PROTAGONISTI
HO UNA GRAN VOGLIA DI TORNARE IN POLITICA
“In giro non vedo giganti e
la mia presenza può essere utile, specie per il
Mezzogiorno che, come le piccole isole dell’oceano,
rischia di sprofondare”1
Clemente Mastella*
16
gennaio 2008
“Voglio dire
subito che ho parlato al Presidente Prodi e confermo le mie
dimissioni. Le confermo per la mia dignità, per la mia
onorabilità, perché non voglio sentirmi uno della casta”.
È la mia esperienza più drammatica.
La fine di una storia personale e l’inizio di un’altra. Da
quel momento non porto più l’orologio: è come se il tempo si
fosse fermato per un attimo, un istante… qualcosa che non
immaginavo.
Un conto è se prevedi che qualcosa
possa caderti addosso, un conto è se arriva all’improvviso.
Finisci per essere schiacciato moralmente, psicologicamente
e in questo caso anche politicamente. Politicamente tutto
sommato si può superare, ma il resto è ben più difficile.
Le dimissioni
“Sono stato vittima di una
trappola, mediatica prima e giudiziaria dopo, tesa in modo
vile e ignobile.
Così come altrettanto vile è stato
prendere in ostaggio mia moglie, cui voglio un mondo di bene
e alla quale rinnovo il mio affetto, che si esalta nella
vita in comune e sperimenta, anche nella sofferenza, il
valore della famiglia. Mi dimetto dunque, onorevoli
colleghi, mi dimetto perché tra l’amore per la mia famiglia
e il potere scelgo il primo. Io questo onnipotente Mastella,
scelgo il primo”.
Per come sono stato effigiato
nell’opinione pubblica – legato al potere, a strani
meccanismi di potere, a crogiolarmi nel potere, io che ero
il leader del partito più piccolo del Parlamento – sono
diventato il leader della casta. Quest’anno nessuno parla
più della casta. L’anno scorso per fregar me tutti ne
parlavano, e il capo della casta ero io. Oggi di questo
nessuno parla più, né nelle consegne giornalistiche né nei
nuclei familiari. La casta ero soltanto io.
Perché dimettermi? Non toccava a
me. In Francia la mia collega ministro della Giustizia, pur
avendo avuto i propri familiari condannati in prima istanza,
non si è dimessa. Però per me era importante.
La donna che era stata accanto a me
per tanti anni… mi sembrava l’unico modo per stare accanto a
lei. Era giusto così.
Un nuovo inizio
Oggi vivo un momento di maggior
riflessione. Avendo iniziato a far politica da giovanissimo,
forse non ho avuto neppure il tempo di pensare alla mia
vita. Ritenevo che il lavoro venisse prima di tutto. La
politica innanzitutto, soprattutto. Forse anche rendendo un
po’ marginali gli affetti e la famiglia.
Ricordo che dopo essere stato
eletto deputato, quando telefonavo a casa – i miei figli
erano piccoli – la prima domanda che mi facevano non era:
“Come stai?”, ma “quando vieni?”. Questo è stato un leit
motiv che mi ha tormentato a lungo.
Oggi, posso dedicare molto più
tempo alla mia famiglia. C’è una bella frase di
sant’Agostino, su quando muore una persona cara: “Io ti
ringrazio non perché ce l’hai tolto, ma perché ce l’hai
dato”. Così io ringrazio sempre, nonostante tutto. Sono
stato parlamentare per 32 anni. Sono contento di quello che
mi è accaduto nel passato!
Democrazia cristiana
Lo sono stato per una vita. La mia
esperienza umana politica lì si è corroborata. Come
dimenticarlo? Sarò sempre impastato di questo mio esser
democristiano. Molti non me lo perdonano, ma non perdonerei
a me stesso di dimenticare di essere stato democristiano.
Vedo che sono in molti, ormai, ad abbandonare le esperienze
precedenti. Io sono stato democristiano.
Lo scudo crociato
Francamente mi emoziona ancora.
L’ho votato tante volte! Non potrei non esserlo. Per lo
scudo crociato e per quelle esperienze che, la storia ormai
racconta, sono importanti per la storia del nostro Paese.
San Valentino
È il giorno in cui mi sono
fidanzato con mia moglie. Lei era emigrata negli Stati uniti
con i genitori. Io ero arrivato lì perché a 22 anni, dopo la
laurea in filosofia, avevo ricevuto un viaggio regalo dai
miei genitori.
E vidi questa bellissima ragazza.
Ho fatto pure un po’ fatica a conquistarla, perché lei
all’inizio non ne voleva sapere. Poi sì. Dagli Stati uniti
mi scriveva una lettera al giorno e io le rispondevo.
Parole d’amore
Francamente non ricordo le parole
della mia dichiarazione a Sandra. Forse le ricorda più lei.
L’intensità è stata forte per entrambi, ma credo più forte
per lei all’inizio. Abbandonò i genitori e venne in Italia,
con l’intenzione di vivere e restare con me, e da 33 anni
ormai siamo insieme.
Alti e bassi come sempre, ma spero
che il nostro amore regga all’usura del tempo.
Anno zero
Ci sono andato come si va nelle
trasmissioni dove sai di giocare fuori casa, però non mi
aspettavo di essere trattato in maniera irriguardosa, senza
rispetto per le mie opinioni.
Quando ho visto che c’era un
pregiudizio, ho preferito lasciare, anziché farmi
martirizzare da tutti quelli che tentavano di mettere non me
in difficoltà, ma le idee alle quali sono affezionato.
Mettere in difficoltà me è normale e naturale, un
giornalista si diverte anche. Però malmenare le mie idee non
era possibile.
Così mi sono consegnato all’uscita,
sapendo che tutto questo avrebbe provocato dissensi, una
forma variegata di contumelie nei miei riguardi. Li ho
accettati perché era giusto, mi sembrava giusto così.
Amici & nemici
Molti ti saranno amici quando
sarà bel tempo, ma quando verrà il brutto tempo resterai
solo. (Ovidio)
Non ho vissuto questa esperienza
perché molti amici, selezionati, mi sono rimasti accanto, e
li ringrazio molto. Nemici? Non ho mai identificato la mia
attività politica e umana nell’avversione degli altri. Ho
sempre considerato gli altri come avversari politici,
persone con le quali se non ero sintonia, non le
frequentavo. Come per gli aerei: ognuno fa la sua rotta e
puoi anche non incontrarti. Invece ho visto che spesso sono
stato additato come nemico, anzi come capobanda della casta,
capobanda da eliminare a tutti i costi.
Forse, in questo caso, ci sono
anche riusciti per quanto mi riguarda. E se era questo il
disegno, sono stati molto bravi quelli che hanno determinato
questa condizione, che non esiste in una democrazia vera.
Mettere fuori squadra una persona in maniera ingiusta è un
modo selvaggio di appellarsi alla democrazia e alla libera
concorrenza tra partiti, o tra istituzioni e nelle
istituzioni. Però la prendo così.
Testimonianza di Carlo Rossella
“Un pomeriggio dello scorso inverno
Clemente mi telefonò e mi disse “Vieni che ho un problema”.
Mi sono precipitato a casa sua, su lungotevere Flaminio. Il
problema era il mandato di arresto per la moglie Sandra. Lo
trovai in lacrime. Ritengo sia stata commessa un’ingiustizia
nei confronti di Mastella, un grande uomo politico che
meriterebbe di tornare in scena. Lo vedrei bene come sindaco
di Napoli”.
Napoli
Un sindaco ora c’è, anche se non
gode della mia fiducia, dunque è inutile allarmare. Io sono
come quei calciatori che tutti dicono di volere in campo, ma
poi ne temono la concorrenza. Se entro in campo, qualcuno
immagina debba uscire qualcun altro. Non sapessi giocare sul
piano politico, già mi avrebbero messo nel quadrato. Invece,
ritenendo che ancora rimanga in me qualche capacità
politica, tutti fan finta che io debba ritornare. Però o
ritorno da me, con un consenso popolare, o pazienza. Non mi
infliggerò sacrifici o umiliazioni laddove questo non
avvenisse.
Indulto
Questa è stata una delle tante cose
assurde, un’ipocrisia giornalistica. Sul “Corriere”
Ostellino, in un fondo, ha detto che forse l’indulto non era
ingiusto. L’indulto non è materia del ministro della
Giustizia. L’ho condiviso come ministro; conoscevo la
situazione drammatica delle carceri italiane. Ma l’indulto è
stato votato da 800 parlamentari su 900.
Attribuirlo a me come se fosse
stato un editto monocratico, imperiale, francamente è stata
un’ingiustizia. E ogni volta che qualcuno, in virtù
dell’indulto, usciva e commetteva un altro reato, la colpa
non era di quegli 800, ma sempre mia. L’indulto è una di
quelle materie, a norma costituzionale, che non può essere
semplicemente proposta dal ministro della Giustizia. Il
ministro può condividerlo o esprimere anche parere difforme.
Certamente non era giusto liberare
quelli che risultavano recidivi. Però si tenga conto che
questi reati erano commessi anche prima del 2006 e 2007. Non
è che, in mancanza dell’indulto, c’erano meno reati. Poco fa
ho letto la notizia di un’insegnante di 31 anni, ammazzata
in un bosco e non si sa chi è stato. Questo non dipende
dall’indulto. Che ogni episodio venga, invece, accreditato,
cinicamente sul piano giornalistico, non solo all’indulto,
ma a me... Ribadisco, l’abbiamo votato in 800. Dovrei
risultare responsabile come uno su 800. Considerarmi
responsabile 800 volte su 800 è troppo.
Oggi, rivolterei l’indulto depurato
di alcuni elementi. Dalle relazioni del dipartimento
dell’amministrazione penitenziaria risultano mille nuovi
ingressi nelle carceri italiane. Siamo arrivati a 60-65 mila
unità. Una cosa terribile. E voglio dire a chi è contrario a
questi provvedimenti di immaginare se, in Italia, come ci
informavano i servizi, si fossero verificati, nelle carceri,
sommosse, incendi, disordini, che figura avremmo fatto?
Forse si poteva agire in maniera diversa. Ma l’indulto, si
sa, viene deciso nei grandi partiti, che l’hanno messo sulla
dirittura d’arrivo, anche nell’esito in cui si è
configurato.
Elio, Pellegrino e Sasha
Elio e Pellegrino sono i miei due
figli maschi, Sasha è una ragazza adottiva. Viene dalla
Bielorussia ed è con noi da diversi anni. Prima andava e
tornava, come in tante famiglie italiane che accolgono più
di trentamila bielorussi ogni anno. Lei è arrivata così,
all’improvviso e ci siamo davvero affezionati a lei.
Essere padre
Mi ha fatto piacere che Elio abbia
detto che sono stato un buon papà, spero valga anche per
l’altro. Anche se la distanza è stata difficile per me e per
loro. È caratteristico dei politici. La lontananza dalla
famiglia si sente, ma la avvertono soprattutto i figli. E
quando mi chiedono: “Perché hai lasciato tutto per tua
moglie?”, rispondo che devo ringraziare mia moglie – così
come altri le loro compagne e mogli –, perché ha cresciuto i
nostri figli riuscendo a colmare, con un grande affetto, la
mia assenza.
Squadra del cuore
Il Napoli sta vincendo. Una delle
cose che ricordo con maggiore affetto è Maradona, di cui
sono amico. Quando Ciro Ferrara giocò la partita di addio al
Napoli, negli spogliatoi c’erano il sindaco di Napoli e
tanti altri. Arrivai negli spogliatoi e il capoufficio
stampa della squadra – ero stato consigliere e
vicepresidente del Napoli – disse: “Diego, c’è Mastella!”. E
lui: “Mastella, io vedere te sempre su televisione
argentina!”. Mi ha fatto molto piacere. Sono stato sempre
tifoso del Napoli.
I tifosi sono molto scaramantici.
Quando sono andato l’anno scorso a vedere la partita del
Napoli, eravamo De Laurentiis, io e il cardinale di Napoli.
Il Napoli perdeva in casa col Cagliari 2 a 0. Allora a tutti
i tifosi ho detto: “Ragazzi, non guardate me, è il Cardinale
semmai che è venuto per la prima volta”. Dopodiché, non
siamo più andati: né io, né il Cardinale Sepe, che pure è un
grandissimo tifoso; ho grande stima e apprezzamento per lui,
per ciò che fa nella realtà drammatica di Napoli.
Sandra
È mia moglie, colei che mi è stata
vicina nei momenti difficili, non solo nell’ultimo periodo.
È stata sempre il mio sostegno. Mi sento di ringraziarla per
quello che ha fatto, come le tante Sandra che sono in
Italia: persone che ti sono vicine nei momenti drammatici.
Quello che ci è capitato non lo
augurerei a nessuno. Ho visto come hanno reagito altri miei
colleghi, parlamentari, politici. Purtroppo quando accadono
queste cose, per cui ritieni che ci sia qualche bizzarria
giudiziaria – a Catanzaro è stato verificato che sono stato
intercettato in maniera irregolare, irregolarissima – allora
capisci che un’ingiustizia è stata commessa nei tuoi
riguardi.
Poi, in altre sedi, dimostrerò che
non c’entravo nulla con quello che mi è stato ingiustamente
addebitato. Ma il rischio è di tanti altri che sono morti,
miei colleghi, per gravi malattie o caduti in depressione.
Io ho tentato di darmi una ragione di vita, per me e la mia
famiglia – più per loro che per me – quella di mettere tra
parentesi questa esperienza, e l’ho fatto.
Oggi guardo avanti con serenità. Se
le cose andranno bene, ringrazio la provvidenza. Se si
riterrà, invece, che non debba entrare più nel campo
politico, ringrazio lo stesso la provvidenza per quello che
è stato.
Partire da un paesino di 600
abitanti – io mi do delle arie dicendo che sono nato a
Ceppaloni, in realtà sono nato in una frazione, a San
Giovanni, di 600 e meno abitanti – ed esser arrivato, bene o
male, dove sono arrivato, questo per me è già molto
confortante. Di questo sono grato.
Gelosia
Credo che si dica sempre dei
meridionali che sono gelosi. Poi scopri che questa
meridionalità non ha latitudini né longitudini, è un po’
ovunque.
Certo c’è grande affetto, maturato
in tanti anni. Poi credo che quando una coppia nasce, come
noi, praticamente da ragazzini, allora, un compendio anche
modesto di gelosia ci sta tutto. Spero che anche lei sia un
po’ gelosa di me. Anzi, credo che lo sia. Ma nessuno di noi
due dà ad intenderlo.
Canzone per Sandra2
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Tu
sì ‘na cosa grande
Tu sì ‘na
cosa grande per me
‘ na
cosa ca mi fà ‘nnamurà
‘na cosa che si tu guarda a me
me ne moro accussì guardanno a
te.
Vurria sapè ‘na cosa da tè
pecchè cuanno te guardo accussì
si pure tu te siente morì
nom me o dice a nun me fai capì
ma pecchè.
E dille ‘na vota sola
che pure tu stai tremmanno
dimmi ca me vuò bene
comm’io, comm’io, comm’io voglio
bene a te.
Tu sì ‘na cosa grande pe’me
‘na cosa ca tu stessa non saie
‘na cosa ca nun aggio avuto maie
‘nu bene accussì, accussì grande.
R. Gigli –
D. Modugno
|
1) Le riflessioni di Clemente Mastella
sono tratte da un’intervista andata in onda a “Questa
domenica”, programma di Canale 5 condotto da Paola Perego,
nell’ottobre del 2008.
2) Clemente Mastella, a
conclusione della sua intervista a “Questa domenica”, ha
dedicato alla moglie Sandra la canzone “Tu si ‘na cosa
grande”, accompagnato dal maestro Roberto Tucciarelli.
*Dice di
sé. Clemente Mastella. Ex parlamentare di
centro, spera momentaneamente, con una gran voglia di
tornare a fare politica, anche perché non vede in giro
giganti e la sua appassionata presenza politica ci può
stare, specie per il Mezzogiorno, che come le piccole isole
dell’oceano, rischia di sprofondare. Oggi è più sereno di
prima, tant’è vero che ringrazia l’ingiustizia della
giustizia perché gli ha consentito di distinguere gli amici
veri da quelli falsi.
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DINO BUZZATI
E se ci
ritirassimo un poco in disparte? suggerì il bovino.
Ho ormai la testa che è un
pallone...
Sei proprio sicuro che non sono
usciti tutti matti?
No, no. È semplicemente Natale.
Ce n’è troppo, allora. Ti ricordi
quella notte a Betlemme,
la capanna, i pastori, quel bel
bambino. Era freddo anche lì,
eppure c’era una pace, una
soddisfazione. Come era diverso.
(Da “ Milano
nostra”)
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