PROFILI

BURT BACHARACH,
MAGIC MOMENTS PER LA MUSICA


Compositore fra i più grandi del ventesimo secolo, ha
saputo raffinare sempre più il suo stile aprendo anche
a generi che poco hanno a che vedere con la storia


 

Dario Salvatori*

 


E’ passato quasi del tutto inosservato il compleanno di Burt Bacharach, uno dei più celebri compositori della nostra epoca. Non che un nome come il suo abbia bisogno di encomio ulteriore – bastano i tre Oscar e i seo Grammy – ma forse i suoi 80 anni potevano esser almeno ricordati degnamente.

Burt Bacharach è sicuramente uno dei compositori di musica popolare più importanti del ventesimo secolo, allo stesso livello di nomi quali George Gershwin o Irving Berlin. Le sue sofisticate produzioni toccano i più svariati generi, dal cool jazz al soul, dalla bossa nova al pop tradizionale, coprendo un arco di ben cinque decadi. Figlio di Irma e Bert Bacharach, discende da una famiglia di ebrei tedeschi, anche se è nato a Kansas City (Missouri). Quando era bambino la sua città era al centro di una vasta migrazione jazzistica. Grazie a talenti quali Benny Moten, Jimmy Rushing, Count Basie e Lester Young divenne la capitale del jazz degli anni Trenta, togliendo lo scettro a New Orleans e a Chicago (per poi consegnarlo a New York). Dopo aver studiato musica alla McGill University e alla Mannes School of Music (dove fu allievo di Darius Milhaud), si trasferì a New York, dove prese a frequentare lo “Spotlight”, noto jazz-club dove ebbe modo di conoscere molto bene Dizzy Gillespie, Charlie Parker e altri boppers dell’epoca.

Furono proprio loro ad incoraggiarlo verso la professione. Inizia a lavorare nei night insieme a Steve Lawrence, poi passa con gli Ames Brothers e, successivamente, con Paula Stewart, che sposa nel 1953. Effettua tour e collaborazioni con altri artisti, si esibisce in nord Africa e addirittura con gli Harlem Globetrotters.

Attratto dal mondo magico di Tin Pan Alley, il giovane Bacharach approda al Brill Building, il celebre edificio sforna-successi di New York, dove coglie la sua prima affermazione nel 1957 con “The story of my life”, scritta per Marty Robbins. È in questo periodo che avviene l’incontro più importante della sua vita, quello con Hal David, paroliere di sei anni più anziano.

Il feeling è immediato: a volte arriva prima il testo, a volte prima la musica, altre volte ancora simultaneamente. Fra i due compositori non c’è rivalità e in breve diventano una delle “ditte” di maggior successo del music business. Nel 1958 arriva “Magic moments” per Perry Como, una canzone tanto azzeccata e fortunata che proietta la sua vena compositiva in tutto il mondo.

Apprezzato come pianista e arrangiatore, Bacharach lavora anche come direttore musicale di Marlene Dietrich. Per la matura attrice tedesca è una spinta in alto, oltre che un prolungamento della sua carriera. Sul viale del tramonto come attrice, incide dischi e gira il mondo con il giovane e talentuoso maestro. Il loro rapporto andrà avanti fino al 1962, l’anno in cui Bacharach incontra un’altra figura chiave della sua carriera, Dionne Warwick.

Sarà proprio la grintosa interprete afro-americana a portare al successo brani indimenticabili quali “Don’t make me over”, “Walk on by”, “I say a little prayer” fino all’apoteosi pop di “That’s what friends are for”. Il loro rapporto stretto dura dieci anni, ma di fatto non si interromperà mai, considerando che nel frattempo i temi di Bacharach vengono richiesti o interpretati da tutti i più grandi, dai Beatles a Sergio Mendes, da Tom Jones ad Aretha Franklin, da Stevie Wonder a Woody Herman.

Per lui si aprono anche le porte del cinema e arrivano colonne sonore del calibro di “What’s new Pussycat?”, “Arthur’s theme”, “Butch Cassidy”, “Casino Royal”, “Il matrimonio del mio migliore amico”, “Alfie”,”Austin Powers” e altre ancora.

Negli anni lo stile del compositore si raffina sempre più, aprendo ad altri generi e non rifiutando collaborazioni che poco hanno a che vedere con la sua storia. È del 1998 la collaborazione con un poliedrico artista pop come Elvis Costello, con cui realizza l’album “Painted from memory”, destinato a diventare una collaborazione di culto.

Al 2005 risale invece la partnership con Dr.Dre, re dell’hip hop, con cui realizza il gustoso “At this time”. Sempre attratto dalla vocalità particolare – da anni la sua cantante preferita è Chrissy Hynde, ex Pretenders – persegue una linea personale, all’interno della quale il gusto e la ricerca conservano sempre un ruolo primario. Intensa e qualche volta problematica anche la sua vita privata, costellata da quattro matrimoni e da qualche dramma familiare. Come quello di sua figlia Lea Nikki, morta suicida lo scorso anno.

La donna, che aveva 40 anni, aveva lottato tutta la vita con una grave malattia, la sindrome di Asperger, una forma particolare di autismo. La menomazione aveva reso Nikki quasi cieca e il suo cervello era ipersensibile agli odori, ai suoni e ai sapori. Figlia del maestro e dell’attrice Angie Dickinson, aveva tentato di condurre una vita quasi normale, iscrivendosi alla facoltà di geologia, ma aveva rinunciato per colpa della sua quasi totale cecità. Il padre ha composto per lei una delle sue canzoni più intense, intitolata proprio “Nikki”.

 Anche in questo Burt Bacharach è stato un grande.

 

*Dice di sé.

Dario Salvatori. Giornalista, conduttore radio-Tv, scrittore. È ideatore e coordinatore del progetto della divisione radiofonia Radioscrigno, per il recupero e la valorizzazione del patrimonio discografico della Rai. Possiede 60.000 dischi e otto milioni di figurine (top collezionista in Italia): unico a poter invitare una ragazza a veder la propria collezione di figurine senza rischio di venir equivocato. Il suo anagramma è: “Rovista la radio”.








Per celebrare gli ottant’anni di Burth Bacharach, riproponiamo i versi della
versione italiana della sua celebre canzone “Magic moments, attimi d’amore
(Bardotti, Gianco, Manfredi), interpretata da Ornella Vanoni.

 


Magic moments
Attimi d’amore
Magic moments
Che non puoi scordare
Un giorno arrivó e si presentó
mi prese la mano
Io dissi non so ma dentro di me
volavo a Milano
Magic moments
Non è ancora amare
Magic moments
Ma è un gran bel viaggiare
Il tempo no
Non porta via te
Magic moments tra di noi
Telefonerai, non risponderó
Ma che batticuore
Il primo regalo uma poesia legata ad un fiore
Magic moments
Piccole antenzioni
Magic moments
Frasi di canzoni
Il tempo no
Non porta via te
Magic moments fra di noi
La luna e il falò facciamo follie
tiriamo mattina.
E poi a casa tua ma no a casa mia
saltiamo la cena
Magic moments
Ritagliati insieme
Magic moments
per volersi bene
Le storie così si sa sono guai
consumano i freni
Ma all’anniversario una poesia
Ancora ci tieni
Magic moments
Attimi d’amore magic moments
Che non puoi scordare
L’amore è fatto di momenti
Magic moments fra di noi







AUDREY HEPBURN

Il miglior pubblico che io abbia mai avuto

non faceva il minimo rumore alla fine del mio spettacolo.

(Da “Coronet”, 1955)






 

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