterialmente siamo molto diversi e
spesso affiorano ragioni di contrasto su molte questioni,
comprese quelle di ordine politico”.
Nel 2006 Fausto Bertinotti è il primo esponente della
sinistra ad essere nominato Presidente della Camera dei
deputati. Quale il suo primo ricordo di quell’evento?
“Una grande emozione provata nel momento della
proclamazione, credo per il riconoscimento che così veniva
tributato ad una storia collettiva e alle persone. Comunque
ho sempre mantenuto un saggio e ironico distacco”.
Come, e se, è cambiata la sua vita come first lady?
“È inutile negare che l’elezione di mio marito a Presidente
della Camera ha modificato, significativamente, le nostre
abitudini. Si sono accentuati i rapporti formali e le
relazioni ufficiali”.
Le ultime elezioni sono state uno tsunami per la sinistra. A
chi, secondo lei, sono da ascrivere le maggiori
responsabilità?
“In primo luogo alla sinistra stessa, sia perché non è stata
capace di influenzare le scelte del governo a favore del suo
popolo, sia perché quando c’è riuscita non è stata capace di
comunicarle.
Ha molto pesato anche il voto utile che ha distorto molte
intenzioni di voto. Infine l’alleanza della Sinistra
Arcobaleno non si è rivelata una scelta felice”.
Una volta definito il risultato elettorale, quale è stata la
sua prima reazione? E quale quella di suo marito?
All’interno delle mura domestiche, voglio dire…
“Con assoluta serenità; del resto, la nostra lunga vita
politica è stata contrassegnata da sconfitte come da
vittorie.
Nel 1972 fummo partecipi della cancellazione, in
un solo mattino, di un partito come il PSIUP, che annoverava
tra i suoi dirigenti leader tra i più prestigiosi
dell’intera sinistra italiana, e a Torino abbiamo vissuto
nel 1980 la drammatica sconfitta dei 35 giorni alla FIAT.
L’importante è non perdere mai la voglia di ricominciare”.
Inutile nascondere che, spesso, siete stati oggetto di
attenzione, per certe frequentazioni mondane. Ritiene che
questo abbia influito sulle scelte dell’elettorato?
“La nostra vita sociale e con essa le amicizie, le
frequentazioni, è la stessa degli anni passati, quando il
PRC riscuoteva importanti successi elettorali.
La fama di mondanità c’è stata apposta assai
arbitrariamente: le maggiori frequentazioni hanno riguardato
teatri, mostre d’arte, appuntamenti culturali.
Non abbiamo certo frequentato più di altri i salotti
politici romani, dove tuttavia circolano anche idee
interessanti; basti pensare che nei 23 anni in cui abbiamo
abitato a Roma nel salotto considerato il più importante ci
siamo stati due volte. L’unica differenza è che degli altri
leader della sinistra politica si è preferito tacere.
Abbiamo comunque trascorso un tempo incommensurabilmente
superiore a frequentare fabbriche, circoli e sezioni di
partito e sindacato”.
Il libro “La Casta” di Stella e Rizzo rivela un’immagine
della politica davvero poco edificante. Quanto corrisponde a
realtà?
“C’è, indubbiamente, un lato della denuncia a cui
corrisponde una realtà delle Istituzioni che non da ora, ma
nel corso di lunghi decenni, si è venuta gravemente
degradando.
Ci sono tre aspetti, però, che meritano di essere indagati.
Il primo porta ad interrogarsi sulle ragioni su cui sono
state misconosciute le azioni intraprese in questi ultimi
anni per invertire la tendenza.
La seconda è chiedersi il perché si sia voluto mettere
l’accento solo sulle distorsioni di certi ambienti e non di
altri. La terza perché proprio ora”.
Cosa è necessario fare per riconquistare la fiducia
dell’elettorato di sinistra? Da dove ripartire?
“Ci vorrebbe Marx per rispondere alla domanda, ma forse
anche lui prenderebbe tempo”.
Suo marito ha dichiarato di non voler ricoprire più
incarichi dirigenziali, in ambito politico, per lasciare
spazio ai giovani. Pensa sia una scelta definitiva? La
condivide?
“La condivido totalmente. Non ci sono uomini per tutte le
stagioni. La responsabilità della direzione e della
formazione dei gruppi dirigenti è tra le attività più
gravose.
Ora è venuto il tempo della ricerca e dello studio. Ci sono
molti modi di coltivare la passione politica, che è una
scelta di vita”.
Destra e Sinistra, sono ancora ideologie dietro le quali
schierarsi o le esigenze reali della gente, come sicurezza,
lavoro, ecc., sono, ormai, non “politicamente” appartenenti
ad alcun schieramento?
“Il conflitto tra Destra e Sinistra è la ragione prima
dell’esistenza della politica nel mondo moderno e
contemporaneo. L’esistenza della Sinistra discende
direttamente dalle condizioni materiali di lavoro e di vita
anche quando molta parte della politica si ostina a non
vederle”.
Quale è la sua opinione sulle donne presenti nell’attuale
Governo?
“Sarà meglio valutarne l’opera. Certo qualche uscita come
quella contro gli omosessuali ci poteva essere risparmiata.
Di loro conosco personalmente solo Giorgia Meloni che ho
incontrato quando era vice Presidente della Camera. Mi ha
fatto sempre una buona impressione e di lei conservo il
ricordo di una donna impegnata e capace”.
Come valuta l’esistenza e l’azione del governo ombra?
“Un’ombra”.
Ha mai pensato, seriamente, di impegnarsi in politica in
maniera attiva?
“Mai. Non ho il dono della mediazione”.
Cosa si augura per il nostro Paese?
“La ricostruzione della sinistra vicina ai problemi della
gente e la speranza, specie per le nuove generazioni”.