PROTAGONISTI
IL COMUNISMO È UNA BUSSOLA NELL’AZIONE QUOTIDIANA
Il segretario di Rifondazione
comunista, Paolo Ferrero, rivendica quella che da sempre
è una prerogativa della sinistra: essere dalla parte dei
lavoratori
Clap*
Paolo
Ferrero, classe 1960 è dal luglio 2008 segretario di
Rifondazione comunista, il primo a non provenire dal Partito
comunista italiano. Dopo i primi anni trascorsi a Chiotti,
in Val Germanasca, la famiglia si trasferisce a Villar
Perosa, la cittadina della famiglia Agnelli.
Diplomato, inizia a lavorare allo stabilimento Fiat
proprio di Villar Perosa: qui si occupa tra l’altro del
bollettino operaio “Valle contro”. Dopo un periodo di cassa
integrazione in Fiat, decide di fare della politica il suo
lavoro.
Dal 1995 al 2006 è attivo nella segreteria
nazionale di Rifondazione e proprio nel 2006 è nominato
ministro della solidarietà sociale nel secondo governo
Prodi.
Candidato alle politiche del 2008, non è eletto a
causa del pessimo risultato della sinistra. Al congresso di
Rifondazione comunista, del luglio 2008, viene eletto
segretario del partito, nonostante quasi la metà dei voti
contraria. Da quel momento è partita la scissione del Prc
che gli ha visto opporsi Nichi Vendola, fondatore del nuovo
Movimento di sinistra.
Per diversi anni ha vissuto a Villar Perosa,
la cittadina degli Agnelli. Che ricordi ha di quella
stagione e di quella famiglia?
“Ricordo i temi e i modi di vivere di una “città
fabbrica”, in cui le gerarchie interne all’azienda si
ritrovavano sul territorio e ricordo l’insegnamento dei miei
genitori: il bianco è bianco e il nero è nero”.
È vero che è stato il periodo di cassa
integrazione in Fiat a farle decidere di dedicarsi alla
politica a tempo pieno?
“La cassa integrazione per me divenne una occasione
di fare lavoro politico volontario a tempo pieno, cosa che
alla fine della Cig divenne anche il mio lavoro”.
Nel 2006 ricopre la carica di Ministro
della solidarietà sociale nel governo di Prodi. Quale
decisione assunta come Ministro ricorda con maggiore
orgoglio?
“Il blocco degli sfratti per i soggetti deboli con
l’avvio di una politica per l’edilizia pubblica e il
tentativo di costruire una politica sull’immigrazione che
archiviasse la Bossi Fini”.
Pare l’avessero soprannominata “testa
dura”, per una certa sua opposizione a provvedimenti voluti
da Prodi. A mente fredda, crede sia stato un errore?
“Al contrario, penso che l’esperienza di
Rifondazione e quindi anche la mia dentro il governo Prodi
abbia avuto un deficit di “impuntatura”: avremmo dovuto con
maggior nettezza pretendere da subito provvedimenti di
redistribuzione del reddito in favore dei lavoratori e dei
pensionati, così come il superamento delle leggi sulla
precarietà nel lavoro”.
Quale, allora, è stato l’errore maggiore
compiuto da quella compagine governativa?
“Di aver continuato nelle politiche di rigore di
bilancio quando invece occorreva mettere al centro la
redistribuzione delle risorse dai ricchi ai lavoratori”.
Col senno di poi, quale lezione ha ricavato
dalla disfatta elettorale del 2008? Ne avete individuato le
cause?
“In primo luogo l’incapacità della sinistra ad
obbligare il governo a fare politiche di sinistra. In
secondo luogo che il mettere insieme stati maggiori e gruppi
dirigenti, come è stato con l’Arcobaleno, fuori da un lavoro
sul territorio e quasi a prescindere da risposte concrete,
si è dimostrata una strada sbagliata”
È di questi giorni la scissione definitiva
con i compagni guidati da Nichi Vendola. Eppure lei ha
dichiarato (forse sperato) fino alla fine che la crisi
sarebbe rientrata, invece cosa è successo?
“Ancora una volta ha pesato il nodo del rapporto
con il Pd. La scissione nasce come una scelta subalterna al
Pd, una sorta di corrente esterna al Pd, nell’illusione di
poter costruire una sinistra a partire dai rapporti
politici, invece che da un lungo lavoro di lotte e di
organizzazione teso alla modifica delle condizioni di vita
delle persone.
Io continuo a ritenere necessaria una sinistra
anticapitalista, in grado di porre sul serio il tema
dell’alternativa, dell’uscita, da sinistra, dalla crisi.
Quindi a una sinistra utile anzitutto per i lavoratori che
vuole rappresentare.
Fino alla fine ho creduto inoltre che le scelte
democraticamente assunte dagli iscritti a Rifondazione nel
Congresso fossero rispettate da tutti. Purtroppo mi sono
sbagliato”.
Possiamo dire che il primo frutto della
scissione è stata la sostituzione del direttore Pietro
Sansonetti con Dino Greco?
“No. Dino Greco rappresenta la risposta ad una
crisi editoriale di “Liberazione” che ha portato il giornale
sotto la direzione di Sansonetti a perdere migliaia di copie
e milioni di euro. Con la direzione di Greco spero che
“Liberazione” possa rilanciarsi come giornale utile alla
sinistra e agli strati sociali più colpiti dalla crisi”.
Questa ulteriore frammentazione non rischia
di indebolire, definitivamente, la sinistra?
“Ogni scissione rappresenta una sconfitta; per
questo ho cercato in tutti i modi di evitarla. Si tratta
però ora di fronteggiare la scissione più grave e cioè
quella che abbiamo avuto da parte del nostro popolo, che non
ci ha più riconosciuti come utili e non ci ha più votati.
Ripartire dal basso a sinistra come abbiamo deciso noi a
Chianciano è la strada per rilanciare una sinistra utile ed
efficace”.
E costituire un alibi perfetto per governo
ed opposizione che hanno approvato lo sbarramento al 4%?
“Lo sbarramento è una porcheria inventata da
Veltroni in accordo con Berlusconi per tentare di far valere
anche nelle elezioni europee la teoria del voto utile, che
Veltroni ha usato nelle elezioni politiche. Sul piano
istituzionale questa norma non ha alcuna ragion d’essere in
quanto il Parlamento europeo non elegge un governo e dunque
non vi è alcun problema di governabilità. Per questo
abbiamo posto un problema di democrazia e non solo
di rappresentanza di qualche partito”.
Rifondazione comunista, Comunisti italiani,
Movimento per la sinistra: in quale di questi partiti un ex
comunista può ritrovare i suoi valori?
“Penso in Rifondazione comunista. Il Pci ha avuto
la forza di essere “un paese nel paese” trasformando le
culture e la qualità della vita delle persone. Questa in
fondo è l’ambizione di Rifondazione comunista,
nell’immersione nei movimenti e nel sociale, nella capacità,
nell’ambizione di unire il lavoro sociale con un progetto di
trasformazione concreto del Paese”.
Molti sostengono che le ideologie siano
scomparse: per lei che senso ha oggi la parola comunismo?
“Una bussola nell’azione quotidiana; contro ogni
sfruttamento e a favore della libertà e dell’eguaglianza”.
L’elezione di Barak Obama è stata una
ventata di entusiasmo, non solo per gli Usa, ma per tutto il
mondo occidentale. In Italia intravede una personalità
capace di suscitare un entusiasmo simile?
“No”.
Non fa segreto della sua appartenenza alla
chiesa valdese. Che posto occupa la fede nella sua vita?
“La fede per me è una domanda critica
sull’esistenza e sulle cose che faccio rivolta da un Dio che
si è rivelato nella storia, e di cui la Bibbia ci dà
testimonianza; un Dio che mi ama e che ama gli altri. Una
domanda gratuita, che non condanna, a cui non è obbligatorio
rispondere. È un dono. Per esemplificare, l’esatto contrario
di chi, usando la fede come una clava, quotidianamente ha
tormentato i genitori di Eluana Englaro”.
*Dice di sé.
Clap. La sua vita è in un battito d’ali. Nell’applauso del
pubblico.
|
OPHÈLIA
QUEIROZ
Sa che era molto geloso? Ma non si
arrabbiava, non diceva
niente, soffriva in silenzio. Per esempio
non gli piaceva
che portassi vestiti scollati. Una volta
disse:
“Oggi per la prima volta sono stato
geloso
degli occhi di mio cugino...
perché ieri non c'ero, ed essi invece ti
hanno visto”.
(Da “ Fernando
e io”, di Emiliano Ventura)
|
|