LETTURE
SE CI DIAMO DEL TU IL BACIO VIENE MEGLIO
L’amore è il sentimento più
democratico del mondo: non si concede solo ai re, ai
ricchi, ai divi e ai potenti, ma a chiunque sappia
riconoscerlo, coltivarlo, condividerlo1
Vittorio Salvati*
L’amore
passione
Se l’amore ha bisogno
di essere accompagnato da un aggettivo,
un attributo o un sostantivo,
non vuol dire che ha qualcosa in più,
ma che ha qualcosa in meno.
V.S.2
Amore e passione
L’amore
passionale è l’unico tipo di amore in cui l’aggettivo
prevale di gran lunga sul sostantivo.
Un
aggettivo così potente da diventare a sua volta un
sostantivo che fa il vuoto intorno a sé perché tutto sembra
comprendere e tutto sottintendere.
Come è
noto, passione deriva dalla parola latina patior, che
significa appunto patire, soffrire, provare dolore o, per
estensione, sentimento intenso e turbolento. “Più che amore,
è passione” si sente dire talvolta per alludere a sovraumani
sperdimenti dove corpi, menti e anime di due persone si
fondono in un delirio amoroso senza regole e senza confini.
Nel suo
“Elogio della follia”, Erasmo da Rotterdam, riferendosi a
una definizione degli stoici, ha scritto: “La saggezza
consiste nel prendere per guida la ragione; la follia, al
contrario, nell’obbedire alle passioni; ma affinché la vita
degli uomini non sia troppo triste, Giove ha dato loro più
passioni che ragione”.
Il pensiero
di Erasmo ha la forza e la bellezza di un grande ed
esaustivo aforisma, ma come non ipotizzare il caso del tutto
opposto in cui sia la follia a prevalere e a guidare le
passioni, soprattutto quando queste si sentono tradite? Che
dire, infatti, delle gelosie passionali che sfociano
nell’assassinio o nel suicidio del bene amato? Non a caso
l’amore-passione è uno dei temi prediletti dagli scrittori
di sempre come quello fatale tra Catherine e Heathcliff in
“Cime tempestose” di Emily Brontë, o quello di Amalia che
muore d’amore per l’artista Balli nel romanzo “Senilità” di
Italo Svevo.
La passione
amorosa è dunque una stregoneria, un paradosso dei
sentimenti, una dimensione mentale in cui non vi è più
spazio per la ragione, ma solo per un desiderio inesauribile
verso il soggetto amato spesso percepito come
imperscrutabili e mai conquistabile del tutto.
Insomma, la
passione è come una immensa fiamma che scalda il cuore, le
viscere e la testa allo stesso tempo e, per questo,
difficilissima da controllare.
Se divampa
con violenza e all’improvviso, può violentemente esplodere o
tragicamente implodere. Se brucia lentamente, lentamente può
uccidere.
Amore, letteratura e televisione
Ovvero
prontuario per rispondere in cinque secondi
“Scusi, per lei che cos’è l’amore?”
“Che cos’è
l’amore? Domandate a chi vive, cos’è la vita? Domandate a
chi crede, chi è dio?” rispondeva Shelley a chi gli chiedeva
cosa fosse l’amore, convinto che nessuno potesse dare una
risposta ragionevole ad un interrogativo così assoluto e
perentorio. È ovvio che Shelley argomentava in tal modo
perché ai suoi tempi non c’era ancora la televisione; oggi,
intervistato da un giornalista o da un conduttore
televisivo, sarebbe costretto a dare una risposta qualsiasi,
magari la più banale, purché in pochi secondi.
Eppure,
capire l’amore, definirlo, svelarne i segreti è, da sempre,
il sogno degli esseri umani e l’argomento più gettonato
della prima cultura, cioè quella dei poeti, dei
filosofi e dei letterati.
Sono loro
che, senza riuscire a svelare il mistero, hanno cominciato
ad alimentare e al contempo a raccontare la storia
dell’amore partendo dai miti e dagli dèi come Kama, Eros e
Cupido. Era più o meno, l’età del bronzo e forse gli uomini
sentivano il bisogno di alleggerire il peso del metallo con
la leggerezza della fantasia e delle favole.
Dunque, coi
miti e dopo i miti vennero i poeti e i filosofi: Saffo che
scriveva liriche amorose con un’inimitabile miscela di
sentimento e desiderio; Platone che filosofeggiava
dell’amore ideale e Catullo che per ideale intendeva
tutt’altro:
Dammi mille baci e poi cento
e poi altri mille, e ancora cento
e di seguito ancora mille, e altri cento
e poi quando ne avremo contati migliaia e migliaia
scompiglieremo il conto.
Da allora
il mondo è molto cambiato, eppure i poeti hanno continuato a
parlare d’amore, gli scrittori a scriverne le sofferenze e
le delizie, i filosofi a disquisirne i significati, gli
scienziati a cercarne i meccanismi chimici.
Per ultimi,
i mass media che cercano di sfruttare l’argomento per
catturare spettatori o auditori essendo l’amore, soprattutto
per quanto riguarda il sesso, il solo tema di cui tutti
ritengono di poter dire la propria anche in base a poche, o
uniche, esperienze. In fondo, l’amore è il sentimento più
democratico del mondo: non si concede solo ai re, ai ricchi,
ai divi e ai potenti, ma a chiunque sappia riconoscerle,
coltivarlo, condividerlo.
Non ho
alcuna intenzione, sia chiaro, di scrivere la storia della
letteratura amorosa o del pensiero filosofico sull’amore
perché questo breve introito mi serve per uno scopo molto
più modesto: prendere un po’ di slancio e crearmi una
piccola piattaforma dialettica nel caso che un giorno
incontrassi un intervistatore televisivo d’assalto che mi
ponesse una di quelle terrificanti domande tipo: “Mi scusi,
per lei cos’è la vita?”, oppure: “Cos’è per lei la
felicità?”, con l’obbligo di rispondere in un massimo di
cinque secondi.
Poniamo, ad
esempio, che un giorno incontrassi Marzullo e lui,
all’improvviso, mi domandasse:
“Signore,
che cos’è per lei l’amore?”.
“Quanto
tempo ho per rispondere?” gli chiederei.
“Cinque
secondi”.
“Senta,
facciamo così: mi dia un minuto e io mi impegno a non farle
perdere tempo a farmene altre”.
“Tenuto
conto che lei non è nessuno, va bene”.
Lo
ringrazierei e, convinto di averlo fregato, comincerei così:
“Caro
Marzullo, io le risponderò come si conviene ad un tifoso
della prima cultura e cioè alla stessa maniera con
cui, suppongo, risponderebbe Cyrano de Bergerac se il suo
avversario lo avesse provocato su questo argomento anziché
sulla lunghezza del suo naso.
Cos’è
l’amore? – declamerei con tono enfatico – ben poca cosa è
questa domanda. Ecco potrei, per l’appunto, rispondere nei
seguenti toni:
Aggressivo: L’amore? Esiste solo quello per
se stessi. L’amore per gli altri è un’invenzione dei poeti,
dei preti e delle prostitute.
Amichevole: Mi creda: in amore siamo tutti
dei dilettanti che credono di essere dei professionisti.
Descrittivo: L’amore prima o poi finisce
perché amare all’infinito esiste solo in grammatica.
Curioso:
Chiedi cos’è l’amore? Vuol dire che non l’hai mai provato.
Vezzoso:
L’amore ha mille alternative: se una donna è un po’ puttana
e un po’ romantica, nel dubbio, può aprire un bordello per
coccole.
Truculento: Quando un amore muore ci sono
sempre due assassini a piede libero nei paraggi.
Cortese:
L’amore è andare da lei il più presto possibile e
venire insieme a lei il più tardi possibile.
Tenero:
Purtroppo, l’amore è un sentimento così tenero che prima o
poi si squaglia.
Pedante:
Molti dicono “ti amo da morire”, ma quasi nessuno mantiene
la parola. Purtroppo si muore più di funghi che d’amore.
Arrogante: E lei vorrebbe che le insegnassi
cos’è l’amore per avere un concorrente in più?
Enfatico:
L’amore è l’unica opera d’arte che ha bisogno di due autori.
Drammatico: L’amore è come il deserto:
pieno di miraggi.
Ammirativo: L’amore, di per sé, è grande ed
eterno. Sono gli innamorati che non sono all’altezza.
Lirico:
L’amore nasce sempre sotto la protezione di Erato (la Musa
della poesia) e finisce quasi sempre sotto il dominio di
Melpomene (la Musa della tragedia).
Semplice:
L’amore è l’aspirina della solitudine; nel migliore dei
casi, con la vitamina “C”.
Rispettoso: L’amore è un segreto che non va
mai svelato. Soprattutto agli innamorati.
Rustico:
Cavolo, quanto è bello fare all’amore!
Militare:
In amore, come in guerra, ci vuole la cavalleria.
Pratico:
Poiché l’amore è cieco, bisogna amarsi col metodo Braille:
toccandosi dappertutto con le mani”.
Qui
finirebbe la mia affabulazione sull’amore, ma non il mio
incontro con Marzullo che certamente non rinuncerebbe a
farmi l’immancabile domanda finale:
“Per
concludere, mi dica: secondo lei, la vita è sogno o i sogni
aiutano a vivere meglio?”.
A questa
domanda lo guarderei dritto negli occhi e, con aria
ispirata, gli direi:
“Mi spiace
deluderla, caro Marzullo, ma la sua domanda non ha senso.
Sappia, una volta per tutte, che la vita non è l’una o
l’altra cosa, ma entrambe le cose contemporaneamente!”.
Il rischio
è che il grande intervistatore possa rilanciare: “Va bene,
signore, ma prima di lasciarci, si faccia una domanda e si
dia una risposta”.
Grazie al
cielo è arrivato il momento di svegliarsi!
1)
Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, alcuni
stralci dal libro “Se ci diamo del tu il bacio viene
meglio”, di Vittorio Salvati (Edizioni Associate, 2009).
Riproduzione riservata.
2) Da “Epigrammi d’accatto”,
di Vittorio Salvati
*Dice di sé.
Vittorio Salvati. Abruzzese di nascita e di origine nonché
romano di adozione. È stato un manager di successo,
dirigente in alcuni dei più grandi gruppi imprenditoriali
italiani e stranieri. Attualmente si occupa di consulenza
aziendale e vive ad Anzio dove svolge anche l’attività di
scrittore cercando, con questa, di raggiungere la quarta
tappa del noto aforisma del poeta inglese George Herbert che
dice: “Chi non è bello a vent’anni, non è forte a trenta,
non è ricco a quaranta, non è saggio a cinquanta, non sarà
mai bello, né forte, né ricco, né saggio.” Dopo aver mancato
clamorosamente le prime tre tappe e di essere in ritardo
anche sulla faccenda della saggezza, si sta fortemente
impegnando per raggiungere almeno quest’ultimo obiettivo
convinto che i 50 anni del seicento dovrebbero corrispondere
più o meno ai 70 di oggi. La cosa che lo meraviglia di più è
come mai Herbert non abbia aggiunto alle tappe previste,
quella della salute, che è la dote necessaria per godere di
tutte le altre.
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LIBRO DELLA
SAPIENZA
Poiché un orecchio
geloso ascolta ogni cosa, perfino il
sussurro
delle mormorazioni non gli resta segreto.
(Dal libro della “ Sapienza”,
vv.10)
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