PROVOCAZIONI
LA STUPIDITÀ, UNA GRANDE FORZA
DISTRUTTIVA, MA NON INVINCIBILE
In un libro giunto alla sua
terza edizione1,
Giancarlo Livraghi
cerca di capire e descrivere il grave problema della
stupidità umana
allo scopo di ridurre il pericolo di esserne vittime
Giancarlo Livraghi*
Sono sempre stato afflitto e affascinato dal
problema della stupidità umana. A cominciare,
naturalmente, dalla mia – e dalle tante cose stupide
che ci circondano, complicandoci la
vita tutti i giorni. Basterebbe questa per essere
una grossa fonte di preoccupazione. Ma è ancora più
allarmante quando abbiamo l’occasione di scoprire
come persone potenti e
influenti prendono “grandi” decisioni con “grandi”
conseguenze.
Tendiamo abitualmente ad attribuire ogni sorta di
decisioni sbagliate (o catastrofiche) a intenzionale
perversità, malvagità, astuta cattiveria,
megalomania, eccetera. Questi
comportamenti ci sono – e in esagerata abbondanza.
Ma un attento studio della storia (come
l’osservazione delle cronache quotidiane) porta
all’inevitabile conclusione che la
principale causa di terribili errori è una: la
stupidità.
Negli anni trascorsi dalla prima edizione di questo
libro, ho avuto varie richieste dai lettori di
approfondire due forme di stupidità: l’oscurantismo
e la superstizione. Possono
essere considerati due aspetti dello stesso
problema, ma credo che meritino un’analisi separata,
in questo e nel prossimo capitolo.
Il contrasto e il conflitto fra la luce della
conoscenza e l’oscurità della repressione sono un
problema antico, fin dalle origini dell’umanità. Un
intreccio complicato e turbolento, che
esiste in tutte le fasi evolutive di tutte le
culture.
Si potrebbe parlare del mito di Prometeo, del vaso
di Pandora, delle fatiche di Sisifo, dei misteri
della Sfinge – o degli infiniti incroci fra storia e
leggenda, fra scienza e mitologia,
fra ipotesi filosofica e superstizione.
Un’analisi così estesa potrebbe essere affascinante,
ma richiederebbe studi approfonditi su tante culture
diverse, in diversi periodi e situazioni – e sarebbe
impossibile
riassumerne il significato nel breve spazio di
questo capitolo.
Vorrei anche evitare di approfondire, in questa
sede, il tema della fede religiosa. La fede, per sua
natura, si sottrae a ogni verifica – anche quando
non è rigidamente definita in
dogmi “infallibili” o nell’interpretazione letterale
di “testi sacri”. Credo quia absurdum è un modo di
dire di incerta origine, ma riassume il pensiero di
molti autori sull’argomento.
Ognuno ha il diritto di seguire e praticare la fede
che sceglie liberamente di preferire – anche, se
così gli piace, di venerare come dio Ras Tafari2.
Il problema nasce quando una religione (o qualsiasi
altro genere di fede) viene imposta – con la forza
delle armi, con la persecuzione degli infedeli e
degli eretici (come accade
ancora in molte parti del mondo) o anche, in modo
meno sanguinario, ma non meno repressivo, con il
peso di usi, costumi, abitudini e convenzioni
sociali.
Non si tratta solo di religioni o di ideologie
“assolutiste” che non sopportano dissensi e
perseguitano gli eretici. Non accade solo per opera
di gerarchie ecclesiastiche, di sette
prepotenti o di affiliazioni oppressive. C’è in
tutta la storia dell’umanità, e ancora oggi diffusa
anche dove è meno evidente, una presenza di
“pensiero oscuro” che riduce alla
cieca obbedienza, alla servitù, all’annullamento
dell’identità umana e di ogni capacità di critica.
Fra i tanti percorsi del contrasto fra ragione e
oscurantismo, fra libertà e repressione, scegliamone
uno, che è il più vicino alla nostra cultura – e che
conosciamo meglio, se
abbiamo dedicato un po’ di attenzione alla nostra
storia. L’evoluzione in Europa dall’ultima parte del
Medioevo ai nostri giorni.
È ovvio che non si può ridurre un lungo e turbolento
millennio ad un’omogenea successione di “secoli
bui”. Ma è vero che per mille anni l’Europa è stata
immersa in un abisso di
povertà, violenza, ignoranza, repressione, mentre il
pensiero era in gran parte sclerotizzato nella
prigione formalistica dell’ipse dixit o chiuso nel
segreto di confraternite
esoteriche.
Ci fu un profondo cambiamento molto prima del 14923.
Fra il Duecento e il Trecento con lo sviluppo della
letteratura “in volgare”, la crescita delle
università, una più diffusa
riscoperta della cultura classica, un’affascinante
rivoluzione non solo in uno straordinario sviluppo
che era insieme artistico, filosofico, scientifico e
tecnico4,
ma anche nella diffusa
realtà sociale delle “arti e mestieri”. Si
stabilirono così le basi di una straordinaria
evoluzione culturale che chiamiamo, non a caso,
Rinascimento.
Lo sviluppo industriale era già cominciato nel
Trecento. Vennero poi le esplorazioni dei
navigatori, che aprivano il percorso degli oceani.
Lo sviluppo scientifico, che cominciò un
suo percorso autonomo rispetto alle costrizioni dei
preconcetti teoretici. E poi l’Illuminismo, che
sembrava l’affermazione definitiva di un predominio
della Dea Ragione, dei valori di
“libertà, uguaglianza, fraternità”, di un’umanità
finalmente liberata dal pregiudizio, dall’ignoranza,
dall’oppressione.
E ora… a che punto siamo?
Dopo i conflitti sociali dell’Ottocento e le
mitologie del “ballo Excelsior”5,
dopo il progresso scientifico e le catastrofi
politiche del Novecento, siamo arrivati finalmente
al Secolo dei
Lumi? Pare proprio di no.
Siamo sommersi dalle superstizioni. Credere nella
cabala, o nei numeri “in ritardo”, o in altri
immaginari sistemi profetici, potrebbe essere un
gioco innocuo se non ci fosse gente
che si rovina con il lotto o con altri giochi
d’azzardo – e se criteri altrettanto assurdi non
fossero applicati in ogni sorta di diverse
situazioni6.
Credere nell’astrologia potrebbe essere una
bizzarria da salotto se non ci fosse un numero
esagerato di persone disposte a prenderla sul serio
– con l’incredibile sostegno di
gran parte della stampa (comprese testate
“autorevoli”) e di quasi tutta la televisione.
Ritornerò su questo argomento nel capitolo 24 –
anche a proposito dell’impressionante
proliferazione di profeti, cartomanti, maghi,
stregoni, indovini, turlupinatori di varia specie
(compresi i criminali che promettono di guarire ogni
sorta di malattie).
Ma l’oscurantismo non sta solo nelle forme più
palesi di superstizione. Ci sono molte altre
“credenze” ingiustificate o superate, abitudini che
si continuano a seguire anche
quando si è dimenticato il motivo della loro origine
– e a quelle della tradizione si aggiungono nuove,
non meno assurde, verità.
Ci fa paura la minaccia di persone indottrinate da
ottusi misticismi, capaci di suicidarsi per farci
saltare in aria. Ma non ci rendiamo conto di quante
perversioni si annidano anche
nella nostra cultura (che possono essere, o
sembrare, meno sanguinarie, ma non per questo sono
meno pericolose).
Leggiamo con sgomento le storie di assassini
imbambolati da riti satanici o altri perversi
cerimoniali, ma non ci accorgiamo di quanto siano
diffuse credenze altrettanto distorte
che possono portare ad ogni sorta di persecuzioni,
sofferenze, violenze oppressioni7.
Il progresso della scienza ci lascia sgomenti. È
passato meno di un secolo da quando si è capito che
non solo era valida la teoria copernicana, ma le
dimensioni dell’universo sono
sconfinatamente più grandi di quanto avessimo mai
immaginato. La nostra percezione, contro ogni
evidenza, rimane tolemaica. Non solo ragioniamo come
se la terra fosse al
centro di tutto, ma abbiamo percezioni deformate
anche di ciò che accade sul nostro pianeta (vedi il
capitolo 21 a proposito di errori di prospettiva).
C’è un continuo approfondimento sulla natura
intrinseca di materia ed energia, sulla struttura e
l’origine della vita, che porta a scoperte e ipotesi
affascinanti, ma anche difficili e
sconcertanti. La scienza non può e non deve offrire
certezze, deve essere perennemente aperta a nuove
esplorazioni che rimettono in discussione ogni
teoria.
Ma questo è un problema per chi cerca il rifugio di
nozioni più semplici e rassicuranti – e così cade
facilmente preda di consapevoli inganni o di assurde
fantasticherie.
Oggi possiamo dubitare, in parte, delle teorie di
Darwin, perché
le nostre conoscenze si sono evolute dai suoi tempi
ai nostri giorni8.
Ma c’è un’ostinata diffusione di tendenze retrograde
e oscurantiste che, contro ogni evidenza, negano il
concetto fondamentale di evoluzione. Con conseguenze
culturali, sociali e politiche molto preoccupanti.
Abbiamo imparato, almeno in teoria, a rifiutare il
razzismo. Ma continuano a proliferare, con ogni
sorta di travestimenti, modi di pensare e di agire
che considerano “superiori”
alcune categorie di persone – e altre “inferiori”.
Ci sono, ancora oggi, mostruosi e feroci
atteggiamenti che si traducono in spinte al
genocidio (sia che si tratti di sterminare i
“diversi”, o di ridurli in schiavitù, o di lasciarli
morire in
condizioni disumane – o che, in situazioni meno
estreme, ma non per questo accettabili, siano
conservate o create infinite forme di repressione o
emarginazione).
Le “cacce alle streghe” non sono finite. Anche se
non vediamo roghi in piazza, e la tortura non è più
legittimata (almeno in apparenza) come strumento di
inquisizione o risorsa
per “salvare le anime”, continuano le persecuzioni e
le “demonizzazioni” di atteggiamenti e comportamenti
che non piacciono a un potere consolidato, a
un’oligarchia prepotente
o a una fazione aggressiva che vuole imporre una sua
deviante, e spesso delirante, visione del mondo.
Abbiamo una preoccupante tendenza a credere in ciò
che somiglia ai nostri schemi mentali, ai nostri
pregiudizi, alle più sciocche e convenzionali
abitudini della cultura in cui
viviamo o alle più bizzarre deformazioni e
convenzionali manie del sistema informativo in cui
siamo immersi.
E tendiamo anche a non percepire, o a rifiutare come
falso e irrilevante, tutto ciò che ci disturba
perché non corrisponde a un banale preconcetto, a un
miope provincialismo
culturale.
Il vero progresso – di una persona, di
un’organizzazione, di una cultura, di un’umanità –
sta nel mettersi continuamente in discussione,
nell’avere una voglia inesauribile di
imparare, di evolversi, di capire.
Il progresso scientifico, purtroppo, non ci aiuta
abbastanza, perché è separato in tanti settori
ristretti, incapace di trovare quelle sintesi
complessive che potrebbero nutrire non
solo una evoluzione nella capacità di conoscere e
capire, ma anche un arricchimento della nostra
quotidiana umanità. Ma la scienza, se è libera, ha
un vantaggio: non può mai
“accontentarsi”, non può ripiegare su se stessa,
deve sempre cercare nuovi orizzonti e nuove
prospettive – rimettere continuamente in discussione
ogni ipotesi, teoria, metodo,
sistema o processo cognitivo.
C’è tuttavia un problema, complesso e difficile. Fra
conoscenza e pregiudizio, luce e oscurità, non c’è
una separazione netta. Ci sono oscurantismi nelle
culture più libere ed
innovative, come possono esserci inaspettati segnali
di saggezza e profondità dove crediamo di trovare
solo arretratezza e superstizione. Ci sono apparati
scientifici e filosofici
che sembrano dedicati alla ricerca della conoscenza,
mentre sono arroccati nell’arrogante difesa di
privilegi culturali. O sono legati a interessi di
potere – economico, politico o
accademico. In realtà illuminismo e oscurantismo non
sono separati da un confine netto, non sono due
schieramenti contrapposti e reciprocamente
impenetrabili. Si mescolano
continuamente in un tortuoso, turbolento e mutevole
intrico di contraddizioni e contaminazioni, in cui
non è facile distinguere i percorsi della chiarezza
dai labirinti della
confusione.
Stiamo vivendo in un epoca di rinnovato e aggressivo
oscurantismo? Molti segnali ci dicono che è così – e
ci fanno rimpiangere quei momenti nella nostra
storia in cui ci sono state
forti e chiare spinte di allargamento della
coscienza e della conoscenza. Ma sappiamo che in
tutti i tempi c’è una mescolanza di luci e ombre – e
che non c’è mai stata un’epoca
così luminosa come la vediamo nel ricordo
(cogliendone gli aspetti più brillanti, perché è da
quelli che possiamo trovare una più vivace
ispirazione).
Insomma… le lezioni della storia sono sempre utili,
ma non è facile capire la situazione complessa e
turbolenta in cui ci troviamo. Molte cose sono
cambiate – e in alcune, anche
importanti, c’è un reale progresso. Ma se ci
illudiamo di essere “progrediti” e consapevoli
perdiamo la nozione dei nostri limiti – si spegne il
desiderio di imparare, scoprire,
migliorare.
Se invece ci rendiamo conto di quante cose nel mondo
di oggi siano oscure, e cerchiamo ogni giorno di
capire un po’ meglio, non solo possiamo attenuare il
potere
dell’oscurantismo, ma anche arricchire la nostra
umanità.
Non è facile trovare un piccolo punto di luce in una
diffusa oscurità, come un faro lontano nella notte.
Ma chi ha avuto quell’esperienza sa quanto sia
gradevole – e confortante.
1) Pubblichiamo dal libro “Il potere della
stupidità”, di Giancarlo Livraghi (M&A edizioni
2008), il cap. XXIII “Il potere dell’oscurantismo”.
Riproduzione riservata. Ulteriori
informazioni al sito http://stupidita.it
2) Quella religione esiste davvero. Si tratta dei
Rastafarian, o “Rasta”, in Giamaica, che hanno come
“dio” Ras Tafari, cioè Hailé Selassié, il Negus,
imperatore di Etiopia prima
e dopo l’occupazione coloniale italiana (invece è
del tutto immaginaria, e ovviamente solo ironica, la
religione “Pastafarian”, che ha come “dio” uno
spaghetto).
3) Secondo autorevoli storici (in particolare
Armando Sapori e Carlo Cipolla) l’inizio dell’era
“moderna” non comincia con il viaggio transatlantico
di Cristoforo Colombo, ma con il
fallimento della banca fiorentina dei Peruzzi e dei
Bardi (1343) che segnò la fine dell’economia
medievale. Il concetto non cambia se si scelgono
altre date, anche nel secolo
precedente.
4) Se oggi si invoca spesso l’ideale “leonardesco” è
per la necessità sempre più sentita, ma purtroppo
poco attuata, di ritrovare quell’insieme armonioso
di arte e scienza, di
bellezza e funzionalità, di tecnica e filosofia, che
si realizzava non solo nel genio “enciclopedico” di
Leonardo da Vinci, ma in tutta la cultura di
quell’epoca.
5) Sulle “Celebrazioni del progresso” vedi “Le
ambiguità dell’innovazione” (http://gandalf.it/arianna/innovaz.htm).
6) Vedi il capitolo 10 sulla stupidità del potere,
il capitolo 18 sul circolo vizioso della stupidità e
il capitolo 22 sul problema dell’idolatria.
7) Vedi le osservazioni nel capitolo 15 (pagina 84)
sulla stupidità del “fondamentalismo” e l’articolo
su quel tema che si trova all'indirizzo http://gandalf.it/arianna/fondamen.htm
8) Vedi “L'eclisse di Darwin” (http://gandalf.it/arianna/darwin.htm
e “L'evoluzione dell'evoluzione” http://gandalf.it/arianna/darwin2.htm)
*Dice di sé.
Giancarlo Livraghi. I lettori dicono (bontà loro)
che sa scrivere. Ma soprattutto spera di saper
leggere e ascoltare. Come diceva Socrate: “Più so,
più so di non sapere”.
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