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INTRODUZIONE
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CORRADO CALABRO'
Tra pochi giorni ricorre il centenario1. Faceva un caldo fuori
stagione quella notte a Reggio e Messina:
ventidue gradi il ventotto dicembre. Eran le
cinque e venti del mattino e si spense il gas
nei lampioni ma ci fu chi credette di vedere
il mare inghiottito nella faglia dello Stretto.
Si aprirono crepacci nelle strade del centro in
cui scomparvero mulattieri e carretti con
cavalli. Trentamila morti solo a Reggio. Io
persi nel crollo della casa i nonni una zia e un
cuginetto che quest’anno avrebbe centun anni.
Il mare sommerse la Punta di Pellaro per oltre un
chilometro. Sono abitate dai pesci le case
sott’acqua; da ragazzi passavamo di stanza in
stanza a pesca subacquea. Era rimasto tra gli
altri sepolto il sindaco di Reggio Tripepi.
Stavano togliendo con cautela l’ultimo strato di
macerie quando arrivò Vittorio Emanuele.
Proprio a Reggio era stato salutato per la prima
volta re d’Italia sbarcando al Cippo da un
incrociatore dopo l’assassinio di suo padre.
La folla si sporgeva sulla fossa mentre ormai il
corpo affiorava. “Allegro, Sindaco, allegro! C’è
il Re! C’è il Re!” gli gridavano eccitati. “Me
ne frego del re!” si poté leggere sulle labbra
terrose del sindaco mentre esalava l’ultimo
respiro.
1) La poesia è
stata scritta nel dicembre 2008, in occasione
del centenario del terremoto di Messina.
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