LETTURE
SANCHO PANZA? SOGNATORE GENEROSO.
ULISSE? UN CORNUTO
Quale reale significato si
nasconde dietro i grandi classici
della letteratura? Con “Letture da treno”4 Barbara Alberti
ci propone una sua audace e irriverente interpretazione
di alcuni giganti della letteratura mondiale di ogni tempo
Barbara Alberti*
Don Chisciotte
Io tengo per Sancho. Il più generoso dei sedotti, il più
calunniato dei personaggi letterari, proverbialmente addotto
come esempio di grettezza, di “piedi per terra”. È lui
invece il vero sognatore, perché al servizio del sogno di un
altro. Don Chisciotte è un signore, ha letto i libri, certo
che sogna.
Ma Sancho, l’analfabeta, è così poeta da credere a ogni sua
favola, e ci rimette anche gli asini. E prende certe botte!
Il padrone non lo difende mai quando lo bastonano, con la
scusa che gli aggressori non furono ordinati cavalieri, e
dunque non può battersi con loro. E giù legnate, e giù
burle.
Sancho è pronto a tutto per il suo seduttore, tanto più
amante di donna Elvira e delle altre noiose di Don Giovanni,
che vogliono subito la riparazione. Ma nessuno riparerà mai
l’onore calpestato di Sancho Panza.
Il romanzo mette anche in guardia contro i parenti: avverte
di cosa sono capaci i sani per rinsavire il matto – il
curato si veste da donna, la nipote gli fa murare la
biblioteca –, la pazzia dei parenti, peggio della sua.
Guardavo i miei mansueti familiari e mi chiedevo cosa
avrebbero fatto loro. Dopo la morte, talora anche in vita,
il poeta viene consegnato al suo nemico naturale, la
famiglia.
Anna Karenina
Anna Karenina si butta sotto un treno, e le sta bene.
E ci auguriamo che Vronskij si sposi con la deliziosa
principessina Sokorova. Invece no, finirà distrutto dai
rimorsi e andrà in guerra per espiare. Ma cosa, se è un
martire? Fin dalla prima volta che vanno a letto, lei
piange. E dai, aspetta la seconda!
No, subito. E non la smetterà più. La sua sola ambizione è
diventare un rimorso, mantenere la fama di donna per bene
piangendo. È ingorda, vuole tutto, rompere le regole ma
senza rinunciare ai sensi di colpa. Ogni volta che Vronskij
la guarda, vuole che veda in lei la donna caduta e si senta
un mascalzone.
Ma se era così per bene, Anna non ci si doveva mettere. Non
ha la statura dell’amante. Non è all’altezza, l’amore non sa
nemmeno dove sta di casa. Ha il monopolio del dolore, di
tutto ha colpa il suo amante.
Va avanti a morfina e, ringalluzzita dalla droga, sfoga la
sua invidia. Anna è invidiosa di Vronskij. Non solo del
fatto che venga ricevuto da quella società che la respinge,
ma anche dell’amore che sente per lei e che lei non prova.
Ad Anna Vronskij sacrifica il reggimento e la sua fervente
ambizione, si riempie di debiti, si spara – e mai un
rinfaccio. Anna invece non fa altro.
Vronskij stando con Anna perde i capelli e perfino i denti:
gli ha succhiato tutto. E per colpa di lei, che ha
dispettosamente trascurato di chiedere il divorzio, gli
porteranno via anche la figlia.
Vronskij non è solo buono, è un santo da calendario. Anna
un’oziosa capace solo di far del male – al marito, a Kitty a
Dolly a Levin al figlio all’amante alla figlia. Soltanto un
genio della misoginia come Tolstoj poteva inventare
un’eroina così indigesta. In tutto il romanzo Anna oscilla
fra il malanimo il tedio e il ricatto. Alla fine distrugge
sé per rovinare Vronskij, e ci riesce. Terribile sorte degli
amanti che non si amano più, condannati a sostenere in
faccia al mondo la commedia di una passione spenta. Anna non
muore d’amore, ma di noia.
Quel cornuto di Ulisse
Tutti sanno che Penelope tesseva di giorno la tela e la
guastava di notte. Ma nessuno sa cosa tesseva.
Ulisse l’ha lasciata nel fiore della gioventù preferendole
l’avventura, e lei tesse. Lui se la spassa con la guerra i
mostri i droda una banda di giovanotti, vogliosi di letto e
di regno. Penelope non è una donna, è una moglie. Com’era
sicuro di lei! Versato nell’inganno, ignorava tutto
dell’amore. Da qui la sua certezza bovina.
Né lo ammaestrò Agamennone, ucciso a pugnalate dall’amante
della moglie. Lui è astuto, lui è Ulisse. A lui non la si
fa. Ma Penelope gliel’ha fatta.
Le sue astuzie andavano bene per quel Ciclope dalla testa
grossa. Non per lei, la regina abbandonata. Ulisse la prese
al ritorno come una sposa che nell’assenza avesse venerato
lui solo. Non si accorse che era andata con tutti.
Non che si fosse banalmente concessa ai suoi pretendenti.
Questo mai. Insomma cosa tesseva Penelope? I suoi
tradimenti. Ogni giorno raffigurava coi fili un incontro
proibito.
Il marito in giro per ninfe e lei – tutti quei maschi che le
ronzano attorno, belli, sudati, pronti – sembrava di
ghiaccio. Ma poi, al telaio, disegnava la lussuria. I Proci
passarono uno per uno nella sua tela. Una notte con Antinoo,
una con Eurimaco… ma non c’erano confini. Si diede anche ad
Agamennone.
E ad Achille scattante, ardente – lo tesseva per goderlo.
Una volta si giacquero in tre con Patroclo, il suo amante.
Se li fece tutti, gli achei.
Ma anche qualche troiano. Enea per esempio. Probo ma forte,
saporoso. Perfino Paride portò sulla sua tela, rendendolo
infedele ad Elena. Non c’era limite all’abilità delle sue
mani. Ma ce ne furono ben altri. Anche qualche dio. Quella
tela era il suo internet.
Per questo poi la guastava: per cancellare le prove. Un solo
sembiante non tessé mai, quello di Ulisse. La annoiava, quel
furbo. Mai, con lui, né prima né dopo, provò i piaceri della
tela. E quando, dopo il suo leggendario ritorno, il re di
Itaca dorme, ogni tanto, di nascosto, Penelope torna a
tessere. Chiamando a sé, se vuole, perfino Amore in persona.
1) Pubblichiamo per gentile
concessione dell’editore, uno stralcio dal libro “Letture da
treno. Diciassette opere letterarie e un melodramma” di
Barbara Alberti. (Nottetempo edizioni, 2008). Riproduzione
riservata.
*Dice di sé.
Barbara Alberti. Nata in Umbria, fra angeli e diavoli. È
grata alla pessima educazione cattolica, cui deve la sua
ispirazione. Alcuni titoli: i romanzi “Delirio”, “Donna di
piacere”, “Buonanotte Angelo”,
“Povera bambina”, (Mondadori), “Memorie malvagie”, “Dispetti
divini”, “Gelosa di Majakovskij”, (Marsilio), “Gianna
Nannini da Siena, biografie comparate della cantante e di
Santa Caterina”
(Mondadori), “Il promesso sposo, biografia di Vittorio
Sgarbi”, Sonzogno, “Il principe volante, biografia di
Antoine de Saint Exupéry” (Playground), i saggi “Parliamo
d’amore” (Mondadori),
“Vocabolario dell’amore” (Rizzoli). Sceneggiatrice di
cinema, il suo primo film è stato “Portiere di notte” di
Liliana Cavani, l’ultimo “Melissa P” di Luca Guadagnino. Dal
1984 tiene una rubrica di posta
del cuore, prima su Amica, poi su “A”. È madre, nonna, e
casalinga. Nella mano destra porta i segni delle sue
attività: il callo della penna e quello della scopa.
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GABRIELE D’ANNUNZIO
Io credevo che per me potesse
tradursi in realtà il sogno di tutti
gli uomini intellettuali:
essere costantemente infedele a una
donna costantemente fedele.
(Da
“L’innocente”, 1892)
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SIGMUND FREUD
Se, come dice l’interpretazione
dei sogni, un sogno rappresenta
un desiderio soddisfatto, quale è
l’origine di quella strana e
complicata forma di espressione
della soddisfazione
del desiderio? Può il suo
contenuto correggere le opinioni
che abbiamo difeso durante il
giorno?
(Da
“L’interpretazione
dei sogni”,
1899)
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