ATTUALITÀ

OBAMA, STORICA VITTORIA. E ADESSO?


Lucio Caputo, presidente dell’International trade center,
ne è certo: “Dalla crisi economica alle guerre in Iraq
e Afghanistan, mai un presidente americano si è trovato
di fronte così tanti problemi”


 

Pina Bevilacqua*

 


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a battuto l’avversario repubblicano, il 72enne senatore dell’Arizona ex-veterano del Vietnam John McCain. Una svolta politica, se si considera la lunga egemonia repubblicana alla Casa bianca – interrotta solo da Bill Clinton e da Jimmy Carter, ma per un solo mandato – e la netta vittoria del partito dell’Asinello anche nel rinnovo del congresso (tutta la camera ed un terzo del senato) e di 11 governatori su 50, ora i democratici controlleranno contemporaneamente Casa bianca, senato e camera.

Una svolta anche sociale e culturale, perchè il primo presidente afroamericano Barack Obama, nato nel 1961, senatore dell’Illinois dal 2004, sposato con Michelle Robinson, avvocato come lui, due figlie, Malia, 8 anni, e Natasha, 5, è espressione della nuova maggioranza multicolore statunitense.

Da tempo si parla di due Americhe, quella degli immigrati di prima e seconda generazione e quella che vuole difendersene, anche a costo di alzare un lungo muro al sud per rendere impenetrabili California, Texas, Arizona. All’election day più seguito della storia ha prevalso la prima, mentre la peggiore crisi economica del dopoguerra ha spinto gli indecisi a votare, come era prevedibile, contro il governo e gli otto anni di leadership di Bush. E così, in queste elezioni, in cui il dibattito tra i due vicepresidenti (l’esperto Joe Biden per Obama e la debuttante Sarah Palin, vice di McCain) ha assunto un peso mai avuto prima – così come il ruolo di blogger e finanziatori on-line, ossessionati dalla questione dei mutui, che rischia di far perdere la casa a decine di migliaia di persone e che ha progressivamente offuscato quella dell’Iraq –, ha vinto Obama. Una sfida tiratissima tanto che nessuno dei due contendenti si è visto al prestigioso gala annuale del Niaf (la più importante associazione italoamericana negli Usa), lo scorso ottobre, a Washington.

Obama evoca i successi dell’amministrazione Clinton, ricorda J.F. Kennedy per i due attentati a cui è scampato. Obama il socialista, per via di quel suo slogan spread the wealth, letteralmente “spalmata dei debiti”, interpretato come una redistribuzione della ricchezza.

Obama, quello della svolta verde, tanto attesa dalla rampante Green collar economy, sulla scia della riforma Al Gore (mentre McCain, agli States sconvolti dall’aumento eccessivo dei prezzi della benzina, proponeva nuove trivellazioni, anche offshore e l’incremento del nucleare).

Obama il personaggio, sostenuto da un’organizzazione di milioni di persone, partita tre anni fa, e da circa 55 quotidiani come il “Ny Times”, il “La Times”, il “Washington Post”. Tanta gente lo ha festeggiato, e non solo negli Stati uniti. Lui ha promesso in campagna elettorale l’assicurazione sanitaria ai 47 milioni di americani che ne sono sprovvisti, il miglioramento del sistema scolastico, aiuti per i disoccupati. E anche se ufficialmente s’insedierà alla Casa bianca solo il 20 gennaio, inaugurando, secondo indiscrezioni, un’amministrazione bipartisan, al suo predecessore ha chiesto da subito una transizione rapida e un segnale forte sulla questione economica.

Molti leader nel mondo hanno salutato con favore la sua vittoria, auspicando una più stretta cooperazione con Washington e un’America sempre meno vicina alle amicizie di Bush (dalla Russia all’Iran, ai gruppi islamici del Medio oriente), a seconda dei casi. E comunque Obama dovrà dare, al più presto, un segnale anche sulla guerra in Iraq, alla quale è stato sempre contrario, mentre Hillary Clinton (battuta nelle primarie) aveva votato a favore.

Il seguito sarà tutto da scrivere, perché il piano Paulson da 700 miliardi di dollari (il 5% del Pil americano), per acquistare titoli-spazzatura dalle banche, vorrà dire aumento di tasse e sacrifici, misure impopolari e improrogabili per tutti.

Annuisce a queste parole Lucio Caputo, presidente dell’International trade center di New York, società di promotion e di relazioni pubbliche creata per migliorare l’immagine dell’Italia e dei suoi prodotti negli Stati uniti, fondatore e presidente dell’Italian wine & food institute, nonché tra i fondatori del Gei, il prestigiosissimo ed autorevole gruppo che raccoglie i più importanti rappresentati delle maggiori organizzazioni italiane presenti negli Usa. Un osservatore privilegiato.

“Obama ha vinto essenzialmente per la crisi finanziaria ed economica che ha colpito gli Stati uniti, facendo passare in secondo piano tutti gli altri problemi fra cui il terrorismo e la sicurezza, che erano il punto di maggior forza di McCain. In un recentissimo sondaggio il 68% degli americani ha messo al primo posto fra i problemi la crisi economica, mentre terrorismo e sicurezza sono stati considerati rilevanti solo dal 10% degli intervistati. Tutto questo si è aggiunto nella fase finale di una poderosa campagna elettorale, nella quale Obama è riuscito a mobilitare la gente di colore, gli ispanici, i giovani e coloro che hanno votato per la prima volta, creando un formidabile movimento in suo favore”.

 

E McCain?

 

“McCain ha perso anche perché si è venuto a trovare nella difficilissima posizione di dover fare una campagna elettorale prendendo le distanze e criticando il suo stesso partito, per non essere associato al bassissimo tasso di popolarità ed alla politica del presidente Bush.

L’età, non certo giovanissima ed alcuni ondeggiamenti nel corso della campagna hanno dato il colpo finale”.

 

Chi ha votato Obama?

 

“Obama è stato votato, con percentuali altissime, da tutte le minoranze e, principalmente, da neri, ispanici ed ebrei. Hanno votato in massa per lui i giovani, la maggior parte di coloro che votavano per la prima volta ed una buona percentuale delle donne. Non si è, invece, avuto l’effetto Bradley (il sindaco democratico di colore di Los Angeles che, favoritissimo nei sondaggi preelettorali, nell’elezione a governatore venne, poi, largamente sconfitto al voto) e non si è verificato un massiccio voto contrario delle sostenitrici di Hillary Clinton”.

 

E gli italoamericani per chi hanno votato?

 

“In genere gli italoamericani hanno votato per McCain. Sia perché la maggioranza degli italoamericani é di tendenze repubblicane, sia per una certa difficoltà ad accettare un candidato di colore”.

 

Un mandato impegnativo per il 44° presidente degli Stati uniti.

Obama, ma sarebbe stato lo stesso per qualsiasi altro presidente, avrà un compito difficilissimo. Si insedia alla Casa bianca nel mezzo di una gravissima crisi che non accenna ad attenuarsi, deve fronteggiare due guerre, rilanciare l’economia ed, in aggiunta, dovrebbe, non si sa come, far fronte alle moltissime promesse elettorali fatte ed alle elevatissime attese che si son venute a creare”.

 

Che atteggiamento avrà con i leader occidentali?

 

“Probabilmente tutti coloro che, presi dall’entusiasmo, si stanno creando delle eccessive aspettative saranno presto delusi. Obama, come qualsiasi suo predecessore, sarà un presidente americano che risponde al suo datore di lavoro, che sono gli elettori. Gli interessi americani avranno, quindi, la priorità e questo lo porterà a chiedere ai leader occidentali, forse molto di più di quanto non abbia fatto Bush. Tanti attuali entusiasmi subiranno, quindi, delle docce fredde quando questi osannanti leader si troveranno nella difficile situazione di dover rispondere alle richieste del nuovo presidente Usa, sia in campo militare, con maggiori coinvolgimenti, sia economico (a parte un maggiore protezionismo)”.

 

E con le questioni calde come l’Iraq, l’Iran, l’Afghanistan, la Corea del Nord e la Russia?

 

“Si sa già che vi sarà un graduale ritiro dall’Iraq ed una presenza rafforzata in Afghanistan, (essenzialmente tramite un maggior coinvolgimento degli alleati). Sarà forse attenuata la posizione sullo scudo spaziale, per migliorare le relazioni con la Russia, e sarà continuata la politica condotta con la Corea del Nord che, finora, ha dato buoni risultati. Più complessa la posizione con l’Iran, con il cui governo si cercherà un dialogo, che, però, non includerà permessi ad andare avanti con il nucleare. E comunque le migliori prospettive si avranno nel tentativo di trovare una soluzione al conflitto fra israeliani e palestinesi”.

 

*Dice di lei.

Laura Cosenza Bevilacqua. Troppi libri, giornali e discorsi seri a tavola sin da piccola. Mia figlia Pina è venuta fuori uno tsunami. Da adolescente, con le sue ballate, ha vinto premi di poesia. Ha scritto per quasi tutti i giornali, dal “Corriere della sera” a “Cosmopolitan” passando per “La Settimana enigmistica” (cruciverba, rebus e sciarade), dall’intervista esclusiva a Raffaele Cutolo al film-documento sulle stragi insolute, ai primi reportage italiani sugli “scambisti” e sul sadomaso (pubblicati anche negli Stati uniti). È diventata avvocato, ma poi si è data alla televisione.





 

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