COSTUME
NOI SCIENZIATI NON SOPPORTIAMO IL COMANDO
Il filosofo Giulio Giorello
ammette: “Il vero problema nel nostro Paese non è la
contrapposizione tra atei e credenti, ma tra coloro che
sono atei o credenti in una prospettiva aperta alla critica
e quelli che restano attaccati ai loro dogmi, religiosi
o scientistici che siano”
Matteo Spilimbergo
Professor
Giorello, lei da sempre si batte per fissare corretti
rapporti nella cultura italiana tra scienza e laicità.
Perché nel nostro Paese si deve sempre partire dalle
fondamenta, mentre in altri paesi europei le costrizioni
intellettuali non conoscono rigidità?
“Non sono certo quei laici che, non
riconoscendosi in alcuna chiesa, finiscono poi per operare
in difesa di qualsiasi chiesa, nonché di coloro che sono
atei o agnostici, che insistono sui fondamenti di un qualche
tipo! Chi è poi educato alla dinamica del pensiero tecnico
scientifico sa bene che, per dirla con il matematico Bruno
de Finetti, si “costruisce non su roccia, ma su sabbia”,
anche se ovviamente… non tutta la sabbia è uguale. Certo,
nel nostro Paese, c’è il vizio di richiamarsi di continuo a
principi generali senza alcun rispetto per la realtà dei
fatti. Avremmo bisogno di un sano empirismo, di un empirismo
senza dogmi. Invece, ci tocca sopportare i dogmatici
nostalgici del fascismo, del comunismo o magari del potere
temporale dei papi”.
Pensa che la cultura di papa
Benedetto XVI condizioni certe arretratezze interpretative
delle scoperte scientifiche nel mondo contemporaneo?
“Ritengo che questo Papa abbia
una concezione piuttosto rétro dell’impresa scientifica,
come mostrano alcune sue osservazioni sull’evoluzionismo
darwiniano. Per Joseph Ratzinger le idee di Darwin circa la
trasmutazione delle specie per selezione dovuta alla
pressione ambientale si riferiscono ad un ambito temporale
troppo vasto perché ci siano le opportune “verifiche”. Ma
questo è un criterio rigidamente positivistico! A maggior
ragione sarebbero ridotte a speculazioni non controllabili
geologia e cosmologia! La migliore filosofia della scienza è
andata oltre questo astratto schematismo”.
Sempre il Papa ha la pretesa di
considerare non credenti, atei, agnostici “credenti
stonati”. Che cosa rispondere?
“Il vero problema nel nostro
Paese non è la contrapposizione tra atei e credenti, ma tra
coloro che sono atei, agnostici o credenti in una
prospettiva fallabilistica, cioè aperta alla critica o alla
revisione, e quelli che invece restano tenacemente attaccati
ai loro dogmi preferiti, religiosi o scientistici che
siano”.
Se dovesse spiegare ad un giovane
liceale il termine “teologia” userebbe quale linguaggio:
quello degli artifici, della poesia, della scienza?
“Userei la stessa definizione di
Borges: un ramo della letteratura fantastica”.
Perché è sempre viva la polemica
tra scienziati seguaci delle teorie di Darwin e i
creazionisti?
“Si tratta di una
contrapposizione che ha radici abbastanza antiche, nel senso
che il letteralismo nell’interpretazione della Genesi e la
teoria del disegno intelligente erano presenti ben prima che
Darwin pubblicasse “L’origine delle specie”. Non si tratta
però di una contrapposizione intellettuale, bensì di uno
scontro politico, come hanno mostrato storici e filosofi
attenti come Pietro Corsi e Telmo Pievani. Detto molto in
breve: i preti vogliono comandare anche in campo
scientifico. E noi scienziati non vogliamo essere
comandati”.
Il suo amico Timothy Hunt, premio
nobel in fisiologia e medicina (2001) in un dialogo avuto
con lei spiegava che non c’è nessun bisogno di invocare un
disegno intelligente, né tanto meno provvidenziale nello
studio della biologia: deriva da qui tanta ossessiva paura
per le scienze?
“Di certo Darwin ha sostituito
alla “teologia naturale” la “selezione naturale”. Lui stesso
ne era ben consapevole, come mostrano le pagine più belle
della sua autobiografia. I neofondamentalisti protestanti
non gliel’hanno mai perdonata. Certi cattolici non sono da
meno – a riprova che la madre degli imbecilli è sempre
gravida”.
Quali sono i confini etici per
uno scienziato?
“Quelli di qualunque cittadina o
cittadino: il non recare danno ad altri. Come diceva Thomas
Jefferson, “non mi importa quel che crede il mio vicino,
l’importante è che non mi ammazzi o mi derubi”.
Il nostro Paese pare in grande
difficoltà per drammatiche e colpevoli arretratezze
culturali. Se fosse ministro della Pubblica istruzione dove
interverrebbe immediatamente?
“In moltissimi settori, a
cominciare da un più ampio finanziamento per la ricerca
scientifica. Sostituirei l’ora di religione con un’ora di
cunicultura (allevamento scientifico dei conigli)”.
Nepotismo, inadeguatezze
politiche, mancanza di investimenti nella ricerca: queste e
altre le piaghe dell’università italiana.
“Sì, ma anche una struttura
burocratica pesante. Applicazioni banali e sbagliate del
peggior sindacalismo. (Si vedano alcune proposte del signor
Fabio Mussi, oggi meritatamente buttato fuori dal
Parlamento)”.
Tutti sanno che lei ama molto
Giordano Bruno: che cosa l’attrae di questo grande genio
filosofico? La profondità del pensiero, il rogo sul quale fu
bruciato? E delle scuse formulate qualche secolo dopo “in
memoria” da Giovanni Paolo II?
“A parte il suo tragico destino,
Bruno, come a suo tempo ebbe a scrivere James Joyce,
costituisce la grande apertura della modernità, in
cosmologia come in etica. La sua domanda è ancora la nostra:
quale morale per chi abita in un universo senza confini?
Quanto poi alle tardive scuse di qualche pontefice, non so
che farmene”.
Si leggono spesso notizie sul suo
cordiale rapporto con il cardinale Martini, gesuita
tormentato, capace di dure, profonde analisi sul ruolo della
testimonianza cristiana nel mondo contemporaneo: cosa vi
divide, cosa vi unisce?
“Martini dà prova che anche tra
le gerarchie della chiesa cattolica romana si possono
trovare persone serie e appassionate. Abbiamo in comune,
credo, lo stesso amore per la verità e per la vita. Per il
resto, ci sono piccole differenze”.
Lei coltiva anche grande passione
per i personaggi dei fumetti. Uno su tutti: Zorro. Perché
questo eroe solitario, ma anche ambiguo nella sua doppiezza
esistenziale?
“Zorro non è esattamente un
personaggio dei fumetti, anche se qualche volta si è
espresso mediante le celebri “nuvolette”. Il mio eroe
preferito è il Micky Mouse (Topolino) degli anni trenta e
quaranta, o ancora degli anni cinquanta, l’Irish american
capace di audaci intuizioni e coraggiose linee di azione.
Quanto al fumetto in generale, come ho mostrato nel mio
libro “La scienza tra le nuvole”, scritto insieme con Pier
Luigi Gaspa (Raffaello Cortina, Milano 2007), esso
rappresenta un bellissimo esempio di come si possano
coniugare insieme figura, parola e sequenza temporale. Ciò
ne fa uno strumento impagabile, anche per la comprensione
del pensiero scientifico”.
Le sue lezioni appassionano il
pubblico per la concretezza metodologica e l’ironia serena e
accattivante. In che modo la fantasia ha aiutato la storia
della scienza?
“Per rispondere a questa domanda
bisognerebbe scrivere un intero trattato! Limitiamoci alla
battuta di William Blake: “Quello che oggi date per provato,
un tempo fu solo immaginato”.
Eccessi demografici, mutazioni
climatiche, fame nel mondo, carenza d’acqua. Analisi
catastrofiche per il futuro dell’umanità. Professor Giorello
a cosa e a chi credere? Il futuro è davvero così minaccioso?
“Le attuali crisi demografiche ed
ecologiche si affrontano non con meno, ma con più scienza.
Questa è la discriminante che mi
separa da coloro che rimpiangono la natura selvaggia, ma
anche da coloro che pensano che allo tsunami si resista… con
le preghiere”.
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