COPERTINA
TRASH, REALITY? NO, NEOREALISMO TELEVISIVO
Nei
primi giorni di maggio ho partecipato ad una puntata de
“L’Infedele” su La 7, il programma di Gad Lerner, incentrata
sul cosiddetto velinismo politico e sull’annunciato divorzio
tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario. Nei giorni seguenti,
ho scoperto che Aldo Grasso rimprovera sottilmente Gad
Lerner di avermi invitato allo scopo di fare ascolto (cosa
che puntualmente si è verificata) e che Francesco Specchia,
bravo giornalista di “Libero”, non solo mi imputa di aver
difeso le veline che si mostrano con il culo scoperto e le
tette al vento, ma sostiene che io non crederei in ciò che
dico, visto che pubblico e dirigo “una rivista coltissima
come l’Attimo fuggente”.
Con i critici, come Grasso, che s’infischiano degli ascolti,
non polemizzo, sarebbe inutile: non si curano neanche
dell’offesa che portano a milioni di telespettatori che
seguono i programmi da loro tenacemente disprezzati. Sono un
po’ esasperato, invece, dalle trappole in cui cade anche
Specchia e dunque vorrei puntualizzare, schematicamente, per
correttezza verso coloro che non abbiano seguito il
programma, ciò che penso sui temi sdruccioli affrontati con
l’abituale stile, fazioso e moraleggiante, dall’Infedele.
Veronica e il titolo di “Libero”
Mi sarebbe piaciuto,
in primis, che a Specchia non fosse sfuggita
l’appassionata difesa che ho fatto dell’ormai storico titolo
di Feltri: “Veronica velina ingrata”. Vittorio Feltri non ha
bisogno di difensori e tanto meno del mio sostegno, ma un
chiarimento mi è sembrato doveroso, non tanto per amicizia,
ma perchè, in assenza dell’imputato, al titolo si faceva
continuamente riferimento come a un disgustoso episodio, a
un intollerabile oltraggio verso la signora Lario.
Ho detto dunque che Feltri, da grandissimo giornalista, tra
le sue capacità possiede anche quella di saper sintetizzare
il comune sentire nelle poche parole di un titolo. In questo
caso il messaggio forte (e persuasivo) era chiaro: “Cara
Veronica, lei, sia per la sua carriera di attrice sia per i
ventinove anni di matrimonio con il Cavaliere, non ha, oggi,
l’autorevolezza e la credibilità per scatenare un pandemonio
del genere: parlando delle veline come di ciarpame e
manifestando all’improvviso una intolleranza insostenibile
verso gli usi e costumi del marito”.
Ovviamente, un titolo dev’essere congruo con il linguaggio
usato dal giornale verso i suoi lettori: su Libero ci sta e
fa storia, sul Corriere e su altri giornali più castigati
sarebbe impensabile.
Le veline nei programmi tivu
Considero inaccettabile l’ipocrisia (furiosa) di chi detesta
che in alcuni programmi televisivi qualche bella ragazza si
proponga in abiti succinti. Allora: io non sono né un
missionario, né un educatore, sono un artigiano che cerca di
fare il suo lavoro al meglio delle sue possibilità. Le
veline fanno parte della società di oggi, ne prendo atto e
non le combatto con l’irruenza dell’Infedele e con la
veteroindignazione delle femministe di oggi come fossero il
diavolo corruttore dei nostri tempi! Le ospito,
all’occorrenza, in tivu, con spirito libertario: rispetto le
idee e le battaglie, anche mistiche, di chiunque, ma
rivendico anch’io i diritti della mia libertà.
E nei confini della mia libertà c’è il dovere di rispondere
solo a quattro riferimenti: 1. le leggi; 2. l’editore che mi
ha affidato l’incarico; 3. il pubblico, che in qualsiasi
momento può bocciarmi; 4. la mia coscienza. Nient’altro. Più
chiaramente: non influenza le mie scelte ciò che possono
pensare, dico non a caso, Aldo Grasso o Gad Lerner, o
Francesco Specchia, le femministe o qualsiasi altro
movimento politico o pseudo politico, religioso, culturale o
pseudoculturale, eccetera.
Realtà e televisione
Ma come considero questo tipo di televisione, di continuo
sotto processo? L’ho detto e lo ripeto: è neorealismo
televisivo, paragonabile al neorealismo cinematografico
dell’immediato dopoguerra 1945/’50. Gli amici, i tronisti,
gli uomini e donne di Maria De Filippi – un genio della
comunicazione – sono come gli
sciuscià di
quegli anni. Come fu per De Sica, Rossellini, anche
la De Filippi e tanti altri sono apprezzati
da un certo pubblico, ma ignorati e anzi tormentati dai
critici e dai moralisti, quelli che arrivano a capire sempre
“dopo”. Maria, il “Grande fratello”, il “Ciao Darwin” di
Paolo Bonolis, l’Isola e alcuni programmi della mia
conduttrice Paola Perego tra vent’anni saranno oggetto di
studio, saranno un
cult per chi vorrà capire come si viveva agli inizi del
terzo millennio. Oggi, dobbiamo sorbirci le filippiche dei
critici prudenti e ottusi e dell’Infedele! Pazienza...
Per parte mia, l’Attimo vi propone una magnifica analisi di
Marco Salvati, autore di reality di successo, col titolo
esplicito “Perché non possiamo non dirci trash? (a pag. 10).
Le veline candidate alle elezioni
A parte il fatto che si tratta di un falso problema perchè
le presunte candidate nelle liste non ci sono, il confine è
sempre quello: la libertà. Ma perché le veline non
dovrebbero avere il diritto (costituzionalmente previsto per
loro come per tutti) di candidarsi alle elezioni? Dov’è lo
scandalo? Inveisce la signora Margherita Hack all’Infedele:
perchè non hanno alcuna competenza politica.
Il ragionamento è reversibile: la signora Hack è stimabile
come scienziata, ma in politica (per di più a 84 anni) quale
competenza ha? Per me, che si candidino tutte, dunque, le
veline e la Hack: poi alla fine gli
elettori decideranno (come il pubblico in televisione).
Oppure deve decidere, preventivamente, qualcun altro? E chi? La Hack? L’Infedele? I critici...? Sento profumo,
anzi il cattivo odore, di voglia di censura.
Il corpo delle donne
Altri veementi strali, nel programma, verso le donne – Alba
Parietti è stata invitata come evidente bersaglio, le mando
tutta la mia solidarietà – che decidono di rifarsi le tette,
la bocca, ecc...
Margherita Hack, sempre lei, inveiva contro, addirittura, i
“mostri”. Ma, dico io, lasciando da parte i discutibili
criteri di giudizio su ciò che è bello o no: se una donna
vuole rifarsi il seno, sarà libera di farlo o deve chiedere
il permesso alla signora Hack? Voglio dire che ciò che
rifiuto maggiormente, da liberale assoluto, è questa
proterva vocazione all’indignazione facile... Domando e
dico: ci saranno altre vere e serie motivazioni, in questo
sporco mondo, per indignarsi, piuttosto che prendersela con
qualche bella ragazza?
Il documentario sulla tivu scandalosa
La scorrettezza più grave: là dove si scopre che da una
parte ci sono liberali e libertari, dall’altra un pericoloso
fanatismo. All’Infedele è stato mostrato un documento in
cui, montando chiappa su chiappa e tetta su tetta (tanto per
strizzare l’occhio agli ascolti, anche da moralisti!), si
sosteneva implicitamente che la televisione italiana è fatta
di quel “ciarpame” a cui alludeva la signora Lario.
Un’operazione scorretta e malintenzionata, la televisione è
fatta di ben altro... Ho ricordato che il maestro Lorin
Maazel (personaggio snob e inavvicinabile, uno che non aveva
mai concesso niente di sé) ha rilasciato a settant’anni la
prima intervista della sua vita a Paola Perego. Bene:
montando solo quelle immagini, s’indurrebbe lo spettatore a
pensare che “Buona domenica” sia un programma di alta
musica. Di più: Gad Lerner in un certo momento ha detto di
sé, testuale, che “è anche un maiale”. Bene: montando solo
quelle immagini e quelle parole, si indurrebbe la gente a
pensare che Gad sia solo un maiale, non un ottimo
giornalista che sarebbe grandissimo se non fosse, purtroppo,
fazioso e illiberale.
Bene: questi sistemi artificiosi, queste manipolazioni a mio
parere dovrebbero provocare maggior indignazione delle tette
e dei culi (per caso, alla radice di tanto sdegno, c’è forse
qualche complesso sessuale?). Invece, da libertario, ne
sorrido. Fate dunque (ma lasciateci anche fare) come
preferite: il pubblico deciderà.
Cesare Lanza
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IL DESIDERIO DI DIPINGERE
Gli attimi fuggenti, le
preziose citazioni
che punteggiano la nostra
rivista,
propongono come tema il
desiderio.
Apriamo con un classico
tratto da Baudelaire
e chiudiamo, in quarta di
copertina,
con Vasco Rossi, a
dimostrazione
che il desiderio è da
sempre ed ancora
un motore delle nostre
vite.
Sventurato può essere
l’uomo, ma felice l’artista che il desiderio
strazia!
Io brucio di dipingere
quella che di rado mi apparve e che sparì
troppo in fretta, come una cosa bella da
rimpiangere lasciatasi dietro dal
viaggiatore portato nella notte. Come è già
tanto tempo da che essa svanì!
È bella, e più che bella:
è sorprendente. In lei il nero abbonda: e da
lei ogni ispirazione è notturna e profonda.
Ha occhi come antri in cui scintilla vago il
mistero e il suo sguardo illumina come la
folgore: è un’esplosione nella tenebra.
Vorrei somigliarla ad un
sole nero, se mai ci fosse un astro nero che
versi la luce e la felicità. Ma lei più
volentieri richiama alla mente la luna, che
senza dubbio l’ha marchiata del suo temibile
influsso: non la luna candida degli idilli,
che somiglia a una gelida sposa, ma la luna
sinistra e snervante, sospesa in fondo a una
notte di bufera e travolta dalle nuvole in
corsa. Non la placida discreta luna che
visita il sonno degli uomini puri; ma la
luna strappata dal cielo vinta e ribelle,
che le Stregonesse tessale costringono
duramente a ballare sull’erba in terrore!
Nella sua stretta fronte
abitano la volontà tenace e la passione per
la preda. Più in basso, nell’inquietudine
del viso, dove le nobili narici aspirano
l’ignoto e l’impossibile, lampeggia, in
grazia inesprimibile, il riso di una grande
bocca, rossa e bianca, e deliziosa, che fa
pensare al miracolo di un fiore superbo
sbocciato in una pietra vulcanica.
Vi sono femmine che
istigano la voglia di batterle e trionfare
di loro: ma lei regala il desiderio di
lentamente morire sotto il suo sguardo.
Charles
Baudelaire
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