ATTUALITÀ

RONDI VUOLE ROMA
COME CAPITALE DEL CINEMA


Venezia punta sull’arte del film, il festival capitolino si occuperà
sempre di più del cinema come spettacolo, sempre all’insegna,
naturalmente, della qualità


 

Clap*


Gian Luigi Rondi nasce a Tirano il 20 dicembre 1921. Decano dei critici cinematografici, dopo la presidenza dell’ente David di Donatello, nel giugno 2008 è nominato presidente della Fondazione cinema per Roma, che sovrintende alla Festa del cinema, alla quale apporta diverse ed importanti novità, la prima delle quali riguarda il nome della manifestazione che diventa “Festival internazionale del film di Roma”. Il cambiamento coinvolge anche i nomi delle singole sezioni, quasi a sottolineare il desiderio di una più forte impronta di “italianità”.
Dalla carriera ineguagliabile Rondi fonda nel 1946 i Nastri d’argento, insieme con i critici Mario Gromo, Vinicio Marinucci, Gaetano Carancini e Filippo Sacchi. Dieci anni dopo propone all’allora presidente dell’Agis Italo Gemini, di creare un premio che avesse nella sua giuria gli addetti ai lavori e venisse perciò dato dalle categorie cinematografiche, come avveniva già per gli Oscar. L’idea piace e nella prima edizione del luglio 1956, quando ricopre l’incarico di addetto alle relazioni con la stampa, sono consegnati i premi (le statuette del “David di Donatello” che per 5 anni realizzò Bulgari) a Vittorio De Sica per “Pane, amore e...”, a Gina Lollobrigida per “Venere imperiale” e a Walt Disney per “Lilly il vagabondo”. Da allora il premio si sposta a Messina fino al 1978, poi a Firenze e infine nel 1981, quando Rondi ne diventa presidente, si stabilisce definitivamente a Roma1.
Nel 1949 è per la prima volta membro della giuria alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Negli anni cinquanta si concentra la sua attività di sceneggiatore e nel decennio successivo inizia la sua collaborazione anche per la televisione, curando diversi cicli cinematografici dedicati a grandi registi. La sua fama e autorevolezza sono sempre più internazionali come testimoniano la partecipazione alle giurie dei più grandi festival di tutto il mondo: Berlino, Cannes, Rio de Janeiro, San Sebastian.
Nel 1970 fonda il Festival delle nazioni di Taormina del quale è anche il primo direttore artistico. Commissario alla biennale di Venezia nel 1971, vi ritorna nel 1983 e nei quattro anni nei quali è direttore della mostra, ridà grande smalto alla manifestazione, riavvicinando i grandi autori a Venezia. Dopo essere stato presidente di giuria al festival di Locarno, Rondi nel 1988 è nominato, dalla Presidenza del consiglio dei ministri, membro del consiglio direttivo della biennale di Venezia, con incarico quadriennale.

 

Sceneggiatore, critico cinematografico, scrittore. Cosa sognava di diventare da bambino?

 

“Scrittore”.

 

Nel 1949 lei è membro della giuria di Venezia. Che Italia era descritta?

 

“L’Italia che si ricostruiva”.

 

Il nostro paese è mutato in questi 60 anni. Il cinema ha saputo adeguarsi? Come è cambiato?

 

“Si é fatto determinare dai mutamenti”.

 

C’è un’attrice, o perché no, un attore che ha sottovalutato e sul quale poi si è ricreduto?

 

“No”.

 

E un regista?

 

“Pasolini”

 

Sul Celentano di “Yuppi Du” scrisse: “È nato un nuovo Charlie Chaplin”, ma stracciò “Tristana” di Buñuel. È ancora dello stesso parere?

“Yuppi Du” viene riproposto quest’anno alla mostra di Venezia e per “Tristana” non so come sia nata una così sciocca leggenda a riguardo. Basta leggere la mia recensione su “Il Tempo” del 30 giugno 1970. Cominciava così: “Un film limpidissimo, lineare, addirittura casto” ... e avanti seguitando”.

 

Pasolini, Fellini, De Sica. Ci confida, se ne ha, qualche aneddoto su di loro?

 

“Troppi per una sola intervista”.

 

La supremazia delle pellicole americane è un dato di fatto. Dipende solo dai maggiori capitali investiti nel cinema o da maggiore professionalità?

 

“Il cinema americano conosce e applica meglio di altri i segreti per avere successo in platea”.

 

Di recente, lo sciopero degli sceneggiatori ha messo in ginocchio Holliwood, sia nella produzione dei serial televisivi, sia in quella dei film. In Italia gli sceneggiatori hanno lo stesso peso?

 

“Basterebbe dimostrarlo con uno sciopero analogo qui da noi”.

 

Se dovesse azzardare un bilancio, la situazione del cinema italiano è in pareggio, guadagno o perdita?

 

“Decisamente in guadagno, specie di recente”.

 

Il Vaticano ha dato parere contrario all’utilizzo delle chiese romane per le riprese del film “Angeli e demoni”. Da cattolico, lei è d’accordo?

 

“Certo”.

 

Gli aiuti economici al cinema sono spesso oggetto di polemica. Lei come li valuta?

 

“Sono importanti e spesso necessari”.

 

Il cinema è solo evasione o può far passare messaggi importanti?

“Tutte e due le cose”.

 

Il “Divo” e “Gomorra” hanno diviso pubblico e critica per aver offerto un’immagine non edificante dell’Italia e di alcuni suoi rappresentanti. Lei cosa ne pensa?

 

“Gomorra” è un’opera maggiore, “Il Divo” cinematograficamente ha dei valori, ma dedicato a una persona reale, con nome e cognome, ha il torto di falsarne i contorni”.

 

Ha creato e presieduto tanti premi, dai Nastri d’argento ai David di Donatello. Quali sono state le occasioni più utili per il cinema?

 

“Tutti i premi sono utili al cinema”.

 

Berlino, Locarno, Taormina, Venezia, Roma, Cannes: qual è il suo giudizio su questi festival?

 

“Tutti i festival favoriscono il cinema”. 

 

In cosa la Festa di Roma può distinguersi dalla Biennale di Venezia?

 

“La mostra di Venezia, dalla sua istituzione nel 1932, punta sull’arte del film, il festival di Roma si occuperà sempre di più del cinema come spettacolo, sempre all’insegna, naturalmente, della qualità”.

 

Quali saranno i punti essenziali del suo programma per Roma? E il più significativo cambiamento?

 

“Innanzitutto la “Festa del cinema di Roma” ha cambiato nome. La terza edizione della manifestazione, in programma del 22 al 31 ottobre, diventa “Festival internazionale del film di Roma”. Alla base ci sarà nuovamente il connubio fra vocazione popolare e qualità della proposta culturale.

Un mix in grado di coinvolgere, all’interno dello stesso evento, i grandi appassionati di cinema, ma anche coloro che non hanno mai partecipato ad un festival”.

 

La critica cinematografica a volte assomiglia ad un passatempo collettivo. Cosa, invece, deve e non deve fare un buon critico?

“Il critico deve sempre giudicare con obiettività. Mettendo a servizio dei suoi giudizi la sua conoscenza delle tecniche del cinema e il suo gusto”.

 

I film, oltre che in tv, sono ormai visibili anche su computer e telefonini. Esiste ancora il fascino del grande schermo, in sala?

 

“Naturalmente”.

 

I titoli di tre film che bisogna, assolutamente, vedere?

 

“Ce ne sono molti di più. Possiamo provare: “La grande illusione” di Renoir, “Paisà” di Rossellini, “Otto e mezzo” di Fellini”.

 

Glossario essenziale del “Festival internazionale del cinema di Roma”2

 

Anteprima – Première: insieme a “Cinema 2008”, “Anteprima – Première” compone la selezione ufficiale del “Festival internazionale del film di Roma”. La sezione conferma la propria vocazione spettacolare, ma intercetta con forza i segnali del nuovo impegno del cinema internazionale, in particolare hollywoodiano.

 

Cinema 2008: 14 film in anteprima internazionale ed europea, il miglior cinema indipendente da tutto il mondo, l’eccellenza creativa degli autori, l’originalità e l’innovazione espressiva. Tutto questo è “Cinema 2008” che compone la selezione ufficiale assieme ad “Anteprima – Première”.

 

L’altro cinema – Extra: è la sezione ideata per gettare uno sguardo multiplo sulle nuove frontiere aperte da chi sta creando qualcosa di nuovo e diverso nel territorio dell’audiovisivo.

 

Alice nella città: raccoglie nel suo programma una selezione internazionale dedicata al cinema per e dei ragazzi.

 

L’Occhio sul mondo – Focus: musica, arte, incontri, letteratura e naturalmente cinema. La sezione “Focus” coglie frammenti significativi della cultura di un paese attraverso una serie di eventi trasversali che ne illustrano la vitalità, la creatività e la contemporaneità.

 

Luoghi

 

La scenografia della manifestazione sarà l’intera città di Roma. Come cuore pulsante, l’Auditorium Parco della Musica – progettato da Renzo Piano – ed il Villaggio del Cinema.

 

Da non perdere

 

Focus sul Brasile, con film, musica, mostre e incontri. Ci sarà poi una giornata dedicata alla cinematografia e documentaristica tibetana. All’evento parteciperà anche il Dalai Lama. 

 

*Dice di sé.

Clap. La sua vita è in un battito d’ali, nell’applauso del pubblico.




1) Da “Cinecittà News”, intervista a Gianluigi Rondi di Dina D’Isa, 28\08\2006

2) Le informazioni sono tratte dal sito ww.romacinemafest.it





CRISTINA COMENCINI

L’Oscar in fondo è una cosa da sogno, no?

Forse una favola, ma gli americani fanno diventare tutto,

nel bene e nel male, una favola.

(Da “Il Secolo XIX”, 2006)





 

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