PROVOCAZIONI
CONTRO LA STUPIDITÀ LA GUERRA È QUOTIDIANA
Non si può eliminarla del
tutto, ma possiamo fare molto per contrastarne l’origine
e gli effetti. Quando si capisce come funzionano gli
antidoti, si scopre che non è un gioco, ma può essere
molto divertente
Giancarlo Livraghi*
Che
ci piaccia o no, è una guerra. Non è militare, ma ci sono
strategie e tattiche. Quando si cerca di capire il problema
della stupidità umana, come ho fatto per tutta la vita – e
in particolare nei dodici anni di lavoro da cui nasce il
libro “Il potere della stupidità” – ci si accorge che sono
sottovalutate la sua gravità e le sue conseguenze. E perciò
non la possiamo trascurare, dobbiamo imparare a combatterla.
È un impegno quotidiano, che non finisce mai, perché non ci
può essere una vittoria “definitiva”. Anche se riuscissimo
(cosa difficile) a sradicare le origini di ognuna delle
stupidità che ci affliggono, qualcuno ne inventerebbe subito
una nuova. Ma arrendersi o rassegnarsi non è una soluzione.
La stupidità non è eliminabile, perché fa parte della natura
umana.
Ma non è invincibile. Il libro che
ho scritto e i molti articoli che ho pubblicato
sull’argomento non sono un “manuale di sopravvivenza”.
Non credo nell’utilità di un “ricettario” che sarebbe
inevitabilmente banale e che non potrebbe cogliere gli
infiniti travestimenti con cui si manifesta
continuamente la stupidità. Ma i fatti dimostrano che
quanto meglio si riesce a capirla, tanto cresce la
possibilità di evitare, prevenire o correggere le
conseguenze della più grande forza distruttiva nella
storia dell’umanità.
Il potere della stupidità
Un diffuso errore nel pensare alla
stupidità è credere che sia innocua o trascurabile. Si ride
degli stupidi e delle stupidaggini – ed è vero che spesso
sono comiche. Ma credere di poter “esorcizzare” il problema
con scherzi, burle e barzellette è un modo per allontanarsi
da una realtà imbarazzante – e così lasciare troppo spazio
all’insidioso, pericoloso, e onnipresente potere della
stupidità.
Il concetto è efficacemente riassunto
nel cosiddetto “Rasoio di Hanlon” (che prende il nome dal
“Rasoio di Occam” e non è meno tagliente). “Non attribuire a
consapevole malvagità ciò che può essere adeguatamente
spiegato come stupidità”. Ribadito da Robert Heinlein anche
in una frase più breve ed altrettanto incisiva. “Non
sottovalutare mai il potere della stupidità umana”. Il fatto
è ampiamente dimostrato dalla nostra esperienza quotidiana,
dalle cronache antiche e moderne di piccoli e grandi eventi
– e ci sono studi storici dedicati ai fattori
“apparentemente casuali”, ma in realtà provocati dalla
stupidità, che hanno cambiato la situazione in ogni sorta di
eventi con conseguenze nei secoli e nei millenni1.
Fra gli esempi “classici” c’è il
cavallo di Troia. Nell’Iliade si spiega che gli dei avevano
volutamente “intontito” i troiani per farli cadere in
trappola. Ma non occorre scomodare l’Olimpo per capire che
la stupidità umana è capace di enormi misfatti – e chi cerca
di prevenirli o contrastarli rischia la fine di Cassandra o
di Laocoonte. Di cose analoghe sono piene non solo le saghe
e le leggende di tutte le culture, ma anche le realtà dei
fatti, come le conosciamo nello studio della storia e della
preistoria, dall’età della pietra ai nostri giorni.
Un fatto sconcertante è che gli stessi
errori continuano a ripetersi. Uno dei motivi è che non si
dedica abbastanza studio o attenzione al problema della
stupidità.
Chi è lo stupido?
Un altro errore molto diffuso è pensare
che ci sia una netta divisione fra stupidi e non. In questa
deformazione di prospettiva sono caduti anche autori che,
per altri aspetti, hanno scritto cose interessanti
sull’argomento. Il problema ha due conseguenze. Credere che
esistano persone “totalmente stupide” o “totalmente
intelligenti”. E pensare che lo stupido sia sempre qualcun
altro. Così come il più ignorante degli ignoranti è chi
crede di sapere tutto, il più stupido degli stupidi è chi
crede di non esserlo mai. Una mia personale “consolazione” è
che spesso mi accorgo di essere stupido. E da questo si
deduce che non lo sono completamente.
Forse può esistere uno “stupido
assoluto”, ma è un caso raro. Un fatto certo è che nessuno è
immune dalla stupidità. La stessa persona può essere
intelligente in alcune cose, stupida in altre. E capita a
tutti di essere, imprevedibilmente, stupidi anche in materie
o situazioni in cui abitualmente si è ben preparati.
Albert Einstein, per esempio, lo
sapeva, come risulta da alcune sue osservazioni scritte in
tono scherzoso, ma non per questo prive di serio
significato. Una è abbastanza nota2.
“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità.
Sull’universo non sono sicuro”. L’altra è in una lettera
scritta a Heinrich Zangger nel 19193.
“Con la fama divento sempre più stupido, d’altronde è un
fenomeno molto comune. C’è una tale sproporzione fra quello
che uno è e gli altri pensano che sia, o almeno quello che
dicono di pensare che sia. Ma bisogna prendere tutto con
buonumore”.
Un valore dell’intelligenza è capire i
propri limiti – e la propria stupidità. Con buonumore,
perché nessuno ne è immune, ma chi la conosce la sa gestire
meglio. Per combattere bene la guerra contro la stupidità
dobbiamo capire la nostra, prima ancora di badare a quella
degli altri. E se capiamo che tutti, in un modo o
nell’altro, sono un po’ stupidi, evitiamo anche la
deprimente sorpresa (e le perverse conseguenze) di
comportamenti, inaspettatamente, stupidi da parte di persone
che siamo abituati a considerare intelligenti.
Il problema non è solo che errare
humanum o quandoque dormitat Homerus. Quando
abbiamo capito che “tutti sbagliano” siamo al primo passo di
quel processo mentale che ci aiuta a capire (e perciò a
combattere) la stupidità. Ma non si tratta di farne un
“sistema di regole” rigido, omogeneo e formale, che sarebbe
pedante e noioso quanto inadatto a un universo disordinato,
imprevedibile e più mutevole di un camaleonte.
La stupidità è imprevedibile
La stupidità è pericolosa perché è
imprevedibile. La malvagità può essere terribile, ma (se non
è contemporaneamente stupida, cosa che accade spesso) tende
a comportarsi in modo da nuocere agli altri traendone un
vantaggio – o almeno senza farsi del male. Perciò può essere
prevedibile. La stupidità no. Fa danno a sé e anche agli
altri. Questo è un motivo per cui è molto pericolosa.
Tuttavia, come ogni cosa, anche la stupidità ha sintomi
riconoscibili, percorsi ripetitivi. Più si impara a
conoscerla, più diventa possibile, se non prevedere
esattamente la sua prossima manifestazione, almeno capire
come alcuni problemi si possano prevenire, altri attenuare
sapendo che il rischio esiste e preparando prima ciò che
occorre per ridurne le conseguenze.
La moltiplicazione della
stupidità
La stupidità è contagiosa. È un fatto
noto che le folle sono spesso più stupide delle persone che
le compongono. La stupidità è incoerente – non ha bisogno di
pensare, organizzarsi o progettare per produrre effetti
combinati. Il trasferimento e il coordinamento
dell’intelligenza è un processo meno semplice e spontaneo.
Le persone stupide possono aggregarsi
istantaneamente in un gruppo o “massa” super-stupida, mentre
le persone intelligenti funzionano come gruppo quando si
conoscono bene e hanno esperienza nel lavorare insieme.
Questo non vuol dire che la stupidità sia “più forte”
dell’intelligenza, ma è un fatto ampiamente dimostrato che
la stupidità cresce e si moltiplica come un microbo patogeno
o un parassita, mentre contrastarla richiede metodo,
impegno, consapevolezza e disciplina, come ogni efficace
terapia.
Gruppi ben armonizzati che condividono
intelligenza possono generare notevoli forze anti-stupidità,
ma (contrariamente alle aggregazioni stupide) queste
comunità hanno bisogno di essere organizzate e coltivate con
cura. E possono perdere una parte della loro efficacia per
l’infiltrazione di persone stupide o per inattese crisi di
stupidità in persone abitualmente intelligenti.
La ricerca dell’armonia e della
reciproca comprensione, in ogni rapporto umano, è in sé una
cosa piacevole, attraente e stimolante. Ed è anche un
efficace antidoto al potere della stupidità.
L’ossessione della stupidità
I biografi di Gustave Flaubert
raccontano che era ossessionato dalla stupidità. Aveva
dedicato molti anni a raccogliere migliaia di esempi, con
l’intenzione di farne un’enciclopedia. Ma non riuscì mai a
scriverla. Cercò di svolgere l’argomento in un romanzo “Bouvard
et Pécuchet”, ma senza arrivare a finirlo (fu pubblicato,
postumo e incompiuto, nel 1881)4.
Ci sono altri esempi dello stesso
genere. Il tema è così vasto e preoccupante che può
diventare ossessivo. Ma averne paura è un modo per esserne
sconfitti. La stupidità non è la gorgone Medusa. Non ci
impietrisce se la guardiamo. Al contrario, teme la luce,
preferisce l’oscurità in cui si nascondono i suoi molteplici
travestimenti. Quando riusciamo a smascherarla, spesso si
sgretola come una pietra corrosa – o si scioglie come una
medusa su una spiaggia.
La “legge di Murphy”
Nel mio libro ho citato varie “leggi”.
Quelle, giustamente famose, di Carlo Cipolla sulla
stupidità. La “legge di Parkinson” e il “principio di Peter”
sui motivi per cui le cose non funzionano. E alcune altre.
Ma ce n’è una che non è mai stata definita come “legge” nel
senso scientifico della parola – tuttavia merita di essere
presa molto sul serio, anche se è solo un modo di dire5.
La “legge di Murphy” dice
che se qualcosa può andare storto lo farà, nel momento
peggiore possibile6.
È generalmente trattata come un tema umoristico, con
un’infinità di varianti e corollari, di cui esistono varie
collezioni. Ma ciò che sfugge è il suo valore pratico, che
non è uno scherzo. Progetti, procedure e sistemi sono troppo
spesso concepiti in modo da non tener conto degli
“imprevisti” – che ci sono quasi sempre, provocati non solo
da guasti o errori, ma anche da cambiamenti dell’ambiente e
della situazione. Occorrono, perciò, strategie meno rigide,
metodi più flessibili (i cosiddetti what if) che permettano
di adattarsi alle circostanze senza eccessiva difficoltà.
Basarsi sulla “legge di Murphy” come
metodo organizzativo è utile anche per evitare quelle
condizioni di confusione (e perciò fonti di nuovi errori) in
cui cadono inevitabilmente le organizzazioni rigide e
impreparate all’imprevisto. Ma c’è di più. Fra gli infiniti
“corollari di Murphy” ce n’è uno (mai citato nelle antologie
sull’argomento) di fondamentale utilità. Se una cosa che si
è guastata è in grado di aggiustarsi da sola, lo fa nel
momento in cui si è avviato il processo per correggerla. Il
marasma che ne consegue è solo la fonte di nuovi errori e
pasticci.
Essere coscienti di questa “variante di
Murphy” vuol dire non solo saper dare tempestivamente un
“contrordine”, ma anche essere preparati a gestire una
situazione confusa senza innervosirsi o perdere la
trebisonda.
L’arte difficile della
semplicità
Fin da quando ero un ragazzino, mi
sentivo perseguitato da una perversa organizzazione a cui
avevo dato il nome di U.C.C.S. – Ufficio complicazione cose
semplici. Gli anni passano, ma la persecuzione continua.
Assume spesso forme estreme nella burocrazia, ma è presente
anche in altri aspetti delle comunità umane. Talvolta le
complicazioni sono intenzionali, da parte di chi preferisce
non rendersi troppo comprensibile o vuole assoggettare tutti
al suo modo di essere e di pensare. Ma spesso sono
involontarie, per una cronica incapacità di ascoltare e di
“mettersi nei panni degli altri”.
Il problema è che complicare è facile,
semplificare è difficile. Molte della più grandi innovazioni
e scoperte sono semplificazioni di cose che sembravano
complicate. La vera creatività sta spesso nelle sintesi che
superano le apparenti complessità. È nota nelle
organizzazioni, ma raramente applicata, la massima KISS: “keep
it simple, stupid”. Molte soluzioni brillanti sono così
semplici da sembrare ovvie – ma questo si scopre dopo
averle trovate.
La stupidità della guerra
Anche se dobbiamo concedere,
malvolentieri, che talvolta la violenza è necessaria, ci
sono ampie conferme del fatto che la guerra è quasi sempre
stupida. Non solo le grandi, sanguinarie guerre combattute
con armi sempre più letali. Ma anche le “piccole guerre” che
si scatenano nelle famiglie, fra gli amici, in minuscoli
villaggi o in grandi città, nelle stanze del potere o nelle
rivalità che infestano ogni genere di organizzazioni, dalle
grandi o piccole imprese alle bocciofile o alle partite a
carte o alle discussioni da “bar sport”. Uno dei modi per
combattere la stupidità e le sue conseguenze è saper
spegnere quei fuochi con un tocco di leggerezza. Ci sono
persone che lo sanno fare – e meritano molta gratitudine7.
A metà del ventesimo secolo, dopo gli
orrori della seconda guerra mondiale, aveva cominciato a
diffondersi la convinzione che la guerra non è necessaria,
né inevitabile (come si era sempre pensato nella precedente
storia dell’umanità). Ma vediamo, purtroppo, che in pratica
quella lezione non è stata sufficientemente imparata.
Abbiamo ancora meno imparato la lezione
sull’inutilità dei conflitti, polemiche e astiosi contrasti
che infettano troppo spesso la vita di tanta gente. Le
cronache se ne occupano solo quando arrivano a conseguenze
sanguinarie. Ma sarebbe meglio trovare un modo per evitarle
prima che diventino acute o croniche. Senza false “bonomie”
o inutili formalismi, ma con più sincero rispetto per le
opinioni e le abitudini altrui – non solo di chi proviene da
culture remote, ma anche del nostro vicino di casa o della
zia di Poggibonsi. E questo è uno dei modi per combattere la
stupidità.
Anche in quella che qui sto chiamando
“guerra contro la stupidità” non si tratta di essere
polemici, aggressivi o feroci. Al contrario, l’arma più
efficace è la serenità (anche se è difficile averla quando
qualche stupidaggine ci complica inutilmente la vita).
Contro la stupidità dobbiamo essere spietati. Non lasciarle
mai lo spazio per crescere e moltiplicarsi. Stroncarla sul
nascere ogni volta che ne vediamo i primi sintomi. Ma senza
rancore, senza rabbia, senza malumore. Più ci lasciamo
innervosire, più rischiamo di concimare il terreno in cui
cresce la malapianta della stupidità.
La comicità banale e ripetitiva sulle
stupidità convenzionali non solo è inutile, ma è dannosa,
perché distrae dalla vera natura del problema. Ma funziona
bene una sana dose di umorismo – e, in particolare, di
autoironia. Un po’ di buonumore, un guizzo di fantasia, un
sorriso inaspettato, sono spesso armi vincenti nell’eterna
lotta contro la stupidità.
L’arte allegra di questa guerra
Il problema della stupidità è serio e
preoccupante. Ma l’arte di combatterla non è triste. Ogni
vantaggio che si riesce ad ottenere, anche quando è (o
sembra) piccolo, ogni riduzione della sua invadenza, è una
soddisfazione. Porta non solo sollievo e distensione, ma
anche buonumore. A differenza delle guerre che si combattono
con le armi, o anche solo con astio e ostilità, questa è
un’impresa allegra, piacevole, divertente.
Mentre l’esercizio fisico è fatto di
monotone ripetizioni, quello della mente si nutre di
continui cambiamenti di prospettiva. Scoprire i meandri in
cui cresce la stupidità e decifrare i labirinti in cui si
nasconde non è solo un percorso interessante. È anche
un’efficace ginnastica mentale.
1) Giancarlo Livraghi “Il potere della
stupidità”, Monti & Ambrosini editori, terza edizione 2008.
Un capitolo di questo libro “Il potere dell’oscurantismo” è
stato pubblicato sul numero 7 (luglio 2008) de “L’attimo
fuggente”
2) “Hanlon” è Robert Heinlein, che aveva
fatto quella constatazione in “Logic of empire”, (1941)
3) Per esempio “The march of folly – from Troy to
Vietnam” di Barbara Tuchman (1984), “Der hinge-faktor” di
Erik Durschmied (1998), “History’s worst decisions: an
encyclopedia idiotica” di Stephen Weir (2005). E vari altri
4) Dopo la pubblicazione de “Il potere della stupidità”
l’ho vista più spesso ripetuta, insieme ad altre cose prese
dal mio libro. Ma non voglio essere troppo maligno su chi
copia “senza citare la fonte”
5) Pubblicata da Helen
Dukas e Banesh Hoffmann nell’interessante libro “Albert
Einstein – Il lato umano”, (1979) edito in italiano da
Einaudi 1980 (traduzione di Annamaria Gilberti)
6)
Anche Emma Bovary era perseguitata dalla stupidità e dalla
meschinità delle persone che la circondavano. Vedi “Flaubert
e l’ossessione della stupidità” http://gandalf.it/stupid/flubert.htm
7) Nel libro “Il potere della stupidità” il quarto
capitolo riguarda la legge di Murphy, il quinto la legge di
Parkinson, il sesto il principio di Peter e il settimo le
leggi di Cipolla. Sono citate anche alcune altre, come la
“legge di Finagle” e gli ironici (ma più seri che buffi), il
“principio di Dilbert” (Scott Adams) e il “principio di
Natreb”
*Dice di sé.
Giancarlo Livraghi. I lettori
dicono (bontà loro) che sa scrivere. Ma soprattutto spera di
sapere leggere e ascoltare. Come diceva Socrate: “Più so,
più so di non sapere”.
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LUCA BARBAROSSA
Non è vero che non ho
rimpianti e se potessi tornare indietro
come su una pellicola
correggerei il passato,
riguarderei le scene che
ho vissuto e tutto quello che non ho
capito, ripeterei le
parti che non ho mai imparato.
(Da
“E come dentro
un film ”,
1987)
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