SCIENZA
DIMAGRIRE? ECCO IL SEGRETO PER RIUSCIRCI
Riflettere, lavorare sui
dettagli, fare ordine, frazionare, combinare. E poi ancora
varietà, gratificazione, qualità, cibi funzionali e pasti
liberi: queste le regole d’oro per riuscire a perdere peso
Tiziana Stallone*
“Al
mattino si sentiva straordinariamente leggera. E per giunta
aveva perso un altro chilo. Sotto la doccia sghignazzò
addirittura al pensiero di quello che avrebbe raccontato a
Jane a pranzo sulla sua scoperta. Un metodo infallibile per
perdere peso. Pagate qualcuno per avere una relazione con
vostro marito, e perderete sei chili in quindici giorni,
garantito. Oppure riavrete indietro vostro marito o i vostri
soldi (1)”.
La pena d’amore è un modo
infallibile per perdere peso.
Più volte mi sono pronunciata
sull’inutilità in sé del metodo per dimagrire, ovvero di
quel protocollo standardizzato che si vorrebbe incollare
addosso al malcapitato in sovrappeso, senza sondarne le
esigenze, senza comprenderne i gusti e le difficoltà.
Il mal d’amore, però, è un metodo
anti-fame efficacissimo, che fa eccezione, perché ti gela
all’improvviso, quando sei impreparato, indifeso e ti
colpisce come un cazzotto nello stomaco. Dopo la delusione
d’amore, c’è solo nausea, disgusto, acidità, e il cibo
diviene inutile e il suo sapore si fa ributtante. L’ora dei
pasti è temibile e angosciosa, soprattutto se condivisa con
chi quelle pene d’amore le procura. Si manda giù un boccone,
mentre la defatigante lotta tra il dubbio logorante e la
fiducia che si vorrebbe continuare a riporre in chi ancora
si ama, ci spreme, ci contorce lo stomaco rendendolo
inservibile. Quando si soffre per amore, non esistono i
morsi della fame, si rimane forti anche senza cibo. Nessun
calo ipoglicemico, né cedimenti.
Chi, purtroppo, ha dolorosamente
sofferto di mal d’amore o di qualsiasi altro motivo che
toglie improvvisamente l’appetito, ha potuto accostarsi
empiricamente alla prima regola da seguire per riuscire a
perdere peso: mangiare di meno. Per dimagrire
bisogna, semplicemente, banalmente partire con il ridurre le
calorie in entrata.
Non augurerei nemmeno al mio
peggior nemico le suddette pene in sostituzione della dieta,
ma questo esempio di diminuito interesse verso il cibo, mi
auguro possa allontanare il lettore intenzionato a dimagrire
da tutte le frequenti giustificazioni (spesso infondate) che
si trovano per il proprio stato di sovrappeso, solo per
citarne alcune: il metabolismo lento, le disfunzioni della
tiroide, una presunta intolleranza a qualche alimento che,
inspiegabilmente e contro ogni logica, dovrebbe far
assimilare di più e, quindi, ingrassare.
Seppur sia doveroso ricercare le
possibili cause organiche che possano aver causato un
aumento di peso, i dismetabolismi primari (cioè patologie
che possono far ingrassare), si riscontrano in meno
dell’1-2% degli obesi.
La causa di obesità più frequente
è uno squilibrio tra le entrate (cibo in eccesso) e le
uscite (scarso movimento e sedentarietà) da cui scaturisce
un bilancio positivo, che provoca l’accumulo di grasso.
Basta soffermarsi e riflettere su
come il nostro stile di vita sia mutato radicalmente dal
dopoguerra ad oggi. I frigoriferi sono pieni, i
supermercati, i bar, i ristoranti sono ricchi di alimenti
ipercalorici, gelaterie e pizzerie aprono ovunque, il dolce
non è solo la prerogativa della domenica e i banchetti
luculliani non coincidono più con le sole festività, al
contrario, le occasioni di convivio e gli eccessi alimentari
sono sempre più numerosi. Si pranza nei bar, si
consumano cene d’affari e colazioni di lavoro, si rientra a
casa la sera con il cartone di pizza, ci si consola con la
cioccolata e si guarda un film con le mani immerse in un
pacchetto di patatine.
Fino ai primi del novecento la
storia dell’uomo è stata, invece, segnata dalla fame, dalle
carestie, dagli stati carenziali e dalle pandemie. Oggi
dobbiamo fronteggiare l’abbondanza, ma con ancora la
mentalità della fame.
A tal proposito, lo storico
Massimo Montanari in “Il cibo come cultura”
riflettendo sull’impennata dell’obesità, si esprime così:
“Il nodo del problema sembra essere la divaricazione tra
sviluppo economico ed elaborazione culturale. Ci si muove
nell’età dell’abbondanza, con un’attrezzatura mentale
costruita per il mondo della fame. La nostra cultura è
storicamente segnata dalla paura della fame e dal desiderio
di mangiare molto”.
Per dimagrire, non si può,
dunque, prescindere dal mangiare di meno. Bisogna
farsene una ragione.
“Quel giorno, non so proprio
perché decisi di andare a correre un po’, perciò corsi fino
alla fine della strada, e una volta lì pensai di correre
fino la fine della città, pensai di correre attraverso la
contea di Greenbow, poi mi dissi, visto che sono arrivato
fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato
dell’Alabama, e cosi feci. Corsi fino all’oceano e, una
volta lì, mi dissi, visto che sono arrivato fino a qui,
tanto vale girarmi e continuare a correre, quando arrivai a
un altro oceano, mi dissi, visto che sono arrivato fino a
qui, tanto vale girare di nuovo e continuare a correre;
quando ero stanco dormivo, quando avevo fame mangiavo,
quando dovevo fare... insomma, la facevo!(2)”.
Se un nostro trisavolo, in un
ipotetico salto temporale, avesse potuto osservarci, sarebbe
rimasto basito dall’istigazione all’immobilità dei nostri
giorni: lavatrici, aspirapolvere, ascensori, vetri
elettrici, scale mobili, mezzi di trasporto, televisioni,
telecomandi, playstation, computer, ipermercati dove, con un
unico viaggio, e in pochi metri, si trova tutto. Persino le
biciclette sono divenute elettriche.
L’uomo, tuttavia, si è evoluto
per correre ed ha corso e sudato per milioni di anni: per
ricercare il cibo, per fuggire dai suoi predatori.
La corsa rappresenta un’azione
talmente radicata e naturale, che anche il nostro sistema
neuroendocrino è in grado di indurla automaticamente,
attraverso la “reazione di attacco e fuga”, mediata
dall’adrenalina. Di fronte a un pericolo, il sangue
affluisce maggiormente ai muscoli, si libera glucosio,
aumenta il battito cardiaco, in questo modo siamo in grado
di correre con maggiore velocità e potenza. Oggi, che i
pericoli sono divenuti più concettuali che fisici, come ad
esempio un esame, una situazione che ci procura imbarazzo,
un discorso pubblico, l’ancestrale “reazione di attacco e
fuga” rimane immutata. Tuttavia, le palpitazioni, il pallore
del volto che a questa conseguono, la sudorazione fredda, il
tremore delle mani, delle gambe, non potendosi risolvere e
dissolvere in una corsa liberatrice, possono destare
preoccupazione e scatenare il panico.
È intuitivo che questa nostra
ridotta attività fisica, contribuisca allo sbilancio tra le
entrate e le uscite energetiche nel nostro organismo,
favorendo la deposizione di grasso. Pertanto l’immobilità e
l’abbondanza sinergizzano nel promuovere l’obesità.
Da questo discorso ne scaturisce
la seconda, importante regola per perdere peso: muoversi,
condurre uno stile di vita attivo. In ogni momento della
giornata possiamo compiere delle scelte di movimento, che
possono incidere significamene sul nostro bilancio
energetico. Fare le scale, andare a lavoro a piedi,
passeggiare con il nostro cane, con i nostri figli,
camminare in centro, piuttosto che chiudersi in casa, non
sono un mantra che i nutrizionisti sono soliti ripetere
nelle trasmissioni radiofoniche e televisive, o una frase di
rito copiata e incollata dai giornali che raccontano di
salute, ma un concreto attacco all’obesità.
Lo sport, oltre che agire come un
potente antiadiposo (brucia energia, togliendola ai grassi
di deposito) è anche un attivatore metabolico (promuove la
deposizione di muscolo, tessuto metabolicamente attivo),
esso è un prezioso alleato del benessere psichico prima
ancora che fisico, in età evolutiva, ma anche e soprattutto
quando si riesce a praticare in età adulta. Fare sport o
semplicemente muoversi ci procura in primis la
soddisfazione e il piacere di essere riusciti a fare
qualcosa di buono per noi stessi, e poi, anche grazie alle
endorfine liberate all’attività fisica, ci si sente meglio,
ci si vede meglio, e si ritrovano gli stimoli per fare di
più.
Su quale sport consigliare per
dimagrire con maggiore efficacia, il buonsenso mi
suggerisce: quello che piace di più. Camminare, correre,
andare in bicicletta, ballare, giocare a tennis, qualsiasi
cosa purché il fisico lo consenta e a patto che ci procuri
piacere, solo in questo modo possiamo sperare che il
muoversi non rimanga un buon proposito del momento, ma si
consolidi come scelta di vita.
Non di rado sui giornali, mi è
capitato di leggere articoli d’effetto, che alleggeriscono
le coscienze dei pigri, in cui si dice che il movimento non
aiuta a dimagrire. Il movimento non fa dimagrire, se si
continua ad eccedere con l’alimentazione, ovvio.
In più quando si fa sport, l’ago
della bilancia sale (se siamo fortunati) per la
neo-deposizione di muscolo, che può superare in peso i chili
di grasso perso. Tuttavia, dire che chi pesa di più è più
grasso, è equivalente all’affermare che un culturista sia
obeso.
Per dimagrire, non si può
prescindere dal mangiare di meno.
Muoversi
rende il dimagrimento più rapido e lo consolida negli anni.
“Capii che
era il momento di cambiare, ma non sapevo da dove
cominciare. Sapevo quel che non dovevo fare. Non mi misi a
dieta e non salii sulla bilancia. Non diedi la mia carta di
credito a una donna magrissima in camice da laboratorio. Non
mi iscrissi a una palestra e non provai nemmeno a calcolare
le calorie. Dopo aver sempre attaccato frontalmente i miei
problemi di peso, incominciai a esplorare il mondo che si
nascondeva dietro al cibo. Nel giro di un anno persi più di
45 chili, e la mia vita da magro, quella che aspettavo da
quasi trent’anni ebbe inizio (3)”.
Per dimagrire si può scegliere di
farsi aiutare da una persona qualificata o far da sé,
informando e facendosi consigliare dal proprio medico, in
equilibrio e mai abbandonando il buonsenso. Non esistono,
infatti, metodi rapidi per perdere peso, che non ci facciano
perdere anche in salute.
Tuttavia, qualunque sia l’incipit,
mi permetto di fornire dieci consigli alimentari, spero
utili, per riuscire. L’undicesimo consiglio è,
ovviamente, quello di muoversi di più.
Riflettere
sui tentativi messi in atto per dimagrire –
se ve ne fossero stati – che sono risultati fallimentari.
Ripartire dalle proprie sconfitte, ci tutela dal
collezionarne di nuove. Potremmo realizzare di essere stati
sedotti da diete incongrue, restrittive, sbilanciate,
monotone o ancora, equilibrate, ma difficili da seguire,
poiché non rispecchiavano i nostri gusti. Negli anni ho
raccolto racconti bizzarri in tema di diete: braccialetti
legati alla caviglia per testare l’energia degli alimenti,
anellini da tenere sull’orecchio mentre si mangiano solo
formaggi, cibi illogicamente negati, digiuni, intolleranze
diagnosticate facendo stringere boccette tra le mani, diete
vincolate a cibi dai prezzi vertiginosi. Un giorno
un’ironica signora mi disse che “per dimagrire si sarebbe
sottoposta anche ad un rito voodoo”, ma non sembrano questi
metodi ricondurre l’alimentazione alla stregoneria,
piuttosto che alla scienza?
Lavorare sui dettagli,
individuando i nostri personalissimi errori: dal poco tempo
dedicato alla scelta e alla confezione dei cibi, ai pasti
risolti con pizza e supplì o con due tramezzini, al
pasteggiare con bibite zuccherate. Non si ingrassa per
eccessi grossolani, ma per piccole trascuratezze reiterate
nel tempo. Il controllo della propria alimentazione, non è
dissimile dal far quadrare i conti dell’economia domestica:
bisogna limitare gli eccessi. Solo per portare un esempio un
cucchiaio d’olio in più al giorno, rispetto al nostro
fabbisogno calorico, è sufficiente per accumulare a fine
anno quattro chili!
Ordine. Il
disordine fa ingrassare, perché non ci permette di
controllare gli errori. Saltare i pasti, spiluccare,
digiunare per compensare gli eccessi calorici, sono tutti
comportamenti che predispongono a mettere grasso. Prima di
decidere di dimagrire, è utile concordare con noi stessi, a
mente, o riportandoli su un diario, i pasti che si
desiderano consumare. Non bisognerebbe scendere mai al di
sotto dei tre principali, colazione, pranzo e cena. Deciso
il numero dei pasti, se uno di questi dovesse saltare per
fretta (ad esempio la colazione) è consigliabile recuperarlo
nell’arco della giornata, piuttosto che mangiare poi con
maggiore voracità e più abbondantemente.
Frazionare.
Nel limite di quelle che sono le nostre preferenze e le
nostre abitudini, consumare più pasti meno abbondanti ci
aiuta a dimagrire. Il pasto leggero è uno spezzafame, che
può essere bruciato con più facilità. Mangiare poco e spesso
(fino a sei pasti giornalieri) è il modo migliore per
attivare il metabolismo e contrastare gli accumuli.
Combinare.
Non c’è bisogno (a meno che non sia una nostra libera
scelta di gusto) di dissociare gli alimenti. In ogni pasto
possono e dovrebbero essere presenti tutti gli alimenti:
quelli ricchi di carboidrati (pane, riso, pasta, patate…),
cibi proteici (carne, pesce, uova, formaggi…), grassi da
condimento e verdure. Ad ogni pasto, infatti, il pancreas e
lo stomaco liberano tutti gli enzimi utili a digerire. Non
c’è bisogno, a meno che non vi siano altre motivazioni di
fondo, di privarsi di pasta e fagioli o di pane e
prosciutto.
Porzioni e gratificazione.
Piuttosto che ad astrusi calcoli calorici,
sarebbe meglio affidarci alle porzioni. In questo possono
aiutarci siti come quelli dell’Istituto nazionale di ricerca
per gli alimenti e la nutrizione (www.inran.it), e della
Società italiana di nutrizione umana (www.sinu.it). Il punto
cruciale è decidere cosa intendiamo – noi – per porzione
saziante e fare in modo che questa sia compatibile con il
dimagramento. Se ci bastano cinquanta grammi di pane per
accompagnare un secondo, potremmo permetterci anche la
frutta in conclusione al pasto. Al contrario, se per noi è
gratificante mangiare più pane, ad esempio l’intera rosetta
di novanta grammi, sarebbe preferibile far slittare la
frutta agli spuntini, sempre al fine di frazionare
l’alimentazione e contrastare l’accumulo di grasso.
Varietà.
Il cibo non è solo un veicolo di calorie, ma anche una
fonte di salute. L’unico modo per assumere tutti i principi
nutritivi utili al nostro benessere è variare le pietanze.
Variare i secondi piatti, i cibi proteici, è più importante
che variare le fonti di carboidrati. In generale preferire
riso anziché pasta, ad esempio, non ci predispone a
squilibri nutrizionali, poiché la composizione bromatologia,
ovvero in nutrienti, dei due alimenti è simile. Carne,
pesce, legumi, uova e formaggi, invece, sono alimenti molto
diversi nelle loro composizioni, ognuno con proprietà
peculiari per il nostro benessere. La varietà degli alimenti
stimola il metabolismo, poiché l’organismo, ogni giorno, si
deve preparare a percorsi metabolici diversi.
Qualità.
Nel dimagrimento, non bisognerebbe perdere
di vista la qualità. Rispettare la stagionalità degli
alimenti è un primo consiglio, che arricchisce il valore
nutritivo degli alimenti, e non impoverisce troppo le tasche
per acquistare primizie. Frutta e verdura dovrebbero essere
assunte in cinque porzioni al giorno (due di verdura ai
pasti e tre di frutta). Tuttavia, è utile ricordare che la
frutta non è priva di calorie, quindi, non bisogna eccedere
nelle porzioni. Le calorie di tre mele sono sovrapponibili a
quelle di una porzione media di spaghetti al pomodoro.
Ricordiamo l’importanza di pesce e prodotti della pesca, a
basso contenuto calorico e veicolo di acidi grassi
essenziali della serie omega tre, e dei legumi, sazianti e
privi di colesterolo. Mangiare integrale migliora la qualità
dell’alimentazione, poiché i derivati dei cereali non
raffinati sono più ricchi di vitamine del gruppo B e di
vitamina E. I prodotti integrali hanno un basso indice
glicemico ed un contenuto calorico leggermente ridotto
rispetto ai cibi raffinati.
Cibi funzionali.
La verdura è un utilissimo spezzafame che può essere
consumato in abbondanza per il suo basso contenuto calorico.
Può aiutarci a gonfiare le porzioni nel confezionamento
degli alimenti. Fatta eccezione di carote cotte e cipolle
cotte, il cui contenuto di zuccheri è più elevato, consumare
verdura aiuta a sopportare meglio la fame e a raggiungere
prima il senso di sazietà. A livello intestinale, la verdura
agisce come un blando induttore di malassorbimento,
velocizzando il transito e agendo da filtro per
l’assorbimento dei nutrienti.
Le tisane ci possono aiutare a
perdere peso. La ritualità del gesto di preparazione e il
tempo dedicato a sorseggiarle, specie se calde, attenuano il
senso di fame. Il tè verde dalle importanti proprietà
antiossidanti è particolarmente consigliato.
Pasti liberi.
Anche a dieta – termine che a me non dispiace usare, se
inteso nel suo significato etimologico dal greco díaita,
decisione, regola di vita – non dovrebbe mai mancare un
pasto libero a settimana. Ovvero un’occasione in cui si
decide di gratificarci con quel che più ci piace, dolce
incluso, se è questo quel che ci far star bene. Il pasto
libero contribuisce al nostro benessere psichico e ci darà
lo stimolo per andare avanti con la dieta.
Un consiglio, infine, per quando
si toccherà il giusto peso: dieta e movimento, una volta
divenuti regola di vita, non si abbandonano più.
La differenza tra dieta e
mantenimento sta nel numero di eccezioni. Per il controllo
del peso corporeo e per non assuefarci al piacere, si goda
della buona cucina solo nei week-end!
1) “La metà di niente”, Catherine Dunne.
2) Da “Forest Gump” regia di Robert Zemeckis.
3)
“Fame”, Allen Zadoff.
*Dice di sé.
Tiziana Stallone. Biologo, specialista in scienza della
nutrizione umana e dottore di ricerca in anatomia, svolge la
libera professione di nutrizionista clinico. Le sue
passioni: lavoro, musica, cinema, alberi e cimiteri.
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SILVIO D’AMICO
Il teatro vuole
l’attore vivo, e che parla e che agisce
scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo
spettacolo senza la quarta parete, che
ogni volta rinasce, rivive o rimuore
fortificato dal consenso, o combattuto
dalla ostilità, degli uditori partecipi,
e in qualche modo collaboratori.
(Da “Storia
del teatro drammatico”, 1955)
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