ATTUALITA'
L’INFLAZIONE E LA TRAPPOLA DEL SUPERCAMBIO
Il continuo apprezzamento
dell’euro ha regalato alla Cina, che ha agganciato la sua
moneta al dollaro, un ulteriore vantaggio competitivo
Mario Baldassarri*
E’
sconcertante leggere, quasi a ritmo settimanale, comunicati
stampa della Banca centrale europea che rivede sempre più al
ribasso il tasso di crescita del Pil in Europa, ormai
stimato per quest’anno al -5%, e parallelamente il
progressivo spegnimento dell’inflazione, stimata tra lo 0,1
e lo 0,5%.
È ancor più paradossale il
commento del presidente Trichet, che mantenendo all’1% il
tasso d’interesse corrente dice che questo “è un livello
appropriato”. Appropriato a cosa non si capisce.
Il paradosso sta nel fatto che
una Bce ha come responsabilità quella di decidere la
politica monetaria per guidare ex-ante il sistema economico
e non quello di commentare ex-post andamenti pesantemente
negativi della crescita economica, senza chiedersi se i suoi
errori abbiano influito e quanto su quegli stessi andamenti.
Basti ricordare infatti che
soltanto nove mesi fa (luglio 2008), in un momento in cui
erano ormai evidenti i segnali dell’imponente crisi
mondiale, la
Bce
addirittura aumentò i tassi d’interesse, abbagliata dal suo
atavico terrore di un inesistente rischio d’inflazione. E
quando all’inizio dello scorso ottobre la crisi esplose in
tutta la sua virulenza la Bce, invece di dare un segnale netto e forte ai
mercati riducendo subito i tassi d’interesse di almeno l’1,5
– 2%, cominciò uno stillicidio di mini-riduzioni che
soltanto dopo oltre sei mesi hanno portato i tassi
d’interesse all’1%, svuotando di qualunque efficacia le
stesse manovre via via adottate.
Questo errore di politica
monetaria ha prodotto due gravi “effetti collaterali”.
Da una parte, un evidente eccesso
di frenata sull’inflazione che, contrariamente all’obiettivo
posto al 2%, viaggia ora verso lo 0%! È come un medico che
temendo per il proprio paziente che la febbre salga da 36 ad
oltre 40, gli fa fare una terapia che gliela porta a 32,
facendogli però rischiare il collasso.
Dall’altra parte, l’altro effetto
collaterale di quell’errore è palesemente il super
apprezzamento dell’euro che veleggia a 1,40 rispetto al
dollaro. E poiché, molto furbescamente la Cina ha agganciato la sua
moneta al dollaro, l’Europa ha regalato alla stessa Cina un
vantaggio competitivo via cambio di quasi il 50%, che va ad
aggiungersi a tutti gli altri vantaggi cinesi in tema di
veri e propri dumping, sociale economico e politico.
È consapevole la Bce che ogni 20 centesimi di apprezzamento
dell’euro questo significa per l’Europa un -1% di Pil, a
parità di ogni altra condizione?
È consapevole la Bce che con un euro “guidato” attorno alla parità
rispetto al dollaro, la sua previsione di oggi del -5% di
crescita in Europa sarebbe stata almeno del -3%? Certo,
sempre negativa. Ma poco meno della metà dell’effetto
negativo della crisi mondiale è in realtà direttamente
dovuto agli errori della Bce.
A questo punto la Bce potrebbe replicare chiedendo quale sarebbe
stata però l’inflazione. È facile capire che oggi, invece di
un’inflazione tra lo 0 e lo 0,5%, avremmo potuto avere
un’inflazione a circa l’1,5%, comunque al di sotto
dell’obiettivo del 2% posto sempre dalla stessa Bce.
In realtà questa è la controprova
che in Europa l’uso sbagliato della politica monetaria per
combattere un’ipotesi di inflazione da costi delle materie
prime e non certo da eccessi di domanda, determina il
seguente trade-off: per ogni 1% di inflazione in
meno, l’Europa subisce un 2% di crescita in meno.
Per di più, in questi ultimi mesi
stiamo assistendo ad un ulteriore paradosso.
Da un lato
la Bce inonda le banche di liquidità ed è
palesemente caduta in una classica “trappola della
liquidità”.
Dall’altro lato le banche, non
fidandosi tra loro, ridepositano questa liquidità presso la
stessa Bce senza farla adeguatamente affluire al sistema
produttivo, determinando quindi una condizione di
strozzatura del credito (credit crunch).
Pertanto dopo il ritardato
stillicidio della riduzione dei tassi d’interesse che ha
reso inefficace tale strumento, pur avendo alla fine, ma
tardi, portato il livello all’1% dopo otto mesi, la Bce rischia di commettere un
secondo errore rimanendo ferma, come l’asino di Buridano,
tra la trappola della liquidità e il credit-crunch.
Allora
la Bce, piuttosto che ratificare ex-post la
caduta del Pil e l’azzeramento dell’inflazione, farebbe
meglio a dare una garanzia della stessa Bce sul mercato
interbancario, almeno per un certo periodo, in modo tale da
riattivare i prestiti tra le banche al fine di far arrivare
il credito a chi ne ha bisogno, cioè a imprese e famiglie?
Così si frenerebbe almeno in
parte la caduta del reddito di quest’anno e si sosterrebbe
in modo più concreto la ripresa dell’anno prossimo,
preparandosi a non aumentare i tassi immediatamente ai primi
cenni di ripresa inflazionistica lascia doli inalterati
finché il cambio euro/dollaro non tornerà decisamente verso
la parità.
*Dice di sé.
Mario Baldassarri, economista, è nato a Macerata il 10
settembre 1946. Laureato in economia all’università di
Ancona nel 1969. Ha ottenuto il dottorato (Ph. D.) in
economia presso il Massachusetts institute of technology,
Cambridge, USA, nel 1977, con i relatori Robert Solow,
Franco Modigliani e Paul Anthony Samuelson. Già professore
di economia politica presso la facoltà di economia e
commercio dell’università La Sapienza di Roma, viceministro
dell’economia e delle finanze nella XIV legislatura
(2001-2006), è attualmente Presidente della commissione
finanze e tesoro del Senato della repubblica.
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GIORGIO ARMANI
È
difficile non farsi trascinare dalle
tentazioni, perché sai che il
nudo finisce sicuramente
sui giornali e in televisione e il vestito
normale non ci va. Ma io
sono contrario alle provocazioni in
passerella, anche perché
mi chiedo: cosa ci sarà dopo?
(Da “ La
Repubblica”, 20 luglio1995)
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