SOCIETÀ
A COSA HA PORTATO L’EVOLUZIONE DELL’UOMO?
Se un marziano approdasse
oggi sulla terra cosa penserebbe della nostra umanità?
Davvero possiamo parlare di cammino evolutivo? Visti i
risultati la domanda è: ne valeva proprio la pena?
Domenico Mazzullo*
Quando ero ragazzo e ascoltavo i discorsi dei grandi,
rimanevo sempre colpito da una costatazione, che già allora
mi faceva riflettere: i loro tempi passati, i tempi degli
“ora grandi”, quando erano giovani, erano sempre,
irrimediabilmente e nostalgicamente migliori di quelli
attuali, di quelli nei quali eravamo giovani noi che
ascoltavamo, con una certa malcelata accondiscendenza e
sufficienza, per non parlare poi dei tempi della generazione
precedente, quella dei nostri nonni, che addirittura, nelle
loro memorie lontane, rappresentavano quasi l’Eden.
Questa affermazione, lungi
dall’irritarmi e infastidirmi, mi appariva malinconicamente
patetica, segno e conseguenza dell’età che cominciava ad
essere sufficientemente avanzata. Ma ora che tale età
avanzata l’ho raggiunta anche io, scopro, non senza
raccapriccio, non senza sgomento e terrore, che quella
considerazione comincio a farla anche io, nei discorsi con i
miei coetanei, nei dialoghi con i miei ex compagni di
scuola, divenuti anche loro adulti e con i quali ancora
sussiste l’abitudine dolce-amara di rivederci costantemente.
Allora, per non cedere
completamente, per non arrendermi, senza l’onore delle armi,
alla constatazione che il tempo è passato anche per noi, che
anche noi siamo diventati “grandi”, che anche noi certamente
veniamo guardati con sufficienza e, spero, dolce
comprensione dai giovani, che anche noi, come gli anziani di
allora, siamo diventati laudatores temporis acti,
conformemente e coerentemente con la nostra età, allora, in
un estremo conato di salvezza, mi chiedo, e non
retoricamente: il lodare e rimpiangere il tempo passato come
migliore del presente è sempre ed ineludibilmente un
appannaggio, una prerogativa dell’età anziana e matura,
oppure, e non so se sperarlo o temerlo, nel lento e graduale
progredire dell’umanità, i tempi presenti sono sempre e
obbiettivamente peggiori di quelli precedenti? E quindi
l’umanità, lungi dall’evolvere, come orgogliosamente crede,
invece involve progressivamente e progressivamente peggiora?
Sono spaventato, anche io da
questa domanda, perché entrambe le risposte mi sgomentano,
la prima egoisticamente, la seconda altruisticamente.
Se, infatti, è vera la prima
ipotesi, allora mi avvio a diventare vecchio, se, viceversa
è vera la seconda, allora è l’umanità stessa a diventare
vecchia e dopo la vecchiaia segue irrimediabilmente la
morte.
In una società umana, nella quale
i giovani non sono migliori dei grandi che li hanno
preceduti, nella quale i giovani non sono pronti,
desiderosi, ansiosi di prendere il testimone dalle mani di
coloro i quali hanno già percorso il tratto di vita a loro
spettante, e ora stanchi sono disposti a cederlo, in una
società nella quale i giovani non sono pronti a percorrere
il loro tratto di strada, affiancandosi e poi sostituendosi
a chi li ha preceduti, in questa società sono evidenti,
drammatici e ineludibili i segni dell’involuzione e della
fine imminente, con lo spettro terrifico della scomparsa di
quella società stessa.
La società attuale, quella in cui
viviamo e operiamo, corrisponde a questi scenari da
fantascienza?
Spero sinceramente di no, e sono
confortato in questo dall’esempio vivente di tanti giovani
che conosco personalmente e che si adoperano, lottano, si
fanno strada, si distinguono, si impegnano, si sacrificano
per conseguire i risultati che si sono prefissi, per
realizzare i propri sogni e i propri ideali, per compiere il
proprio dovere e per far progredire la società alla quale
appartengono; ma se ci spostiamo da un piano strettamente
personale, di osservazioni singole e ci collochiamo su un
piano più ampio, statistico, di grandi numeri e di fenomeni
di massa, allora purtroppo il discorso si fa meno
ottimistico e positivo, anzi direi, purtroppo
realisticamente pessimistico.
Alcuni fenomeni che riguardano i
giovani di oggi, ovviamente non considerando singoli casi
personali, ma osservando, per così dire, dall’alto, mi
preoccupano grandemente e mi obbligano ad essere seriamente
intimorito per i tempi a venire e li enumero in successione,
senza stabilire tra essi una gerarchia di importanza
negativa: il pauroso, diffuso e incontestabile abbassamento
del livello di cultura medio, che non tiene conto,
ovviamente, delle élite intellettuali, ma considera
una media statistica, l’abbandono da parte di molti giovani
diplomati, degli studi universitari, o addirittura la
rinuncia a priori ad essi, considerati come un inutile
parcheggio, privilegiando la ricerca di guadagni più facili
e più immediati; la notevolissima, dilagante diffusione, tra
la popolazione giovanile, di ogni specie di droga, già dalle
fasce di età più precoci.
Il fenomeno dell’alcolismo
giovanile, purtroppo ancora sottovalutato e sottostimato, il
drammatico venir meno di valori ideali, specifici, nelle
epoche passate, proprio delle popolazioni giovanili e la
sostituzione di questi, con valori materiali e consumistici,
la precocità di una vita sessuale completa, disgiunta,
separata, deprivata di una compartecipazione affettiva
indispensabile per un’evoluzione verso una dimensione
matura, cosciente e consapevole della sessualità, una
tendenza sempre più evidente e sensibile all’omologazione,
alla rassicurante adesione ad un modello comune, ad una moda
di riferimento, con una conseguente, catastrofica nelle
risultanze, rinuncia ad un proprio sviluppo individuale e
alla realizzazione della propria personalità autonoma e di
individuo pensante, la riluttanza ad abbandonare la casa dei
propri genitori e il perpetuarsi, oltre i limiti
fisiologici, di un’eterna adolescenza, la drammatica,
continua rinuncia ad assumersi le proprie responsabilità in
ogni ambito, la tendenza a rinunciare di fronte alle
difficoltà, una notevole fragilità emotiva e incapacità a
tollerare le frustrazioni.
Forse qualcuno mi rimprovererà di
aver dipinto un quadro troppo oscuro e pessimistico, ma
purtroppo il mio punto di osservazione, come psichiatra, mi
fornisce tali visioni e mi obbliga a tali conclusioni.
Ciò che più mi spaventa è il
crollo verticale del livello medio di cultura e l’uso di
droghe, anche quelle cosiddette e, a parer mio erroneamente,
“leggere”, che leggere non sono proprio, che sulla scia di
questo equivoco sono estremamente diffuse, che privano chi
ne fa un uso abituale, di ogni volitività e determinazione,
riducendolo in uno stato di apatia, abulia, anaffettività
costante, privandolo di quella spinta vitale così
caratteristica proprio nei giovani e che poi si affievolisce
nell’età matura.
Va da sé che il venir meno della
cultura e della spinta vitale, priva la gioventù della sua
caratteristica più precipua e insostituibile, rendendola
facilmente malleabile, dominabile, influenzabile,
schiavizzabile.
Non dimenticherò mai la frase del
presidente degli Usa John Fitzgerald Kennedy, che in anni
ormai remoti, e a proposito di questo fenomeno,
evidentemente già sensibile e preoccupante, ebbe a dire che
se fosse stato indotto ad arte, da una potenza straniera, si
sarebbe dovuto considerare un atto di guerra.
Ma accolgo volentieri e riconosco
giusta la critica di colui che mi rimprovera una scarsa
obiettività, legata, involontariamente, alla deformazione
professionale di essere uno psichiatra e di leggere
conseguentemente la realtà sub specie patologica, e
allora, seppur con difficoltà, mi spoglio dei miei panni di
medico della mente e assumo, con una certa qual riluttanza e
imbarazzo, quelli di osservatore neutrale e ingenuamente
puro, una sorta di “turista per caso”, che capitato per caso
nel nostro mondo, proveniente da una dimensione diversa, lo
osservi con animo neutrale e senza alcuna idea
precostituita, appuntandone gli aspetti salienti, per poi
riferire a... da dove è venuto.
La giornata è propizia,
trattandosi del 15 agosto (giorno in cui scrivo), momento di
festa: ricorre, infatti, un’importante festività religiosa
cristiana, l’assunzione della Madonna in cielo, almeno così
è segnato sul calendario, anche se il nostro turista,
appassionato di storia, ricordasse vagamente di aver
studiato trattarsi di una festa rigorosamente pagana, come
attesta la stessa etimologia (feriae augusti-festa di
agosto). A giudicare però dalle modalità dei
festeggiamenti, si direbbe che la popolazione sia rimasta
fedele al significato originario della festività,
trascurando o dimenticando, la reale natura religiosa della
ricorrenza.
Strani risultati, involontari, di
sovrapposizioni storiche. Ma non perdiamoci in chiacchiere,
o elucubrazioni inopportune.
Il nostro turista esce in strada
per incontrare qualcuno, per dialogare con qualcuno, per
trarre lumi, ma le strade cittadine, di qualunque città si
tratti, sono deserte, deserte e silenziose; uno scenario
spettrale e direi lunare si para davanti agli occhi del
nostro amico. Sono morti tutti? È scoppiata una guerra
atomica e sono morti tutti, rimanendo però intatti gli
edifici, come ricorda di aver visto molti anni addietro in
un film in bianco e nero? Forse addirittura ne ricorda il
nome: “L’ultima spiaggia”?
“Ma no, tranquillo”, sembra
rassicurarlo l’annunciatore di una televisione, che mostra
le immagini, consuete e abituali, almeno così sembra dal suo
tono sereno, dell’umanità intera in trasmigrazione, verso
località più accoglienti, che la attendono a braccia aperte
e pronte a ristorarla dal lungo viaggio di spostamento, con
ogni mezzo possibile e che a giudicare dalla loro bellezza
naturale sembrano giustificare ampiamente le fatiche e i
disagi del viaggio, intrapreso però e non si sa perché, da
tutti contemporaneamente, come ad un segnale convenuto e
convenzionale.
Solo i termini usati
dall’annunciatore lasciano perplesso il nostro ingenuo
turista “esodo”? Cui farà seguito a breve un “controesodo”?
Già programmato e previsto? Il nostro amico è dubbioso e gli
tornano alla mente termini di un lontano e mai dimenticato
passato scolastico “Anabasi” e poi “Catabasi” di un certo
Senofonte, gli par di ricordare… ma non è più poi tanto
sicuro.
Certo in questi massicci
spostamenti, in queste trasmigrazioni di popoli, ogni tanto
si verifica qualche incidente e qualcuno non raggiungerà mai
la terra promessa, ma è un tributo comunque minimo da pagare
al raggiungimento dei nostri ideali.
Certo anche in questi luoghi
ameni qualche spiacevole inconveniente, seppur minimo si
riscontra e si verifica, qualcuno inciampa cadendo e
facendosi male in montagna, qualcuno innamorato del mare,
decide di rimanervi per sempre, qualche adolescente,
scambiandola per acqua pura di sorgente, ingurgita un po’ in
eccesso una bevanda dagli strani effetti esilaranti,
venendosi involontariamente a trovare in una condizione
spiacevole denominata ambiguamente coma etilico.
Sicuramente questi scapestrati
adolescenti devono essere ricorsi a chissà quali arti
magiche, per riuscire a sottrarsi al ferreo e rigido
controllo dei genitori che vigilano e soprassiedono.
Il nostro amico però vuole essere
al massimo documentato sul luogo e le abitudini del mondo
che lo circonda e acquista un giornale, scoprendo con
raccapriccio che tutti i cittadini, pudichi e dai
rigidissimi costumi morali, sono giustamente sconcertati per
i comportamenti un po’ leggeri e ingenuamente leggiadri del
loro Capo il quale ha fatto ciò che a tutti loro sarebbe
piaciuto fare, ma non hanno potuto, perché la rigida morale
che possiedono glielo ha impedito.
Cosa importa se la disoccupazione
avanza, se l’economia è in crisi, se ci si ammazza l’un
l’altro per futili motivi, se gli ospedali e le carceri
scoppiano, se il morbo dell’influenza infuria e il pan ci
manca, se i nostri figli non imparano più nulla a scuola?
Ciò che importa è che i
comportamenti del Capo siano improntati alla più rigida e
severa moralità. Prova ne sia che un autorevolissimo
quotidiano della capitale, continua da mesi a rivolgere al
suddetto Capo, dalle pagine del giornale, dieci, semplici,
elementari domande, alle quali sarebbe semplicissimo
rispondere in pochissimi minuti, forse addirittura secondi,
eppure nonostante i mesi di pedissequa ripetizione il Capo
non risponde. Forse che non abbia compreso le domande? Forse
sarebbe opportuno formularle in modo diverso?
E poi, sulle pagine dello stesso
giornale, acquistato in una delle pochissime edicole aperte,
in questa leggiadra giornata di festa, il nostro turista
casuale scopre che dopo aver strenuamente lottato, neppur
molto tempo addietro, contro potenze straniere occupatrici e
oppressive, per conquistare la propria indipendenza e
soprattutto la tanto agognata unità, per il conseguimento
della quale tanti patrioti, giovani e meno giovani, hanno
versato il proprio sangue e donato la loro vita, ora
l’Italia, stanca di essere una e indivisibile, vuole di
nuovo spezzettarsi, frammentarsi e tornare allo status
quo ante, quando un personaggio importante, un tal
Metternich, in quel di Vienna, nel non tanto lontano 1815,
esprimendosi con spiccato accento tedesco ebbe a dire che
“l’Italia nulla altro è che una semplice realtà geografica”.
Per fortuna però si legge, sempre
nello stesso giornale, che gli italiani si sono riconosciuti
e hanno ritrovato il loro orgoglio nazionale,
identificandosi in giovani e piacevoli ragazze, che in una
bagnarola di pochi metri, hanno nuotato più velocemente,
seppur di pochi centesimi di secondo, delle loro antagoniste
straniere. “Una piccola bracciata per una donna italiana,
una grande conquista per l’umanità”.
Come se non bastasse il nostro
ingenuo turista scopre anche, con raccapriccio, che, dopo
aver popolato per secoli la terra, l’uomo si accorge solo
ora, quando il danno è fatto e forse irrimediabile, che egli
sta stolidamente distruggendo quello stesso ambiente che gli
dà la vita, autocondannandosi ad un lento ma inarrestabile
suicidio.
Per fortuna però, da altre parti
ci provengono altre rassicuranti e confortanti certezze. Il
Capo, infatti, di uno Stato estero, ma ospitato nel nostro
territorio, che gode di agganci e protezioni molto, molto in
alto, ci assicura che il male, pur tuttavia, è tuttora
esistente… e lascio a lui la parola “I lager tutti sono uno
squarcio di inferno che si apre sulla terra e il nichilismo
che produsse i lager nazisti, è un pericolo ampio e diffuso
ancora oggi. I lager nazisti, come ogni campo di sterminio,
possono essere considerati simboli estremi del male,
dell’inferno che si apre sulla terra, quando l’uomo
dimentica Dio e a lui si sostituisce usurpandogli il diritto
di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la
vita e la morte”.
Parole chiare, nette, precise,
lapidarie, ma anche sicure e rassicuranti, che contraddicono
immediatamente ed inequivocabilmente, le basse insinuazioni
di molti che furono vittime di quei lager nazisti e che,
miracolosamente sopravvissuti, osarono dire invece, “che
era Dio ad aver dimenticato gli uomini”.
Lo stesso vale naturalmente per
tutte le guerre che gli uomini hanno scatenato e combattuto
tra loro, per Hiroshima e Nagasaki, per le violenze degli
uni sugli altri, degli adulti sui bambini, e spesso proprio
di quegli adulti che avrebbero, invece, dovuto prendersi
cura di loro, ma anche per le malattie incurabili, per le
sofferenze indicibili che esse comportano, tanto da far
desiderare la morte a chi ne è affetto, per le epidemie, per
le pestilenze, per l’aids, per il vaiolo che misero a serio
repentaglio la sopravvivenza dell’umana specie. È tutta
colpa nostra, mentre Dio ci ama.
Con questa rassicurante e
consolante constatazione il nostro turista per caso ritiene
di poter considerare ultimato il proprio viaggio esplorativo
e conoscitivo della vita sulla terra e gli sovviene
improvvisamente alla memoria il ricordo di uno degli ultimi
libri che ha letto e che lo ha molto interessato “L’origine
delle specie” di un certo Charles Darwin, di cui ricorre il
centocinquantesimo anniversario della pubblicazione proprio
ora.
In esso si sostiene che l’uomo
non è stato sempre presente sulla terra, ma che è stato
l’ultimo ad averla popolata, essendo stato preceduto da
altre specie che si sono via via evolute e trasformate,
secondo casuali cambiamenti, che lentamente e faticosamente
hanno portato, per successive evoluzioni, alla comparsa
della specie umana, certamente l’ultima e la più complessa
sulla scala evolutiva.
Ricorda di essersi commosso,
guardando l’immagine disegnata del pesce, che esce
dall’acqua e comincia a strisciare con fatica sulla terra,
trasformandosi in anfibio, poi in rettile e in fine in
mammifero, mentre ha invidiato agli uccelli la capacità di
volare. Si è emozionato vedendo l’antenato dell’uomo
attuale, assumere via via una posizione sempre più eretta e
imparare a sorreggersi saldamente su due sole gambe,
accendere il fuoco e fabbricare per sé utensili sempre più
complessi.
Ha sentito parlare e ha compreso
bene il significato di termini quali “lavoro e fatica
dell’evoluzione” di “lento e complesso cammino evolutivo”,
che ha portato, in fine, alla comparsa dell’essere umano
sulla terra, ultimo e più complesso prodotto di questa, ma
considerando tutto ciò che ha visto sugli esseri umani,
quali sono ora, tutto ciò che su di loro ha scoperto e
conosciuto, gli vien fatto di chiedersi, con sgomento: ”Ma
ne valeva proprio la pena?”.
*Dice di sé.
Domenico Mazzullo. Medico-chirurgo, specialista in
psichiatria. Psicoterapeuta. Assolutamente laico e quindi
profondamente libertario. Romanticamente illuminista.
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PAOLO FERRARI
Il teatro è il luogo
in cui nulla succede: proprio in quanto
consiste d’un siffatto mancare esso è
teatro. Se così non fosse si
tratterebbe di piatta imitazione d’un
atto ordinario di vita,
anche se a forti colori drammatici, anche
se disposto
oltre la paura di morte.
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