INTERVISTA DI UNA NEO DONNA
AD UN EX UOMO


Una coraggiosa conversazione allo specchio cerca di fare chiarezza sul fenomeno della transessualità di cui tanto si parla, ultimamente, spesso senza cognizione di causa e a sproposito


 

Gianna Pala Contini*

 

 

In un momento storico in cui molto si dice dell’identità di genere, ho avuto la possibilità di raccontarmi, grazie a questo meraviglioso spazio che Cesare Lanza mette a disposizione degli iscritti alla sua accademia Studio 254. Si può cambiare sesso e continuare ad avere una vita di dignità e rispetto, molte sono le testimonianze: io sono solo una fra mille.

 

Perché ti definisci un ex uomo?

 

“Perché in fondo è la realtà ed io non rinnego il mio passato: sono quella che sono proprio grazie ad esso! La mia conoscenza, la mia consapevolezza ed il mio potere oggi, sono frutto del mio vissuto, proprio in quella forma che poi io ho deciso di modificare. La mia essenza è intrisa del mio passato, rinunciarci significherebbe snaturare e tradire me stessa.

Per me ex uomo non è un’offesa, ma semplicemente una connotazione ed un valore aggiunto.

In questo periodo, dopo il caso Marrazzo, in cui si parla spessissimo di transessuali, trasgender, in cui si parla al maschile o al femminile indifferentemente e si parla soprattutto, molto spesso a sproposito, della disforia di genere, creando ancor più confusione nella gente, che molto poco conosce del fenomeno, voglio semplificare e chiamare le cose col loro nome, per fare un distinguo tra l’identità e la sessualità, che è un’altra cosa”.

Mi puoi spiegare meglio?

 

“Col termine transessuale, in realtà, s’intende una persona che ha deciso di passare dall’identità di nascita a quella che percepisce a livello mentale, psicologico ed emotivo, quindi da uomo a donna o viceversa, in poche parole, come si dice solitamente, una persona che sta cambiando sesso. Ma quando si parla di sesso, soprattutto in un paese come il nostro, in cui la sessualità è vissuta in maniera frustrante, perché giudicata e colpevolizzata, si crea una marea di confusione. La transessualità diventa qualcosa che ha a che fare con qualche perversione o distorsione sessuale, mentre riguarda solo l’identità”.

 

Che significa allora cambiare sesso?

 

“Sesso come identità o sesso come sessualità? Perché il termine è ambivalente, si può usare in entrambi i casi”.

 

Beh! Ma non è la stessa cosa? Uno cambia la propria identità e di conseguenza anche la sessualità.

 

“E no! C’è molta differenza. Uno può decidere di diventare donna o uomo e fare una scelta sessuale omosessuale o eterosessuale”.

 

In che senso?

 

“Una persona può decidere di migrare dal sesso maschile a quello femminile, continuare ad andare con le donne e quindi la sua scelta sessuale è di omosessualità, oppure sceglie di andare con gli uomini e in questo caso diventi donna eterosessuale. Questo vale anche per la donna che diventa uomo, naturalmente”.

 

Oddio che confusione!

 

“Semplice non è, ma di perverso non c’è assolutamente niente. La mente umana è imponderabile e tra il genere maschile e femminile c’è una serie di varianti e composizioni che fanno la vita ricca di differenze”.

 

Qual è la causa della transessualità?

 

“È difficile dirlo. Può svilupparsi già nei primi anni di vita, durante l’adolescenza o, più raramente, in età adulta. Le ultime ricerche scientifiche parlano di una predisposizione genetica ed è stato scoperto un dimorfismo sessuale del cervello, opposto al sesso biologico. Per quanto mi riguarda non ricordo d’essermi mai sentita maschio, anche se, in una parte della mia vita, ho dovuto esserlo per convenienza sociale, ma, appena ho potuto, ho agito per adeguare la mia fisicità alla psiche, sennò sarei impazzita”.

 

È un percorso difficile?

 

“Può essere difficile e doloroso, dipende molto dal contesto nel quale lo si compie. Io nasco in una piccola città di provincia, in Sardegna, terra antica e molto radicata nelle tradizioni, da genitori semplici, molto onesti, a cui è stato insegnato di seguire le orme dei padri, la cui libertà è segnata dal rispetto degli altri e condizionata da quello che dicono gli altri. Per poter fare quello che ho fatto, ho dovuto prima strutturare e rafforzare la mia personalità, per liberarmi da tutti i condizionamenti familiari e sociali”.

 

E adesso?

 

“Sono stata brava. I miei genitori, che hanno fatto un meraviglioso percorso interiore, mi adorano e sono fieri di me, i miei amici, gli ex compagni di scuola e d’infanzia mi stimano: diciamo che ho fatto un buon lavoro e nessuno mi ha rinnegato”.

 

Come hai fatto?

 

“Ho comunicato col cuore la mia verità, ho parlato con amore dei miei dolori, del mio disagio, del mio desiderio di vivere, delle mie speranze e dei miei sogni, ho scelto, insomma, di condividere me stessa con loro”.

 

Cosa pensi del caso Marrazzo?

 

“È un gran brutto affare che non ha giovato a nessuno. Viviamo in un paese ipocrita e giudicante dove tutti “fanno”, ma di nascosto e quando si viene a sapere qualcosa di qualcuno, tutti inveiscono e sbraitano come ossessi. Questo ipotetico scandalo ha danneggiato innanzitutto lui, in quanto personaggio politico, la moglie, i figli e sopratutto la figura dei transessuali che, come al solito, sono stati identificati nella figura stereotipata e falsa di pervertiti sessuali che conducono una vita depravata. Tutto è stato strumentalizzato, per fare audience naturalmente. Massacrare esseri umani per avere più ascolti è ormai un malcostume che appartiene a tutti media e a chiunque può capitare d’esserne l’oggetto. La figura del trasgender si presta in maniera particolare perché è un fenomeno sconosciuto e misterioso, del quale si può pensare ed immaginare tutto: il morboso, si sa, incuriosisce parecchio!

 

Ma tu adesso chi sei?

 

“Io sono io. Artisticamente nasco come cantante lirico, con una voce di ben quattro ottave, che mi permetteva di affrontare un repertorio variegato dalla musica antica a quella moderna. Cantavo contemporaneamente in ben quattro registri differenti, basso, baritono, contralto e soprano. L’eccezionalità dell’estensione e la tecnica agguerrita mi hanno permesso di affrontare il difficile repertorio dei castrati del settecento. Ho fatto prime mondiali a Parigi, ho cantato in importanti teatri italiani ed esteri ed ho eseguito opere, che non si davano da duecento anni, riesumate appositamente per me. Hanno scritto addirittura un’opera in cui interpretavo contemporaneamente sei personaggi, sia maschili che femminili, cantando in tutti i registri. Era un escamotage per tirar fuori il mio femminile, almeno sul palcoscenico”.

 

E poi?

 

“Nel momento di transizione mi sono ritirata dalla carriera per poter avere tutto il tempo e l’energia necessaria per compiere il mio percorso. Avvenuto il quale, non avendo più necessità del palco per esplicare il mio femminile, potendolo vivere nel quotidiano, ho deciso di ritornare sulle scene, questa volta come attrice e da qui parte la mia vera vita, l’altra la reputo solo una preparazione a questa”.

 

Come sei arrivata all’accademia Studio254?

 

“Come cantante lirico avevo cognizione del mio valore e del mio talento. Come attrice avevo già fatto un film con Monicelli, due fiction per la tv, un Goldoni in teatro, vari spettacoli di cabaret, avevo presentato un format ed un talk sul satellite, ma avevo bisogno di una maggior conferma delle mie qualità.

Mi sono iscritta all’accademia di Cesare Lanza per confrontarmi e sperimentarmi e qui, già a metà anno, ho avuto la possibilità di esibirmi, di girare un corto come protagonista; poi c’è stato lo spettacolo finale dove ho fatto una performance molto applaudita, fino alla “Berlusconeide”che ha avuto un gran successo. Diciamo che Lanza mi ha dato subito molte possibilità per capire dove sono arrivata e sono talmente entusiasta che quest’anno mi sono riscritta. Frequento la classe di autori tv e giornalismo per poter ampliare la mia preparazione”.

 

Cosa ti aspetti ora?

“Il meglio sicuramente. Voglio diventare una grande attrice. Voglio essere felice e realizzata in tutti gli ambiti della mia vita”.

 

Ci riuscirai?

“Dipende da me, da quanto lo desidero e da quanto ci credo. Quello che di brutto ho passato mi è di stimolo perché, nel mio riscatto, c’è la possibilità che altri trovino la forza di fare il mio percorso con coraggio e determinazione, superando remore e difficoltà con disinvoltura”.

 

Un consiglio per tutti?

“Amare veramente la vita, altrimenti diventa veramente tutto impossibile e direi anche inutile”.



*Dice di sé.
Gianni Pala Contini. Di natura curiosa, per necessità coraggiosa, per scelta “libera di essere”, per inevitabilità pratica e concreta, ma per elezione sognatrice ed idealista, alla continua ricerca dei perché dell’esistenza, in continua ed inarrestabile evoluzione e mutamento, da biologa a cantante lirica, da uomo a donna, da attrice a scrittrice, da timido a estroversa, da depresso a euforica: le si consiglia vivamente di vivere una vita alla volta, altrimenti rischia nelle altre di annoiarsi.



 

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