INTERVISTE

COSÌ NACQUE IL POPOLO DELLA LIBERTÀ


Parla il ministro Andrea Ronchi: “Vogliamo costruire un vero e proprio
sistema politico nuovo, capace di garantire continuità e stabilità”.
E la Lega per ora non entra...


 

Pina Bevilacqua*

 

Il 21 e 22 marzo, a Roma, davanti a 1800 delegati, si è tenuto il congresso risolutivo di Alleanza nazionale confluita, come ha detto Gianfranco Fini, nella “nuova casa” del Popolo della libertà, il maggiore partito italiano, nato una settimana dopo (dal 27 al 29 marzo), sempre a Roma, davanti a circa 6000 delegati, tra standing ovation e cori da stadio.

Dall’unione di Forza Italia, Alleanza nazionale, appunto, ed altri partiti minori che orbitano nel centrodestra, dopo 15 anni di coalizione nelle varie tornate elettorali prima con il Polo delle libertà, poi nella CdL, si punta ora al Pdl. La Lega, che alle ultime elezioni politiche ha ottenuto molti voti, recuperando regioni storicamente rosse a proprio vantaggio, per il momento resta fuori. Abbiamo raccolto i commenti del Ministro per le politiche europee Andrea Ronchi.

 

Ministro, la fusione tra Fi ed An è dunque definitiva?

 

“Certamente, il dado è tratto e non si torna indietro. Per tutti noi è il compimento di una sfida, di un sogno: quello di creare un grande partito moderato riformatore di destra e centro-destra. Il Popolo delle libertà non nasce sulla base di una infatuazione estemporanea, ma è frutto di un percorso virtuoso iniziato molto tempo fa. Forza Italia e Alleanza Nazionale sono nati entrambi 15 anni fa e da allora sono sempre stati fedelmente alleati.

Per questo la scelta di unirci è una scelta di sistema, che nasce dalla volontà di creare non solo una formazione, ma un vero e proprio sistema politico nuovo, capace di garantire continuità e stabilità, in poche parole, certezze a tutti coloro che hanno deciso di votare per noi. Senza più il penoso balletto delle alleanze obbligate e strette nella morsa della necessità e del ricatto.

Il PdL nasce con la prospettiva di essere un partito di maggioranza, potendo contare su una base di voti che è già oltre la soglia del 44 per cento e che, come non utopisticamente ha ricordato il presidente Berlusconi, punta a raggiungere il 51 per cento dei consensi. Questo significa, specie in momenti difficili come quelli che viviamo, dare un punto di riferimento forte al Paese. Non siamo un accidente numerico, ma la speranza dell’Italia”.


E in Europa?

 

“La nostra destinazione naturale è il Ppe, per tradizione e condivisione di valori che sono alla base stessa del PdL. Dico di più, l’ingresso nel Ppe rappresenta un ulteriore salto di qualità, verso un futuro post-ideologico, nella famiglia del Partito popolare europeo che a tutti gli effetti consideriamo un punto di approdo. Non solo. Con i nostri numeri contiamo di essere il primo gruppo al suo interno”.

 

Nonostante lo scioglimento dei due partiti, i circoli giovanili continuano ad essere due entità separate.

 

“Ci vuole tempo perché si trovino i giusti equilibri. Sarebbe sbagliato imporre le trasformazioni dall’alto. I circoli giovanili, come li definisce lei, di Alleanza nazionale hanno una storia, un vissuto e un presupposto diverso da quelli nati all’interno di Forza Italia.

Soprattutto un modo diverso di vivere la militanza. Ma le differenze a mio giudizio rappresentano un valore e un’opportunità capace di generare nuova linfa. Sono sicuro che questo è ciò che avverrà, lontani da attriti o contrapposizioni”.


Perché Berlusconi presidente del Popolo della libertà?

 

“Perché ne è stato l’ideatore, il promotore, l’ispiratore e quindi il leader naturale. Però non è certo l’unico protagonista della nuova forza politica. Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha sempre appoggiato, spesso con un sano e costruttivo spirito critico, la nascita del PdL. Contribuendo alla costruzione di un progetto politico profondo prima ancora che una “scatola” in cui far confluire i nostri partiti d’origine. Riconoscendo a Silvio Berlusconi quella “lucida follia” che gli ha permesso, spesso contro le perplessità e i pronostici anche di alcuni alleati molto vicini, di nutrire l’intuizione che oggi ha portato alla nascita del PdL”.

 

Le novità del neonato maggiore partito italiano...

 

“Credo che il PdL abbia in sé gli strumenti per leggere la realtà di oggi attraverso un approccio più moderno, innovativo e concreto e possa produrre una sintesi feconda tra competenze, interessi, culture e professionalità.

C’è un altro punto che fa la differenza col passato: la capacità del centrodestra di confrontarsi con la diversità avendo ben presente la propria identità. Una consapevolezza che è l’antefatto necessario per realizzare una vera integrazione e una pacifica convivenza tra confessioni religiose e etnie in un Paese come l’Italia, destinato a fare i conti con i flussi migratori e con le generazioni dei nuovi italiani.

Un incontro che può diventare fecondo soltanto se gestito con maturità e realismo. Non solo. Il nostro è un partito dinamico in cui vogliamo ci sia pluralismo senza correntismo. Il tutto con una chiara ispirazione europea. La carta del Ppe contiene, infatti, i nostri valori fondanti: libertà, democrazia, parità uomo donna, difesa della famiglia. Valori che tra l’altro, da sempre, appartengono al popolo italiano”.

 

Alla fine la Lega entrerà nel PdL?

 

“Al momento sembra escluso, ma questo non cambia nulla nella compattezza dello schieramento delle forze di maggioranza. Come giustamente ricordava Ignazio La Russa, proprio nei giorni del congresso, con gli amici della Lega si può e si deve trovare un percorso che non può che essere in un quadro di intesa forte e profonda. Questo, chiaramente, deve passare attraverso la rimodulazione delle formule di collaborazione. È chiaro che nel futuro una riflessione andrà fatta perché, come abbiamo più volte ricordato anche al leader dell’Udc Casini, per il PdL il modello di riferimento e il punto di arrivo per la politica italiana è senza dubbio il bipolarismo”.



*Dice di sé.
Pina Bevilacqua. A dieci anni, leggendo i quotidiani di papà, diceva “da grande farò la giornalista perché è il mestiere più bello del mondo”. A venti, “faccio la giornalista per cambiare il mondo”. A trenta, “scrivo per capire il mondo”. Ed oggi, “essenzialmente per capire me stessa”.







NICCOLÒ MACHIAVELLI


La natura ha creato gli uomini in modo che possono desiderare
ogni cosa, e non possono conseguire ogni cosa; talché essendo
sempre maggiore il desiderio, che la potenza dello acquistare,
ne risulta la magra contentezza di quello che si possiede,
e la poca satisfazione di esso.

(Da “Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio”, 1513)







 

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