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IL MARE NON BAGNA NAPOLI
Natura e ragione, forze
grandi e inconciliabili, governano le terre de nostro
meridione e ne impongono le condizioni
Anna Maria Ortese
Sono trascorsi dieci anni dalla scomparsa di Anna
Maria Ortese e circa cinquantacinque dalla prima
pubblicazione, nel 1953, de “Il mare non bagna Napoli”1.
Come delineato da Fiammetta Jori, nel suo appassionato
articolo sulla capitale partenopea, la Ortese fu tra le
primissime scrittrici a fotografare, con estrema
oggettività, la realtà complessa di questa complicata città.
Il brano che segue, tratto dal racconto “Il silenzio della
ragione”, vuol essere un omaggio alla Ortese, autrice troppo
spesso trascurata, e, allo stesso tempo, una dimostrazione
di come solo intelletti ispirati possano cogliere la verità
dietro le apparenze. (a.p.)
Esiste, nelle
estreme e più lucenti regioni del Sud, un ministero nascosto
per la difesa della natura dalla ragione; un genio materno,
d’illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è
affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni. Se solo
un attimo quella difesa si allentasse, se le voci dolci e
fredde della ragione umana potessero penetrare quella
natura, essa ne rimarrebbe fulminata. A questa
incompatibilità di due forze ugualmente grandi e non affatto
conciliabili, come pensano gli ottimisti, a questa
spaventosa quanto segreta difesa di un territorio – la vaga
natura coi suoi canti, i suoi dolori, la sua sorda innocenza
– e non a un accanirsi della storia, che qui è più che altro
“regolata”, sono dovute le condizioni di questa terra, e la
fine miseranda che vi fa, ogni volta che organizza una
spedizione o invia i suoi guastatori più arditi, la ragione
dell’uomo. Qui il pensiero non può essere che servo della
natura, suo contemplatore in qualsiasi libro o nell’arte. Se
appena accenna un qualche sviluppo critico, o manifesta
qualche tendenza a correggere la celeste conformazione di
queste terre, a vedere nel mare soltanto acqua, nei vulcani
altri composti chimici, nell’uomo delle viscere, è ucciso.
Buona parte di questa natura, di questo genio materno e
conservatore, occupa la stessa specie dell’uomo, e la tiene
oppressa nel sonno; e giorno e notte veglia il suo suo
sonno, attenta che esso non si affini; straziata dai lamenti
che la chiusa coscienza del figlio leva di quando in quando,
ma pronta a soffocare il dormiente se esso mostri di
muoversi, e accenni sguardi e parole che non siano
precisamente quelle di un sonnambulo. Alla immobilità di
queste regioni sono state attribuite altre causa, ma ciò non
ha rapporti con il vero. È la natura che regola la vita e
organizza i dolori di queste regioni. Il disastro economico
non ha altra causa. Il moltiplicarsi dei re, dei viceré, la
muraglia interminabile di preti, l’infittirsi delle chiese
come dei parchi di divertimento, non ha un motivo diverso. È
qui, dove si è rifugiata l’antica natura, già madre di
estasi, che la ragione dell’uomo, quanto in essa vi è di
pericoloso pel regno di lei, deve morire.
Pubblichiamo uno stralcio dal racconto “Il silenzio della
ragione”, da “Il mare non bagna Napoli”, di Anna Maria
Ortese (Decima riedizione, Adelphi 2004)
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MARIO MONICELLI
Il cinema
non morirà mai, ormai è nato e non può morire:
morirà la sala cinematografica,
forse, ma di questo
non mi frega niente.
(Da “ Discorso
consegna Leone d’oro”,
1991)
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CLINT EASTWOOD
Ho sempre
avuto la convinzione che gli attori
che implorano il pubblico di
amarli... siano sempre peggiori
di quelli che dicono: “Andate al
diavolo, se non vi piaccio
non venite a vedermi”.
(Da “Clint
Eastwood – L’uomo dalla cravatta di cuoio ”,
1997)
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