INTERVISTE

QUANTO VALE IL NOBEL DI OBAMA?


Il consigliere del presidente americano Parag Khanna fa
il quadro della situazione politica ed economica attuale, ribadendo
che tra vent’anni gli Stati Uniti saranno ancora una potenza mondiale


 

Pina Bevilacqua*

 

Il consigliere del presidente americano Parag Khanna fa il quadro della situazione politica ed economica attuale, ribadendo che tra vent’anni gli Stati uniti saranno ancora una potenza mondiale. Un anno fa la sua elezione. E già è stato insignito del Nobel per la pace, il quarto a un presidente degli Stati Uniti (prima di lui T. Roosevelt, Wilson e Carter). Un riconoscimento al suo annunciato new deal, soprattutto in politica internazionale.

Ne abbiamo parlato con il politologo Parag Khanna, consigliere di Barack Obama per la politica estera. Direttore della Global governance initiative, dirigente del centro studi New America foundation. Ragazzo prodigio (1977) di origine indiana, una moglie, una figlia. Sempre le valigie pronte. Incluso l’anno scorso, è tra i 75 personaggi più influenti del mondo (“Esquire”) e tra i 15 emergenti (“Wired”). Lo abbiamo incontrato al convegno organizzato a Milano dalla Camera di commercio americana in Italia “Nuovi equilibri globali nel XXI secolo”.

 

Il Nobel al presidente Obama per aver ridato al mondo la speranza di un futuro migliore. Quale?

 

“Ci sono alcune cose concrete che Obama ha fatto per accendere questa speranza e la più importante è la richiesta per il disarmo nucleare. Nessun presidente degli Stati Uniti si era mai confrontato così seriamente con questo problema ed i suoi atteggiamenti nei confronti della Russia sono già un segno molto serio di progresso in questo senso”. Infatti, lo scorso settembre Obama ha annullato il progetto dello scudo antimissile in Polonia e Repubblica ceca per distendere i rapporti con la Russia. Ed ha presieduto la storica seduta del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che all’unanimità ha approvato la sua mozione per il disarmo e la non proliferazione nucleare.

Ma c’è chi osserva che il disarmo totale non è realizzabile perché ci sono potenze atomiche non dichiarate e/o non firmatarie del trattato di non proliferazione nucleare come India, Pakistan, Israele. Chi sottolinea la supremazia americana convenzionale (gli Usa assorbono circa il 40% della spesa militare non nucleare nel mondo e hanno almeno 700 basi aero-navali non segrete all’estero) e non (gli Usa posseggono 1.195 vettori e 5.573 testate, mentre la Russia ha 811 vettori e 3.906 testate)”.

 

Quali sono i principali obiettivi internazionali dell’amministrazione Obama?

 

“All’amministrazione Obama piacerebbe costruire una collaborazione fra le potenze principali (come i membri del G20) su crisi economica internazionale, cambiamenti climatici, lotta al terrorismo, lotta alla proliferazione nucleare, lotta alla povertà”.

 

E le maggiori differenze tra questi e gli obiettivi dell’amministrazione Bush?

 

“La più grande differenza è che Obama ha immediatamente cominciato a dialogare con stati che Bush aveva provato ad isolare come l’Iran, il Venezuela, la Siria, la Korea del nord. Ciò è un segno che la diplomazia è per il dialogo costante, la ricerca di una soluzione, piuttosto che per la condizione congelata del non-dialogo”.

 

Due sono i fronti che preoccupano maggiormente Khanna, il Pakistan, potenza nucleare, strategica, popolata, e l’Iran, “troppo concentrato sul nucleare più che su questioni fondamentali come le buone relazioni con i Paesi limitrofi o i diritti umani”. E poi ci sono le due guerre non risolte ereditate da Obama. Con il ritiro dall’Iraq entro la fine del 2011 (se il governo iracheno saprà mantenere la sicurezza nel Paese) e il rafforzamento della presenza militare in Afghanistan.

 

Fino a quando la Russia resterà la seconda potenza mondiale?

 

La Russia è stata in origine la seconda potenza mondiale, ma si ridimensionerà, anche se ha risorse energetiche forti e un arsenale nucleare. La sua economia rimane troppo debole per sostenere il peso globale”.

 

Gli Stati Uniti resteranno il primo Paese del mondo?

 

“Gli Usa resteranno superpotenza, anche se la Cina ed altri paesi stanno crescendo rapidamente. Tra 20 anni l’America sarà ancora una superpotenza, ma non la sola”.

 

Sopravvivrà il feeling tra Stati Uniti ed Europa?

 

“Gli Usa e l’Ue continueranno ad avere una relazione privilegiata e a collaborare, consapevoli di rappresentare la più grande area commerciale del mondo ed una comunità storica di valori”.

 

Khanna pensa che l’Unione sia “l’impero più benvoluto e meglio riuscito della storia, poiché, anziché dominare, educa”. Pensa anche che la Turchia ne rimarrà fuori, ma come partner strategico, un po’ come la Gran Bretagna e, forse, in futuro, la Russia. Che “l’Italia è una grande potenza che non sa di esserlo”.

Affascinante la mappa del potere globale ridisegnata da Khanna nel suo primo libro “I tre imperi – Nuovi equilibri globali nel XXI secolo”. Nel futuro non vede uno scontro di civiltà, ma una lotta tra imperi, Stati Uniti, Cina, Unione europea. Grandi centri di potere militare, economico, demografico che sulla scena internazionale ormai contano più delle identità culturali e religiose, che “si estendono al di sopra delle civiltà” e non s’identificano con esse.

Infatti, non esiste un Occidente, ma Stati Uniti e Unione Europea, con interessi e modi di vedere spesso divergenti. Così come non esiste un solo Islam, ma varie realtà musulmane (l’Asia centrale ex sovietica, posta strategicamente tra Est e Ovest, il Medio Oriente, tormentato dal conflitto tra i laici “arabisti” e gli “islamisti” votati al martirio, Indonesia e Malesia, sempre più attratte nell’orbita cinese). Vincerà l’impero che riuscirà a portare dalla sua parte il maggior numero di stati del Secondo Mondo. Quello che sta a metà tra la ricchezza e la modernità del Primo e l’arretratezza e l’indigenza del Terzo.

 

“Gli Stati Uniti stanno facendo grandi sforzi economici e sociali per facilitare la ripresa, e i segnali positivi stanno arrivando”, dice Simone Crolla, amministratore delegato della Camera di commercio americana in Italia (1915), affiliata alla Chamber of commerce of the United states of America (presente in 91 Paesi con più di 3 milioni di aziende affiliate). Un’organizzazione al vertice delle relazioni Italia-USA, con oltre 90 anni di storia e quasi 600 associati. Nel consiglio di amministrazione, presieduto da Umberto Paolucci, vice presidente di Microsoft corporation, realtà come IBM, Hewlett Packard, Cisco, Exxon, Sisal, Herman Miller.

 

Dottor Crolla, davvero sta passando la crisi?

 

“Ci sono alcuni segnali di ripresa, ma non sono ancora sufficienti. È importante in questi frangenti cercare di aumentare la fiducia dei consumatori, ora a livelli molto bassi. Una volta ripresa la fiducia, potranno accelerarsi i consumi e, quindi, l’economia potrà ripartire in maniera più stabile e continuativa. Sicuramente sarà ancora un 2010 all’insegna dell’incertezza, ma in questo l’Italia è messa meglio di altri Paesi, grazie al suo tessuto industriale di piccole e medie imprese, ai risparmi delle famiglie e alla solidità dei suoi istituti finanziari”.

 

L’ex premier spagnolo José Maria Aznar vagheggia la nascita di un’area economica atlantica, aperta anche ai paesi islamici, purché rispettosi delle regole comuni. Lei cosa dice?

 

“Credo sia una proposta interessante, ma le differenze intrinseche ai diversi paesi potrebbero frenare l’attuazione di questo ambizioso progetto. Almeno nel breve, medio termine. Vedo che c’è tuttora difficoltà per i Paesi europei ad esprimersi con una voce univoca sui differenti temi internazionali, in particolare per quanto riguarda la politica estera e la politica economica internazionale.

Penso alla difficoltà di unire paesi con storie e costumi diametralmente differenti e, alle volte, opposti a quelli dei paesi occidentali. Credo, infine, che prima di tutto l’Unione europea, in accordo anche con altri paesi dell’area mediterranea e, perché no, anche con gli Usa, dovrà decidere su come integrare le realtà medio orientali, islamiche in particolare, nei nostri concetti di libertà ed economia di mercato. Processo lungo, ma che tutti auspichiamo per una risoluzione pacifica delle diversità ideologiche presenti”.



*Dice di sé.
Pina Bevilacqua. A dieci anni, leggendo i quotidiani di papà, diceva “da grande farò la giornalista perché è il mestiere più bello del mondo”. A venti, “faccio la giornalista per cambiare il mondo”. A trenta, “scrivo per capire il mondo”. Ed oggi, “essenzialmente per capire me stessa”.









RENATO ZERO

 

 

La vita è un dono legato a un respiro, dovrebbe ringraziare chi

si sente vivo, ogni emozione che ancora ci sorprende, l’amore

sempre diverso che la ragione non comprende il bene che

colpisce come il male, persino quello che fa più soffrire è un

dono che si deve accettare, condividere poi restituire.

(Da “La vita è un dono” 2005)









 

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