TELEVISIONE
LE FRASI CELEBRI DELLA TV (O SOLTANTO LE PIÙ UTILIZZATE)
La genialità di un domanda
consiste nelle aperture che crea, nel numero di opzioni
che apre, nella capacità di smuovere chi la riceve
Paolo Taggi*
Le domande da un milione di dollari
“Questa
domanda vale un milione di dollari” in realtà nasce come
risposta. Scatta in automatico quando l’intervistato, pur
abituato a questo genere di interrogativi, si trova
spiazzato o non trova il coraggio di ripetere le stesse
convincenti parole che ha consumato orgogliosamente – con
buoni risultati, gli ha confermato l’agente in un sintetico
sms – un momento prima, nell’ultimo programma da cui è
transitato. E che ha nobilitato.
Magari la trasmissione precedente
andrà in onda giorni dopo, e certamente saranno in pochi,
tra gli spettatori potenziali – a vederlo in entrambe le
versioni. E non è detto che i pochi fortunati conserveranno
memoria della risposta già obliterata, ma lo studio è a
pochi passi, il tempo intercorso troppo breve, e la
sensazione di ripetersi è troppo forte e prevale. Allora
l’intervistato aziona il sorriso di circostanza quattordici
e sfodera la frase di rito, che gli consente di guadagnare
secondi preziosi, al termine dei quali possono scattare tre
possibili continuazioni, che unite alle variabili elencate
danno luogo ad una varietà di uscite praticamente infinite:
1) il conduttore distratto,
turbato, emozionato, impreparato, fuori dalla traiettoria
dell’autore suggeritore ecc. dimentica, formulata la
domanda, di aspettare la risposta e passa a quella
successiva. (A seconda dell’aggettivo accostato al
conduttore si sviluppano da questa situazione tipo
innumerevoli possibilità solo apparentemente simili tra
loro)
1.a il conduttore (qualunque sia
l’aggettivo utilizzato, con l’aggiunta dell’incompetenza
assoluta) teme di aver sbagliato la domanda (l’ordine di
apparizione o il tempo di formulazione) e la cancella o la
modifica parzialmente, tuffandosi in un periodo ipotetico
praticamente infinito, fino a quando sono gli spettatori a
dimenticare l’essenza della domanda troppo impegnativa.
2) il conduttore ripete la
domanda, senza la minima variante, per sfoggio di autorità,
gusto della sfida, mancanza di elasticità, reale curiosità
(ipotesi più rara). La fierezza con la quale fissa l’ospite
dimostra insieme la soddisfazione di aver centrato un punto
nevralgico della conversazione e la sua volontà di imprimere
al programma un proprio stile. Almeno autoritario, se
l’autorevolezza è una meta distante.
Non cedere sulla domanda clou
significa riaffermare la non convenzionalità dell’incontro,
e la cieca fiducia nella bontà dei testi, che accompagnano
il conduttore in tutte le tappe della sua traversata:
stampate in corpo 26 sui fogli appoggiati alla cartellina
(che volano appallottolati non appena consumato il loro
breve contenuto); nel computer appoggiato in luoghi
strategici, nel gobbo elettronico in alto e di fronte, sulla
bocca sussurrante dell’autore di riferimento, che sillaba le
lettere come l’omino con i baffi di un’antica pubblicità.
(Il comportamento
dell’intervistato, a questo punto, esula dalle tematiche di
questo libro. A puro titolo indicativo oscilla tra la
ricerca di una via d’uscita di basso profilo – accompagnata
da un leggero fastidio per camuffare la povertà del
contenuto, quasi si trattasse della scelta di non concedersi
più di tanto – alla citazione di genere (“come diceva
Petrolini…”), a quella colta e sorprendente (in genere fuori
luogo, ma nessuno ha il coraggio di verificarla, per paura
di non aver colto il legame sottile e simbolico, fino alla
concessione di un pezzo inedito di biografia, con
conseguente aumento del tasso di emotività in gioco: (“…per
rispondere a questa domanda, che mi tocca particolarmente da
vicino, sono costretto a ritornare alla mia infanzia,
quando…”)
3) Il conduttore risponde per
l’ospite, sostituendosi a lui, per invidia del suo spazio o
per paura del suo imbarazzo. Per gentilezza eccessiva,
delicatezza tardiva, semplicemente terrore del vuoto
televisivo.
In genere il conduttore non ha la
capacità/possibilità/concentrazione per trovare al volo la
risposta che l’ospite non ha saputo estrarre da qualche
scaffale della sua mente. Sapendolo, ha incaricato un
redattore o uno o più autori di provare l’intervista,
prima sulla carta (inviando le domande via mail qualche
giorno prima), poi in camerino – risposte comprese.
Se ciononostante per qualche
ragione imprevista (ad esempio l’imbarazzo inaspettato della
ripetizione sopra descritto) salta il piano opportunamente
testato il conduttore perfezionista fa scattare il piano di
emergenza. Sceglie dal suo copione la risposta da proporre o
ne elenca alcune, sul modello del multiple choice dei
quiz di nuova generazione. L’ospite non deve fare altro che
ripeterle, dopo averle ascoltate, ad una ad una, scartando
progressivamente quelle che non lo convincono fino a salvare
quella definitiva.
4) Il conduttore anticipa
volontariamente la risposta dell’ospite, per destarne
l’ammirazione e riceverne il consenso. Con questa mossa a
sorpresa (relativa) ostenta la sua confidenza con il
personaggio ospitato (per logica dovrebbe essere un gradino
più in alto nella scala della popolarità) ed il forte grado
di empatia tra loro, che gli consente di leggere nella sua
mente prima ancora che trasformi i pensieri in parole. A
quel punto all’ospite non resta che aggiungere un breve
commento dopo l’inaspettata manifestazione di trasparenza.
Le domande da un milione di
dollari – esempi
Qual è il segreto del tuo
successo?
Aree di diffusione: talk show, varietà, contenitori
di tutte le ore
Grado di diffusione: estremo
Grado di interesse percepito del pubblico:
debolissimo
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: molto
alto
Grado di variabilità delle risposte: molto basso
Tono: toccante, coinvolto e coinvolgente
Ipotesi di reato: millantato credito (da parte
dell’intervistato)
Risposte tipo: “Credo che sia la mia sincerità”; “Il
pubblico sente la passione che ci metto in ogni mia
interpretazione”; “Non ho mai tradito il pubblico”; “Ho
origini semplici e non le ho mai dimenticate e la gente mi
premia anche per questo”; “Credo che il segreto sia nel
lavoro instancabile e vorrei dirlo soprattutto ai giovani
che mi stanno seguendo che bisogna crederci fino in fondo,
anche se uno su mille ce la fa…” (a questo punto il
conduttore interviene con un “…e tu ce l’hai fatta!”,
seguito da un applauso spontaneo. Se non c’è stato over
standing all’ingresso dell’ospite, è questo il momento
per rimediare all’omissione e recuperare il tempo perduto.
Dove sei stato in questo
tempo?
Presuppone che l’ospite non sia
sulla cresta dell’onda, ma se non si tratta di un programma
specificamente dedicato al suo essere meteora, deve anche
contenere una plausibile giustificazione. A che cosa si deve
il suo ritorno? Alla progressiva estinzione degli ospiti
ospitabili ? Al cambiamento del partito di riferimento?
Ad un sussulto improvviso – un brano che ha scalato le
classifiche, un memoriale scandalo, un fatto di cronaca, un
ricatto spettacolare?
Spesso non c’è risposta, e la
domanda confonde le acque e consente una diplomatica via
d’uscita. Se il conduttore chiede “dove sei stato?” il
dovere dell’ospitalità esige che sappia che la risposta sarà
trionfale, anche se velata da un’opportuna spruzzata di
modestia.
Nel tempo in cui nessuno si è
collegato con lui l’ospite ha raccolto consensi nel mondo e
questa occasione gli è gradita per raccontare per massimi
capi l’itinerario di una deriva trionfale.
Aree di diffusione: talk show, varietà, contenitori
di tutte le ore, programmi nostalgia
Grado di diffusione: medio
Grado di interesse percepito del pubblico: discreto
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: notevole.
Tono: orgoglioso, tendente al fiero, con nervature di
rivincita verso un nemico impronunciabile (persona fisica o
fato, comunque colpevole del provvisorio oblio)
Ipotesi di reato: falsa testimonianza, fabbricazione
di alibi devianti
Risposte tipo (selezione): “Ho
cercato tra la gente nuove ispirazioni, ho preso la
metropolitana, ho fatto la spesa al mercato, ed ora eccomi
qui, con un pezzo che segna una nuova tappa nel mio percorso
artistico…”; “Sono stato in giro per il mondo ed è
incredibile quanto la gente mi voglia bene anche lontano
dall’Italia. E questo mi fa piacere non solo per me, ma per
il nostro Paese…”; “Ho scelto una pausa di riflessione, mi
sono fatto delle domande, tra l’altro è nata mia figlia e
l’ho vista crescere ed è proprio lei che mi ha ispirato il
pezzo che vi presento questa sera…”
Che cosa provi in questo momento?
Aree di diffusione:
– intrattenimento: talk show, varietà, contenitori di tutte
le ore, programmi nostalgia
– informazione: tg, programmi di approfondimento
– sport: all’interno di telecronache di eventi o alla loro
conclusione
Grado di diffusione: virale
Grado di interesse percepito del pubblico: distratto
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia:
a. notevole se segue una performance vincente (qualunque sia
il genere televisivo in cui viene pronunciato)
b. seccato o rannuvolato/amareggiato se segue una sconfitta
parziale o totale o comunque suggella un momento difficile
del protagonista
Tono: sicuro, ma venato d’emozione. Anche i vip
abitudinari, che frequentano i salotti tv più della cucina
di casa hanno un’anima da appoggiare sul petto, come un
distintivo o un post it.
Variante a: se a rispondere è gente comune, la
domanda può riguardare semplicemente l’emozione dell’essere
in video. In questo caso l’interesse dello spettatore varia
notevolmente (se si appresta ad andare a sua volta in tv è
altissimo; se c’è già stato, nullo). Il tono varia a seconda
del momento in cui la domanda viene rivolta ed il conduttore
lo sa bene. In genere viene giocata per sottolineare la
posta in gioco e presuppone una risposta in cui si miscelano
l’emozione per l’essere lì e la tensione per l’esito della
propria missione.
Ipotesi di reato: nessuna
Risposte tipo (selezione): “Una
grande emozione, perché come ha scritto un grande del teatro
“Gli esami non finiscono mai…”; “Frequento i palcoscenici da
trent’anni, ma in certe occasioni è come se fosse la prima
volta…”; “Non ci crederai, ma essere qui con te, davanti a
questo pubblico meraviglioso mi fa sentire un’enorme
responsabilità…”; “Hai una domanda successiva?”; “Te lo dico
dopo, quando avrò finito la mia esibizione”; “Ho avuto tanto
dalla mia carriera, ma questa sera si realizza un sogno…”
Vuoi dire qualcosa a chi ti
sta guardando?
Di solito viene rivolta a chi sta
godendosi un piccolo trionfo, sia che si tratti di un
dilettante dello spettacolo, che ha stravinto sui morbidi
avversari di quella sera, sia che si tratti del campione
fuggitivo di uno sport individuale e poco popolare.
La domanda dalla risposta
obbligata esalta il valore rafforzativo del mezzo
televisivo. Sottintende la certezza da parte
dell’intervistatore del fatto che qualunque messaggio
lanciato in quel momento davanti alle telecamere assumerà
un’accelerazione, una forza, un’eco impensabili, anche se si
sparge dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno solo
per raggiungere una persona in particolare (o al massimo in
nucleo familiare).
Un elemento variabile è ancora
una volta il chi la pronuncia: per l’ordinary people
si tratta di un’occasione unica e senza repliche di
riconoscere pubblicamente le persone più importanti della
loro vita.
Per i membri del club
celebrity di riconfermare il destinatario o di
aggiornare le agende del gossip in caso di nuovo indirizzo.
Per gli sportivi uno spazietto va
sempre lasciato ad allenatori, sponsor, compagni di squadra.
Un tono particolare assumono le
frasi lanciate sguardo al cielo, a chi non c’è più, ma è
sempre vivo in mezzo a noi e ha protetto la persona amata
anche in questa delicata occasione.
Qualche volta la risposta risuona
come un messaggio in codice. Può nascondere volontà di
rivincita, o addirittura di velata minaccia verso ignoti.
Altre di augurio rivolto a se stesso in forma di
assicurazione per un desiderio presupposto e non verificato
(forse non verificabile)
Variante 1
Se il protagonista sta elaborando
il proprio lutto per un finale non all’altezza delle
aspettative, il conduttore o il giornalista smaliziato
evitano questa domanda, a meno che si trovino a corto di
idee (cosa che capita con sconvolgente puntualità negli
ultimi tempi).
In ogni caso la risposta non
cambia: “Dico loro che tornerò presto e che quello che ho
fatto stasera è dedicato a loro che mi hanno sempre capito
(variante: aiutato) anche nei momenti difficili e che gli
voglio bene…”. In genere a questo punto la commozione fa la
sua parte e la voce del protagonista se ne va in leggera
dissolvenza, mentre ancora la bocca si apre, ma non emette
più alcun suono. In caso contrario è l’intervistatore che
tronca la risposta, che ha ormai perso ogni interesse con
due possibili varianti:
a) Il tempo ci impedisce di continuare…(intrattenimento)
b) I colleghi premono per avere il nostro ospite e dobbiamo
lasciarglielo (sport)
Aree di diffusione: molto varie
Grado di diffusione: discreto
Grado di interesse percepito del pubblico: Debole.
Forte in caso di identità nascosta del mittente (caso
piuttosto raro, ma sempre possibile)
Tono: ammiccante
Le frasi di circostanza
Più che frasi, sono veri e propri schemi di
conversazione, applicati meccanicamente, senza alcun timore
di ridondanza.
Come se la ripetitività dei
dialoghi (e la loro prevedibilità assoluta) fossero una
regola imprescindibile della tv ( e forse potrebbe esserlo.
L’inseriamo qui come “Regola potenziale 101”). La frase di circostanza
sembrerebbe riduttiva, elementare e banale, se viaggiasse da
sola e non combinata in un’architettura complessiva che se
non la nobilita le dà una funzione, se un senso proprio non
ce l’ha.
Se la genialità di una domanda consiste nelle aperture
che crea, nel numero di opzioni che apre, nella capacità di
smuovere chi la riceve, scardinandone le prime difese, la
frase di circostanza, al contrario, si abbina con poche
possibili continuazioni, che non aggiungono informazione, ma
hanno il solo scopo di riaffermare la presenza viva (se non
attiva) del destinatario.
Lascia che te lo dica: sei davvero molto
bravo/brava
Aree di diffusione: talk show, varietà, contenitori di tutte
le ore, festival e concorsi (solo per gli ospiti d’onore o
per i concorrenti quando le giurie si sono già pronunciate.
In questo caso la frase diventa sei
stato/a molto bravo/a e si estende anche agli
eliminati dei reality che rientrano in studio, prima di
rivedere il filmato emozionale che ripercorre la loro breve
o lunga avventura)
Grado di diffusione: pari alla percentuale di
ipocrisia e conformismo che si incontrano nella vita
quotidiana
Grado di interesse percepito dagli spettatori: debolissimo.
(Il pubblico televisivo ne avverte il debolissimo tasso di
informazione – l’affermazione è gratuita e quasi mai sentita
– ma ne riconosce la necessità, come avviene per gli
applausi, che fanno da punteggiatura sonora ai programmi. Il
mancato complimento di routine
potrebbe risuonare o essere interpretato come un segnale di
ostilità evidente, con tutte le conseguenze del caso)
Grado di soddisfazione di chi la riceve: molto alto,
tendente al compiaciuto, chiunque sia a pronunciarlo (vedi
Tono). In casi eccezionali, si rasenta la rappresentazione
dello stupore e dell’incredulità, che possono sfociare in un
silenzio imbarazzato o in una furtiva lacrima,
immediatamente ripresa dalla camera a mano.
Grado di variabilità del commento: molto basso
Ipotesi di reato: falso in atto pubblico
Tono:
– Se chi formula il complimento è gerarchicamente inferiore
a chi lo riceve (adulazione ascendente) lo caratterizza una
forma di speciale timidezza e la soddisfazione è evidente.
– Se chi lo formula è superiore a chi lo riceve, (adulazione
discendente) il suo tono è autorevole, fiero della propria
posizione, e risuona come una distratta o coinvolta –ma
comunque obbligata- investitura.
Frase ricorrente: in tutti e due i casi per eccesso
di formalismo o per gratitudine sincera l’affermazione
iniziale è seguita da una sola frase ricorrente: “Detto da
te mi fa particolarmente piacere perché sai quanto ti
stimo.”
Avrei molte altre cose da chiederti, ma
il tempo è volato via
Formula completa: “Peccato, avrei ancora tante cose
da chiederti, ma… non mi sono accorto che sono già volati i
minuti che ci hai dedicato e purtroppo c’è una scaletta da
rispettare”; in televisione il ritmo è fondamentale.
Varianti principali dell’incipit: “Vorrei parlare per
ore con te…”; “Staremmo ad ascoltarti per ore…”
Variante principale del finale: “…ma in tv il tempo è
tiranno…”
Anche se l’essenza della tv è la
diretta, di fatto la tv abolisce il presente. Non c’è mai
tempo (di finire una frase, di approfondire un argomento,
di…). Precipitarsi a capofitto nel momento successivo è l’
essere televisione della televisione.
L’unica cosa che conta davvero è quello che viene dopo. L’unica che sia valsa la
pena di fare (e di guardare) è quella che ci siamo quasi dimenticati. Cioè la
stessa che a suo tempo abbiamo aspettato, ma quando è arrivata è scivolata via
perché nel frattempo aspettavamo già l’immagine, il momento, il colpo di scena,
il risultato successivo. La stessa che poi, nel suo insieme, ci è sembrata criticabile o, peggio,
deprecabile. Quando dissero a un capo indiano che con la ferrovia ci sarebbero voluti tre
giorni per colmare distanze di settimane lui rispose: e il resto del tempo che
cosa farete? La tv ha trovato la risposta: in tutto il tempo che risparmiato
andranno in onda le repliche.
Aree di diffusione: tutti i generi televisivi,
esclusi i reality, dove il tempo si dilata a dismisura in
cerca di share e gli eventi sportivi (dove la frase scatta
solo se il tempo effettivo di gioco si è prolungato oltre
misura).
Grado di diffusione: molto elevato
Grado di interesse percepito del pubblico: non
verificato
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia:
debolissimo (il limite che il conduttore/intervistatore si
autoimpone deve risultare un limite insopportabile e
comunque davvero doloroso)
Grado di variabilità delle reazioni: inesistente (non
c’è il tempo per verificarle, la linea è già altrove)
Tono: addolorato, contrito, subdolamente orientato ad
ottenere il perdono immediato dell’interlocutore
Ipotesi di reato: omissione di (ulteriore) soccorso
Frasi di commento ricorrenti (incompiute): “Vorrei
solo aggiungere una cosa al volo: domani aspetto tutto il
mio pubblico sulla piazza di Varese Ligure dove inizia la
mia tournèe”; “Permettimi di ringraziare chi mi è stato
vicino…”; “Abbiamo già finito? Il tempo è davvero volato qui
con voi…”
Hai dimostrato ancora una volta la tua
grande sensibilità, anche se non ce n’era bisogno
È il suggello di un incontro: amichevole, delicato, che
nei momenti più intensi ha magari sfiorato l’intimità. O di
una esibizione nella quale -anche se si trattava della
milionesima volta- l’ospite ha saputo infondere una
particolare intensità, mettendoci tutto se stesso. L’ha
fatto, naturalmente, per rispetto del pubblico, per amicizia
verso il conduttore, perché quel pezzo gli appartiene più di
ogni altro e riproporlo gli dà “sempre una particolare
emozione”. Il discorso vale per tutti gli altri del suo
repertorio, naturalmente, e per tutte le altre platee di
fronte alle quali si è esibito e si esibirà nel futuro
prossimo e remoto.
Aree di diffusione: talk show, varietà, contenitori
di tutte le ore, speciali Tg1 (sezione Mollica)
Grado di diffusione: molto elevato
Grado di interesse percepito del pubblico:
debolissimo
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: notevole
Grado di variabilità del commento del destinatario:
inesistente
Tono: sentito, amichevole, rassicurante, paterno,
filiale, toccante, compiaciuto. Coinvolgente.
Ipotesi di reato: corruzione, circonvenzione
d’incapace
Reazioni standard : “Detto da te mi fa particolarmente
piacere…”; “Ti ringrazio, ma penso di essere come tutti,
solo che ho imparato ad ascoltare il mio cuore e cerco di
trasmettere quello che mi dice perché il nostro dovere è
rendere felice il pubblico, questo
pubblico!”; “Lo senti, ho la pelle d’oca perché avverto che
la sincerità con cui me lo dici…”
Il vostro affetto mi ripaga di ogni
sacrificio
Pronunciata di fronte ad una vasta platea, meglio se non
composta da figuranti; ancora meglio se non si tratta di uno
studio televisivo, ma di una piazza o un anfiteatro
naturale, dove si è radunato un pubblico autentico,
sinceramente felice di vedere da vicino una star. Ma la
percentuale di autenticità in più non cambia radicalmente lo
stato delle cose. Il vip di turno la ripeterebbe comunque in
ogni altra condizione, e così il conduttore, soprattutto se
di ritorno da un più o meno o lungo esilio dal piccolo
schermo. Poche parole, tutte misurate, tutte essenziali. Una
miniatura di adulazione boomerang, destinata a ritornare
carica di ulteriore ammirazione, comprensione, sostegno per
la serata o per l’esibizione che sta per iniziare.
Aree di diffusione: varietà soprattutto, ammesso che
ne esistano ancora.
Grado di diffusione: notevole
Grado di interesse percepito del pubblico: discreto
Grado di emozione di chi la pronuncia: direttamente
proporzionale alla sua capacità di mentire o alla sua
posizione nell’oscillante classifica della popolarità
Grado di variabilità delle risposta del pubblico:
modello unico (un grande applauso)
Tono: struggente, trascinante, manifestamente mirato alla
captatio benevolentiae
Reazione unica: un grandeapplauso
In questo meraviglioso scenario…!
È la frase di rito, opportunamente ripetuta, che scatta
nelle interminabili serate d’occasione create per promuovere
decine di località turistiche italiane. Che si premi il
miglior autore di musical degli anni ’70 o si recuperi la
memoria di un artista locale prematuramente scomparso (dalle
scene, ma meglio se dalla vita), l’importante è che ci sia
uno scenario da citare, oltreché da riprendere e soprattutto
da enfatizzare, insieme alle altre amene caratteristiche del
luogo.
Sempre accogliente, popolato da gente simpatica, ricco di
sorprese e sollecitazioni per tutte le età. “In questo
meraviglioso scenario” è la parola d’ordine che consente
alla regia di panoramicare sul luogo che finanzia
generosamente la serata (consegnando gratuitamente alla tv
un programma che diventerà una miniera d’oro una volta
farcito con gli sporadici spot estivi di gelati, bibite e
uscite a fascicoli settimanali). I sindaci, i notabili e i
dirigenti degli enti del turismo locali si gonfiano di
soddisfazione e si ripetono mentalmente le poche incisive
parole che presto saranno chiamati a pronunciare per
rafforzare il messaggio che il conduttore ha così
fantasticamente lanciato.
Aree di diffusione: programmi estivi d’occasione,
premiazioni, finali di festival
Grado di diffusione: capillare, mirato
Grado di interesse percepito del pubblico: nullo,
tranne che per gli spettatori locali, pervasi da una ventata
d’orgoglio
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: esibito
Grado di variabilità delle risposta del pubblico:
inesistente
Tono: enfatico, per nascondere l’imbarazzo di un atto
abbondantemente dovuto
Reazione unica: un applauso ancora più caloroso che
nella frase precedente
Le paradossali bugie
Anche tu qui?
È un’ espressione di stupefatta sorpresa, che si
accompagna perfettamente con una serie di accorgimenti
teatrali: si pronuncia con gli occhi spalancati, unita ad
ampi gesti delle mani e tono adeguato. Il conduttore la
rivolge ad un ospite (in genere il più importante della
puntata), come se la sua apparizione fosse una epifania
insperata, fino a quel momento inimmaginabile.
La simulazione della sorpresa infinita, quasi si
trattasse di una vera e propria magia, non tiene conto del
fatto che la presenza dell’ospite che fa la differenza
(proprio perché in grado di farla) è stato annunciato sui
comunicati stampa, ripetuto nei promo della trasmissione,
sbandierato dal conduttore stesso negli eventuali
collegamenti con il Tg e nell’anteprima, nella quale spesso
l’ha voluto di fianco a sé: “Ci vediamo tra qualche minuto”.
Aree di diffusione: talk show, varietà, contenitori
domenicali
Grado di diffusione: elevatissimo
Grado di interesse percepito del pubblico: molto
debole, ma evidentemente chi fa tv non ne vuole prendere
atto
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: altissimo
Grado di variabilità delle risposte: nullo
Tono: ispirato agli incontri di Alice nel paese delle
meraviglie
Tipologia delle risposte: praticamente non ci sono
risposte aldilà di un sorriso imbarazzato e un solo
monosillabo: “sì”.
Variante principale: “Che fantastica sorpresa!”
Qui puoi dirlo, sei tra amici…
La forza dell’affermazione dovrebbe consistere nel suo
contenuto paradossale. Siamo di fronte ad un ossimoro
perfetto, ed in questo la tv ancora una volta è specchio
della società che la esprime.
Proviamo a scomporlo parola per
parola: Qui (cioè in tv, dove
si realizza il massimo dell’intimità pubblica, dove qualcosa
di privato affiora nella dimensione sospesa tra rapporto
interpersonale e comunicazione di massa);
puoi dirlo (non è una forma
concessiva, né un consiglio amichevole, ma un imperativo
vellutato, il segnale concordato per ribadire l’imminenza
del momento clou); sei tra amici
: può suonare come un’omissione – gli amici fisicamente
presenti sono una goccia nel mare di tutti gli sconosciuti
che sono in vigile ascolto – ma in realtà è una voluta forma
di coinvolgimento allargato.
La parola amici si allarga come una marea ammiccante e
raggiunge ogni singolo spettatore, che si sente membro di un
club privato, coinvolto in una rivelazione il cui valore va
oltre i suoi contenuti.
Il fatto che sia considerato amico (non importa se vale
per qualche milione di persone) lo colpisce al cuore, prima
ancora di solleticare la sua curiosità per una rivelazione
che senza dubbio non sarà all’altezza delle premesse. Ma non
è questo che conta.
Aree di diffusione: talk show, varietà con uso di
realtà
Grado di diffusione: medio
Grado di interesse percepito del pubblico: buono
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia:
compiaciuto della bontà della battuta e fiducioso negli
esiti successivi, che dovrebbero portare un salto di qualità
nella conversazione
Grado di variabilità delle risposte: alto
Tono: ammiccante. Convinto. In genere tendente
all’intimità confidenziale; solo raramente lascia trasparire
un velo di sottile ironia (secondo gli accordi già presi in
fase di preparazione del programma e la rete in cui la
trasmissione va in onda)
Ipotesi di reato: diffusione di notizie false e
tendenziose atte a turbare la quiete pubblica
Risposte tipo: “Non ho mai trovato il coraggio o
l’occasione di dire queste cose che ho sempre conservato
gelosamente…”; “Non avrei mai creduto di sentirmi così a mio
agio, così capito/a, per cui vi farò una confidenza”;
“Quello che sto per dirvi lo sanno davvero poche persone e
credo di non averlo mai rivelato in televisione, ma tu mi
sei così simpatico/a che…”
Variante principale: qui puoi sfogarti, tanto non ci
sente nessuno…
Nel nostro mondo l’amicizia è rara, ma
noi siamo amici davvero
Spesso, nella sua dichiarata superficialità, le frasi di
circostanza nascondono significati più complessi. “Nel
nostro mondo…”, ad esempio, contiene un sottile ricatto e si
può considerare una vera e propria trappola comunicativa.
L’ospite viene coinvolto in
un’affermazione/giudizio/premessa che crea una linea di
divisione tra gli altri, i cattivi (che non sono lì in quel
momento) e i buoni (chi si sta parlando in quell’attimo).
Delegittimando il sentimento di amicizia nei colleghi il
conduttore trascina l’ospite in un pronunciamento
impegnativo, che senza scrupoli verrà smentito (in maniera
indiretta) nel programma seguente.
C’è sempre un’amicizia particolare da celebrare tra
artisti e ci sono sempre degli altri generici che non lo
sono (la maggioranza, che è sempre indefinita e altrove).
Il fatto che l’amico di quel momento sia uno dei non
amici dei giorni successivi sfugge ai più e permette ai
protagonisti del duetto momentaneo di sentirsi sinceri,
spontanei, sicuri della loro affermazione, che vale solo qui
e ora, nei ruoli che in quel momento interpretano,
nell’assoluta provvisorietà di tutto ciò che in televisione
appare come definitivo.
Aree di diffusione: senza confini apparenti
Grado di diffusione: estremo
Grado di interesse percepito del pubblico: debole,
tendente al debolissimo
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia:
variabile, a seconda del destinatario
Grado di variabilità del commento: inesistente
Tono: soddisfatto, perentorio, amichevole,
presuntuoso, esitante, autorevole, sfumato, vibrato, secondo
le circostanze e il vero stato delle relazioni tra
conduttore e ospite (o della capacità da parte di entrambi
di nasconderlo o falsificarlo)
Ipotesi di reato: concorrenza sleale
Commenti tipo (antologia minima): “Mi fa piacere che
sia tu a dirlo, perché sento che tra di noi c’è davvero un
rapporto speciale”; “Tu sai che per venire da te ho
rinunciato a tutti gli altri impegni, sarei dovuta essere a
Singapore per un torneo di canasta in cui ero ospite d’onore
invece… eccomi qui! E l’ho fatto per te”; “Il pubblico che
mi conosce bene sa quanto conti per me l’amicizia e tu sei
tra i pochi amici sinceri che porto sempre nel mio cuore”;
“Agli inizi siamo stati rivali, ma sono stati i giornali ad
inventare tutto, perché ti ho stimato fin da quando eri una
ragazzina/un ragazzino e iniziavi la tua carriera e ti stimo
non solo per quello che fai ma per quello che sei…”
Abbiamo riflettuto a lungo
sull’opportunità di parlarne…
In realtà la frase è solo una parte di una premessa
ancora più lunga e comunque doverosa, che si completa così:
“Non è nel nostro stile occuparci di queste cose. Se lo
facciamo è perché…” (qui la premessa si fa seria e sfocia in
una serie di motivazioni etiche, sociologiche e culturali
per le quali la rivelazione successiva o il fatto che sta
per avvenire diventano per il conduttore un dovere sofferto,
capaci di dissipare anche il più lontano e comunque lecito
sospetto che si tratti di una mossa tattica per trattenere
gli spettatori ancora un po’.
L’importanza della premessa è sacrale per il conduttore,
che sa bene come muoversi nello spazio sottile che divide
l’atteggiamento del programma nei confronti dei fatti
presentati dal suo nei confronti del programma stesso, della
sua formula e dei suoi aspetti più delicati. Affrontare un
argomento scabroso o comunque provocatorio, muoversi sul
crinale di una parete drammaticamente scoscesa diventa un
atto di coraggio, e persino una dimostrazione di orgoglio.
Un coinvolgimento ribadito che nasce da una attenta
riflessione, una scelta motivata che – per inciso – incolla
lo spettatore al video, se non altro per poter giudicare se
davvero si è trattato della scelta giusta.
Aree di diffusione: reality di prima e seconda generazione,
talk show impegnati, Late night
Grado di diffusione: discreto
Grado di interesse percepito del pubblico: ottimo
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: notevole
Grado di variabilità delle risposta: non rilevabile
(destinatario è lo spettatore)
Tono: compìto, drammatico, con qualche sfumatura di
compiacimento per l’importanza del proprio programma
Ti (vi) seguo sempre
L’ospite accenna alle sue ultime fatiche (quando eccede
in modestia) o ai suoi ultimi successi (quando la lascia da
parte).
Il conduttore, impaziente e soprattutto ansioso di
esaurire il copione che stringe tra le mani, prende la
scorciatoia e tronca il tentativo di biografia accelerata
con una frase che non ammette altre repliche, anche se
risuona particolarmente gentile: “So tutto di te, perché ti
(vi) seguo sempre”. Dove? Come? Impegnato a stare in scena
ventiquattro ore su ventiquattro dove trova il tempo, il
nostro conduttore di seguire anche gli altri? Tutti gli
altri? Cosa segue? Il suo percorso artistico o le sue
scorribande sulle bibbie del gossip?
Le bugie televisive hanno le gambe corte, anzi
cortissime, ma non devono coprire spazi troppo grandi. E
soprattutto non fanno male a nessuno.
Aree di diffusione: tutti i programmi della tv
generalista
Grado di diffusione: alto
Grado di interesse percepito del pubblico:
debolissimo
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: discreto
Grado di variabilità delle risposte: molto basso
Tono: mellifluo, a volte incerto, come qualcuno che
non vede l’ora di finire la bugia che sta dicendo prima di
commettere l’errore fatale
Risposta tipo: “Ti ringrazio. So quanto sei attento e
soprattutto – lasciamelo dire – quanto sei generoso. Non è
facile, credimi, trovare un personaggio del tuo livello così
disponibile verso i colleghi… ”
Abbiamo seguito la tua scalata e siamo
felici per te…
Continua con: …posso dirti che
te la meriti tutta!
È la variante (o la continuazione ideale) della frase
precedente.
Non si può dire di aver seguito qualcuno precipitato nel
buio più profondo della dimenticanza o nella penombra delle
sagre di Paese.
Si può, al limite, fingere di sapere della sua decisione
di esplorare altri mondi (“So che in questi anni sei stato
molto all’estero) o condividere la scelta di concentrarsi
per un po’ su se stessi, lontano dal rutilante ma faticoso
mondo dello spettacolo (“In questi anni hai deciso
giustamente di riflettere un po’ e di dedicarti alla tua
famiglia/ai tuoi hobby/cercare nuovi percorsi”).
In ogni caso, il fatto che il vip
appartato sia lì segna un’inversione di tendenza, dal
momento che nessun conduttore ammetterà che alcuni ospiti
vengono convocati all’ultimo istante, scelti con cura tra
quelli che abitano il limbo dei
pressoché dimenticati, ma non completamente.
Sono quelli che un tempo prenotavano una stanza in hotel
vicino al teatro dove si svolgeva il Telegatto e facevano
sapere di essere pronti, in smoking o abito lungo di
circostanza, trucco compreso per qualunque esigenza
dell’ultima ora (vedi ospiti saltati per uno sciopero aereo
o per un gufaggio particolarmente riuscito).
Nei loro confronti l’attenzione dichiarata del conduttore
per lo sviluppo (mancato) della carriera deve essere
comunque un po’ più smorzato, per non perdere l’ultimo
briciolo di credibilità. Negli altri casi, si interpreta
come un omaggio doveroso, che raggiunge due obiettivi
contemporaneamente: esalta il valore dell’ospite e la
preparazione del conduttore stesso.
Aree di diffusione: talk show, varietà, contenitori
di tutte le ore
Grado di diffusione: alto
Grado di interesse percepito del pubblico: debole,
tendente al mosso
Grado di soddisfazione di chi la pronuncia: molto
alto nel caso di personaggi realmente importanti. Debole
negli altri casi
Grado di variabilità delle risposte: molto basso
Tono: trionfale nel primo caso. Titubante nel secondo
Ipotesi di reato: se, come sempre accade, il conduttore non
ha davvero seguito la parabola dell’ospite si configura il
reato di missione di atti d’ufficio, che si aggiunge a
quello di falsa testimonianza
*Dice di sé.
Paolo Taggi. Ha passato gran parte della vita a realizzare
cose che potessero finire in una quarta di copertina
realistica e accattivante. Poi si è accorto che neanche
questo gli avrebbe cambiato la vita. Ma è troppo tardi per
tornare indietro: e poi, per fare che cosa? Tutto quello che
sa fare è scrivere, insegnare a scrivere (cinema e
televisione), fare fotografie, ideare programmi e realizzare
documentari, cercando di dare un senso a tutto questo, anche
se un senso non sempre ce l’ha. Glielo avevano detto quando
era adolescente, ma allora non credeva a niente di quello
che gli dicevano gli altri. Oggi ancora meno. Non gli resta
che aspettare: che gli editori gli paghino i diritti su i
suoi libri, che i programmi italiani si vendano all’estero e
che il Novara torni in serie A.
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GUSTAW
HERLING-GRUDZIN´SKI
È
meglio desiderare qualcosa di
irraggiungibile che sapere che
si è avverata solo
l’ombra dei nostri sogni.
(Da “ Un
mondo a parte”, 1951)
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MARCEL PROUST
Non è il desiderio di
divenire celebri, ma l’abitudine
di essere laboriosi che
ci permette di creare un’opera.
(Da “ All’ombra
delle fanciulle in fiore”,
1919)
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