INTRODUZIONE

 



Corrado Calabrò

Padre nostro

 

 

Padre nostro

che non ritrovo in terra

e che da somma sommità presiedi

all’incurvarsi dello spazio – tempo

dammi la mela della conoscenza

di cui assaporo il morso avvelenato

mostra almeno la mano in cui la tieni

perché io possa sfiorare quella mano

o, se il Tuo ciglio neanche a questo inclina,

rivelami nel sonno verso l’alba

ch’essa è il frutto del tempo dell’avvento

- fiore di un seme rimasto serrato

dalla stretta dei tempi nel Tuo pugno –

per i figli di figli inconcepiti

e, pago della vita non vissuta,

anch’io piamente inchinerò la fronte

a questa prole che non ho procreato

e, sentendo il picciòlo disseccarsi,

mi staccherò con le foglie caduche

dall’albero che aspetta la sua annata.




 


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