COMUNICATO STAMPA
L’attimo fuggente febbraio
2010
PER ONORARE CRAXI
Cesare Lanza, in occasione del decennale della morte
di Bettino Craxi,
decide di regalare ai lettori de “L’attimo fuggente”
un aneddoto esclusivo dello statista socialista
“Ho conosciuto Bettino Craxi nel 1976, in un pranzo a tre, a casa della mia amica
del cuore di quei tempi. Avevo trentaquattro anni, ero direttore del “Corriere d'Informazione”, l'edizione del
pomeriggio del “Corriere della Sera”.
Bettino, all'epoca ma a mio
parere anche dopo, era un uomo sostanzialmente timido.
Intelligente, acuto, malinconico, capace di sintesi e di
battute fulminanti. Era da poco diventato segretario di un
partito socialista sfasciato, derelitto, ridotto ai minimi
termini dopo una gestione depressiva del partito, com'era
pigramente guidata da Francesco
De Martino su una linea di totale soggezione rispetto al
dilagante partito comunista di Enrico Berlinguer”.
Inizia così l’editoriale del direttore
Cesare Lanza, che, in occasione del decennale della morte di
Bettino Craxi, decide di regalare ai lettori de “L’attimo
fuggente” un ricordo esclusivo dello statista socialista.
“La colazione fu breve – confida
Lanza -, ma ci fu tempo sufficiente perché Craxi mi
esponesse, sinteticamente e con straordinaria chiarezza, le
sue previsioni politiche per gli anni successivi:
- la
crescita e l'importanza - nel ruolo di arbitro - di un
partito socialista autonomo rispetto agli schiaccianti
compromessi, patti e accordi, stretti visibilmente dai due
partiti dilaganti, democristiano e comunista;
- la
caduta del partito comunista sovietico e del muro di
Berlino;
- l'inevitabilità
della designazione di un personaggio di radice socialista
alla presidenza della Repubblica e, successivamente, la
designazione del segretario del Psi (lui? - non lo disse
esplicitamente, però...) alla guida del governo.
Tutto questo avvenne via via,
puntualmente, negli anni successivi. Ma all'epoca della
colazione eravamo nel '76: il Psi contava come il due di
picche e di tutto ciò che Craxi profetizzava con timidezza
apparente, e sicurezza di fondo, non c'era la pur minima
avvisaglia”.
Nel decimo anniversario della sua
morte, i giornali e le televisioni ci hanno proposto in modo
alluvionale ogni tipo di commento - odiosi i peana firmati
da giornalisti e politici che lo avversarono, accanendosi
contro Bettino negli anni del dramma - e di ricostruzioni,
quasi tutte, maliziosamente o forse inevitabilmente, faziose
e strumentali.
Ma qui, sul nostro "Attimo
fuggente", luogo d'incontro, un rifugio minimalista- senza
ambizioni né interessi - di persone libere di mente, non
posso negare a me stesso e ai nostri lettori una breve
riflessione.
Craxi era, innanzitutto, un uomo
libero e coraggioso, un idealista: solo una persona libera e
orgogliosa della sua libertà avrebbe potuto opporsi alla
prepotenza americana, quella notte a Sigonella… ingaggiò -
da uomo libero - una battaglia che non avrebbe potuto
vincere: pestando i piedi agli americani, al Vaticano, ai
due partiti dominanti - democristiani e comunisti - e a
tutto il potere che essi rappresentavano”.
10-02-2010
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