COPERTINA
HUGH HEFNER, A SANREMO UN PLAYBOY DA SOGNO
Per la prima volta sul palco
dell’Ariston il magnate americano che ha saputo creare un
impero da una rivista, diventata un must per intere
generazioni di uomini. E di donne
Marta Lanza*
Per
l’uomo che non deve chiedere mai… Recitava così il claim di
una vecchia pubblicità di un dopobarba maschile (quando
ancora la parola dopobarba non era stata sostituita dal più
internazionale aftershave). Ecco, leggendo la biografia di
Hugh Hefner sembrerebbe proprio che il fondatore della
leggendaria rivista per soli uomini sia l’incarnazione di
quel claim. Reduce dalla trionfale partecipazione al
festival di Sanremo 2009, accompagnato dalle sue attuali
fidanzate – le gemelle Karissa e Kristina Shannon – e dalle
splendide playmate-conigliette che lo seguono ovunque,
Hefner, ancora una volta, ha saputo catalizzare l’attenzione
di giornalisti e mass media. E in realtà, sin dall’istante
in cui il suo nome è stato pronunciato da Paolo Bonolis,
durante la conferenza stampa di presentazione del Festival,
si è scatenata una montagna di illazioni, curiosità e
polemiche, perché Hefner non è certo un personaggio che
passa inosservato e certo lui non lo desidera. Si è
subito favoleggiato sul numero di ragazze che avrebbe
portato con sé, sull’intero albergo che avrebbe prenotato
per ospitarle tutte, su alcune richieste davvero originali,
come la suite con idromassaggio pirotecnico, le finte
cameriere vestite in lattex, i cuochi – esclusivamente donne
– che avrebbero cucinato solo per lui e il suo harem,
l’obbligo di preparare solo ricette a base di cibi
afrodisiaci… Non sappiamo se tutto questo sia
corrisposto a realtà, quello che però fa riflettere è che
oggi pochissime persone, di certo Hugh Hefner, e pochissimi
eventi, di certo il Festival di Sanremo, riescono ad
interessare e a coinvolgere così massicciamente l’opinione
pubblica. La combinazione dei due elementi è dunque
sicuramente esplosiva. Dicevamo pochissime persone, per
pochissimi eventi: nello specifico, sfogliando l’album degli
ultimi anni dell’italico festival, per risalire ad un
personaggio che abbia concesso così tanto spazio alla
fantasia, bisogna andare al 2005, ed in particolare alla
partecipazione di Will Smith (sempre gestione Bonolis):
all’epoca si favoleggiò che l’attore americano, per esempio,
avesse chiesto di mangiare solo cibi italiani, possibilmente
in ristoranti non di lusso, di avere con sé, oltre all’amata
moglie, la madre, diversi assistenti, tre guardie del corpo,
il truccatore, il parrucchiere di fiducia e il personal
trainer e di noleggiare un camion per il trasporto
dell’incredibile quantità di bagagli legato al così elevato
numero di persone. Anche in questo caso, non abbiamo
riscontri che le cose siano andate esattamente così, e
nemmeno, forse, ci interessa il dato oggettivo, ma è
l’atmosfera da favola, l’alone di fascino che si sprigiona
attorno a queste persone a divenire, questo sì, un dato
oggettivo di interesse generale. E per cercare di
comprendere il perché di questo profondo coinvolgimento
mediatico, bisogna, forse, fare un passo indietro ed
ammettere che oggi, probabilmente, troppo spesso si abusa
delle parole vip, divo, star attribuendole a persone, che, a
conti fatti, di very important o di divino hanno poco o
nulla. Così quando si percepisce che la persona che si ha di
fronte (in televisione o al cinema) o della quale si legge,
ha qualcosa in più, possiede quel famigerato e misterioso
quid, allora se ne rimane conquistati. Quale, infatti,
dovrebbe essere la caratteristica imprescindibile,
vincolante di coloro che definiamo vip, divi, star? La
capacità di far sognare o meglio di dare vita a un sogno.
Ed in questo, Hugh Hefner è stato ed è un maestro: il
suo sogno – diventato poi il sogno di tanti – è iniziato
molti anni fa, nel novembre del 1953, quando il primo numero
di “Playboy” esce in edicola. In copertina la sensualissima
e sorridente Marilyn Monroe, seduta su una coperta, che,
ammiccando, saluta il lettore. Un trafiletto alla sua destra
promette “per la prima volta su una rivista e a colori, le
celebri foto di nudo dell’attrice”, mentre il sottotitolo
specifica quella che oggi definiremmo la mission del
magazine: intrattenimento per uomini. A chiarire ancor
meglio le intenzioni e lo scopo della rivista, l’editoriale
che sottolinea la nascita di una nuova rivista per un nuovo
lettore: “Se sei un uomo tra i 18 e gli 80 anni, “Playboy” è
per te. Se ami l’intrattenimento, accompagnato da umorismo,
raffinatezza ed un pizzico malizia, “Playboy” diventerà il
tuo magazine preferito. E che sia chiaro sin dal principio,
non siamo una rivista per famiglie”. Fedele a questa
promessa (l’unica forse alla quale sia rimasto fedele così a
lungo), da quasi cinquantasei anni Hefner delizia intere
generazioni di uomini: attraverso sofisticati e raffinati
scatti fotografici i corpi delle donne vengono trasformati
in icone del desiderio, letteralmente trasfigurati. Nascono
così le magnifiche playmate, compagne di gioco, come la
traduzione letterale della parola vorrebbe, o conigliette,
come invece la traduzione italiana, più ironicamente, vuole.
Ma che il termine sia playmate o coniglietta, come sostiene
lo stesso Hefner once playmate, always playmate (una volta
playmate\coniglietta, lo si è per sempre). Nato a
Chigago nel 1926, Hugh Hefner cresce in un ambiente
fortemente puritano ed è forse proprio questa visione
“stretta” della vita che gli fa sentire forte l’esigenza di
poter dar sfogo alla sua creatività: parole come edonismo,
sesso, felicità, fantasia, amore ricorrono spessissimo nella
sua biografia, dando vita a corpose pagine per spiegare
quanto la ricerca e il raggiungimento di questi obiettivi
siano costati fatica sia nell’ambito professionale sia in
quello personale. Ambiti, tuttavia, mai nettamente distinti.
Infatti, dopo il primo matrimonio nel 1949 con Millie
Williams – una sua compagna di classe – durato dieci anni,
le compagne di Hefner saranno spesso le stesse protagoniste
delle sue copertine. Ed esattamente nel 1989, a quarant’anni
dal primo, sposa Kimberley Conrad, playmate dell’anno 1989.
Oggi è fidanzato con le gemelle diciannovenni Karissa e
Kristina Shannon. Sebbene il gossip la faccia spesso da
padrone nella vita di Hefner, la sua filosofia è sempre
stata quella di fare di “Playboy”, sin dalla sua nascita,
non solo una rivista da godere con gli occhi, che faccia
sognare, ma anche una pubblicazione speciale per i suoi
contenuti: da precursore, ha intuito l’importanza non solo
dell’intervista come strumento di conoscenza ed
approfondimento, ma anche di intervistare personaggi
esclusivi, non usuali e per certi versi scomodi: dal divo
Marlon Brando al dittatore Fidel Castro, dal ciclista Lance
Armstrong all’attrice Nicole Kidman, tutti hanno posato per
lui, sapendo che sarebbe stata una chiacchierata insolita.
La rivista può contare, inoltre, su articoli di costume,
moda, sport, politica dal taglio decisamente liberal, nonché
su contributi letterari di autori famosi, come Arthur Clarke
solo per citarne alcuni. Ma non si può parlare di Hefner
o di “Playboy” senza far accenno alla mitica centerfold o
paginone centrale, che in questi cinque decenni ha visto
sfilare bellissime donne: la pioniera Marilyn, e poi Pamela
Anderson, Sharon Stone, Caterina Murino, Victoria Silvstedt,
Dita Von Teese, Eva Herzigova, Jenny McCarthy, ed ultima in
ordine di tempo, per la versione italiana del magazine,
Micol Ronchi2. Selezionate dallo stesso Hefner e dal suo
attentissimo staff, per molte di loro, l’essere stata una
coniglietta è significato l’inizio di una carriera
sfolgorante in ambiti diversi: cinema, televisione, moda.
Hefner non è persona che si accontenta di quello che ha,
così la rivista “Playboy” segna anche l’esordio di una nuova
iniziativa imprenditoriale, che porterà col tempo alla
creazione della “Playboy Enterprises”, società che dal 1991
è quotata alla borsa di New York con la sigla Pla.
Focalizzata essenzialmente all’intrattenimento di adulti,
questa non solo produce ed edita la rivista “Playboy” nel
mondo, ma opera anche in tutti gli altri campi
dell’informazione e produzione multimediale: produce e
distribuisce programmi televisivi e radiofonici, gestisce
siti web, amministra tutti i servizi e i prodotti griffati
con l’ormai celebre coniglio. Dal 2006, inoltre, la “Playboy
enterprises” grazie ad un accordo stipulato con il casino
Palms, ha aperto, a Las Vegas, una sede dedicata
all’intrattenimento, che oltre ad casinò, può contare anche
su un nightclub e su un negozio tutti rigorosamente targati
“Playboy”. Uomo decisamente previdente, a dispetto delle
apparenze, Hefner ha già curato, nei minimi dettagli, la
costruzione del mausoleo che accoglierà le sue spoglie:
questo sorge nel cimitero di Brentwood, a Los Angeles
proprio accanto alla tomba della divina Marilyn.
Tutti hanno un paio di ali, ma solo chi sogna impara a
volare. (Jim Morrison)
*Dice di sé.
Marta Lanza. Non esiste vento favorevole per il marinaio che
non sa dove andare. Seneca
2) Diretto da
Alessandro Ferri, “Playboy” è tornato, con una veste grafica
completamente rinnovata, nelle edicole italiane dallo scorso
dicembre 2008.
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GIACOMO CASANOVA
Questa è la gelosia: il senso di pericolo
che si avverte
quando il nemico invade
il nostro territorio.
(Da “ Storia
della mia vita”,
1960)
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