PROVOCAZIONI
NON HO NIENTE CONTRO L’ESIBIZIONISMO, PURCHÉ SI ABBIA
QUALCOSA DA ESIBIRE
Mick Jagger è stato un grande
precursore. Ha saputo meglio di chiunque altro che
l’unica infanzia è il successo
Barbara Alberti*
Parentele
angeliche
L’esibizionista da cornicione si
apparenta agli angeli, con le ali spiegate, l’indice che
segna un punto. Cherubini, serafini o troni, l’assoluto si
addice a chi vola sulla furbesca modestia, e si libra sulle
sciocchezze del mondo ad asta (vela, astro) spiegata.
Lecito e illecito
L’esibizionismo è lecito, purché si
abbia qualcosa da esibire. Deprecabile l’autolesionismo di
scrittori e intellettuali che, non avendo nulla da dire,
riempiono vanamente di sé cartiere, librerie, tv, e poi
case, e infine menti.
Occupazione abusiva del suolo
mentale. L’esibizionismo non va sprecato, è cosa sacra. Come
la segretezza, estremo ugualmente anarchico e delittuoso.
Riti
V’è un locale a Tokyo, anzi più
d’uno, ove uomini che sarebbero stati anni addietro
bastonati o multati o quantomeno vituperati, oggi con soli
60 dollari, consumazione inclusa, possono possedere sul
palco la spogliarellista, davanti a tutti, mentre gli
spettatori delle prime file vengono coralmente portati al
godimento dalle mani imparziali di ragazze di piacere
impropriamente chiamate geishe, per attirare il
turista occidentale, contando sulla sua ignoranza.
Esibizionismo della droga
Vi fu un tempo, prima che l’eroina
venisse soppiantata da droghe chimiche ugualmente
perniciose, che impazzava ad ogni passo la crudeltà della
siringa, abbandonata dovunque. La furia di lasciar tracce.
La non volontà, l’incapacità di contenere il segreto: alla
fine la “spada” la si lasciava bene in vista. Se ne
tappezzavano i giardini pubblici, le vie. Restavano queste
scie, come la barba finta di un attore che ha dovuto a
malincuore abbandonare la scena, ma lascia un segno che dica
tutto il suo rimpianto.
Pionieri
Adesso che il sesso è in gran parte
virtuale, anni di scienza, di ricerche, di tecnologia, di
invenzioni mirabili – e tutto per eliminare il partner,
onanismo superstar -, una parola su due pionieri storici,
oggi ingiustamente dimenticati: i due oscuri sposini di
Ravenna, grandi fondatori.
Agirono all’inizio degli anni ’90,
e qui li ricordiamo; usi a riprendersi con la telecamera
durante l’amplesso, entrarono fortuitamente in circuito con
tutto il condominio, ampliando per accidente il loro grande
desiderio: rendere spettacolare ed eterno il loro piacere.
Mick Jagger
E come non ricordare Mick Jagger,
il grande precursore? Sia d’insegnamento come egli seppe
vivere il successo quale esibizionismo elementare, come
indiscutibile ingresso nell’irresponsabile. Egli seppe
meglio di chiunque che l’unica infanzia è il successo.
Giunse, infatti, a menarselo davanti a migliaia di persone,
lì convenute perché aprisse il tabernacolo dei pantaloni,
accompagnandosi con la voce – casualmente, la voce: da
effetto rimpicciolita a causa, con evidenza.
Don Giovanni e donna Anna
Don Giovanni, fuggendo da donna
Anna, dopo che si è giaciuto con lei fingendo di essere il
suo fidanzato, nel buio:
Donna folle indarno gridi,
chi son io tu non
saprai.
E non è questa la felicità,
quando un voyeur incontra un esibizionista?
(Il voyeurismo del
carabiniere)
Il carabiniere a cavallo, preposto
alla sorveglianza della decenza nei recessi del parco
pubblico, nei lontani anni sessanta. Col primo innamorato
andavamo a Gianicolo. Sebbene astutamente infrattati, dove
peraltro nessuno ci vedeva e sarebbe stato ben difficile
dare scandalo, lui, appostato tra le frasche, ci trovava
sempre. Era abile come un pellerossa. Dopo i primi baci,
come un fulmine geloso sbucava dal folto, piombando in mezzo
a noi, minacciandoci di multa.
Lui, dall’alto della sella.
Noi, minimi, sulla panchina.
Gli pulsava in faccia la gioia
infantile del potere, di interrompere il piacere, di
castigare lo slancio.
Esibizionismo e tv
La tv ha reso necessario
l’esibizionismo: farsi vedere, esistere. E gli altri? Tutti
voyeur. Pubblico: autorizzato a spiare. Fra guardoni
ed esibizionisti, uno squisito problema di domanda-offerta.
Difficile che possano mai equilibrarsi. La gran moda degli
ultimi anni è mostrare invece dell’eccellenza la pochezza.
La volgarità è diventata un blasone. Ma ancora più
pubblicizzata è l’ignoranza. Un tronista, durante un
reality, dice di una concorrente esclusa dal gruppo:
“E chi la capiva? parlava
complicato”, (cioè parlava l’italiano).
Applauso oceanico.
Intervista alla donna che vendette
la figlia per comprarsi la tv
Ma perché l’ha fatto?
Per finirci dentro.
Vetro di rara fattura…
L’esibizionista elementare (senza
telecamere) è punito col ridicolo. Più onorevole è il
rischio dello stupro o dell’adulterio. Meglio uccisi che
derisi. Più fragile di chiunque, e più generoso,
l’esibizionista si offre mani e piedi allo spettatore.
Vetro di rara fattura, basta uno
sguardo a romperlo. V’è un solo modo per rendere complice
chi guarda, per farsi prendere sul serio: ancora una volta,
il cornicione. Mettere paura. Le folle d’oggi, lo specchio
magico televisivo, consentono con soddisfazione di volgere
da comico in tragico lo spettacolo dell’esibizionista che
proprio volesse inerpicarsi per dieci piani, e di lì stupire
il mondo.
Altri esibizionismi
Vi sono forme
più sommesse, e non punibili: la beneficenza o la
bicicletta.
Tenerezze
C’è una barzelletta sulla
sensibilità dell’esibizionista che mi fa venire le lacrime
agli occhi.
Uno di quegli esibizionisti
arcaici, con l’impermeabile, lo spalanca improvvisamente
davanti ad una signora, rivelando la propria nudità. Lei
caccia un urlo e si copre gli occhi.
E lui, mortificato, ferito, col
tono di chi parla di un cucciolo, che è il nostro orgoglio,
o di un bambino:
– E lo guardi, almeno!
* Dice di sé.
Barbara Alberti. Nata in
Umbria, fra angeli e diavoli. È grata alla pessima
educazione cattolica, cui deve la sua ispirazione. Alcuni
titoli: i romanzi “Delirio”, “Donna di piacere”, “Buonanotte
Angelo”, “Povera bambina”, (Mondadori), “Memorie malvagie”,
“Dispetti divini”, “Gelosa di Majakovskij”, (Marsilio),
“Gianna Nannini da Siena, biografie comparate della cantante
e di Santa Caterina” (Mondadori), “Il promesso sposo,
biografia di Vittorio Sgarbi”, Sonzogno, “Il principe
volante, biografia di Antoine de Saint Exupéry”
(Playground), i saggi “Parliamo d’amore” (Mondadori),
“Vocabolario dell’amore” (Rizzoli). Sceneggiatrice di
cinema, il suo primo film è stato “Portiere di notte” di
Liliana Cavani, l’ultimo “Melissa P” di Luca Guadagnino. Dal
1984 tiene una rubrica di posta del cuore, prima su Amica,
poi su “A”. È madre, nonna, e casalinga. Nella mano destra
porta i segni delle sue attività: il callo della penna e
quello della scopa.
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