ATTUALITÀ
LE BANCHE ITALIANE SONO VIRTUOSE, PAROLA DI CORRADO
FAISSOLA
Il presidente dell’Abi fa il
punto sulla situazione economico-finanziaria del Paese,
sottolineando la necessità di garantire una sempre
maggiore chiarezza e trasparenza ai clienti
Matteo Lo Presti*
Presidente
dell’Associazione bancaria italiana dal luglio 2006, vice
presidente della Federazione ABI-ANIA dal maggio 2008.
Dottor Faissola, può brevemente raccontare il suo viaggio di
avvicinamento a così importanti incarichi?
“Il mio è un percorso a tappe
iniziato e proseguito in banca. Dall’assunzione presso
l’istituto bancario Sanpaolo di Torino nel 1960 alla
promozione a direttore centrale nel 1979, la mia carriera si
è poi sviluppata presso altri istituti: amministratore
delegato e direttore generale della Banca provinciale
lombarda dal 1984 al 1987, consigliere delegato del Cab fino
al 1998, e consigliere delegato della Banca lombarda e
piemontese fino al marzo 2007. Al momento, presiedo il
consiglio di sorveglianza di Ubi Banca, nata dalla fusione
tra Banca lombarda e piemontese e Banche popolari unite.
Insomma, crescendo la passione per il mio lavoro, sono
cresciute le responsabilità”.
Nel nostro paese, votato più alla
cultura umanistica, i giovani sono facilitati ad
intraprendere la carriera finanziaria?
“L’impegno delle banche va in
tale direzione. In particolare con la promozione di
iniziative quali “Diamogli credito”, l’Abi vuole contribuire
a limitare la fuga delle menti migliori per carenza di mezzi
finanziari. Ricordo anche gli interventi per semplificare le
procedure di prestito agevolato per frequentare master e
università”.
Il sistema bancario italiano,
rispetto non solo alle banche europee, ma confrontato con il
sistema bancario mondiale, quale livello di efficienza e di
funzionalità presenta rispetto alla clientela?
“Le banche italiane sono tra le
più virtuose sia sul fronte delle informazioni al mercato,
sia nella capacità di gestione dei crediti: conferma è che
la crisi finanziaria che viviamo ha toccato il settore in
maniera non profonda. Da ciò lo stimolo a migliorare
ulteriormente le relazioni con la clientela, garantendo
standard di trasparenza e chiarezza sempre più elevati anche
attraverso la collaborazione con le associazioni dei
consumatori e le autorità di controllo. Risultati importanti
li abbiamo già ottenuti per quanto riguarda la competitività
e l’abbassamento dei costi: rispetto al 2004 il prezzo dei
conti correnti presenti nel sito di PattiChiari è diminuito
di oltre il 30% in termini reali”.
Lei, cliente ipotetico, come
sogna di vedere modificato il sistema bancario italiano?
“Più che sogno è già realtà un
sistema dove le banche concorrono sempre di più per
aumentare la loro quota di mercato con offerte centrate al
miglioramento della qualità dei servizi e dove la
semplificazione dei rapporti tra banca e clientela sia
massima. Abi si sta impegnando affinché le informazioni
siano sempre più il mezzo per aiutare il cliente al
confronto delle offerte per fare scelte adeguate alle
proprie esigenze”.
Ma esiste davvero la concorrenza
tra le banche italiane per conquistare i clienti, oppure
come per le società petrolifere o per le società di
assicurazione, è più facile trovare accordi di cartello?
“La concorrenza è fortissima.
Siamo passati da un sistema di banche pubbliche ad
un’industria costituita da imprese private in reale
concorrenza tra loro. L’attività del settore bancario è
regolata da leggi precise che le banche seguono
scrupolosamente. In più la presenza sul campo di Banca
d’Italia, Antitrust e Consob, serve ad assicurare la
neutralità e l’oggettività delle informazioni finanziarie,
quindi a favorire lo sviluppo di dinamiche competitive piene
e a garantire servizi di qualità al cliente”.
Nei film americani spesso si vede
un lavoratore che si presenta davanti al direttore di una
banca, gli illustra un progetto imprenditoriale e subito il
direttore gli finanzia l’idea. In Italia non si vedono mai
film in cui si rappresenta questa realtà: le banche italiane
finanziano solo chi ha già i soldi?
“Le banche in tutta Italia
servono 3.500.000 clienti ogni giorno. Questo si chiama
fiducia e non esclusiva nei confronti di uno o di un altro.
Cito anche alcuni dei dati di una nostra recente indagine su
“Banche e inclusione finanziaria”: la diffusione della
microfinanza nel sistema bancario italiano è in crescita,
gli istituti di credito che promuovono servizi per
l’inclusione finanziaria di persone a basso reddito o in
situazione di disagio sociale rappresentano il 70% del
totale attivo e circa il 73% degli sportelli. Nei prossimi 5
anni oltre il 90% delle banche ha intenzione di aumentare il
credito e i servizi di pagamento e risparmio”.
Il nostro paese era famoso nel
mondo per le buone capacità che gli italiani avevano nel
risparmiare. Questa virtù sembra andata persa: quali secondo
Lei le cause? Possibili rimedi?
“Gli italiani risparmiano ancora:
la dinamica della raccolta bancaria continua ad accelerare a
giugno (+10,7% annuo). Quindi non è un problema di virtù.
Naturalmente la situazione economica generale è difficile e
bisogna fare i conti con questo problema”.
Si discute molto sul grave
problema del “massimo scoperto” che i clienti devono pagare
alle banche e che viene considerato a livello vessatorio. È
così?
“Ribadisco la posizione espressa
all’assemblea annuale di Abi: è necessario un ripensamento,
garantendo maggiore chiarezza e trasparenza ai clienti. La
commissione ha più di mezzo secolo di vita e l’introito
derivante è molto consistente per il sistema bancario. I
tempi però sono oramai maturi per trovare un’altra formula,
più simile a quelle presenti in altri Paesi. Spetta comunque
esclusivamente alle singole banche definire i rapporti con
la clientela”.
Il processo di integrazione
bancaria a suo giudizio non ha creato vuoti territoriali di
rapporti con la clientela che preferisce rivolgersi alle
piccole banche meglio posizionate sul territorio?
“Negli ultimi due anni il settore
bancario italiano ha registrato un’ulteriore fase di
trasformazione. Le banche italiane oggi sono più forti in
Italia e all’estero. Ciò tuttavia non ha creato problemi sul
territorio, anzi l’ingresso di grandi gruppi, per esempio,
nella proprietà delle banche meridionali ha accresciuto la
capacità di prestare denaro alle imprese del Mezzogiorno e
ha contribuito decisamente ad arricchire prodotti e servizi.
Le banche locali rappresentano una ricchezza per il Paese,
sono radicate nel territorio e svolgono con competitività ed
efficacia la loro attività. Tutto ciò, naturalmente, va
coniugato con la capacità di innovarsi, di adeguarsi ai
tempi e alle nuove esigenze dei propri interlocutori”.
Giovani, studenti, ricercatori
universitari, giovani coppie che mettono su famiglia e in
cerca di casa: dottor Faissola i protagonisti dell’Italia
del futuro cosa si devono aspettare dall’intreccio tra
economia e politica?
“Le banche continuano a cambiare,
a cambiare in meglio, e cercando di rispondere alle esigenze
che via via si manifestano, si adeguano ai tempi. Il mio
auspicio è un sistema paese rivolto sempre di più verso
standard elevati di efficienza, competitività, meritocrazia
e impegno sociale che non lasci indietro nessuno”.
*Dice di sé.
Matteo Lo Presti. Nato a Spilimbergo
(Pordenone) nel 1944: dal padre siciliano ha ereditato il
gusto prepotente per la libertà e dalla madre friulana il
sapore onesto per il rigore e la solidarietà umana.
Cresciuto a Genova ha studiato al Liceo Colombo, lo stesso
frequentato da Fabrizio De Andrè ed Enzo Tortora. Laureato
in filosofia, ha imparato da Pietro Nenni e Sandro Pertini
cosa valgano nella vita giustizia e libertà. Giornalista da
tanti anni: Cesare Lanza suo direttore al quotidiano “Il
Lavoro” gli ha insegnato a non avere paura delle notizie e
del potere.
|
CARLO VERDONE
Compagni di scuola resterà nei
miei ricordi come il più bel set
della mia vita. Erano 17 attori,
ma non avvenne un litigio,
una competizione… Più di una
volta temetti di non farcela,
tanto era complesso il racconto.
E un giorno, in piena crisi,
pregai Sergio Leone di aiutarmi
dal cielo… Suppongo l’abbia fatto.
(Da “www.carloverdone.it” )
|
|