ATTUALITA’

ACHTUNG BAMBINI


In Qatar, un paese ricco dove tutto dovrebbe essere
sotto controllo, con i giacimenti di petrolio che rendono miliardi
di dollari, dilaga un particolare sfruttamento dei bambini,
legato alle popolari corse dei cammelli (1)


 

Giuliano Crisalli*

 


L’Asia si racconta

 

Dall’Africa all’Asia, il tragitto è lungo solo apparentemente. Siamo già a Jalabad in Afghanistan per ascoltare un dodicenne. Le lingue sono diverse, ma il tono della voce è sempre lo stesso: “Mi ha rapito un gruppo di donne. Abbiamo viaggiato a lungo, prima in auto e poi a piedi sulle montagne del Laghman. Non sapevo cosa volessero, avevo paura. Un giorno mi hanno lasciato solo in una stanza con la porta aperta e sono fuggito. Ho camminato per due settimane. Finalmente sono tornato a casa”. A Regshamarkh, uno dei quartieri di Jalabad. Volevano venderlo ai banditi.

Non è andata altrettanto bene a due tredicenni. I loro corpi martoriati sono stati ritrovati in una capanna abbandonata nel villaggio di Barbat, tre chilometri dal capoluogo. “Erano privi di reni e cuore. Organi rubati, non si sa se venduti al miglior offerente sul libero mercato degli organi, oppure già commissionati da un cliente”, spiegano Nakib Achmad e Kaez Fazli, studenti di scienze politiche all’università locale (informazioni tratte da un articolo di Lorenzo Cremonesi sul “Corriere della Sera”.

C’è di peggio. Si racconta di bambini assassinati i cui corpi squarciati sono stati riempiti di pacchetti di droga e trasportati, con finti funerali, a Peshawar, in Pakistan. Queste “notizie” ci portano ad approfondire anche ciò che accade in Afghanistan, dove “la situazione politica e la destabilizzazione generale vedono il fenomeno del traffico dei minori maggiormente radicato nelle cosiddette zone tribali lungo il Pakistan e tra le montagne che guardano a Oriente”, lo sostiene Hezrat Alì, capo della polizia afghana a Jalabad. Sa quello che dice. A una trentina di chilometri in linea d’aria si trovano le colline di Tora Bora, l’ultima fortezza di Al Qaida, da dove le truppe di molti Paesi alleati hanno inutilmente cercato di snidare Osama Bin Laden.

L’intera provincia resta sempre in balia della guerriglia: qui criminalità comune e terrorismo islamico si dimostrano pericolosamente congiunti. Quanti bambini sono scomparsi? Il ministero dell’Interno di Kabul, nel 2004, denunciava la sparizione di 200 bambini nei 12 mesi precedenti. Secondo l’Unicef sarebbero stati 300. Ma sono cifre imprecise, con quello che sta accadendo. Gli strateghi la definiscono “evoluzione”, noi continuiamo a chiamarlo “ignobile massacro”. Sono le vittime sacrificali. Nel mese di novembre 2007 sempre in Afghanistan, a Baghlan, c’è stato il peggior attentato nella storia del Paese: 75 vittime di cui 59 bambini, allievi di una scuola (non molto tempo dopo, in seguito ad un bombardamento aereo su un presunto villaggio di talebani, furono spazzati via altri 50 piccoli innocenti).

L’attentato suicida, che nessuno ha rivendicato, ha ucciso anche cinque insegnanti e sei deputati del Parlamento, in una zona relativamente tranquilla del Paese, a nord di Kabul. Il kamikaze si è fatto saltare in aria in mezzo alle scolaresche che dovevano dare il benvenuto ai diciotto membri del Parlamento arrivati a Kabul per l’inaugurazione di uno zuccherificio. L’esplosione violentissima è avvenuta mentre un bambino stava consegnando un mazzo di fiori a un deputato. Numerosi piccoli sanguinanti sono stati ricoverati in condizioni molto gravi con emorragie interne. Alcune famiglie hanno recuperato i corpi dei loro bambini morti dal luogo dell’esplosione senza avvisare le autorità, per cui il bilancio delle vittime potrebbe essere stato ancora più alto.

In Afghanistan il rapimento dei bambini, spesso anche molto piccoli, è un fenomeno antico. “Merce” destinata ad alimentare il mercato internazionale della pedofilia, il traffico di organi e a soddisfare una domanda molto particolare: quella dei “fantini super leggeri” destinati alle gare di cammelli negli Emirati arabi. “È quest’ultima una tradizione diffusa tra i paesi del Golfo” (gli Emirati arabi avrebbero proibito, nel 2007, le corse con i bimbi fantino. Sono in pochi a crederlo), spiega un funzionario della Croce rossa internazionale. Ma parlarne in pubblico è proibito perché ci troviamo in Qatar, un paese ricco dove tutto dovrebbe essere sotto controllo, senza scandali ed ingiustizie.

Qui, con i giacimenti di petrolio che rendono miliardi di dollari, sfruttano i bambini perché vanno di moda le corse dei cammelli. Logico che per far correre un cammello, per rendere milionarie le giocate milionarie ci vuole un bravo fantino. Facile trovarlo tra i bambini che arrivano dai Paesi poveri: India, Pakistan, Bangladesh. Un vero e proprio traffico, come racconta Alessandro Grandi su “Peace reporter”. I bambini-fantini vengono alimentati in modo particolare, perché il loro peso non deve aumentare: a vederli dimostrano, pur avendo 10-12 anni, la metà della loro età.

In base alle leggi, regolamenti, circolari, rapporti, comunicazioni internazionali, eccetera, eccetera dovrebbero essere salvaguardati i diritti del fanciullo (Convenzioni numero 29 sul lavoro forzato, 138 sull’età minima e 182 sulle forme peggiori di lavoro minorile), ma nel Qatar non ci fanno caso. Si divertono, eccome, ad assistere alle corse; chi monta i cammelli non ha poi tanta importanza, ciò che conta è che non protesti, che non abbia fame e che… vinca le gare, o per lo meno ce la metta tutta (peso e fame compresi) per vincerle.

C’è, naturalmente, chi è più “fortunato” e grazie a sua maestà d’Arabia saudita non viene frustato “come meriterebbe”. È bastato un grazioso gesto di clemenza del custode delle due sacre moschee, per chiudere il caso di una ragazzina di Qatif che, stuprata da sette uomini, aveva osato denunciare la banda, guadagnandosi, per questo motivo, una condanna alla prigione e alle frustate. La ragazza deve ringraziare re Abdullah d’Arabia ed essergli eternamente riconoscente. Il sovrano magnanimo, ha annullato, con decreto, la condanna a sei mesi di carcere e a duecento frustate che le era stata inflitta da un tribunale d’appello nel novembre del 2006.

La storia di questa giovane ha fatto il giro del mondo. Sorpresa da sette uomini (sunniti) in auto con un ex fidanzato, era stata rapita, picchiata e stuprata ripetute volte. La ragazza, aiutata dal celebre avvocato e difensore dei diritti umani Abdel-Rahman Al Lahim, aveva denunciato la gang. E dopo la prima sentenza aveva anche fatto appello, contro la pena troppo lieve inflitta ai sette violentatori (da dieci mesi a cinque anni) e contro le novanta frustate a cui lei stessa era stata condannata perché rea di “khalwa”, ovvero promiscuità, cioè la “vicinanza” con un ragazzo (l’ex fidanzato) estraneo alla sua famiglia.

L’appello le era stato costato molto caro, una punizione esemplare: le frustate erano diventate duecento, s’era aggiunto il carcere (anche se solo sulla carta). E questo perché “promiscua”, ma soprattutto perché aveva osato spifferare tutto ai media, anziché tacere come è norma in Arabia (e non solo). Pure l’avvocato Al Lahim aveva pagato: ritiro della licenza, deferimento ad una commissione disciplinare. Ma anche questa volta, la ragazza e l’avvocato avevano parlato, annunciando un altro ricorso e trovato sostegno a Washington e Bruxelles. Poi è intervenuto il re. Speriamo non per la prima ed unica volta.

(1) Pubblichiamo per gentile concessione dell’editore uno stralcio dal libro “Achtung bambini – Reportage dal mondo dell’infanzia rubata”, di Giuliano Crisalli (Redazione editore, 2009). Riproduzione riservata.


*Dice di sé.
Giuliano Crisalli. Genovese, come inviato speciale del “Secolo XIX” ha descritto i principali eventi degli anni ??60 e ??70 in Italia e nel resto del mondo. Nel 1982, sempre come inviato speciale, ha seguito a Roma Michele Tito al quotidiano economico “Il globo”. In seguito ha diretto il “Corriere del giorno” di Taranto. Nella sua lunga carriera ha collaborato tra l’altro con “Il Messaggero” e la rivista “Itinerari”. Negli ultimi anni ha assunto la direzione del “Medico d’Italia” e successivamente quella del “Giornale della previdenza dei medici e degli odontoiatri”, il più diffuso mensile dell’area medica. Per Redazione editore ha pubblicato la biografia “Eolo Parodi, vita da medico”.







 

ELIZABETH BARRETT BROWNING

Le mie lettere! Carta morta, bianca, muta! Ma vive e vibranti tra

le mani che trepide stanotte il nastro sciolgono lasciandole cadere

giù, sulle ginocchia. Questa dice:- un tempo lui desiderò

avermi per amica; qui fissava un giorno in primavera,

per venire a toccarmi la mano. Un nulla, ma io piansi.

(Da “Lettere a Robert Browning”, 1845)






FEDERICO GARCIA LORCA

Nella mattina verde, volevo essere cuore. Cuore.
E nella sera matura volevo essere usignolo. Usignolo.

(Da “Canzoncina del primo desiderio”)






 

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