INTRODUZIONE
LA PERFEZIONISTA, LA LIBERTÀ E L’AMICIZIA
A
ottobre uscirà in sala il mio film “La perfezionista”. Posso
ingombrare questo spazio con un misero articolo promozionale
dedicato a un lavoro a cui sono molto affezionato?
Certamente no, anche se la carne è debole e la tentazione è
forte. Scherzi a parte, il riferimento è ad alcuni temi
(argomenti del film o, per me non meno importanti, relativi
alle fatiche incontrate per la sua realizzazione), che mi
sono molto cari e che, spesso, sono trattati nell’Attimo,
sotto vari aspetti. Lascio per ultimo il più importante,
quello della libertà – che è poi la linea portante e
irrinunciabile della nostra rivista.
Il primo tema è
quello dell’amicizia. Sfortunata e disperata sarebbe la mia
vita se dovessi scoprire, in età senile, il valore
dell’amicizia. Per mia buona sorte l’ho scoperta da ragazzo
(en passant, visto che parliamo di cinema, vorrei
rievocare uno stupendo film sull’amicizia del regista Franco
Rossi “Amici per la pelle”, degli anni cinquanta, che mi
turbò profondamente) e me la sono portata in cuore prima
ancora che nella mente per tutta la vita: felice di darla,
commosso ed emozionato nel riceverla. Ebbene, per la
realizzazione del film, di cui desideravo essere produttore,
autore e regista, al fine di poter prendere decisioni grandi
e piccole a modo mio, ho avuto bisogno di molti amici.
E puntualmente tanti amici mi sono
trovato intorno, pronti ad offrirmi la loro collaborazione e
il loro sostegno: come succede a tutte le persone
stupidamente orgogliose, ma giustamente testarde (e un
calabro-ligure come me potrebbe proporre – su questa
ossessione dell’orgoglio e della tenacia – riflessioni,
confidenze e autoironie di qualche valenza psicologica), non
mi piace chiedere. Ma è bastata qualche parola, sono stati
sufficienti uno sguardo, qualche cauto accenno, per trovarmi
intorno una piccola folla di professionisti e dilettanti,
vicini al cinema o fino a quel giorno del tutto estranei,
disposti, con entusiasmo, a sacrifici anche pesanti, pur di
darmi una mano. Segno che il progetto, almeno sulla carta,
non era malvagio, ma segno anche che in tanti anni di lavoro
avevo saputo meritarmi un po’ di affetto, di simpatia e di
stima.
Posso confessarlo ora: è stata la
spinta decisiva, quella che mi ha galvanizzato. Tutti sanno
– in particolare i giovani che lodevolmente ci provano –
quante difficoltà spuntino a ogni respiro o, meglio,
sospiro, per mandare avanti un’autoproduzione, la
realizzazione di un film non sostenuto alla base da
un’azienda importante. Allora, mi sono detto, vale la pena
di affrontare questa avventura: quanto meno ci divertiremo e
sarà un’esperienza importante, per l’affiatamento del gruppo
di lavoro che riunirà amici vecchi e nuovi.
E così è stato. Il simbolo di
questa valenza dell’amicizia è stato Lucio Presta. Da
imprenditore e manager, ha capito al volo la consistenza dei
problemi economici e le difficoltà prevedibili dei vari
ostacoli. Gliel’ho letto negli occhi, quando gli ho parlato
della mia pazza idea… (pazza perché, questo gli leggevo
negli occhi, avendo io un’identità precisa come autore
televisivo e come giornalista, considerato a torto o ragione
soprattutto uno specialista dell’intrattenimento, chi me lo
faceva fare di andare a cercare guai, cimentandomi nella mia
prima regia cinematografica, per di più in un film di
contenuti aspri, difficili?). E tuttavia, spontaneamente, ha
voluto condividere con me l’investimento economico.
Di più, ben sapendo che volevo
produrre il film in prima persona per evitare la solita via
crucis delle pressioni per ingaggiare questo o quell’attore,
o per modificare il racconto, e via dicendo, Lucio non è mai
entrato, neanche per un istante, nel merito di ciò che
andavo facendo. Un amico, ma anche il socio ideale! E dunque
libertà assoluta, per me, di scegliere e sbagliare. Nella
nostra amicizia e nel nostro rapporto professionale, nessuno
dei due è abituato a guardare sui piatti della bilancia
(peraltro lo facciamo anche con chi non ci è amico…). Ma in
questo caso sono consapevole di aver assunto un debito,
morale, non facilmente ricambiabile.
Altro tema importante, già
delineato in quanto ho scritto, è l’importanza di credere in
ciò che si fa. All’età che ho più o meno faticosamente
raggiunto, mi capita spesso di rivolgere questa predichetta
ai giovani di oggi, giustamente spaventati o intimiditi dai
problemi della società orribile che stiamo lasciando loro in
eredità. E tuttavia penso che, quali che siano i problemi,
bisognerebbe sempre – vale per tutti – battersi per
realizzare non solo i progetti, ma anche i sogni che,
onestamente, il cuore e la mente, il raziocinio e le
fantasie portano sulla nostra strada. Per questo film “La
perfezionista”, mi sono ritrovato con l’entusiasmo e la
determinazione dei vent’anni, l’età in cui tutto ti sembra
possibile.
Infine, la libertà. Nel film è
trattato il tema dell’eutanasia: oserei dire in maniera non
giuridicamente o scientificamente tenebrosa, ma umanamente
coinvolgente, attraverso il racconto di una storia d’amore.
Chi mi segue, conosce le mie idee, ma in questa occasione
vale la pena di sintetizzarle. In una società giusta,
sostengo, nessuno può negarmi il diritto di morire quando e
come io voglia decidere; e questo è tutto, non ci vogliono
poi molte parole, per dirlo. L’essenza della giustizia e dei
diritti dell’individuo è molto semplice, sono le
elucubrazioni degli azzeccagarbugli a rendere disordinato e
confuso tutto ciò che potrebbe essere molto chiaro. Punto.
Aggiungo che, se si perde la
dignità e il controllo delle proprie capacità fisiche e
mentali, a me sembra anche giusto – al di là del diritto,
che mi pare ovvio – porre fine allo strazio di una vita che
non è più vita. E, in conclusione, da una parte rispetto
profondamente ciò che pensano e scelgono persone che,
soprattutto per motivi religiosi, e comunque di fede (che mi
sono, purtroppo, estranei) la pensano diversamente da me, ma
dall’altra esigo che anche il mio diritto sia riconosciuto e
rispettato. Abbiamo già tante gabbie feroci, camicie di
forza, censure, trappole, impedimenti nella vita di ogni
giorno…! Volete almeno lasciarmi la libertà di decidere
quando e come morire?
Forse i lettori si chiederanno: ma
cos’è alla fine questo film e quanto vale?
Non spetta a
me dirlo. Andate a vederlo, vi dico, e qui sto cedendo – la
carne è debole – alla tentazione di promuoverlo, in qualche
modo, anche qui. Mi conforta che la prima uscita, al
Festival di Ischia a luglio, il film sia stato accolto con
attenzione dal pubblico. Sala piena: risate quando era il
momento di sorridere o ridere, tensione e concentrazione nei
momenti drammatici. Un buon test. Per un giornalista e
autore di caratura popolare, come me, non ci sarebbe maggior
soddisfazione, se il test fosse confermato: che un film
“difficile”, disperato, incentrato su temi non semplici,
possa essere seguito senza noia da un pubblico di solito più
benevolmente predisposto verso proposte più lievi e
divertenti.
Cesare Lanza
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INGMAR BERGMAN
Non c’é
nessuna forma d’arte come il cinema
per colpire la coscienza,
scuotere le emozioni e raggiungere
le stanze segrete dell’anima.
(Da “La
lanterna magica”, 1987)
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