VITE VISSUTE
UN AMORE INSOLITO
Un colpo di fulmine e in un
attimo capisci che l’uomo che hai davanti è l’uomo della tua
vita. Anche se per farlo capire a lui ci vorranno dodici
anni…
Marzia Bonolis*
Tutto
iniziò quando avevo 14 anni, una piccola donna. I miei
genitori e soprattutto mio nonno conosceva la famiglia di
Enrico ed avendo questa un albergo, quando mio nonno voleva
andare a mangiare fuori, per lui esisteva solo l’hotel dei
genitori di Enrico.
Quindi una Pasqua decisero di
farla tutti insieme in albergo.
Arrivai in hotel e vidi un
ragazzo di 24 anni, bello come il sole che arriva dopo
l’inverno, due occhi blu accecante, era in sedia a rotelle a
causa di un incidente di moto avvenuto due ani prima. Mi
avvicinai e lui mi disse: “Ciao sono Enrico, il figlio del
proprietario” e io, sentendo la sua voce ebbi un brivido, ma
di quelli belli forti che non ho più riprovato. Gli risposi:
“Sono Marzia, per la famiglia Marzietta, e tu sarai il mio
sposo e il padre dei miei figli!”.
Lui sbalordito pronunciò queste
parole: “Che hai fumato? La conosci la canzone di Dalla
telefonami tra 20 anni? Ecco sei una bella ragazzina,
sicuramente sarai una bella donna, ma io non sarò mai nella
tua vita!”, uno scorpione!
Beh, quel giorno avevo capito di
aver trovato il mio uomo, tra miliardi di persone.
Ovviamente il primo amore rifiutato crea traumi, a 14 anni
poi…
Non mangiavo. Ricordo che mia
madre, per spaventarmi, decise di farmi ricoverare; sia lei
sia mio padre continuavano a dirmi: “Vedrai come chiedi i
bucatini dopo quello che ti daranno in ospedale!”. Ma io
tosta sostenevo: “Se Enrico non mi vuole, non mangio più…”.
Arrivò il portantino con il pranzo, insieme a un gruppo di
psicologi e psichiatri e mi dissero: “Ascolta, nella camera
accanto a te c’è un ragazzo disabile, gli abbiamo asportato
un rene e non può mangiare, quindi poche storie…”.
Allora esclamai: “Fanculo la
privacy, chi è?”, e il dottore mi disse: “Enrico…”, mia
madre e mio padre scoppiarono a ridere e io incazzatissima
confidai al dottore: “La causa di tutti i miei mali sta
proprio nella camera accanto e stanotte dormiremo anche
sotto lo stesso tetto”; il dottore mi diede una carezza e mi
disse: “Solo una notte, poi torni a casa e mangi”. Glielo
promisi e rimasi tutta la notte fuori dalla camera di
Enrico: alcune infermiere ridevano altre piangevano dalla
tenerezza.
Non mi andava di uscire di casa,
mi sentivo brutta quando non lo ero affatto; decisi, allora,
di iscrivermi all’alberghiero per avere una cosa in comune
con lui (e poi il mio sogno è sempre stato quello di aprire
un agriturismo).
Ma lui non mi voleva. Non mi ha
voluto per 12 anni. Andavo a trovarlo e lui mi trattava male
o faceva finta di lavorare o c’era la fidanzata di turno
alla quale non facevo gelosia, ma tenerezza….
È stato orribile, tanto che
decisi di andarmene a finire gli studi a Firenze, la mia
città natale. Ho completato gli studi ed ho iniziato subito
a lavorare in alberghi prestigiosi; ho avuto un amore forte,
inteso, romanticissimo durato 2 anni, (un uomo che incontri
una volta nella vita, ma sai già che ti farà impazzire:
romantico, appunto, ogni giorno una sorpresa; una volta mi
ha creato un viale, dal lavoro a casa, fatto di petali di
rose e candele, con una caccia al tesoro che arrivava in
camera da letto, con lui che mi aspettava. Poi, dopo due
anni intensi, lui è voluto andar via, non se la sentiva di
tradirmi, ma nello stesso tempo aveva voglia di altre
esperienze e quindi tutto finì. Buona vita Massimiliano!),
ma Enrico era sempre lì, nel mio cuore, radicato.
Enrico… intanto conviveva con una
donna, che amava tantissimo e che avrebbe sposato
sicuramente; l’amava sin da bambino, dopo anni si erano
ritrovati, ma dopo tre anni di convivenza lei non aveva
resistito alle tante rinunce che bisogna fare quando ami un
diversamente abile. Lei amava ballare, amava l’America, e
gli americani – tutti desideri rispettabili – e, infatti,
trovò l’amore, americano, e il suo sogno si realizzò, ma
allo stesso tempo aveva devastato e distrutto il cuore di
Enrico.
Una sera mi chiamò mia madre al
telefono e mi diede la notizia che Enrico e la sua donna si
erano lasciati. Attaccai il telefono e corsi in stazione per
andare da Enrico. Era a pezzi, ma io entrai e gli feci una
bella sceneggiata alla napoletana e gli dissi: “Adesso
basta! Lo vuoi capire che sono io la donna della tua vita?
Lui mi sorrise, erano passati intanto 12 anni (ed eravamo
nel 2000 come dice la canzone di Dalla sopraccitata), mi
invitò a cena.
Passammo la notte insieme, ero
davvero la donna più felice del mondo: avevo il mio Enrico e
la sua disabilità non la vedevo e non la vedo neanche oggi
(per la verità l’ho sempre visto in sedia e nelle foto in
cui è in piedi per me è un’altra persona, non riesco ad
immaginarlo in piedi).
La mattina successiva mi arrivò
una telefonata di lavoro, un contratto al casinò a
800 km da Enrico. Innamorata non
volevo partire, ma lui, uomo intelligente, capì che c’era in
ballo il mio futuro e mi lasciò andare. Ed io andai via
(quanto ho sofferto i primi mesi: lavoro nuovo, colleghi
strani, io che dormivo in hotel in questo piccolo e magico
paesino sul lago, che metteva ancora più malinconia, ma sono
forte e ho retto anche questa) alla scoperta del casinò.
Dopo sei mesi, quando ormai avevo preso ritmo del casinò, mi
arrivò una telefonata; era Enrico che mi diceva: “Sono molto
vicino a te…”. Era fuori dal casinò, le gambe mi tremarono e
di nuovo quel brivido. Lui non è più tornato a casa, abbiamo
scelto una piccola chiesetta su una montagna svizzera e lì,
davanti a due testimoni, ci siamo detti sì, per sempre sì
(io lo dicevo già da anni). Adesso siamo tornati in Italia.
Enrico è in pensione e io mi sbatto per trovare un lavoro.
Una cosa il buon Dio non ha previsto ancora dopo 9 anni, un
figlio. E allora mi chiedo: ci vorranno ugualmente dodici
anni?
*Dice di sé.
Marzia Bonolis. Qualcuno la conosce come una brava
massaggiatrice ayurvedica, qualcun altro come un’ex
lavoratrice in un casinò carina e simpatica; alcuni come una
studentessa di criminologia, altri, infine, come hostess su
navi da crociera, grandi alberghi o semplicemente in giro
per il mondo. Oggi si considera una “agitatrice culturale”
e, con un pizzico di auto-ironia, una discendente di Ulisse!
In altri tempi avrebbe fatto l’esploratrice ma ahimè sulla
Terra è rimasto ben poco da scoprire. Spirito libero che non
crede alle regole, non ama gli schemi, le bandiere, le
etichette è sempre pronta a mettersi in discussione, ad
ammettere i propri errori e ricominciare da zero. Anche
domani se è necessario.
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ALDO GIOVANNI &
GIACOMO
- Immagino che tu abbia
già avuto esperienze di teatro... - Beh,
sì... ho lavorato con Albertazzi... -
Però Albertazzi... il grande Albertazzi...
il grande irreprensibile Albertazzi!
Mammamia non sapevo che facesse anche
teatro!
(Da
“Chiedimi se sono felice”,
2000)
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PINO CARUSO
Il teatro
d’avanguardia è il teatro di domani. Il
guaio è che te lo fanno vedere oggi.
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