COSTUME

FREE PRESS, CUORE PULSANTE
DELLE METROPOLI


Nell’epoca della crisi della carta stampata e della globalizzazione
la stampa libera è la nuova sfida di Fabrizio Coscione,
imprenditore passato all’editoria per passione


 

Pina Bevilacqua*


E’ un momentaccio per l’editoria su carta, costretta a fare i conti con le immediate e globali internet news, e, per ciò, a mantenere costosissimi siti aggiornati 24 ore su 24, senza risolvere molto. Perché con internet aumentano i lettori del web (nel 2007, secondo una recente indagine della Scarborough Research, +15%), ma calano le vendite della carta stampata, anche per il “Los Angeles Times” – che, per arginare le perdite, ha appena annunciato una riduzione di pagine (-15%) e organico (-250 posti di lavoro) – , e per il New York Times, che in primavera ha tagliato dell’8% il personale… Ma “lui” si mette a fare riviste… per giunta free press. E in piena globalizzazione, persino city magazine.

“Lui” è Fabrizio Coscione, brillante imprenditore romano, editore di “FlemingRoma”, il principale free magazine della capitale. Ora affiancato da “FlemingMilano” e “FlemingNapoli”, distribuito anche a Capri e in costiera amalfitana. Mensile d’informazione, cultura, sport, spettacolo, ma anche canale privilegiato e diretto per dialogare con gli abitanti dei quartieri, e soprattutto guida esclusiva di stile, sempre attenta alle ultime novità. 160 pagine di carta patinata, una stampa di alta qualità, una fotografia impeccabile, una sciccheria.

Alla base di “Fleming” c’è la passione per la comunicazione, la voglia di sperimentare, il desiderio di poter abbattere le barriere, persino di fare qualcosa di buono per questa società. Un’avventura affascinante, quasi una sfida.

 

Molti la conoscono. Può presentarsi per tutti gli altri?

 

“Sono nato a Roma, 35 anni fa. Non ho fratelli. Mio padre è un dirigente d’azienda, mia madre un avvocato. Educazione molto rigida. Studi in materie giuridiche. Ho un cane, Caio, uno dei pochi che mi sopporta, e che mi rilassa nei momenti di stress. Una vita piena di lavoro. Poco tempo libero per il resto. Una grande passione per i viaggi, che mi distendono e mi arricchiscono, specie per il contatto con la gente. Tutto è iniziato nel ’95, con un piccolissimo aiuto iniziale dei miei genitori”.

 

Perché un giovane imprenditore si mette a fare l’editore?

 

“Per passione. A 28 anni ho rilevato una televisione privata, “Tele In”, che trasmette in provincia di Roma e Latina. Ma anche per motivi, ­diciamo così, di giustizia sociale: credo molto nella forza della comunicazione! Mi spiego. Avvertivo il decadimento, anche morale, della società e per tentare di cambiare un po’ le cose, ho voluto creare una voce libera sul territorio, che si mettesse al servizio del cittadino, che desse spazio alle opinioni e a quelle notizie che difficilmente trovano posto sugli altri media. Tre anni fa, poi, ho rilevato la storica testata “Fleming Roma”. Ci ho investito, ci ho lavorato molto, ed ho creato un prodotto totalmente ­diverso nei contenuti e nella grafica, trasformando un giornale di quartiere in strumento di comunicazione che si può proiettare al di fuori”.

 

Già, al di fuori, per esempio, a Milano, Napoli…

 

FlemingNapoli” sta per partire, è uscito solo episodicamente. “FlemingMilano”, invece, è già stato sufficientemente sperimentato ed è, ormai, in fase d’avviamento. Nonostante tutto, i cambiamenti sono stati radicali. Il cuore pulsante è rimasto ad Aprilia, ma da una redazione si è passate a tre, quella di Roma, e poi Milano e Napoli, per seguire da vicino le realtà che, poi, vengono riportate.

La mission di “Fleming” è, infatti, raccontare il territorio, cogliendone gli aspetti più nuovi o inesplorati. Oltre che trovare un filo conduttore, quei fattori comuni tra le tre città emblematiche del nord, centro e sud Italia, socialmente diverse, ma solo apparentemente, e comunicarli per integrarle. Tutto questo nella prima parte della rivista, che nasce dalla collaborazione delle tre redazioni. Nella seconda parte, chiamata Cocktail, sono riportati feste ed eventi legati al territorio, con un occhio sempre attento a tutte le possibili novità”.

 

Praticamente sta costruendo un network! Dove vuole arrivare?

 

“Dove mi porterà la voglia di raccontare altre realtà altrettanto vivaci, nella loro continua mutazione. Intanto, sto rilevando una rivista presente da almeno 5 anni sul territorio milanese, da affiancare alla neonata “FlemingMilano”, dalla quale si distinguerà per contenuti e forma più di tendenza. Inoltre, dopo un anno di significativo lavoro, tra poco, sul sito www.flemingpress.it, si potrà linkare sia “FlemingRoma” che “FlemingMilano”. Ho cercato di fare un sito diverso dalla rivista. Meno elegante, ma più rapido e comunicativo. E soprattutto interattivo, per creare un dialogo continuo con i lettori. Sarà una sorpresa!”.

 

La grafica è molto curata.

 

“Si. Ci sono due grafici e un art director che lavorano per fare in modo che il progetto grafico di base venga rispettato. Ma altrettanta importanza si riserva ai contenuti… Insomma, il prodotto è frutto dell’equilibrio tra contenuto e contenitore”.

 

“Fleming” di cosa tratta?

 

“C’è moda, costume, tempo libero, benessere, lifestyle di lusso, arte, spettacolo, interviste a personaggi famosi e ancora tutti da scoprire, eventi, feste… Una grande attenzione per fenomeni sociali e nuove tendenze, per rappresentare al meglio la realtà e i suoi continui cambiamenti. Lasciando da parte gli aspetti troppo impegnativi, perché “Fleming”, senza diventare leggero, vuole essere un piacevole riparo dai bombardamenti della cronaca in senso stretto”.

 

Dove si può trovare?

 

“Nei punti più socialmente rappresentativi della città, municipi, banche, bar, alberghi, ristoranti, palestre, circoli sportivi, centri commerciali, cinema, teatri, locali notturni… dove viene distribuito gratuitamente ai primi del mese”.

 

Il target della rivista?

 

“Essendo distribuita in luoghi alla moda e allineandosi con prestigiosi brand, è destinata ad un lettore di alto profilo, dai 25 ai 45/50 anni, che ultimamente ci chiede contenuti più impegnativi, senza, però, stravolgere l’idea iniziale di una rivista che informa e intrattiene. Naturalmente, stiamo lavorando molto anche su questo”.

 

A quante copie è arrivato?

 

“A Roma a 80 mila copie. Mi bastano. Magari averne altrettante a Napoli e a Milano, dove siamo già a 50.000. Più 30.000 di distribuzione estiva (a Porto Cervo, Capri, Milano Marittima, Ponza, Panarea, Porto Ercole) e 20.000 di distribuzione invernale (Cortina, Madonna di Campiglio.)”.

 

Un bilancio generale dell’operazione?

 

“Difficilmente si riesce a fare utili da strumenti editoriali, specie in questo periodo in cui gli operatori economici, che poi sono i sostenitori della carta stampata, cercano di tagliare i costi, tra cui quelli della pubblicità. Ma sono soddisfatto di essere riuscito a raggiungere lo stesso un pareggio di conto economico, che, poi, riporta un utile significativo: l’arricchimento umano e la soddisfazione professionale che giornalmente traggo dal mio giornale. Infine, la mia sfida era quella di passare dalla televisione alla carta stampata, e credo di esserci riuscito”.

 

Oltre ad essere editore, è anche direttore editoriale di “Fleming”. Solo sulla carta, come tanti, o lo è sul serio?

 

“Supervisiono tutto, anche la grafica e poi mi occupo, personalmente, della selezione delle feste, degli eventi e della scelta del personaggio di copertina. Puntando sui personaggi più significativi della televisione, del cinema, della moda, ma anche sui volti nuovi, anzi, sempre più su questi, coerentemente con la scelta iniziale di voler essere una voce libera”.

 

Mi risulta che dopo una certa copertina la sua rivista sia sparita dal Senato?

 

“Sono stato criticato per una copertina un po’ osé di Linda Batista. Che poi non era nemmeno così spinta… Una cosa che, forse, non avrei dovuto fare, ma che rifarei. Perché i falsi moralismi non mi piacciono. E perché è meglio vivere di rimorsi che di rimpianti”.

La critica che l’ha turbata di più?

 

“Le critiche non mi infastidiscono, anzi, mi aiutano a migliorare. E poi, l’apprezzamento dei lettori, che mi dimostrano giorno dopo giorno il loro affetto e la loro vicinanza, mi spingono ad andare avanti, ad andare oltre.

Possono solo turbarmi le critiche infondatamente distruttive, che a livello economico e sociale producono i disastri che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni”.

Perché un mensile?

 

“Perché il processo che si crea è affascinante… Il lettore della rivista è attivo, nel senso che fa propri i contenuti, li sviluppa, li divulga, e non perché è stato sapientemente fidelizzato, come succede per i quotidiani, ma quasi per una forma di innamoramento, come avviene per i libri”.

 

Perché proprio un free city magazine?

 

“In Italia è un fenomeno recente, che sta crescendo. Uno strumento editoriale a basso costo, nato da imprenditori medio-piccoli, che si pone come libera alternativa a quelli tradizionali. Anche perché è un efficace strumento promozionale che, attraverso il suo sistema distributivo, mirato e capillare, e la vicinanza al territorio, offre alle aziende maggiore visibilità (cioè un’ideale copertura del territorio di riferimento e la possibilità di raggiungere il target prefissato) a costi inferiori rispetto a quelli dei media tradizionali. Questo consente di ridurre la catena delle speculazioni pubblicitarie. Una bella sfida, che io ed altri editori del settore abbiamo colto”.

 

Nell’era della globalizzazione ha ancora senso parlare del “cortile di casa”?

 

“Ancora di più, perché proprio per esserci troppo globalizzati abbiamo perso di vista il “cortile di casa”, e questo ci ha spersonalizzati, ci ha fatto perdere le radici. In questo senso “Fleming” vuole proprio essere la rivista del “cortile di casa”, anche se sempre integrata in un contesto più ampio”.

 

“Video killed the radio star” cantavano nel 1980 i Buggles… A quando l’assassinio della carta stampata ad opera del video… E il video morirà mai per mano della famigerata rete?

 

“Nessuno distruggerà nessuno. Ma si deve mirare ad una comunicazione integrata tra televisione, carta stampata e rete telematica, che nel mio piccolo ho cercato di costruire. Ogni strumento deve adattarsi il più rapidamente possibile alle nuove istanze, per ricreare l’equilibrio del momento tra le varie forme di comunicazione, equilibrio che cambia di continuo, inseguendo la realtà. Uno squilibrio prolungato tra internet, stampa e tivù potrebbe essere letale. Ma se ci sarà questo continuo aggiornamento degli equilibri, nessuno mangerà nessuno!”.

I rapporti con i suoi collaboratori?

 

“Quando si impegnano, c’è un rapporto quasi idilliaco, altrimenti il rapporto è conflittuale, come in tutte le realtà imprenditoriali”.

 

E con il tempo?

 

“Con il tempo ho il rapporto peggiore. Dormo pochissimo, eppure non mi basta mai, e questo mi angoscia. Taglio, purtroppo, sulla vita privata e personale, ultimamente anche sui viaggi, l’ultima cosa che mi era rimasta”.

 

Protagonista del gossip (sempre in compagnia di belle ragazze, in feste e locali alla moda) e poi capace di firmare progetti di idee intellettuali?

 

“È la mia duplice e contraddittoria natura, criticata da alcuni, apprezzata da altri… tra la tesi e l’antitesi c’è sempre la sintesi… e la sintesi è work in progress”.

 

Da bambino cosa sognava di diventare?

 

“Il notaio. Ma i miei mi volevano magistrato”.

 

Cosa farà da grande?

 

“Il sognatore. Voglio continuare ad immaginare una realtà migliore e lavorare per questo”.

 

Ha ancora tanti sogni nel cassetto…

 

“Tanti, ancora tanti, ma, preso dagli impegni giornalieri, non ho neanche il tempo di tirarli fuori!”.

 

*La mamma dice di lei.

Laura Cosenza Bevilacqua. Troppi libri, giornali e discorsi seri a tavola sin da piccola… Mia figlia Pina è venuta fuori uno tsunami. Da adolescente, con le sue ballate, ha vinto premi di poesia. Ha scritto per quasi tutti i giornali, dal “Corriere della Sera” a “Cosmopolitan” passando per “La Settimana Enigmistica” (cruciverba, rebus e sciarade), dall’intervista esclusiva a Raffaele Cutolo al film-documento sulle stragi insolute, ai primi reportage italiani sugli “scambisti” e sul sadomaso (pubblicati anche negli Stati Uniti). È diventata avvocato, ma poi si è data alla televisione.






 

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