ATTUALITÀ

MARIO TONUCCI, AVVOCATO
IN STILE AMERICANO


Uno studio legale con più di duecento associati e diverse sedi sia in Italia sia all’estero,
una carriera importante partita una vigilia di Natale, la consapevolezza che vita sociale,
sport e ideali sono il collante necessario per un gruppo che voglia lavorare al meglio


 

Clap*

 

L’avvocato è un galantuomo che salva i vostri beni dai vostri nemici tenendoli per sé. È una celebre citazione del poeta tedesco Heinrich Heine (1797-1856) che la dice lunga sulla reputazione della figura professionale dei principi del foro. Professione, del resto, antichissima e fiorente già all’epoca della Roma imperiale, nei secoli è profondamente mutata ed è sufficiente sfogliare le pagine di un quotidiano per verificare quanta parte della cronaca, della politica, dell’economia e dello spettacolo abbia come protagonista o regista occulto un avvocato.

Cerchiamo di saperne di più, intervistando Mario Tonucci, managing partner dello studio omonimo Tonucci & Partners, che vanta diverse sedi sia in Italia sia all’estero.

E mentre l’immaginazione comincia a fantasticare, facendo tornare alla mente gli studi e le vicende legali descritti nei best sellers di John Grisham, che di gialli giudiziari con avvocati come protagonisti scrive da oltre un ventennio, chiederemo all’avvocato Mario Tonucci se gli avvocati italiani siano sempre più simili a Michael Brock, eroe de “L’avvocato di strada” o piuttosto agli azzecca-garbugli di manzoniana memoria.

 

Prima di diventare avvocato, come si immaginava nei suoi sogni da ragazzo?

 

“Da ragazzo, come capita a molti, non avevo le idee chiare sul mio futuro. Il ‘68 era agli albori e tra noi giovani si viveva un clima di grande eccitazione per la voglia che c’era di cambiare la politica, i costumi, l’economia. Alla fine del liceo avevo tante esperienze di sport alle spalle, una passione per la politica, ma non sapevo che strada professionale prendere.

Dunque non sognavo, ma nello  stesso tempo non avevo paura a mettermi in gioco”.


La sua è una famiglia di avvocati o lei ha inaugurato la professione?

 

“Quando ho deciso di fare l’avvocato si è trattato di una scelta suggeritami dalla mia passione per il sociale e dalle esperienze di lotta portate avanti al liceo per una scuola più giusta.

Mio padre, Francesco, era un piccolo imprenditore nel commercio all’ingrosso, purtroppo deceduto quando avevo 15 anni, e mio fratello Franco, più anziano di me di 9 anni, aveva da poco intrapreso la carriera di commercialista”.

 

Ci confida un aneddoto che considera legato al momento in cui la sua carriera ha fatto un salto di qualità?

 

“A 25 anni, quando ero l’ultimo dei giovani promettenti di un grande studio internazionale (Studio legale Bisconti) dove ero riuscito ad entrare grazie ai buoni uffici di un importante manager americano, amico di mio fratello, accadde un episodio che avrebbe cambiato la mia vita professionale, se non altro per il modo con cui da quel momento avrei approcciato le inevitabili difficoltà del mestiere.

 Quel 24 dicembre, la vigilia di Natale di tanti anni fa, attraccava al porto di Cagliari una petroliera carica di quel petrolio che Gheddafi, proprio in quel periodo, aveva espropriato alle grandi multinazionali americane.

Il mio capo, l’avvocato Bisconti, dopo vari tentativi a vuoto di precettare qualcuno dei miei colleghi più esperti, non poté fare altro che contattare me, considerato, all’ epoca, un giovane promettente, ma del tutto inesperto, per pregarmi di partire immediatamente con il primo volo per Cagliari con la missione di chiedere il sequestro della nave.

In un primo momento cercai di inventare scuse per evitare la partenza, dal momento che già pregustavo il cenone tradizionale in famiglia e, finalmente, qualche giorno di relax con i miei amici.

Mi chiedevo che senso aveva chiedermi di partire subito, visto che nei due giorni successivi tutte le attività ed anche tutti gli uffici sarebbero stati fermi. Capendo, però, che quella nave non sarebbe rimasta a lungo nel porto e che, forse, occorreva giocare d’anticipo, decisi di accettare la sfida per quell’ impresa che, a prima vista, appariva quasi impossibile.

Arrivato a Cagliari, in quell’esser solo, non potevo far altro che farmi venire tante idee per occupare utilmente quel tempo ed, incredibile a dirsi, trascorsi il giorno di Natale indaffaratissimo.

Mi recai al porto per vedere se la nave era arrivata, non trascurando l’attenzione di portare doni natalizi alla Capitaneria di porto per attingere informazioni circa i successivi movimenti della nave. Che dire poi degli sforzi per tentare di fare la conoscenza del cancelliere della sezione del Tribunale a cui far presente, facendomi precedere dalla consegna di una cassa di champagne, l’urgenza che mi aveva catapultato a Cagliari? Nei miei giri della città, quasi addormentata nel giorno di Natale, non mancò neppure la visita all’ ufficiale giudiziario che poi, materialmente, avrebbe dovuto eseguire, se concesso, il provvedimento di sequestro. Non trascurai neppure, il giorno di santo Stefano, mentre scrivevo il ricorso, scorrendo gli appunti ed i documenti che mi ero portato dietro, di prendere informazioni circa la presenza in ufficio del giudice di turno. Fatto sta che in un solo giorno, all’apertura degli uffici il 27 dicembre, tutti erano edotti del caso e, sussistendone le ragioni, ottenni ed eseguii in giornata il sequestro della nave, garantendo, così, il recupero di una somma ingentissima da parte dei nostri clienti petrolieri americani.

Il mio ritorno in studio da Cagliari con l’ordine di sequestro della nave fu un trionfo sul modello di quello dei legionari romani dopo le vittorie nelle battaglie che determinarono la gloria dell’impero romano. Dopo quei giorni, pur essendo rientrato nei ranghi che mi competevano, quale ultima ruota del carro dello studio, mi ero meritato la considerazione che mi avrebbe portato, anche in seguito, ad essere selezionato per seguire casi molto delicati”.

 

Spulciando il suo curriculum, sembrerebbe le siano necessarie 48 ore per fare tutto quello che fa. Come si svolge la sua giornata?

 

“Ognuno di noi ha i suoi bioritmi. Io mi alzo molto presto al mattino e nelle prime ore riesco ad avere una concentrazione ed una lucidità notevole. Normalmente sfrutto queste ore di quiete, prima del risveglio generale, per programmare la mia giornata. La vita di un avvocato cosiddetto d’affari, è molto varia e si passa più tempo in incontri vari, nello scrivere pareri, e nel viaggiare, che nelle aule dei tribunali.

Io cerco di sfruttare al massimo i tempi morti e rubo qualche ora al sonno. Riesco a coltivare, però, anche le mie passioni, prima fra tutte quella per lo sport”.

Nel 1994 ha fondato lo studio legale Tonucci & Partners, con sedi sia in Italia sia all’ estero. Vuole avvicinarsi al modello degli studi americani, come quelli dipinti da Grisham? Se no, quali sono le differenze sostanziali tra i due sistemi?

 

Il modello degli studi legali associati che hanno centinaia di avvocati, nato negli USA, è ben illustrato da Grisham. Certo lo scrittore enfatizza situazioni estreme, ma il clima competitivo interno e la crudezza nel gestire gli affari è molto vicino alla realtà.

Oggi anche in Italia esistono studi che si richiamano a quel modello ed anche il nostro si può catalogare fra questi.

Tonucci & Partners con le sue sedi, in Italia e all’estero, e il numero di avvocati che si avvicina ai 200, è ormai più un’azienda che un laboratorio. Nello studio c’è un proliferare di specializzazioni, tutte in sinergia le una con le altre. È ovvio che poi vengano alla luce anche alcune distorsioni sulla strada che conduce al successo.

Fortunatamente nelle realtà italiane, ancora piuttosto piccole, in confronto alle maggiori law firms americane, tutti i fenomeni sono attenuati, anche perché in Italia è massiccia la presenza di piccoli studi e, magari, di avvocati singoli”.

 

Sempre più spesso la fiction (non solo nelle serie straniere), cerca di raccontare il mondo della giustizia e della legalità. Trova che siano racconti verosimili o frutto di pura invenzione? Quando, invece, certe produzioni televisive si ispirano o trattano fatti realmente accaduti, spesso prima che l’iter giudiziario sia concluso, pensa che quell’ iter possa essere compromesso?

 

Devo ammettere che spesso vi è troppa leggerezza da parte dei media nell’approcciare situazioni delicate che sono ancora al vaglio dei giudici. Non è raro trovare gente pronta a lanciarsi in argomentazioni pro o contro un imputato o una parte, oppure a criticare sentenze, senza una conoscenza approfondita degli atti processuali.

Normalmente la nostra magistratura non si lascia influenzare ma, spesso, si trova a dover fronteggiare vere e proprie campagne popolari con critiche che, senza ragione, offuscano l’ immagine di giudici che hanno agito secondo diritto e coscienza”.

 

Cosa pensa di certi avvocati che sembrano passare più tempo negli studi televisivi che negli studi legali?

 

Di per sè non c’è nulla di male nel parlare pubblicamente di problematiche giuridiche allo scopo di rendere più comprensibili agli spettatori certi passaggi nella gestione della giustizia. Quello che occorre evitare è però di fare sterili polemiche ed assumere atteggiamenti che, forse, fanno spettacolo ma che non giovano all’immagine della categoria e al prestigio della professione”.

 

Ci sono ancora in giro degli azzecca-garbugli o il livello della professione legale è mediamente cresciuto?

 

In Italia abbiamo un numero enorme di avvocati, più di 200.000, e purtroppo la categoria, magari per il comportamento di pochi, non gode di buona fama.

Oggi le giovani generazioni stanno facendo crescere il livello di qualità della categoria. Nel tempo stanno scomparendo sempre di più “i maneggioni” e tutti quelli per i quali il cliente è solo una gallina da spennare”.

 

Visitando il sito del suo studio, si è accolti con i seguenti slogan, sia nella versione italiana, sia in quella inglese: ideal partner (socio ideale), perfect solutions (soluzioni perfette), looking beyond (guardare oltre). Vi assumete un impegno non da poco. Ci riuscite sempre?

 

La ricerca della qualità nei servizi prestati è l’obiettivo primario del nostro studio. Il cliente si aspetta da noi buona competenza giuridica, prezzi competitivi, tempi rapidi. Oggi si possono utilizzare software che scandiscono le varie fasi della nostra attività dando evidenza, delle performances e sistemi di controllo qualità in grado di garantire la bontà del nostro prodotto”.

L’errore di un avvocato è paragonabile a quello di un medico? Le è mai capitato? Come reagisce ad uno sbaglio?

 

“Direi di sì. Se l’ errore del medico può essere letale e senza appello anche quello dell’ avvocato può portare a danni incalcolabili. Fortunatamente nel mio caso è capitato, non molte volte, di dover riconoscere di aver commesso un errore e devo dire che quelle volte non ho dormito per tante notti.

In generale l’avvocato si trova nell’attività giudiziale a vivere ogni volta la consacrazione tangibile della vittoria o della sconfitta a seguito dell’ emissione della sentenza che decide il caso.

Più che errori di valutazione e di conduzione del caso, che si cerca sempre di giustificare con la diversa interpretazione del giudice, sono le sviste a venire inesorabilmente alla luce. Spesso, ad esempio, il far decorrere inutilmente i termini per l’ impugnazione o della prescrizione provoca danni gravissimi al cliente e qui non si possono nascondere le proprie responsabilità.

Quando lamenta danni di natura economica per errori professionali, il cliente del nostro studio può stare tranquillo in quanto siamo assicurati per un massimale altissimo presso i Lloyd’s di Londra contro la cosiddetta malpractice.

Credo che presto l’assicurazione diverrà un obbligo di legge per gli avvocati.

Il nostro studio è una realtà in cui vivono ed operano tante persone, anche di diversa nazionalità, che lavorano insieme, soffrono insieme, gioiscono insieme, e che riescono a fare ciò con passione solo se condividono una filosofia di vita.

Vita sociale, sport, ideali sono il collante necessario a farci sentire, anche al di là delle problematiche di lavoro, vivi e positivi. Per queste finalità noi investiamo una parte non minima delle risorse dello studio.

 

In che direzione va la professione legale? Qual è il suo futuro?

 

“La professione legale sta cambiando. La concorrenza rende indispensabile una razionalizzazione delle attività e quindi spinge sempre più verso forme organizzative idonee a dare migliori servizi a prezzi più bassi e in tempi sempre più rapidi.

L’avvocatura non è più una professione che consente rendite di posizione ma richiede agli addetti ai lavori sempre maggiori sforzi per il continuo aggiornamento”.

“L’avvocato è un galantuomo che salva i vostri beni dai vostri nemici tenendoli per sé”, sosteneva Heinrich Heine. Quanto c’è di vero e quanto di paradossale in questa affermazione?

 

“Spero che presto tutti questi luoghi comuni scompaiano. Certo il ruolo fiduciario sin qui svolto dall’avvocato ha provocato talvolta che persone prive di scrupoli abbiano giocato sulla pelle del cliente.

Credo che oggi sia più difficile approfittare della debolezza del proprio assistito, come stanno a dimostrare le tante azioni giudiziarie che i clienti hanno azionato per responsabilità professionale del loro avvocato”.



*Dice di sé.
Clap. La sua vita è in un battito d’ali, nell’applauso del pubblico.






 

 


REESE WITHERSPOON

 

 

Penso che i bambini si sentano bene quando ricevono solo un

paio di cose che veramente desiderano. Cerco di rimanere

fuori dalle masse di regali, a loro non piacciono molto. Un paio

di cose bastano e gli piacciono di più.

(Da Girlpower.it”, 2007)









 

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